Corsi di rieducazione ai gay e ingerenze nella politica. Addio Camisasca

Uno sproloquio di convenevoli dalla politica locale ma è bene ricordare senza ipocrisie chi è e cosa ha fatto il Vesccovo Camisasca qui a Reggio Emilia: dai corsi per la rieducazione degli omosessuali alle ingerenze in Comune.


In tutti questi anni non è mai esistita una reale apertura, se non a senso unico dal vescovo, dove le persone dovevano ascoltare lui e mai il contrario. Ad esempio Camisasca non hai MAI incontrato le associazioni LGBTQIA del territorio anche se più volte c’è stata una richiesta di dialogo e ascolto e se le statistiche non ingannano ci sono omosessuali anche dentro la diocesi reggiana.

Visione che nel dialogo non aveva tracce, visione che aveva portato a Reggio Courage, difendendola realtà che voleva trattare e “guarire rieducando” le persone LGBTQIA* attraverso gli stessi step degli alcolisti anonimi, e che non gli dispiaceva nemmeno troppo essere intervistato o essere accostato ai loghi di PROVITA E FAMIGLIA, organizzatori del Family Day e principali lobbisti della peggior destra nazionale e internazionale.

Ricorderò sempre quando don Paolo Cugini, dal vescovo allontanato dalla parrocchia di Regina Pacis con un processo canonico per il suo servizio di reale apertura alla comunità LGBTQIA*, organizzò la veglia contro l’omobitransfobia e ci ritrovammo il Vescovo a parlare di castità, famiglia tradizionale e molte altre amenità come dimenticando chi il pastore aveva davanti e quanta sofferenza stessero portando quelle parole da lui pronunciate alle persone che aveva di fronte.

Di dialogo si può parlare quando si costruiscono ponti, non quando propagandano la fantomatica teoria gender, che sappiamo ormai tutti non esistere se non nella testa di quelle correnti cattoliche più integraliste, a cui il caro monsignore appartiene e rivendica con orgoglio.

Mai come in questi anni il peso della Diocesi ha influenzato la politica, anche in Comune, per chi chiaramente si lascia influenzare. Alcuni esempi: Fondi maggiorati alle scuole cattoliche della FISM rispetto a quelle comunali, super accordo sul seminario (la diocesi non mette 1 euro e porta a casa milioni) e poi magicamente a ogni tavolo del Comune c’è Camisasca, scrivendo addirittutra lettere ai consiglieri dicendo come gestire la città. Si può dire che è stato assai costoso l’appoggio al PD del Signor Vescovo alle ultime elezioni (quelle del ballottaggio con Roberto Salati per intenderci).


Al di là delle mie considerazioni personali di fine mandato del Vescovo penso che a parlare debba essere proprio Massimo Camisasca, ho deciso quindi di riportare queste interviste e parole usate da chi in tutti questi anni non ha mai ascoltato nessun rappresentante delle comunità femminista o LGBTQIA*, e anzi allontanava dalla città e dalla comunità locale chi andava contro la sua visione.

  • “In Italia la Cei si è opposta alle unioni civili perché i diritti della persona erano già riconosciuti e perché troppo forte era il rischio che una legge sulle unioni civili indebolisse l’istituto del matrimonio già fortemente in crisi”. Parole del Vescovo Camisasca sulle famiglie arcobaleno, rispetto all’apertura di Papa Francesco.
  • “La banalizzazione della sessualità ha portato alla banalizzazione dell’aborto, presentato all’opinione pubblica come un diritto e non come un dramma”.
    Parole del Vescovo Camisasca sulla pillola ru486.
  • “I genitori sono un padre e una madre, non due padri o due madri. Se accettassimo questo andremmo contro tutta la saggezza di tante correnti di studi psicologici raccolte in molte tradizioni tra cui quella cristiana. L’ideale della castità deve essere proposto non perché sia un ideale facile ma perché è possibile e può aiutare la vita affettiva a sperimentare un’integrazione tra gli orientamenti sessuali e la propria vita intellettuale e spirituale”.
    Parole del Vescovo Camisasca sulla condizione delle persone LGBTQIA* vedendo come soluzione all’amore omosessuale, la castità.

