Manifestazione contro il Decreto Salvini 13 Ottobre 2018 a Reggio Emilia

Il decreto sicurezza, o decreto Salvini, oggi uscito dal consiglio dei ministri, prevede l’abolizione della protezione per motivi umanitari. Questo vuol dire che nel momento in cui dovesse diventare legge, 130.000 immigrati perderanno di colpo la possibilità di lavorare, di essere intestatari di beni e persino di contrarre matrimonio con cittadini italiani.

Sempre se il decreto Salvini dovesse diventare legge nella sua forma attuale, verrebbero aboliti gli SPRAR, troppo capillari e dispersivi, che verrebbero sostituiti da veri e propri megacentri di raccolta dei richiedenti asilo. Nel frattempo diversi sindaci leghisti stanno emettendo ordinanze sempre più controverse: a Monfalcone per esempio, la sindaca ha fatto un’ordinanza contro le classi-ghetto che ha il solo scopo di escludere i figli degli immigrati dalle scuole dell’infanzia, mentre a Lodi i figli degli immigrati vengono esclusi dalla mensa scolastica e non possono salire sullo scuolabus coi loro compagni.

Sta accadendo tutto sotto i vostri occhi, è nostro dovere come cittadini dire no a queste barbarie, a Reggio Emilia abbiamo scritto un documento contro il decreto Salvini, una legge folle che aumenterà ancora di più l’immigrazione clandestina e lo scontro sociale nelle nostre città. Invito cittadini e amministratori a presentare questo documento nei propri comuni.  

Reggio Emilia contro il Decreto Salvini 

 

Premesso che
Il 24 settembre il consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto Salvini su immigrazione e sicurezza, firmato dal Presidente Mattarella il giorno 4 Ottobre 2018 con un preciso richiamo nella relazione di accompagnamento al decreto ove si indica: “Avverto l’obbligo di sottolineare che, in materia,  restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia”.

Considerato che
Rispetto al tema immigrazione  si precisa come nel 2017 in Italia siano state presentate 130mila domande di protezione internazionale: il 52 per cento delle richieste è stato respinto, nel 25 per cento dei casi è stata concessa la protezione umanitaria, all’8 per cento delle persone è stato riconosciuto lo status di rifugiato, un altro 8 per cento ha ottenuto la protezione sussidiaria, il restante 7 per cento ha ottenuto altri tipi di protezione. Come sottolinea l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), dal gennaio del 2018 le richieste di asilo in Italia stanno diminuendo.

La prima disposizione del decreto prevede l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e disciplina di casi speciali di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario Il presente articolo, apportando modifiche al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, prevede l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, valevole per due anni e convertibile in lavoro.

Oggi la legge prevede che la questura conceda un permesso di soggiorno ai cittadini stranieri che presentano “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, oppure alle persone che fuggono da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all’Unione europea. La protezione umanitaria può essere riconosciuta anche a cittadini stranieri che non è possibile espellere perché potrebbero essere oggetto di persecuzione nel loro paese (articolo 19 della legge sull’immigrazione) o in caso siano vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta. In questi casi il permesso ha caratteristiche differenti.

Secondo l’ISPI infatti queste categorie sono del tutto residuali, e l’effetto concreto dell’abolizione della protezione umanitaria rischia di essere solo quello dell’aumento di irregolarità—e cioè l’esatto opposto di quello che ha sempre promesso Salvini—esattamente come è successo con l’emanazione della Bossi-Fini

Con il decreto Salvini questo tipo di permesso di soggiorno non potrà più essere concesso dalle questure e dalle commissioni territoriali, né dai tribunali in seguito a un ricorso per un diniego.

  • Sono introdotti altri permessi “protezione speciale”. Si tratta della protezione raccomandata dalla Commissione territoriale in caso non ricorrano i presupposti della protezione internazionale. Ha durata di un anno, rinnovabile previo parere della Commissione territoriale competente, consente di svolgere attività lavorativa, ma non può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Viene in questo caso mantenuto il potere-dovere delle Commissioni territoriali di valutare l’eventuale sussistenza del principio del non refoulement, in coerenza col vigente assetto normativo;
  • “casi speciali”. A differenza della “protezione speciale”, questo permesso di soggiorno viene rilasciato in tutti i casi in cui ricorrano situazioni e motivi di protezione sociale (art. 18 decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286). Ha durata di un anno e consente l’accesso ai servizi assistenziali e allo studio, nonché l’iscrizione all’anagrafe e la possibilità di svolgere attività lavorativa. Può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro o studio, qualora il titolare sia iscritto ad un regolare corso di studi;
  • “calamità naturale”. Viene rilasciato dal Questore nei casi in cui lo straniero provenga da un Paese che si trovi in situazione di contingente ed eccezionale calamità naturale, tale da pregiudicare le condizioni di sicurezza in caso di rientro. Questo permesso di soggiorno ha durata di sei mesi, è valido solo sul territorio nazionale e consente di svolgere attività lavorativa, ma non può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro;
  • “atti di particolare valore civile”. Qualora lo straniero abbia compiuto azioni di particolare valore civile, il Ministro, su proposta del Prefetto competente, autorizza il Questore al rilascio di un permesso di soggiorno della durata di due anni, rinnovabile, che consente l’accesso allo studio nonché di svolgere attività lavorativa e può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Restano in vigore i permessi di soggiorno per “cure mediche”, “protezione temporanea” e “motivi di studio”.

