emanuele macaluso

Con piacere vi invito a questo evento con un grande uomo della storia italiana. Venerdì 15 Settembre alle 17.30 Emanuele Macaluso sarà a Reggio Emilia alla Biblioteca Panizzi alla Sala del Planisfero per la presentazione del libro DAL PCI AL PD.

Emanuele Macaluso ha 93 anni, l’ultimo dirigente PCI che ha dato il via al Partito Comunista Italiano nel dopoguerra. Oltre a partigiano, sindacalista in Sicilia durante l’occupazione delle terre, parlamentare per 6 legislature, direttore de l’Unità e de Il Riformista. Sarà l’occasione per ascoltare uno degli uomini più importanti del secolo breve, moderà il dibattito Nando Rinaldi, direttore di Istoreco. L’evento è realizzato in collaborazione con l’associazione riformista Valdo Magnani.

Il libro dopo la sua prima presentazione a Istoreco con Pierluigi Castagnetti, che ha curato la prefazione, sta girando l’Italia (Livorno, Torino, Modena, Bologna, Bergamo, Piombino per citare alcune città dove è stato presentato) ed è giunto alla sua ventiduesima presentazione. Fatta la presentazione inizia il dibattito con il pubblico perché nella prossima edizione voglio aggiungere un capitolo con i contenuti e proposte pervenuti dai territori. A questo sto lavorando per la prossima edizione del libro e chiedo il contributo di tutti. Preso il libro (lo trovate anche in molte biblioteche o altrimenti posso inviarvelo io in .pdf) vi chiedo di inviarmi i vostri contenuti, proposte, suggerimenti per un partito nuovo per mail a deluciadario@gmail.com 

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Agli eventi non parleremo di politica ma di come è organizzata la politica. Tutti noi discutiamo, ogni giorno, di fatti di cronaca politica e dei suoi attori, i politici, spesso non riuscendo a capire i passaggi e il linguaggio che sta dietro a una decisione o a un posizionamento del leader di turno. Quindi, come sono organizzati i partiti? In particolare si analizza la storica che dal Partito Comunista ha portato al Partito Democratico. Daremo una lettura completa e critica all’organizzazione e ai mutamenti dei partiti grazie soprattutto alle interviste inedite contenute nel libro da Massimo D’Alema, Pier Luigi Bersani, Sergio Lo Giudice, Antonio Bernardi fino a Giuseppe Civati. Il libro edito da Imprimatur si può trovare a Reggio Emilia nelle librerie L’Arco, Uver e Coop, oppure online su amazon e ibs.

 

Ho chiesto alla direzione del mio partito, dov’è la politica? Come un accordo segreto basato sulle persone senza un punto politico per il territorio e la comunità, non aperto e condiviso nelle assemblee tra gli iscritti può essere motore di buona politica e coinvolgimento verso l’esterno?
Nei Democratici di Sinistra e poi nel Partito Democratico mi hanno insegnato che si fa politica in questo ordine:
 
  • parti da delle idee di visione della società e del territorio,
  • scrivi in maniera collegiale un programma,
  • raccogli delle firme per supportarlo e presentalo pubblicamente nelle assemblee del PD e ai cittadini,
  • solo alla fine trova tra il gruppo, il candidato e la squadra migliore per portare avanti quelle idee.
A Reggio Emilia due correnti con varie riunioni segrete hanno fatto il contrario, per equilibri e per questioni di potere e posti tra partito e amministrazioni hanno deciso i nomi per il prossimo congresso di Ottobre 2017 senza proporre nessuna idea e proposta per il PD e il territorio. Sono partiti per interessi politici propri dalla fine della catena.
 
Siamo al potere per il potere, ho dedicato un intero capitolo a questo tema e a quello delle correnti nel libro, la peggiore degenerazione per la politica, vi riporto due pezzi che centrano la questione:
“Le organizzazioni, crescendo dal punto di vista dimensionale, tendono ad articolarsi in sottounità organizzative, sviluppando politiche e procedure formali che possono dar luogo a “lobby locali” territoriali o funzionali. Ogni lobby locale tende a proteggere il proprio spazio d’azione, considerando la propria unità organizzativa come baricentro del più ampio sistema organizzativo. Ciò può condurre a fenomeni di bassa integrazioni, fallimento nel coordinamento organizzativo, spreco di risorse, difficoltà nell’unitarietà d’azione organizzativa. La dipendenza dalle competenze tradizionali è uno dei problemi che le organizzazioni devono affrontare e riguarda il fatto che per poter cambiare devono basarsi su ciò che sanno, sulle loro competenze chiave. Ma è proprio questo che rende difficile il cambiamento. Ciò riconduce al tema delle capacità distintive di un’organizzazione: queste sono alla base dello sviluppo di un partito e costituiscono una fonte di vantaggio competitivo; si sviluppano nell’area funzionale principale, nell’attività su cui il partito si fonda, ma possono costituire un aspetto disfunzionale che impedisce l’innovazione e può generare svantaggio competitivo. I leader e i dirigenti si trovano di fronte a un paradosso; le core capabilities, le capacità distintive, possono trasformarsi in core rigidities, nelle rigidità principali.”
 