Sia chiaro, Camisasca è un vescovo che porta avanti la visione della CEI, ma ricordo che non lontano da questa città, a Bologna, Il Monsignor Matteo Maria Zuppi tiene modi e percorsi di ascolto, integrazione e amore verso le persone, ben diversi da quelli che considerano gli omosessuali persone da guarire con i corsi di Courage.

Se il pensiero di visione del mondo non ci accumuna voglio però umanamente cogliere l’occasione per fare gli auguri pubblici di una serena a meritata pensione a Massimo Camisasca.

Una casa arcobaleno per Reggio Emilia

Aiuta Arcigay Gioconda Reggio Emilia a realizzare una casa per accogliere le persone LGBTI vittima di violenza e omofobia per l’Emilia-Romagna e Italia. Vogliamo creare un luogo accogliente e sicuro per permettere alle persone in difficoltà di riprendersi e costruirsi un nuovo percorso di vita. Dal dormire, al mangiare fino al supporto psicologico e alla ricerca attiva del lavoro.

Supporta la creazione della casa arcobaleno a Reggio Emilia, dona ora su www.ideaginger.it

I numeri sono chiari: 179 vittime di omofobia dall’inizio dell’anno e stiamo parlando solo di quelle persone gay, lesbiche e trans che hanno avuto il coraggio di denunciare. Tantissime persone invece rimangono nell’ombra e senza nessuna rete di protezione, pensiamo agli adolescenti che vengono cacciati di casa perché hanno fatto coming out.  

Solo a Reggio Emilia quest’anno sono state una ventina le persone che si sono rivolte ad Arcigay perché vittime di discriminazioni per il proprio orientamento sessuale e i numeri non fanno che salire in breve tempo.  

Molti di questi casi non vengono neppure denunciati a cui va ad aggiungersi la mancanza di strumenti e leggi in questo senso.  

Durante il lockdown, in particolare, gli SOS giunti ad Arcigay sono stati tantissimi: si tratta di persone che nelle proprie abitazioni, in famiglia, sono state vittima di prevaricazioni o intimidazioni per il fatto di essere gay, lesbiche o trans. 

Abbiamo ora la possibilità di aprire un appartamento per accogliere fino a 4 persone vittime di omotransbifobia, con già molte persone che si interfacciano per chiedere un aiuto.  

Occorre però rimboccarsi le maniche! Dobbiamo ristrutturare e arredare gli spazi e garantire la continuità del progetto per il primo anno di vita

Aiuta Arcigay Gioconda a realizzare una casa per accogliere le persone LGBTI vittima di violenza e omofobia per l’Emilia-Romagna e Italia. In questo video io e Alberto Nicolini, presidente Arcigay Gioconda, vi spieghiamo nel dettaglio cosa vogliamo fare e perchè. DONA ORA.

COSA FAREMO GRAZIE AL TUO AIUTO  

I costi per realizzare e mantenere la Casa Arcobaleno sono alti, grazie al tuo aiuto riusciremo a:  

  • ristrutturare gli spazi e comprare la pittura 1.800€  
  • comprare una cucina, un bagno e l’arredamento per la casa 4.200€  
  • pagare le bollette di luce e gas e internet 2.400€  
  • fare la spesa per gli ospiti della Casa Arcobaleno 1.600€    

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DONA. Un piccolo sforzo per aiutare Casa Arcobaleno a rimanere aperta.  Arcigay “Gioconda” Reggio Emilia, è un’associazione che da oltre vent’anni opera sul territorio reggiano, lottando contro la discriminazione e il pregiudizio verso le persone LGBTQIA* e migranti, promuovendo occasioni di socializzazione e incontro attraverso i nostri gruppi. 

I nostri progetti includono la lotta contro l’odio omolesbobitransfobico, contro il bullismo sotto le sue diverse forme, l’aiuto e l’accompagnamento di tutte le persone in difficoltà che si rivolgono a noi. 