Medici Senza Frontiere ha dichiarato preoccupazione perché possono “essere escluse e lasciate in condizioni di marginalità persone che soffrono di problemi di salute con sintomi non facilmente riconoscibili. Molti di questi pazienti li vediamo ogni giorno nel centro MSF per vittime di tortura e in altri luoghi in Italia.”

 

Il raddoppio dei tempi di detenzione nei centri per il rimpatrio. Nonostante rapporti, appelli e analisi sull’inutilità di posti come i Centri per l’identificazione e l’espulsione (CIE), poi rinominati dall’ex ministro Marco Minniti Centri per il rimpatrio (CPR), il decreto Salvini allunga di nuovo il tempo massimo di trattenimento: se prima una persona poteva essere tenuta 90 giorni, il dl sposta il limite a 180.  Allo stesso modo, prevede che i richiedenti asilo possano restare fino a 30 giorni negli hotspot (luoghi che in teoria dovrebbero servire per l’identificazione). Se non ci sono posti nei CPR, i migranti possono essere rinchiusi negli uffici di frontiera.
Quello che si crea è praticamente una sorta di sistema detentivo parallelo, di tipo amministrativo e ad appannaggio esclusivo di cittadini non italiani (che, sì, è un altro modo per dire su base razziale).

LA RESTRIZIONE DEL SISTEMA SPRAR. Il sistema dei grandi centri si è rivelato un fallimento a più livelli (lo dimostrano inchieste giornalistiche o giudiziarie, testimonianze, analisi), mentre la strada corretta deve essere l’accoglienza diffusa come applichiamo a Reggio Emilia. Il decreto Salvini va esattamente nella direzione opposta. Il provvedimento, infatti, limita lo Sprar (il sistema pubblico per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati realizzato in collaborazione con gli enti locali) e i suoi servizi solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati.

I richiedenti asilo, invece, finiranno con ogni probabilità nei CAS (Centri di accoglienza straordinaria): grandi strutture a gestione privata, spesso lontani dei centri abitati, con buona pace di trasparenza e integrazione. Secondo l’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), infatti, “cancellare l’unico sistema pubblico di accoglienza che funziona appare come uno dei più folli obiettivi politici degli ultimi anni, destinato in caso di attuazione a produrre enormi conseguenze negative in tutta Italia, tanto nelle grandi città che nei piccoli centri, al Nord come al Sud.”

Revoca o diniego della protezione internazionale e dello status di rifugiato. Il decreto estende la lista dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria: saranno inclusi anche i reati come violenza sessuale, produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione, furto, furto in appartamento, minaccia o violenza a pubblico ufficiale. La domanda potrà inoltre essere sospesa quando il richiedente abbia in corso un procedimento penale per uno dei reati che in caso di condanna definitiva comporterebbe il diniego dell’asilo. Inoltre, se il rifugiato tornerà nel paese d’origine, anche temporaneamente, perderà la protezione internazionale e quella sussidiaria. Con questo sistema non si tiene conto dei tre gradi di giudizio e le normali tutele previste dalla legge italiana per gli imputati.

 

Riforma della cittadinanza. Per anni in Italia si è parlato di una riforma della cittadinanza ITALIA SONO ANCH’IO che consentisse ai figli di immigrati di diventare cittadini italiani.

Nel decreto immigrazione e sicurezza è previsto che si allunghino i tempi per avere la cittadinanza (che passano da due a quattro anni) e aumenti il contributo per la domanda (da 200 a 250 euro). A differenza che in passato, inoltre, la richiesta potrà essere rigettata anche se a presentarla è il marito o la moglie di un cittadino italiano.

Chi ha conseguito la cittadinanza la può perdere se viene condannato in via definitiva per delitti commessi con finalità di terrorismo. Come spiega Mario Morcone, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, “in aperto contrasto con lo spirito e con la lettera della Costituzione, due categorie di cittadini: gli ‘italiani DOC’ e quelli ‘non originali’, ovvero tutti quelli che hanno acquistato la cittadinanza italiana ma sono di origine straniera. E a questi la cittadinanza, secondo il decreto, la si può togliere.”

L’estensione del Daspo Urbano. Nella parte dedicata alla sicurezza, il dl raggruppa tutta una serie di norme che puniscono insubordinazione, povertà e marginalità varie. Prevede il carcere fino a quattro anni invece di una multa per chiunque blocchi o ingombri una strada. Una norma di questo tipo serve a colpire le manifestazioni e i cortei. Ecco, se questo reato viene commesso da un cittadino straniero, a quel punto la sua permanenza in Italia è totalmente interdetta, con rifiuto del permesso di soggiorno.


Evidenziato che

Il Comune di Reggio Emilia (Ente Capofila) con la cooperativa Dimora d’Abramo dal 2009 è entrato a far parte del sistema SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), costituito dalla Rete degli Enti locali che, per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata, accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo a seguito di partecipazione ad un bando del Ministero degli Interni che decide quante risorse destinare a tale Fondo. Si è passati dai 15 posti del 2009, agli attuali 48 con progressivi allargamenti.

