dario de lucia e federica dai bambini siriani a kilis

Il racconto del viaggio umanitario di Luglio con Time4Life al confine turco-siriano per aiutare i bambini siriani profughi di guerra. Io e Federica abbiamo portato i 150 kg di aiuti che i reggiani ci hanno donato, qui trovate le foto delle donazioni eseguite e del viaggio.

Kilis è una città turca che dista qualche kilometro dal confine siriano, esattamente 1,30h di auto da Aleppo e dalla città indipendente curda di Rovaja. Questa città di confine ha 80.000 abitanti e oltre 140.000 profughi siriani. La Siria infatti vive nella guerra civile da sei anni. La situazione è quanto mai complicata e i fronti sono molteplici: l’esercito regolare di Bashar al-Assad, le forze di opposizione, i combattenti curdi, ma anche le frange estremiste di Al Nusra e Isis. Poi ci sono gli appoggi palesi o meno di Russia, America, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Regno Unito, Francia, Iran… ognuno ha una figurina e una parte in questo conflitto. Una piccola guerra non tanto fredda che dura da sei anni. E proprio a Kilis è una tappa obbligata di questo scenario per centinaia di migliaia di siriani che decino di lasciare la guerra e la miseria passando per la Turchia. Andando su una collina è possibile vedere la bandiera gigante della Turchia che segna il confine, quella stessa bandiera che nel 2016 era dell’Isis e da cui partivano i lanci di razzi che causarono decine di morti e ancora oggi lasciano il segno nelle case del centro storico della città. Poco distante in territorio siriano una tendopoli in mezzo alla sabbia, casa di 500.000 persone. Chi da questo fazzoletto di terra che ospita tante persone come l’intera provincia di Reggio Emilia riesce ad arrivare in Turchia inizia una nuova storia che potrà proseguire con la rotta dei balcani oppure fermandosi qui aspettando che la guerra termini per poi tornare a casa. Io e Federica abbiamo deciso di partire per dare un contributo reale e abbiamo provato a farlo in maniera corale coinvolgendo quante più persone possibili, abbiamo portato oltre 150 kg di aiuti dei reggiani alle famiglie siriane del posto seguite della Fondazione umanitaria Time4Life International di Modena – questi donatori meritano un ringraziamento, non avete idea di cosa comporti per chi non ha nulla ricevere cibo, giochi e vestiti – Time segue 250 famiglie con aiuti alimentari, alla casa e all’istruzione dei bambini. Nei giorni di attività abbiamo distribuito i pacchi alimentari a chi sopravvive in città e anche nei campi irregolari di chi ha varcato il confine di nascosto. Questo è anche il pretesto che ha l’associazione per vedere lo stato di salute dei bambini e la situazione famigliare. Quello che ho visto e vissuto voglio raccontarvelo attraverso tre storie di persone diverse tra loro, per tutelare l’identità delle persone userò nomi di fantasia, le storie invece sono tutte purtroppo vere.  Le storie sono quelle di Arturo, Fareeda e Adeela.

dario de lucia kilis confine siriano

Arturo ha quasi 50 anni e tre figli, è turco, benestante, parla correttamente l’arabo e l’italiano, da 6 anni dopo il lavoro si occupa di supportare tutti i giorni le famiglie che Time4Life segue, quando partecipi alle missioni è lui che ti ospita a casa sua ed è sua moglie che ti cucina i pasti. Perché lo fa? Perché il weekend non sta con i suoi figli ma fa avanti e indietro dal supermercato e della farmacia per i bambini siriani che vivono a Kilis?

Arturo è stato clandestino in Italia negli anni novanta e ha girato il paese facendo diversi lavori fino a stabilizzarsi e diventare regolare, una volta tornato e una volta che la guerra siriana è iniziata ha deciso di organizzare gli aiuti rischiando lui stesso, portando materiali anche nei campi in Siria e andando dalle famiglie anche quando l’Isis bombardava Kilis (ancora oggi si vedono i segni dei razzi sulle case). Arturo è quello che alcuni in Italia bollerebbero come un “buonista” parola che in Turchia non esiste e anzi è tenuto in grande considerazione dalla comunità per l’attività umanitaria che svolge. E lui ogni giorno sorride, segna e annota tutto sul suo quaderno mentre il telefono suona continuamente per richieste di aiuto di ogni genere e sorride ancora di più quando i bambini rincorrono il suo furgone e lo salutano per le strade della città.