Il logo della Casa Arcobaleno di Reggio Emilia, che puoi sostenere ora

DDL Zan: “Senza la legge a vincere sono violenza, l’odio e l’ignoranza”

Stop al ddl Zan contro l’omotransfobia: in Senato salta l’esame degli articoli e degli emendamenti del disegno di legge, per cui l’iter della legge si blocca. L’aula di Palazzo Madama ha votato la cosiddetta ‘tagliola’, chiesta da Lega e Fratelli d’Italia. A favore, 154 senatori, 131 i contrari e due astenuti. La votazione, avvenuta a scrutinio segreto, è stata accolta da un applauso.

La legge contro l’omotransfobia è dal 1990 che, sotto diversi nomi, ogni volta veniva cassata o abbandonata per mancanza di coraggio, arrivando a oggi dove, dopo oltre un anno di lavoro e fatica, anche questa speranza è stata abbandonata dalla politica di palazzo.

Abbandonate non sono solo le speranze delle associazioni, dei comitati, dei gruppi che da mesi stanno cercando di allontanare le falsità della destra e dei loro alleati, ma così facendo la politica ha abbandonato milioni di persone vittime di violenza e odio.

E’ inutile che si devii l’attenzione volendo parlare di pensiero unico, dittatura gender, pericolo verso i bambini e le famiglie quando per mesi si è continuato a ripetere che nulla di tutto questo non solo è scritto nella legge ma neanche esiste” scrive il consigliere De Lucia di Coalizione Civica “per mesi, anzi anni, abbiamo sotto gli occhi cos’è davvero che la legge andava a contrastare e ha solo un nome: l’odio verso gay, donne e disabili.

Non ci sono bastati tutti gli accaduti degli scorsi mesi? Non ci sono bastati tutti i giorni vedere e sentire testimonianze di persone di ogni età venire aggredite, insultate, schernite e attaccate in vacanza, sul lavoro, a casa, a scuola, nei momenti più personali?” continua il consigliere “ma i senatori e tutta la classe politica davanti a queste testimonianze e dopo il voto di oggi come si sente? Come si sente ad aver abbandonato tutte queste persone? Come si sente chi anche nella maggioranza, in particolare chi come Il senatore cattodem del PD Andrea Marcucci che da mesi seguiva l’indirizzo di Italia Viva e Forza Italia per ottenere una mediazione con chi ancora sostiene che l’essere una persona LGBTQIA* sia una persona malata?”

“Viene a chiedersi come si sono comportati i senatori eletti a Reggio Emilia con il voto segreto, per chiarezza ai propri elettori e territorio andrebbe chiarito.”

“In Italia non si riescono a fare leggi complete e sicure. Pensiamo alle unioni civili dove la stepchild adoption, che tutela i bambini delle famiglie arcobaleno, prima confermata, poi tolta, poi ci hanno detto che arrivava in un secondo momento. Ne avete notizie voi? Sono passati 5 anni.”

“Pensiamo alla legge 164 per le persone transgender quasi completamente immutata dagli anni ’80, ancora ferma e che mal risponde al percorso di vita e affermazione di genere alle persone non cisgender. Pensiamo alla legge Regionale contro l’omotransfobia, che sembrava ormai essere persa a causa degli emendamenti presentati dai cattodem (firmata tra le altre da Ottavia Soncini) poi salvata all’ultimo con una mediazione.”

Un grazie al parlamentare Alessandro Zan che è stato nostro ospite in Sala del Tricolore nel 2020 e per chiunque in tutto questo tempo ha lottato, e continua e continuerà a lottare per questa battaglia come per molte altre.