e ancora
 
“L’atteggiamento di rifiuto è l’incapacità di un’organizzazione di accettare la realtà, mettendo in campo meccanismi di difesa che portano a negare fatti seppur evidenti. Questo atteggiamento si manifesta quando un’organizzazione inizia a costruire una mitologia attorno alla propria grandezza e ai successi ottenuti, dimenticando (o negando) di quelli conseguiti non per propri meriti ma anche grazie alla sorte. Né può essere un esempio l’accorgersi di avere un problema e non cercare di risolverlo: in questi casi la conoscenza del problema esiste, ma si sceglie di non affrontarlo per fattori di “persistenza dell’errore”, di sottovalutazione esplicita, di disapprendimento. Tra le cause dell’atteggiamento (Sheth, 2007), la negazione del cambiamento nei gusti dei consumatori, il rifiuto del nuovo ambiente globale. L’arroganza si manifesta con l’incapacità di ascolto, l’ostentazione del successo, la ricerca dell’approvazione. I successi precedenti non garantiscono dunque quelli futuri, in particolare in ambienti ipercompetitivi. Miller (1992) definisce questa situazione “paradosso di Icaro”, evidenziando come le vittorie conseguite da un’organizzazione e i suoi punti di forza possano condurre i decisori a eccessi che ne causano la caduta. L’arroganza organizzativa rende miopi e sordi i decisori, favorendo la sopravvalutazione delle proprie risorse e la sottovalutazione di quelle avversarie: fattore molto rischioso in situazioni incerte e con informazioni imprecise.”

B. è il nuovo volontario barista del circolo arci gardenia, è un ragazzo minorenne richiedente asilo del Mali, fa parte del progetto SPRAR gestito dalla Dimora di Abramo.
In questi mesi ha partecipato all’attività di circolo Arci Gardenia nel corso di disegno e come volontario al goodfood in favore dei terremotati in centro italia. I soci lo hanno conosciuto e sono stati felici di accoglierlo nelle attività del circolo. Siamo convinti come direttivo di circolo che percorsi come questo servano a togliere le paure ingiustificate verso i profughi.

20914587_1450721961640457_8461877832475567933_nLa Lega Nord attacca il Circolo Arci Gardenia perchè ha tra i suo volontari B. , un ragazzo minorenne  che fa servizio al bar questa estate. Anche in agosto gli slogan “prima gli italiani” (anche con il volontariato!) non passano di moda e se sei della Lega Nord a Reggio Emilia devi far vedere che esisti in qualche modo.

Non sanno forse che le attività senza scopo di lucro possono sussistere solo perché tanti cittadini se ne occupano senza nessun compenso.  Perchè occuparsi della comunità è bello. È giusto. È gratificante. È – soprattutto – necessario.
Distribuisci i pacchi alimentari? Vergogna!
Tieni compagnia agli anziani nelle case di riposo? Giammai!
Gestisci uno spazio di ricreazione e cultura? Criminale!
Fai giocare i bambini in ospedale? Fuorilegge!
Caritas, Auser, Arci, Acli e potremmo continuare con l’elenco, chiudano i battenti!
Lo dice la Lega Nord di Reggio Emilia.
gardenia vinci
Come Circolo Arci Gardenia rispondiamo volentieri all’avvocato Gianluca Vinci e alla Lega Nord di Reggio Emilia e a quanti possano essere interessati alle attività del Circolo Arci Gardenia. Il giovane richiedente asilo in questione è un volontario del Circolo e prestare opera di volontariato significa non percepire un compenso, significa inoltre svolgere questa attività liberamente e senza obblighi e per il tempo che si vuole praticarla. Il giovane in questione, tesserato Arci presso il circolo Arci Gardenia, alcuni pomeriggi a settimana da una mano al bar del Circolo. Lo farà fino a settembre, quando andrà a scuola.
A nostro avviso l’integrazione passa anche da queste piccole azioni, e riteniamo che questo ragazzo dia al circolo e ai suoi soci più di quanto noi diamo a lui. Lo fa permettendoci di conoscerlo e di non avere paura di lui. E se non abbiamo paura di lui non ne abbiamo nemmeno degli altri.
Perché è tramite la conoscenza e gli spazi condivisi tra pari che si abbattono le diffidenze e i timori e ci si riconosce tutti per quel che siamo.
Persone.  Esseri umani. E in quanto tali il desiderio di comunità e di legami è lo stesso.
Reggiani ed extra comunitari. Giovani, e anziani. Uomini e donne.
Se l’avvocato Vinci conosce giovani che alle stesse condizioni hanno voglia di dare una mano al nostro Circolo siamo più che disponibili a conoscerli e valutare un percorso.
L’avvocato Vinci può telefonarci al numero del Circolo arci gardenia 0522 512901 e saremo lieti di approfondire il discorso.
gardenia francesca

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La Voce di Reggio Emilia ha intervistato me e altri amministratori su Codigoro, dove l’amministrazione ha deciso di dare tasse più alte a chi ospita migranti.  Qui trovate il mio intervento.