Ad oggi il Comune di Reggio Emilia conta 48 posti Sprar per uomini adulti o neo maggiorenni, inseriti nel percorso di asilo in Italia, accolti in appartamenti e strutture distribuiti sui Comuni di Reggio Emilia e Quattro Castella e 17 posti Sprar minori (di questi 17 posti, 4 sono dedicati all’accoglienza al femminile), accolti in comunità educativa o in appartamenti per l’autonomia collocati nel Comune di Reggio Emilia

Ad oggi sul territorio del comune di Reggio Emilia risulta una presenza di  richiedenti asilo e protezione internazionale pari a 817 persone soggiornanti  gestite dal sistema prefettizio attraverso due contratti con due raggruppamenti  territoriali  aventi in carico la  gestione dell’accoglienza straordinaria.

Nel corso del 2017-2018 la presenza di richiedenti asilo soggiornanti sul territorio è  diminuita, rispondendo ai principi dell’accoglienza diffusa come applicato sul territorio regionale. Il Comune di Reggio Emilia con una incidenza di meno di 6 persone per unità abitativa, costituisce su scala regionale un’esperienza esemplare in termini di diffusione, in contrasto a forme di accorpamento ed eccessivi assembramenti dei richiedenti protezione internazionale.

 

Sottolineato che
E’ compito dell’amministrazione comunale tutelare la salute e il benessere di tutte le persone presenti sul nostro territorio.

Il consiglio comunale di Reggio Emilia
Si associa ai dubbi e perplessità di ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, e esprime pubblicamente contrarietà rispetto al Decreto Salvini per i danni e caos che la non accoglienza strutturata causerebbe ai territori. Il decreto avrà come esito l’effetto opposto rispetto a quello voluto, ovvero aumenterà la clandestinità di persone che non avranno più un’accoglienza adeguata e, di conseguenza, si acuiranno le tensioni sociali.

Impegna la Giunta

  • A mandare questo documento al Governo, alla Presidenza della Repubblica, ai parlamentari reggiani dando mandato di rivedere radicalmente il testo del decreto, considerando gli esiti positivi dei percorsi avviati e studiando con maggiore dettaglio l’impatto delle riforme sulle tipologie di permessi.
  • A continuare i percorsi di accoglienza e gestione delle persone richiedenti asilo e i programmi di inserimento sul territorio dando visibilità alle esperienze positive di integrazione rese possibili da un sistema di accoglienza diffusa
  • A dialogare con il sistema degli enti locali  regionali per comprendere come potere sostenere il sistema di accoglienza diffuso incentrato sull’integrazione, sulla conoscenza della lingua e sulle opportunità di inserimento socio lavorativo, attuato a partire dalla prima fase di accoglienza senza vanificarne gli effetti.

Reggio Emilia contro il Decreto Salvini, leggi la mozione 

Anche da Reggio Emilia ci attiviamo per supportare la raccolta firme e le adesioni per l’introduzione dello studio educazione alla cittadinanza come materia scolastica, attraverso una legge popolare promossa da ANCI, l’associazione dei comuni italiani. 
In Comune e nelle scuole comunali potrete firmare e richiedere i moduli per dare forza alla proposta popolare di legge, tutti siamo chiamati a fare la nostra parte per le nostre scuole e i nostri bambini.
LEGGI LA MOZIONE APPROVATA IN CONSIGLIO COMUNALE A REGGIO EMILIA 

PREMESSO CHE

Il 20 luglio 2018 è partita in tutta Italia la raccolta di firme alla legge di iniziativa popolare promossa dall’ANCI “per l’introduzione dell’insegnamento di educazione alla cittadinanza come materia con voto autonomo, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado”.

CONSIDERATO CHE

Nel 1958 fu Aldo Moro a proporre l’inserimento dell’educazione civica nei curricula scolastici e da allora è stata sempre presente nei programmi di studio dei cicli di insegnamento ma soprattutto recentemente non con una dignità di materia di insegnamento ma come disciplina o argomento di studio degli ordinamenti scolastici, centrato sui temi della costituzione e della cittadinanza. Occorre fare di più restituendo centralità e simbologia a questa materia di insegnamento che racchiude in sè valori (tra i quali il valore della memoria storica e quello del vivere consociato), concetti e aspirazioni (pace, liberà, fratellanza ma anche felicità), percorsi di consapevolezza che vedono nell’uguaglianza e nel contrasto alle disparità (etnica, di genere, di religione, di capacità economica) pietre miliari di ciò che siamo stati, siamo e saremo.

Con questa proposta di legge si intende rafforzare e sostenere l’opera sino ad oggi realizzata dalla scuola e dagli insegnanti, introducendo come materia autonoma, con voto, l’insegnamento di educazione alla cittadinanza, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado. L’obiettivo è rafforzare quanto già disposto dagli ordinamenti scolastici, come la conoscenza della Costituzione e dei principi giuridici fondamentali, andando ad approfondire il funzionamento delle istituzioni, nazionali ed europee, gli elementi fondamentali del diritto, in particolare del diritto del lavoro ma anche delle famiglie. Ed occorre ormai affrontare anche l’educazione all’ambiente, la lotta allo spreco alimentare, il risparmio sulle risorse non più rinnovabili non solo come elementi trasversali ma come insegnamenti puntuali e circostanziati.