First Aid One: depositata interrogazione per chiedere il ritiro dell’appalto

Fa ancora discutere in consiglio comunale il caso della società di Pesaro First Aid One che l’anno scorso vinse l’appalto per il servizio di trasporto di Asp Città delle Persone. Le vicende giudiziarie della società di trasporti sono tornate alla luce nazionale dopo che, il 18 ottobre, la Guardia di Finanza ha arrestato quattro persone, all’interno di una operazione relativa a presunti appalti truccati, effettuando anche sequestri e perquisizioni in diverse regioni italiane. Le indagini hanno portato al sequestro di beni per un importo di circa 200 mila euro, tra cui disponibilità finanziarie, fabbricati, terreni ed autoveicoli.

“La cooperativa – scrive la Guardia di Finanza- agiva tramite prestanomi, al fine di occultare la costante presenza ed effettiva direzione aziendale da parte di uno degli indagati già condannato in via definitiva nel 2017 per turbata libertà degli incanti, ed aveva escogitato un metodo infallibile per aggiudicarsi tutti gli appalti a cui partecipava: proporre prezzi talmente bassi che talvolta superavano il limite della anti-economicità e assicurare, solo formalmente, una folta flotta di mezzi. Peccato però che i bassi prezzi erano ottenuti dallo sfruttamento dei lavoratori e dal numero dei mezzi impiegati che era sensibilmente inferiore a quello previsto da contratto.

Naturalmente, l’esiguo numero di mezzi sanitari presenti sul territorio comprometteva l’efficienza dei soccorsi a disposizione della collettività”.

“Inevitabili i disservizi conseguenti. Infatti, già dai primi mesi di operato, la qualità del servizio richiesto dall’appalto era molto al di sotto di quanto pattuito, creando numerose e continue inefficienze unite a sensibili ritardi e mancate prestazioni sanitarie, spesso confermate anche dalle segnalazioni pervenute dai pazienti trasportati e dai medici in servizio presso i presidi ospedalieri”. 

Gli appalti venivano ottenuti anche a scapito della sicurezza dei trasportati in ambulanza: così, secondo la Gdf, la cooperativa First Aid One, si aggiudicava appalti in tutta Italia “con conseguenti gravi disservizi”. Dalle videoriprese effettuate in alcune ambulanze, è risultato che venivano raramente eseguite le sanificazioni prescritte dopo il trasporto di ogni paziente soprattutto in tempo di pandemia: “in una delle ambulanze monitorate, in 20 giorni di lavoro con trasporto di 92 pazienti è stata sanificata solo in 4 occasioni mentre un’altra, in 9 giorni di servizio ed 86 pazienti trasportati, è stata sanificata un’unica volta”.

First Aid One è una azienda che fa discutere. Le sigle sindacali CGIL-CISL-UIL hanno più volte segnalato e situazioni di irregolari che hanno portato a vertenze individuali rispetto a First Aid One, che, per arrivare a un’offerta con un ribasso di oltre il 25%, avrebbe quindi indicato costi del lavoro dei dipendenti molto inferiori ai minimi sindacali e avrebbe costretto i lavoratori a prestare anche attività come volontari.

A questo si aggiunge anche il fatto che, durante il periodo pandemico, è risultato che l’azienda non sanificasse i mezzi dopo l’utilizzo, esponendo a enorme rischio non solo gli operatori, ma anche i passeggeri di età avanzata e più deboli rispetto alla malattia.

“Fino alla fine del gennaio 2021 il servizio era svolto da realtà del territorio, come Croce Verde, Croce Rossa e Pubblica assistenza di Castelnovo Sotto” spiega il consigliere di Coalizione Civica, Dario De Lucia “Per l’appalto si sono fatti avanti due soli pretendenti: First Aid One di Pesaro, appunto, e Associazione volontaria pubblica assistenza Croce Maria Bambina di Milano (che è sempre controllata da persone di First Aid One)”.

“First Aid One ha vinto l’appalto al massimo ribasso con una tariffa di 20,90 euro a trasporto, una cifra talmente sotto soglia che è inspiegabile come possono tenere attivo il servizio, pagare adeguatamente i lavoratori e mantenere standar qualitativi adeguati.“

Già alle prime vicende giudiziarie De Lucia e Aguzzoli avevano presentato domande puntuali su questa azienda, fino alla commissione del 15 aprile, dove si era chiesto se fosse non fosse ipotizzabile una revisione della aggiudicazione viste i pronunciamenti delle procure.