La sindaca di Codigoro Alice Zanardi naturalmente sbaglia, non si può tasssare maggioramente chi ospitata richiedenti asilo, non è legittimo per legge.
Quando si usano le parole degli altri (Lega Nord, M5s, fascisti) si perde in partenza, ha fatto bene il Segretario Matteo Renzi a ​riprendere questa sindaca che cede al lato oscuro come ha fatto lui nel suo libro con la frase “aiutiamoli a casa loro”, inattuabile considerando ​gli stati emergenziali o di guerra da cui provengono i migranti.

​Ma veniamo a Codigoro e al fatto dell’accoglienza, ​“Sono troppi” ha detto la sindaca perchè sono 75, altri 40 sono in arrivo, in tutto 115 per una popolazione di 12.134 abtanti.
A Kilis, una città al confine tra Turchia e Siria, ci sono 100mila abitanti e 110mila profughi. Ma senza andare troppo lontano a Chiesanuova, poco lontano da Torino, i suoi 221 abitanti ospitano 25 rifugiati scongiurando così la chiusura della piccola scuola locale. In provincia di Reggio Calabria c’è poi Camini dove convivono 800 abitanti con 118 migranti. Ecco allora che il presepe vivente che coinvolge i richiedenti asilo a Zavattarello, o la coltivazione dell’orto per venderne poi i prodotti alla Coldiretti di San Giuliano Terme, diventano strumenti di d’inclusione e buone pratiche esistenti e replicabili. Basti pensare che il paesino di Riace, conosciuto per la gestione virtuosa dell’accoglienza, si è ripopolato grazie a richiedenti asilo e rifugiati.

Lo Sprar (sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati) è parte de​l​la soluzione, poiché realizza un sistema ​già esistente e funzionante ​che punta sui Comuni e sulle realtà locali.
Stando ai dati presentati dalla Fondazione Leone Moressa, alla fine del 2016 i migranti accolti in Italia sono stati 175 mila. Di questi, solo il 14% presso centri Sprar, gestiti direttamente dai Comuni. Il restante 86% alloggia in strutture di emergenza. In particolare tra i 118 comuni capoluogo di provincia, 80 hanno un centro Sprar e 12 hanno un indice d’accoglienza superiore a 1 migrante ogni mille abitanti.​ Se il PD decidesse di sostenere l’accoglienza a controllo pubblico SPRAR ​avremmo un miglior servizio a controllo delle amministrazione locali. I vantaggi sono molteplici: genera posti di lavoro pagati bene per gli operatori del sociale del territorio, trasparente perchè segue le regole contabili del settore pubblico e soprattutto che da la certezza che tutte le risorse vengono spese per i richiedenti asilo e non per aumentare il business di qualche cooperativa sociale che si relazione poco con il territorio (come nel caso di Cogigoro).

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La Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII riceve nel bilancio 2017 della Regione Emilia-Romagna ben 1,5 milioni di euro (500 mila euro all’anno per il triennio 2017-2018-2019). La fondazione storica cattolica creata da Giuseppe Dossetti è gestita oggi dal reggiano professore dell’Università Alberto Melloni.

La necessità di questo «maxi finanziamento» alla Fondazione dossettiana viene giustificato dalla Regione per la «unicità dei servizi alla ricerca storico-religiosa, della qualità e intensità della produzione scientifica e della sua funzione eminente nel panorama globale». La Fondazione è sempre stata finanziata dalla Regione, la prestigiosa sede in cui stanno in Via San Vitale a Bologna è stata ristrutturata dalla Regione per 4 miliardi di lire nel 1998 oltre a ricevere pesanti contributi quasi ogni anno, ad esempio nel 2009 hanno ricevuto 150.000€ per digitalizzare dei documenti sul concilio vaticano secondo.

Considerando che per la legge regionale sulla Memoria del Novecento tutti gli istituti storici dell’Emilia Romagna avevano da spartirsi 1 milione di euro in totale, da contendersi tramite bando pubblico, trovo davvero poco meritocratica e corretta questa elargizione da 1,5 milioni di euro totali al solo istituto per le scienze religiose bolognese. Don Giuseppe Dossetti diceva di dare ai poveri non di comportarsi così, rileggete il Libro bianco su Bologna.

Chiedo al Gruppo Assembleare PD Regione Emilia-Romagna di rivedere questo stanziamento, aggiustatelo e destinate più soldi per incrementare il finanziamento a tutti gli istituti storici statali o metteteli in borse di studio universitarie per gli studenti.

 

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