Arturo ci porta a pulire, stuccare e imbiancare una piccola casa nel centro di Kilis. Questa casa rappresenta la speranza e il riscatto di Fareeda che ora vive in un casa (quando intendo casa intendo un riparo abbandonato con quattro mura senza acqua, luce, servizi) senza il tetto poco distante con il suo bambino, la mamma, due sorelle. Fareeda è stata una schiava dell’Isis, è stata trovata in fin di vita in un campo a 17 anni incinta di un bambino che ha voluto tenere. Le mani ansiose e i movimenti continui e veloci della testa nei momenti di pausa mentre ci parla ci fanno capire che a distanza di anni (ora ha 21 anni) sarà dura dimenticare il rapimento, gli stupri e le violenze subite ma ha lo spirito ancora forte. La voglia di ricominciare da quella piccola casa di 45 metri quadri e due stanze che abbiamo preparato per le lei e il suo bambino, una casa che vuol dire per lei indipendenza e la possibilità di trovare un compagno.

Adeela ricorda la ragazza della foto “Ragazza Afgana” di Steve McCurry. Ha 10 anni, la più grande di nove fratelli che lei accudisce e si sente già donna tanto che indossa un pezzo di stoffa a mo’ di hijab. Si sente grande tanto che mentre distribuivamo i giochi ai suoi fratelli e sorelle lei organizzava la consegna e dava quel che riceveva alle più piccole. Ha avuto la possibilità di andare a scuola ma ha rifiutato perché nella fattoria, che in realtà è una specie di allevamento di polli fuori Kilis dove la famiglia ha una stanza e una lamiera come cucina, c’è molto da fare e poi perché si sente orgogliosa e non vuole tornare a studiare nella scuola turca dalla prima elementare, lei che è già grande.

“A casa loro”, il mantra che sentiamo da anni cozza contro la realtà della cose, ora più che mai è importante aiutare, conoscere e far conoscere le situazioni difficili da cui provengono i migranti. Io e Federica abbiamo deciso di adottare un neonato e la sua famiglia per assicurargli almeno due pasti al giorno e di convincere Adeela a iniziare la scuola, il tutto ci costerà poco più di 30€ al mese.

Torneremo ancora sul confine siriano, se anche voi volete fare questo viaggio umanitario o contribuire ai pacchi alimentari per i bambini siriani potete contattare Time4Life tramite il sito www.time4life.it. Se volete maggiori informazioni sulle attività e sentire una testimonianza diretta mi rendo disponibile, potete scrivermi una mail a deluciadario@gmail.com o contattarmi direttamente alla pagina facebook. 
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In Regione Emilia-Romagna i ragazzi under 26 possono richiedere gratuitamente i contraccettivi nei consultori Asl. Per farlo, bastano due semplici requisiti: innanzitutto bisogna possedere la residenza in un comune della regione; ed essere iscritti al Servizio Sanitario Nazionale. Dare alle donne e agli uomini la possibilità di procurarsi metodi anticoncezionali gratuiti è un elemento di protezione, oltre che fisica, psicologica.

I consultori a Reggio Emilia si trovano in via Brigata Reggio 22, Via Amendola 2 Padiglione Bortolani e soprattutto il consultorio giovani in Viale Monte San Michele 8 in centro storico.

È prevista, infatti, l’erogazione gratuita dei contraccettivi – ormonali, impianti sottocutanei, dispositivi intrauterini, contraccezione d’emergenza e preservativi femminili e maschili – nei servizi consultoriali a tutte le donne e uomini di età inferiore ai 26 anni e alle donne di età compresa tra i 26 e i 45 anni con esenzione E02 (disoccupazione) o E99 (lavoratrici colpite dalla crisi) nei 24 mesi successivi a una interruzione volontaria di gravidanza e nei 12 mesi successivi al parto. Per tutte queste categorie è prevista inoltre la gratuità anche della visita per la contraccezione e l’inserimento e rimozione dei dispositivi intrauterini e impianti sottocutanei.