La risposte fu negativa e venne fuori che a First Aid One non è stata chiesta la certificazione antimafia, perché è necessaria solo per appalti di importo maggiore e neanche l’accreditamento della Regione, richiesto solo per le prestazioni ospedaliere e ambulatoriali e quindi non questo servizio di trasporto.

“E’ ovvio che, anche a luce delle novità giudiziarie, non è possibile che ASP Città delle Persone (partecipata del Comune) che già aveva messo a bando al minimo ribasso il servizio, mantenga una collaborazione con società che, dal quel che si legge dagli atti della Procura, non rispetta i dipendenti e mette a rischio la salute delle persone in un periodo così delicato” spiegano i consiglieri di Coalizione Civica.

Abbiamo depositato una interrogazione per sapere la situazione delle sanificazioni dei mezzi usati da First Aid One a Reggio Emilia e se a fronte delle condizioni sopraggiunte dalla Procura di Pavia il Comune ravvede le condizioni per interrompere l’aggiudicazione con First Aid One per l’importante servizio per gli anziani della comunità. Vogliamo nero su bianco una risposta pubblica e ufficiale”.

Troppi affidamenti diretti a Reggio Emilia

Poco tempo fa abbiamo visto come, secondo Fondazione Etica, la nostra città potesse apparire come un esempio da seguire per gli altri comuni in base ai dati per la trasparenza delle varie amministrazioni italiane. Se però si fosse andato poco più a fondo, senza fermarsi alle semplici classifiche e leggendo gli studi della Fondazione in maniera completa si può vedere come il quadro non sia esattamente edificante.

Reggio Emilia compare come uno dei comuni che fa più spesso affidamento diretto, ossia senza l’utilizzo di gare di appalto vengono acquistati dal Comune beni, servizi e prestazioni di lavoro.


La nostra città al momento dimostra di essere tra le città italiane che fa un uso maggiore dell’affidamento diretto. Troppi affidamenti diretti a Reggio Emilia insomma, dall’analisi siamo all’82% mentre Parma ricorre agli affidamenti diretti per il 69%, Piacenza al 55% e Rimini solo al 7%.

La ricerca di Fondazione di Etica mette in luce il problema degli affidamenti diretti nella nostra città.

Per essere chiari, oltre il 10% di tutti i soldi (milioni e milioni di euro) che escono dal Comune per acquistare beni, servizi e lavoro passa da affidamento diretto senza una gara d’appalto. E parliamo solo del Comune senza tenere conto delle partecipate.

Il ricorso alla procedura di affidamento diretto da parte dei Comuni può essere analizzato anche da un ulteriore punto di vista: la ricorrenza degli aggiudicatari. Sempre nello studio di Fondazione Etica si verifica quante sono le imprese fornitrici che risultano aggiudicatarie di appalti in regime di affidamento diretto più di una volta nell’anno, contando solo gli affidamenti diretti di importo uguale o superiore a cinquemila euro. Se Bergamo ha una ricorrenza al 13% e Parma al 18% invece Reggio Emilia è al 26% e questo determina una discreta ricorrenza degli stessi aggiudicatari negli affidamenti diretti.

“Questo strumento di per sé non va a mostrare un percorso negativo o essere sinonimo di clientelismo ma, come dice Fondazione Etica: un ricorso eccessivo all’affidamento diretto da parte di un Comune rispetto agli altri può costituire un alert di cui tenere conto e monitorare nel tempo.” Dicono i consiglieri comunali Dario De Lucia e Fabrizio Aguzzoli.