La proposta di legge si pone l’obiettivo di lavorare alla formazione di “buoni cittadini” partendo dai banchi di scuola con lo studio della Costituzione, degli elementi di educazione civica, dello studio delle istituzioni dello stato e dell’Unione Europea, dei diritti umani, dell’educazione alla legalità, dell’educazione ambientale.

L’iniziativa non intende sminuire quanto già in opera negli ordinamenti scolastici ma esprime il sentire comune di tanti amministratori e cittadini che avvertono l’urgenza di operare per una maggior diffusione del senso di appartenenza alla comunità delle cittadine e dei cittadini italiani. La scuola pubblica italiana ha il compito di educare le giovani generazioni allo studio della storia del 20esimo secolo e dei principi fondanti dello stato democratico di diritto; allo stesso tempo, riconoscendo l’importanza delle nuove tecnologie, è necessaria l’acquisizione delle conoscenze basilari per un utilizzo critico e consapevole delle stesse. Supportare l’iniziativa promossa dall’Anci a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare è doveroso, sono necessarie almeno 50mila firme per presentare la proposta di legge in Parlamento.

RITENUTO CHE

L’educazione alla cittadinanza sia fondamentale per far crescere nelle nuove generazioni il senso di appartenenza alla comunità e lo sviluppo di competenze civiche;

Si allega a questa mozione il testo della proposta di legge, le slide di presentazione della proposta e il modulo di raccolta firme.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI REGGIO EMILIA IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA

  • Ad attivarsi affinché il Comune di Reggio Emilia aderisca alla campagna di raccolta firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per l’introduzione dell’insegnamento di educazione alla cittadinanza come materia con voto autonomo, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado e ne promuova la sottoscrizione pubblicando l’informativa nella home page del sito istituzionale e mettendo i propri competenti uffici al servizio dei cittadini che vorranno sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare.
  • Ad attivare il personale comunale nelle scuole di nostra pertinenza per presentare la proposta di legge ANCI agli operatori dei servizi scolastici e alle famiglie e autenticare le firme.

 

Reggio Emilia per la legge di iniziativa popolare ANCI per inserire l’educazione alla cittadinanza nelle scuole 

Sulla Gazzetta trovate un mio intervento sul tema del voto etico. Un tema stringente più che mai dopo i fatti di Verona dove la capogruppo del PD ha votato una mozione con la Lega contro l’interruzione di gravidanza e le parole del Papa che paragona una donna che abortisce a un assassino sicario. In questi tempi bui dobbiamo sapere da che parte del fosso staranno i cattolici del PD, se asseconderanno la reazione di destra sui diritti civili, se useranno la scappatoia del “voto etico” o se staranno con noi progressisti a difendere i diritti civili di donne e omosessuali. 

Non esiste solo Carla Padovani. La capogruppo del PD in consiglio comunale a Verona si è resa complice insieme alla peggior destra dell’approvazione di una mozione a Verona che attenta sempre di più alla legge 194, alla nostra vita, alla libertà di scelta delle donne di cosa fare del proprio corpo. Ma la signora capogruppo non è nuova alle cronache, essendosi distinta per anni nella sua lotta contro le unioni civili e a favore dell’omofobia. C’é una questione morale da affrontare da sempre nel PD che riguarda il voto dei cattolici rispetto alle questioni sui diritti civili delle donne e omosessuali.

Senza andare troppo lontano in Regione Emilia Romagna da più di una legislatura è ferma la Legge Mori contro l’omofobia per via della minoranza cattolica del PD (il PD da solo ha i numeri per approvare qualsiasi legge). La consigliera reggiana Ottavia Soncini che già nel 2015 aveva fatto una crociata contro la campagna di educazione all’affettività “W l’amore” considerata troppo forte per i bambini perché si parlava di omosessualità e quindi considerata gender (il complotto che vede una presunta lobby gay cercare di omosessualizzare il mondo partendo dai bambini). Così come l’eurodeputato di Cesena Damiano Zoffoli che al Parlamento Europeo ha votato contro le unioni civili e ha partecipato alla manifestazione omofoba del Family Day. Questi sono i cattodem, la corrente che ha al suo interno anche il reggiano Graziano Delrio e che ha come padre politico Pierluigi Castagnetti. La legge sulle unioni civili di Monica Cirinnà che conosciamo non è quella originale perché trenta parlamentari del PD di area renziana minacciavano di defilarsi dalla scelta del gruppo per “voto etico”, così non è passata ad esempio la norma sul riconoscimento dei figli delle coppie omosessuali (stepchild adoption) che avrebbe tutelato i bambini delle famiglie arcobaleno. 
Io stesso nel 2015 ho avuto la sfiducia in Sala del Tricolore richiesta della destra e votata dal PD perché avevo detto pubblicamente l’ovvio, che il vescovo Massimo Camisasca, ideologo di Comunione e Liberazione, supporta la teoria del gender e che questa è una teoria falsa che propaganda odio e falsità.  Ma il Vescovo anche se omofobo è conservatore non si tocca, neanche se poi si scopre che a Reggio Emilia sono attivi dal 2015 con il benestare dalla Diocesi i corsi di rieducazione dall’omosessualità dei fanatici di Courage.