Leggi le linee guida della Regione Emilia Romagna per la salute sessuale

Dopo la decisione di rendere il trasporto urbano gratuito per i pendolari e l’esenzione del super ticket, questa mossa degli anticoncezionali gratis posiziona ancora di più l’Emilia Romagna come il luogo del progressismo e giustizia sociale d’Italia . Mi viene in mente questo pezzo del film Aprile di Nanni Moretti: “Per noi italiani di sinistra il modello deve essere l’Emilia Romagna”.

ciclofattorini rider reggio emiliaDopo la notizia che la multinazionale di consegna del cibo Uber Eats è arrivata a Reggio Emilia e la richiesta della CGIL di intervenire per dare tutele ai lavoratori con altri consiglieri comunali ho depositato un documento per arrivare alla carta dei rider sull’esempio di Bologna.

 

C’è chi pedala in sella a una bicicletta o sfreccia col motorino per consegnare pizze e pasti pronti, ma anche chi si occupa di servizi cloud, come l’elaborazione dati. O chi si rivolge a servizi più tradizionali di babysitting o di pulizie per chi affitta casa su Airbnb. Il pianeta della “gig economy” in Italia occupa tra 700mila e un milione di giovani addetti.

La prima fotografia sui nuovi lavori “on demand’” che si offrono e si scambiano su app e piattaforme web, è stata scattata dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti con una indagine ad hoc. I primi risultati sono stati presentati al Festival dell’Economia di Trento, che ha messo al centro del dibattito proprio il rapporto tra lavoro, tecnologia e diritti. I rider sono appena il 10% di questa nuova galassia di lavoratori e di questi sono circa 10mila quelli che lavorano per le piattaforme di food delivery. Nella ricerca della Fondazione solo un 45% si dichiara tra soddisfatto e molto soddisfatto del suo lavoro che rimane comunque in gran parte occasionale, visto che il 50% dei gig worker lo fa per 1-4 ore a settimana e il 20% tra 5 e 9 ore.

Circa la metà di chi fa questi lavori è donna, con livelli di studio elevato. Solo per 150mila, lo 0,4% dell’intera popolazione, si tratta dell’unico lavoro. Gli immigrati rappresentano il 3 per cento. Questi lavoratori vengono contrattualizzati nel 10% dei casi come cococo, mentre il 50% con collaborazione occasionale a ritenuta d’acconto. Più del 50% viene pagato a consegna, mentre meno del 20% è pagato a ora. Il guadagno medio si attesta sugli 839 euro per chi lo fa come lavoro principale e 343 euro per chi lo fa come lavoretto (in media circa 12 euro lordi l’ora).

In Italia i rider sono circa 10mila. E sono soprattutto giovani o giovanissimi, che arrotondano, magari durante il percorso di studi, incassando in media circa 12,5/12,8 euro lordi l’ora.

I riders non godono di basilari e importanti tutele come l’assicurazione sanitaria, un monte ore settimanale, i contributi per la manutenzione dei mezzi, un’indennità per le condizioni meteo avverse e per i turni festivi, un limite di chilometri per le distanze da percorrere in bicicletta, la malattia, l’infortunio, la maternità e tanto altro.

Costretti a tempi e turni massacranti e sempre monitorati dal servizio i rider hanno spesso gravi incidenti, ed esempio un 28enne di “Just eat” che il 17 maggio scorso, durante una consegna, è rimasto incastrato fra due tram in via Montegani a Milano oppure il 21 Marzo a Bologna un rider è rimasto investito in Via Marconi da un autobus.