Guardando alla sezione trasparenza sugli affidamenti diretti e gare sul sito Comune, bisogna cercare davvero bene sul sito per trovarla, si può vedere anche differenze tra i vari servizi che fanno più o meno ricorso all’affidamento diretto e i nomi più ricorrenti delle aziende. A partire tra tutte l’area welfare rispetto ad alcune aziende della cooperazione sociale, tutte riconducibili a una stessa area o gruppo che dir si voglia, che ricevono fondi con procedure negoziate dirette senza neanche la pubblicazione del bando di gara, per importi di 39.990€ quando la soglia per fare il bando è di 40.000€. Stiamo leggendo pile e pile di documenti assieme un gruppo di studio con i cittadini da tempo, questa situazione non va bene.”

Guardando la sezione trasparenza del sito del Comune emergono troppe procedure di affidamento dirette senza gara per importi al limite a 39.990€

Ai sensi del Nuovo Codice Codice dei Contratti Pubblici, la procedura è attivabile unicamente quando nell’aggiudicazione di contratti di lavori, forniture o servizi ricorrono gli specifici presupposti indicati dagli artt. 63, commi 2-5 (settori ordinari) e 125 (settori speciali). In particolare, quando:

  1. in esito all’attivazione di una procedura aperta o ristretta, non sia stata presentata alcuna offerta o domanda di partecipazione, oppure nessuna si sia rivelata appropriata;
  2. i lavori, le forniture o i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico;
  3. per ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili non imputabili alla stazione appaltante, i termini per le procedure aperte o ristrette o per le procedure competitive con negoziazione non possono essere rispettati.

Considerando la durata delle procedure negoziate (anche un anno), le denominazioni dei capitoli e il ripetersi anno dopo anno degli stessi soggetti e della stessa procedura viene difficile pensare il requisito urgente o specifico della procedura negoziata senza pubblicazione.

Noi richiediamo un maggiore utilizzo della messa a bando per poter avere più sicurezza e trasparenza, dando alle aziende del territorio maggiore possibilità di realizzare l’attività economica e ai cittadini più elementi per tenere traccia e controllo.

Tra poco il Consiglio Comunale sarà chiamato al voto di una proposta di modifica del regolamento dei contratti, Martedì 12 Ottobre si svolgerà proprio una commissione consigliare di approfondimento sul tema.

L’articolo de Il Resto del Carlino che denuncia la situazione rispetto ai bandi pubblici e l’affidamento diretto a Reggio Emilia

Stiamo con la CGIL. Chiudere Forza Nuova


Non ci servono le 100 ore di girato per capire che i soggetti che hanno assaltato la sede nazionale della CGIL sono dei fascisti. Esprimiamo la nostra completa solidarietà alla CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro per l’assalto subito Sabato 9 Ottobre da parte dei manifestanti di Forza Nuova infiltrati nel corteo no Green Pass. Spesso ci si nasconde nei movimenti di protesta che si definiscono “popolari” e “apartitici” ma le immagini non lasciano scampo: a guidare quel corteo c’erano Giuliano Castellino e Roberto Fiore, due leader di Forza Nuova spesso nei guai con la giustizia italiana.

Per quel che ci riguarda le organizzazioni neofasciste e neonaziste che usano la violenza come metodo d’azione politica, come Forza Nuova, non dovrebbero esistere in Italia. Visto che ci sono centinaia di filmati che documentano i responsabili di ciò che è successo, ci aspettiamo una dura risposta da parte delle istituzioni con la individuazione e la incriminazione giudiziaria degli squadristi. Non c’è tempo per la debolezza nel confronto di atti così gravi che evidenziano una potenzialità eversiva estremamente preoccupante.

Sabato 16 Ottobre Cgil, Cisl e Uil organizzeranno a Roma una grande manifestazione nazionale e antifascista per il lavoro e la democrazia, noi parteciperemo e invitiamo tutti i reggiani a fare altrettanto per riaffermare tutti insieme i valori della nostra costituzione repubblicana.

Le immagini dell’assalto di Forza Nuova alla sede nazionale della CGIL a Roma

Eutanasia= nazismo. Signor Vescovo ma cosa dice?