Ce lo siamo detti per anni che è bello che il PD sia un partito plurale, ma esiste una linea e non credo che chi si batte a favore dei diritti delle donne o degli omosessuali e chi si batte contro di questi possa coesistere all’interno di uno stesso partito. Il richiamo al “voto etico” per mascherare queste schifezze e la sudditanza ideologica, vera o faziosa per ricercare i voti, a certi gruppi antitempo della chiesa cattolica é una questione morale che riguarda da sempre i cattolici del PD.

Nel 2005 Romano Prodi si definisce un “cattolico adulto” e chiarisce che andrà a votare quando ci sono in ballo diversi referendum proposti dai radicali tra cui il referendum sulla Legge 40 riguardante la fecondazione assistita che, se avessero vinto i sì, avrebbe liberalizzato completamente questa pratica. Sì sa che le religioni rispetto alla ricerca medica hanno sempre avuto qualche difficoltà.  La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) è l’assemblea permanente dei vescovi italiani, capeggiata da Camillo Ruini già ex vescovo a Reggio Emilia, era chiaramente contraria alla fecondazione assistita e invitava all’astensione. Come si sa, quando un referendum non è votato da almeno il 50% degli aventi diritto, viene annullato qualunque sia il risultato del voto espresso, la Legge 40 è ben lontana dal ricalcare l’insegnamento della Chiesa in materia, ma l’approvazione del referendum l’avrebbe peggiorata di molto: troppo rischioso andare a votare, meglio farlo fallire per mancanza di votanti. Prodi, e con lui altri politici cattolici decisero invece di andare a votare sfidando apertamente i vescovi e gli ultraconservatori.

Non dovrebbero esserlo tutti nel PD, “cattolici adulti”? Cattolici che si sentono pienamente tali pur non sottostando al Magistero della Chiesa Cattolica, è un tema quanto mai forte soprattutto per chi ha posizioni nelle istituzioni e deve decidere per la collettività.
Non so chi sarà il futuro segretario del Partito Democratico ma a chiunque avrà l’onore di diventarlo dovrà fare chiarezza sulle posizioni che riguardano il corpo delle donne e i diritti delle persone LGBTI.  Perché il “voto etico” o peggio il salto di schieramento a destra spesso serve a far saltare le maggioranze e non far approvare leggi che migliorano la vita delle persone.

Soprattutto ora che abbiamo una ondata reazionaria e medioevale senza precedenti, in Parlamento è nato un gruppo “Vita, famiglia e libertà” composto da ben 150 parlamentari, in prima fila il senatore leghista Pillon che ha recentemente promesso: “impediremo alle donne di abortire”, che ha come scopo togliere l’interruzione di gravidanza e le unioni civili. Dobbiamo sapere da che parte del fosso staranno i cattolici del PD, se asseconderanno la reazione di destra sui diritti civili con la scappatoia del “voto etico” o se staranno con noi progressisti.

Su richiesta della Unione degli Universitari (Udu), il sindacato degli studenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e in tandem con il Comune di Modena abbiamo approvato in Consiglio Comunale a Reggio Emilia un documento che si occupa del tema affitti e spazi e orari per lo studio per gli studenti, leggi qui il documento.

Sono tanti gli studenti fuori sede iscritti all’università di Modena e Reggio Emilia, e altrettanti i casi di necessità di trovare un alloggio (o quantomeno una camera) in affitto, possibilmente nelle vicinanze del dipartimento. È necessario mettersi nei loro panni per capire, almeno in parte, quante siano le variabili da prendere in considerazione prima di firmare un contratto d’affitto.

Premesso che:

  • Reggio Emilia è sede dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia, che nel 2017 è stato classificato, per la numerosità dei propri iscritti, tra gli Atenei di grandi dimensioni;
  • l’attrattività dell’offerta formativa del nostro Ateneo, che in particolare per le materie tecnico-scientifiche e di indirizzo sociale è fortemente intrecciata con il tessuto sociale e la forte crescita economica, innanzitutto del settore industriale – artigianale manifatturiero del nostro territorio, ha portato ad una crescita media dei neo-immatricolati superiore al 10% negli ultimi tre anni;
  • le recenti politiche Accademiche hanno permesso di avviare diversi corsi a forte connotazione internazionale (quali le Laurea Magistrali in Advanced Automotive Engineering, in Innovation Design o in Management Internazionale), che stanno aumentando il numero di iscritti e frequentanti da tutto il mondo e concorrono a rendere l’Università di Modena e Reggio Emilia, e Reggio Emilia come territorio, sempre più internazionali;
  • il Comune di Reggio Emilia e l’Università di Modena e Reggio Emilia hanno firmato nel 2016 un accordo quadro per condividere con l’Università un approccio comune sulla crescita di valore intellettuale tramite l’educazione, su tutti i livelli di istruzione anche universitario, è uno degli obiettivi principali del Patto per una Città Educante. Attraverso il nuovo accordo fra le due organizzazioni.
  • In particolare nell’ambito della riqualificazione dellarea del San Lazzaro, che si sviluppa nel rispetto di obiettivi di carattere conservativo volti al recupero degli edifici, del parco storico e degli spazi aperti dell’Area, sta sorgendo il Campus Universitario dell’Università di Modena e Reggio. La realizzazione del Polo Universitario, che è destinata ad occupare quasi tutta l’area, è risultata essere un’appropriata riconversione funzionale sia per gli edifici esistenti che per il contesto urbanistico ed ambientale della zona; in tal senso si sta operando, con i mezzi attualmente a disposizione, per dotare il complesso di servizi ed infrastrutture funzionali al Campus, in un’ottica di futuro progressivo potenziamento. In particolare il 21 febbraio 2015 è stato inaugurato lo studentato universitario ricavato in una parte della dismessa Villa Marchi.
  • è innegabile che tale sinergia sia alla base della metamorfosi della nostra città che tuttavia è importante si interfacci con la Regione Emilia-Romagna, effettiva responsabile del servizio di diritto allo studio;