Sul territorio nazionale sono attivi esempi locali di amministrazioni virtuose: la Regione Lazio ha recentemente concluso, il 14 Giugno 2018, una consultazione per scrivere con i cittadini una nuova legge regionale a tutela dei rider mentre a Bologna è stata firmata, giovedì 31 maggio 2018, la “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano”, tra i firmatari della Carta c’è il Comune di Bologna, i Riders Union Bologna, i segretari generali Cgil, Cisl e Uil e i vertici di Sgnam e Mymenu, marchi della nuova società Meal srl. 

In attesa che il Governo approvi una legge da troppo tempo attesa, il Consiglio Comunale di Reggio Emilia esprime

Adesione e sostegno alle legittime rivendicazioni di tutela dei lavoratori della gig economy, in particolare a inquadrare meglio in favore del lavoratore il rapporto di lavoro con la piattaforma digitale.
Impegna il Sindaco e la Giunta

  • A contattare le aziende, i sindacati e le associazioni del territorio per arrivare alla firma di un documento che riprende lo spirito e la vocazione de la Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano di Bologna.
  •  A convocare entro tre mesi, dalla approvazione di questa mozione comunale, una commissione consigliare per trattare i progressi di tale proposta e aggiornarsi sui lavori da svolgere.
  • A mandare il documento alla Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna per realizzare un percorso analogo a quello della Regione Lazio per arrivare entro fine legislatura (Novembre 2019) ad approvare una carta regionale per dare le tutele ai rider.
  • A inviare questo documento ai parlamentari reggiani e al Ministero del Lavoro.

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Leggi la proposta per la carta dei rider di Reggio Emilia

 

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“La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare ma cambiando le regole sbagliate come il Regolamento di Dublino”.

Domani il Consiglio europeo discute di immigrazione, è questo il momento per aderire alla mobilitazione promossa da più di cento organizzazioni e politici, di cui l’anima e prima firmataria è l’europarlamentare Elly Schlein per chiedere ai governi europei di fare la propria parte. Oggi eravamo in piazza anche a Reggio Emilia, ho aderito convintamente alla manifestazione #EuropeanSolidarity indetta da Granello di Senapa. 
Vuoi aiutare anche tu la campagna European Solidarity?
Manda una mail o tweet ai capi di Stato mediante il form del sito qui sotto:

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A Luglio vado con la mia compagna Federica a prestare servizio al campo profughi di Kilis dove arriva la maggior parte dei profughi in fuga dalla Siria. Vi chiedo un piccolo aiuto, scrivetemi per mail deluciadario@gmail.com o direttamente alla pagina facebook se volete aiutarci a portare aiuti in medio oriente. Ecco i generi di primario conforto che ci hanno richiesto:

  1. Vestiti esclusivamente da bambina da 4 a 14 anni estivi (da maschio ne abbiamo gia a sufficienza) in ottimo stato,
  2. Asciugamani lenzuola tovaglie in buone condizioni,
  3. Prodotti per l’igiene personale, anche in campioncini monouso come ad esempio quelli che regalano in profumeria o negli hotel.
  4. Cibo di tutti i tipi a lunga conservazione che non contenga carne suina. In particolare latte in polvere.

Tutti gli aiuti sono preziosi e ben graditi! Partiremo il 19 Luglio, prima possiamo accordarci per la consegna dei generi di conforto che porteremo personalmente nel campo profughi e vi invieremo foto della donazione fatta.

Il conflitto siriano è iniziato nel marzo 2011 nel contesto della Primavera Araba ed è sfociato in una guerra civile violentissima che vede contrapposte le forze governative di Bashar al-Assad e il fronte di opposizione siriana riunita nella Coalizione nazionale siriana.

Ad oggi è impossibile stabilire il numero delle vittime: la Siria al momento è territorio impenetrabile nonostante i ripetuti interventi diplomatici internazionali. Time4Life International è oggi impegnata a Kilis, in territorio turco, nelle immediate vicinanze del confine siriano. E’ qui che convergono i profughi in fuga dalla guerra. Kilis ha decuplicato la propria popolazione dall’inizio della guerra, accogliendo profughi in ogni spazio disponibile: garage, cantine, tende, edifici abbandonati. Time4Life International opera qui dall’inizio del conflitto per sostenere i bambini e le famiglie in fuga.

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