I consiglieri De Lucia, Montanari e Aguzzoli rispondono al comunicato del  Vescovo e invitano a firmare la proposta di referendum dell’Associazione Luca Coscioni per consentire il diritto dell’eutanasia in Italia.

Non ci stupisce l’intervento del Vescovo Camisasca, ma su quest’ultimo, come pubblici amministratori,  ci è impossibile non esprimere il nostro dissenso, coerentemente con il fatto che, non solo abbiamo firmato questa proposta, ma che  invitiamo anche  tutti i nostri concittadini a firmarla dando seguito ad uno strumento democratico che ha fatto si che siano già state raccolte 750.000mila firme in tutta Italia (il quorum per il referendum è 500.000 ma la raccolta prosegue per arrivare a 1 milione di sottoscrizioni) per permettere ai cittadini di decidere con un referendum chiamato “Liberi fino alla fine”.

Grazie a Più Europa sarà possibile firmare tutti i sabato alla mattina dalle 9 alle 13 in piazza Fontanesi o al pomeriggio dalle 17 alle 20 in Piazza del Monte. Oppure in Comune in Via Farini presso l’Urp dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13 prendendo appuntamento chiamando lo 0522456660 o mandando una mail comune.informa@comune.re.it. E’ possibile inoltre sottoscrivere la proposta digitalmente sul sito referendum.eutanasialegale.it

In particolare non condividiamo l’equiparazione  tra eutanasia, eugenetica e nazismo espressa dal Monsignore che riteniamo passaggio doloroso.
Ogni giorno ci sono malati terminali che vivono la situazione di malattia nelle condizioni più terribili. Sono persone alle quali la legge italiana nega la possibilità di essere accompagnati alla fine della vita senza soffrire, condannando al carcere chi li aiuta.

C’è uno scollamento tra il pensiero di Camisasca e la realtà reggiana, tanto è vero che a Reggio Emilia sono state raccolte oltre 4mila firme per il referendum durante l’estate. Chi come noi è stato ai banchetti per vidimare le firme ha potuto vedere i tanti giovani, alcuni appena maggiorenni, che con convinzione e il documento in mano sono venuti a firmare.

Il consigliere e medico Fabrizio Aguzzoli fa chiarezza: “Come Medico di formazione cattolica ho ben presente il concetto di sacralità della vita, ma essendo anche convintamente laico e avendo lavorato per anni con pazienti affetti da patologie neoplastiche, situazione che mi ha permesso  di essere testimone di come, a volte, il fine vita sia profondamente doloroso,  non posso non interrogarmi circa il rispetto della volontà coscientemente e liberamente espressa dall’individuo. Questo è il punto, su cui non posso concordare con il Vescovo: se l’uomo possa o meno essere padrone di decidere circa la propria vita. Se da cattolico posso accettare che la vita, come dono, non mi appartenga, da laico non posso imporre questa visione a chi non la condivide e sta vivendo una situazione di angoscia e di dolore che la medicina non può interrompere o guarire”.

L’articolo sulla Gazzetta di Reggio


Dicono i tre consiglieri: “Nessuna persona depressa, se serve ribadirlo, avrà facoltà di togliersi la vita, esistono protocolli medici e la legge italianaLa Corte Costituzionale ha poi chiesto per ben due volte all’Italia di dotarsi di una legge sull’eutanasia al pari degli altri paesi europei. La proposta del Referendum dell’Associazione Luca Coscioni è chiara e condivisibile, basta leggerla. Chi chiede l’eutanasia vuole solo morire con dignità. Si tratta solo di riconoscere un diritto umano”.

Troviamo corrette e facciamo nostre le parole del Segretario della CGIL Cristian Sesena: “Credo che la laicità dello Stato sia un valore che va protetto e affermato convintamente in ogni scelta del decisore politico di turno; che gli italiani, se e quando saranno chiamati al voto, sapranno decidere guardando al futuro come è stato fatto per il divorzio e per l’aborto. Credo che un diritto concesso rappresenta un avanzamento che innalza il livello di tutela sociale anche per chi a quel diritto non ricorrerà mai.