Considerato che:

  • Reggio Emilia Città Universitaria deve diventare asse strategico delle politiche di sviluppo economico e sociale per l’intera città e significa che occorre innervare di questo obiettivo tutti servizi che ruotano attorno alle esigenze degli studenti: va ripensato il modo di intendere gli spazi aggregativi, la mobilità, gli alloggi, ragionando con progettualità a lungo termine, per rendere la città a misura di studente;
  • stando ad un sondaggio creato dalla Conferenza degli Studenti, sottoposto a tutti gli studenti di UNIMORE, è emersa la necessità di potenziare e creare tutta una serie di servizi ed infrastrutture che diano alla comunità studentesca la possibilità di integrarsi pienamente nel tessuto socio-economico cittadino. Il centro storico e i poli universitari sono, di norma, le zone più vissute dagli studenti e pertanto, si evince dal sondaggio, vanno ripensati per essere più fruibili in termini di servizi per la comunità studentesca. Inoltre, lo sviluppo economico-sociale di una comunità è imprescindibile da quello culturale, motivo per cui vi è una forte richiesta da parte degli studenti di un potenziamento degli spazi studio utilizzati e il prolungamento degli orari;
  • il Centro Storico ha e avrà, per gli studenti, sempre di più un ruolo fondamentale in termini di attrattività culturale e vitalità sociale ed economica e come tale dovrà dotarsi di servizi adeguati e di residenze ad hoc, tenendo conto delle esigenze dei giovani;

Valuta positivamente:

  • l’impegno del Comune di Reggio Emilia a farsi promotore di un sistema unico che incroci domanda e offerta di case in locazione per studenti;


Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia invita il Sindaco e la Giunta:

  1. prevedere incontri periodici e lo strumento organizzativo migliore per dare alla rappresentanza studentesca universitaria un luogo formale di confronto e condivisione delle scelte nonché puntuali aggiornamenti delle azioni avviate in consiglio comunale;
  2. proseguire per garantire il rispetto delle regole nell’affitto di appartamenti tramite controlli sempre più serrati, convenzioni con i privati, e proseguire negli investimenti atti a potenziare la rete infrastrutturale di Reggio Emilia città universitaria;
  3. investire nelle aree, e nei quartieri ormai dismessi, con l’intento di renderli fruibili agli studenti, in modo tale da dare una nuova vita a tali strutture consentendone una rivalutazione da parte della cittadinanza tutta;
  4. favorire la nascita di luoghi dove giovani e studenti possano vivere e fruire la città, esprimendo forme artistiche e culturali;
  5. valutare la possibilità di un periodico prolungamento dell’orario pomeridiano della biblioteca Panizzi oltre le ore 20.00 e garantire almeno l’accessibilità alle sale studio attraverso cicliche aperture domenicali.
  6. valutare la possibilità di ricercare forme sostenibili di mobilità notturna, tenendo conto delle necessità della popolazione studentesca e consultando in maniera regolare i rappresentanti degli studenti;
  7. incentivare il potenziamento della rete WI-FI cittadina, concentrandosi sui luoghi maggiormente frequentati sia per questioni di studio che ludiche, in modo da consentirne l’uso non solo alla comunità studentesca, ma alla cittadinanza tutta, in linea con quanto accade nella maggior parte di città italiane ed europee;
  8. favorire una semplificazione nell’accesso alle informazioni, dove gli studenti, sia fuori sede che “in sede”, possano avere tutte le informazioni utili per vivere pienamente la città;
  9. farsi promotore con l’Università di Modena e Reggio Emilia per favorire azioni che sostengano gli studenti stranieri in entrata e che migliorino i servizi d’accoglienza;
  10. a promuovere, in collaborazione con UNIMORE, anche attraverso Acer, sul modello dei patti concordati tra proprietari e sindacati, forme contrattuali legali e regolati tra studenti, italiani e stranieri e proprietari di case o società di gestione di alloggi.

 

LEGGI IL DOCUMENTO PER REGGIO EMILIA CITTA’ UNIVERSITARIA

Oggi in Consiglio Comunale a Reggio Emilia stavamo discutendo la mozione per aderire all’appello e alle manifestazioni del 13 10 per una Europa unita e contro il razzismo, le destre e i populisti del m5s scappano dall’aula facendo mancare il numero legale (avevamo tre assenti giustificati) e non ci dicono come la pensano su questa manifestazione. In questa grande fuga salta anche la richiesta di inchiesta dalla consigliera Lusenti di Sinistra Italiana sulla manifestazione non autorizza di Blocco Studentesco, l’associazione parallela dei fascisti di Casa Pound nelle scuole, al polo scolastico Makallè di sabato scorso.

Sabato 13 Ottobre ci saremo lo stesso con iniziative e daremo supporto agli eventi della manifestazione 13-10.org, Reggio Emilia non fa un passo indietro nella lotta al razzismo.

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Valutato che

La società del terzo millennio, dominata dalla diffusione di internet e dalla iperconnettività delle relazioni umane, ha reso il confronto e la comunicazione online un “dialogo” quotidiano e ininterrotto, che pervade ogni ambito della società umana e arricchito quotidianamente nel bene e nel male. Secondo i dati di www.wearesocial.com, nel 2016 il 74% degli italiani che sono andati su Facebook ne hanno avuto un uso quotidiano, (contro una media globale del 55%). Gli italiani, inoltre, con l’85% di penetrazione degli smartphone, dimostrano di essere decisamente tra i più propensi al mondo alla fruizione di contenuti sempre più in mobilità. Il nostro Paese si presenta dunque come uno dei luoghi in cui le relazioni e lo scambio di messaggi e di informazioni via web sta diventando costante e sempre più pervasivo.

Un fenomeno che, con una proliferazione delle diverse piattaforme su cui si sviluppa – social networks, blog, chat -, si alimenta a colpi di commenti, like e condivisioni di messaggi non sempre di natura benevola. Un sondaggio di ParoleOstili, community online contro la violenza nelle parole, ha studiato 80 milioni di tweet del 2016 condivisi in Italia, identificando 4 diverse categorie per tweet di amore e altrettante 4 per tweet di rabbia: lo studio ha constatato che lungo lo scorso anno i tweet di rabbia (8,9%) sono stati mediamente superiori a quelli di amore (7,9%).

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L’ osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), una piccola struttura del ministero dell’Interno ha raccolto tutte le segnalazioni ricevute dall’Osservatorio fino al 31 dicembre 2017: un totale di 2.030 (più del 60 per cento delle quali sono motivate da razzismo e xenofobia). Il sistema usato dal’OSCAD è particolarmente rigido e include nel suo conteggio soltanto quei reati che le forze di polizia catalogano come “crimini d’odio” (l’OSCAD si limita a raccogliere le denunce di questo tipo dal database delle forze dell’ordine).

La Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio che prende il nome dalla deputata britannica Jo Cox – uccisa nel 2016 da un cittadino nazionalista affiliato al movimento neonazista – ha pubblicato la relazione finale che esamina le dimensioni, le cause e gli effetti dei discorso d’odio in Italia.

Il panorama che ne esce non è affatto rassicurante e uno dei dati più allarmanti che emergono dal punto di vista della discriminazione nei confronti dei cittadini stranieri riguarda la disinformazione: l’Italia risulta il paese con il più alto tasso nel mondo di ignoranza sull’immigrazione. Più della metà degli italiani ha una percezione sbagliata sulla presenza di cittadini stranieri residenti sul suolo italiano, il 35% ancora pensa che gli immigrati tolgano il lavoro agli italiani e il 56% pensa che la presenza di molti immigrati nei quartieri ne favorisca il degrado.

E’ anche per questo che negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente i siti razzisti, mentre i social media sono invasi di insulti, volgarità e diffamazioni aventi ad oggetto gli immigrati, spesso supportati da fake-news piuttosto che dalla realtà dei fatti. Per prevenire e contrastare odio e disinformazione la commissione ha elaborato ben 56 raccomandazioni per il Governo, le istituzioni locali e sovranazionali e le associazioni, riconducibili ai seguenti ambiti principali:

  1. colmare le gravi lacune nella rilevazione e nell’analisi dei dati sui fenomeni di odio a livello nazionale e sovranazionale, in particolare per quanto riguarda il sessismo;
  2.  promuovere una strategia nazionale per contrastare l’odio in tutte le sue forme, articolata in piani d’azione specifici per combattere le discriminazioni dei singoli gruppi, ed attuare la Strategia Nazionale di Inclusione di Rom, Sinti e Camminanti;
  3.  approvare alcune importanti proposte di legge all’esame delle Camere, tra cui quelle sulla cittadinanza e sul contrasto dell’omofobia e della transfobia;
  4. includere anche i discorsi d’odio sessisti nella legislazione in materia di odio e discriminazione;
  5. sanzionare penalmente le campagne d’odio (insulti pubblici, diffamazione o minacce) contro persone o gruppi;
  6. valutare, sulla base delle esperienze di altri Paesi e tutelando la libertà d’informazione in Internet, la possibilità di: esigere l’autoregolazione delle piattaforme al fine di rimuovere l’hate speech online; stabilire la responsabilità giuridica solidale dei provider e delle piattaforme di social network e obbligarli a rimuovere con la massima tempestività i contenuti segnalati come lesivi da parte degli utenti;
  7. esigere da parte delle piattaforme dei social network l’istituzione di uci dotati di risorse umane adeguate, al fine della ricezione delle segnalazioni e della rimozione tempestiva dei discorsi d’odio, anche attivando alert sulle pagine online e numeri verdi a disposizione degli utenti;
  8. rafforzare il mandato dell’UNAR in direzione di una maggiore autonomia, anche configurandolo quale autorità indipendente;
  9. responsabilizzare le figure istituzionali e politiche influenti nel dibattito pubblico, adottando meccanismi di regolazione per combattere il discorso d’odio;
  10. migliorare la conoscenza dei propri diritti da parte delle vittime e consentire alle organizzazioni attive nel contrasto alle forme d’odio di costituirsi parte civile in giudizio;
  11. attuare e diffondere la conoscenza delle norme previste dalla Legge n. 71 del 2017 sul bullismo;
  12. rafforzare nelle scuole l’educazione di genere e l’educazione alla cittadinanza, finalizzata agli obiettivi di rispetto, apertura interculturale, inter-religiosa e contrasto ad intolleranza e razzismo;
  13. sostenere e promuovere blog e attivisti no hate o testate che promuovono una contronarrazione e campagne informative rispetto al discorso d’odio, soprattutto nel mondo non profit, delle scuole e delle università;
  14. contrastare gli stereotipi e il razzismo sensibilizzando e responsabilizzando i media, specie online, ad evitare il discorso d’odio, comprese le notizie infondate, false e diffamatorie;
  15. prevedere l’istituzione di un giurì che garantisca la correttezza dell’informazione, come prospettato anche da proposte di legge presentate in questa e in precedenti legislature e sollecitare l’Ordine professionale e il sindacato dei giornalisti sul controllo della deontologia professionale.

Considerato che

Lo statuto del Comune di Reggio Emilia recita che:

Il Comune nell’esercizio delle proprie funzioni si ispira ai Principi della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, persegue gli obiettivi politici e sociali sanciti dalla Costituzione della Repubblica. Coordina la propria attività con lo Stato, la Regione Emilia Romagna, con la Provincia ed i Comuni al fine di realizzare un organico sistema delle autonomie.

Il Comune in particolare opera per:

a)salvaguardare e consolidare i valori di libertà, antifascismo, eguaglianza, giustizia sociale, democrazia e solidarietà, contro ogni forma di totalitarismo;
b)promuovere la cultura della pace mediante opportune iniziative di educazione, di cooperazione, di informazione;
c)promuovere la tutela dei diritti umani in ogni parte del mondo, con particolare attenzione ai paesi con cui si intrattengono rapporti di gemellaggio o di amicizia, anche mediante azioni di sensibilizzazione e informazione;
d)promuovere la tutela della vita umana, della persona e delle famiglie, la valorizzazione sociale della maternità e della paternità, assicurando sostegno alla corresponsabilità dei genitori nell’impegno di cura e di educazione delle figlie e dei figli anche tramite i servizi sociali ed educativi

 

Visti

La dichiarazione di Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani il 10 Settembre 2018 nella quale ha reso noto che invierà personale in Italia per valutare il forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom

L’appello della manifestazione 13 10  che riporta messaggi in linea con lo statuto del Comune. In particolare Vogliamo un’Europa di libertà e di pace. Eppure il nazionalismo ha ripreso parola. Si diffonde l’intolleranza. L’odio si fa sempre più incalzante, la violenza diventa quotidianità. Si fomenta la paura dell’altro, dello straniero, e la si converte in capitale politico. Si invocano uomini forti. La corruzione mina la società. Lo stato di diritto si va sgretolando. Le conquiste sociali e i diritti ottenuti a costo di dure lotte sono minacciati. La libertà e la pace non sono più scontate. www.13-10.org

La natura locale e interazionale assunta dal fenomeno e la volontà di trovare risposte o protocolli di azione di contrasto all’hate speech che possano essere armoniche a livello europeo

 

 Il Consiglio Comunale del Comune di Reggio Emilia

INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA

  • a dare mandato alla fondazione Mondinsieme di rafforzare gli strumenti e le azioni volte a contrastare gli stereotipi e i pregiudizi. L’azione deve essere particolarmente rivolta a giovani, studenti anche attraverso sensibilizzazione e interventi educativi nelle scuole,
  • dare mandato alla fondazione Mondinsieme di attivare un’azione di ascolto e sensibilizzazione rivolta alla cittadinanza per  promuovere  campagne informative a contrasto di episodi di  razzismo e discriminazione, incitanti all’odio, avvalendosi  nei percorsi della collaborazione e del pieno coinvolgimento delle associazioni aderenti alla fondazione stessa.
  • dare mandato alla Fondazione E35 di sostenere il confronto europeo ed internazionale su queste tematiche, attivando meccanismi che possano finanziare i progetti identificati
  • dare mandato alla fondazione  E35 ed a fondazione Mondisieme di attivare percorsi sperimentali di educazione alla cittadinanza globale  in linea con il documento  di strategia nazionale adottato lo scorso 28 febbraio 2018.
  • Ad aderire con comunicato stampa alla piattaforma europea dell’evento 13 10.
  • A realizzare una o più iniziative in sostegno all’evento europeo contro il nazionalismo e l’odio.

Leggi la mozione del Comune di Reggio Emilia per la manifestazione del 13 Ottobre 2018 per una Europa senza razzismo e odio

 

 

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