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In Regione Emilia-Romagna i ragazzi under 26 possono richiedere gratuitamente i contraccettivi nei consultori Asl. Per farlo, bastano due semplici requisiti: innanzitutto bisogna possedere la residenza in un comune della regione; ed essere iscritti al Servizio Sanitario Nazionale. Dare alle donne e agli uomini la possibilità di procurarsi metodi anticoncezionali gratuiti è un elemento di protezione, oltre che fisica, psicologica.

I consultori a Reggio Emilia si trovano in via Brigata Reggio 22, Via Amendola 2 Padiglione Bortolani e soprattutto il consultorio giovani in Viale Monte San Michele 8 in centro storico.

È prevista, infatti, l’erogazione gratuita dei contraccettivi – ormonali, impianti sottocutanei, dispositivi intrauterini, contraccezione d’emergenza e preservativi femminili e maschili – nei servizi consultoriali a tutte le donne e uomini di età inferiore ai 26 anni e alle donne di età compresa tra i 26 e i 45 anni con esenzione E02 (disoccupazione) o E99 (lavoratrici colpite dalla crisi) nei 24 mesi successivi a una interruzione volontaria di gravidanza e nei 12 mesi successivi al parto. Per tutte queste categorie è prevista inoltre la gratuità anche della visita per la contraccezione e l’inserimento e rimozione dei dispositivi intrauterini e impianti sottocutanei.


Leggi le linee guida della Regione Emilia Romagna per la salute sessuale

Dopo la decisione di rendere il trasporto urbano gratuito per i pendolari e l’esenzione del super ticket, questa mossa degli anticoncezionali gratis posiziona ancora di più l’Emilia Romagna come il luogo del progressismo e giustizia sociale d’Italia . Mi viene in mente questo pezzo del film Aprile di Nanni Moretti: “Per noi italiani di sinistra il modello deve essere l’Emilia Romagna”.

ciclofattorini rider reggio emiliaDopo la notizia che la multinazionale di consegna del cibo Uber Eats è arrivata a Reggio Emilia e la richiesta della CGIL di intervenire per dare tutele ai lavoratori con altri consiglieri comunali ho depositato un documento per arrivare alla carta dei rider sull’esempio di Bologna.

 

C’è chi pedala in sella a una bicicletta o sfreccia col motorino per consegnare pizze e pasti pronti, ma anche chi si occupa di servizi cloud, come l’elaborazione dati. O chi si rivolge a servizi più tradizionali di babysitting o di pulizie per chi affitta casa su Airbnb. Il pianeta della “gig economy” in Italia occupa tra 700mila e un milione di giovani addetti.

La prima fotografia sui nuovi lavori “on demand’” che si offrono e si scambiano su app e piattaforme web, è stata scattata dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti con una indagine ad hoc. I primi risultati sono stati presentati al Festival dell’Economia di Trento, che ha messo al centro del dibattito proprio il rapporto tra lavoro, tecnologia e diritti. I rider sono appena il 10% di questa nuova galassia di lavoratori e di questi sono circa 10mila quelli che lavorano per le piattaforme di food delivery. Nella ricerca della Fondazione solo un 45% si dichiara tra soddisfatto e molto soddisfatto del suo lavoro che rimane comunque in gran parte occasionale, visto che il 50% dei gig worker lo fa per 1-4 ore a settimana e il 20% tra 5 e 9 ore.

Circa la metà di chi fa questi lavori è donna, con livelli di studio elevato. Solo per 150mila, lo 0,4% dell’intera popolazione, si tratta dell’unico lavoro. Gli immigrati rappresentano il 3 per cento. Questi lavoratori vengono contrattualizzati nel 10% dei casi come cococo, mentre il 50% con collaborazione occasionale a ritenuta d’acconto. Più del 50% viene pagato a consegna, mentre meno del 20% è pagato a ora. Il guadagno medio si attesta sugli 839 euro per chi lo fa come lavoro principale e 343 euro per chi lo fa come lavoretto (in media circa 12 euro lordi l’ora).

In Italia i rider sono circa 10mila. E sono soprattutto giovani o giovanissimi, che arrotondano, magari durante il percorso di studi, incassando in media circa 12,5/12,8 euro lordi l’ora.

I riders non godono di basilari e importanti tutele come l’assicurazione sanitaria, un monte ore settimanale, i contributi per la manutenzione dei mezzi, un’indennità per le condizioni meteo avverse e per i turni festivi, un limite di chilometri per le distanze da percorrere in bicicletta, la malattia, l’infortunio, la maternità e tanto altro.

Costretti a tempi e turni massacranti e sempre monitorati dal servizio i rider hanno spesso gravi incidenti, ed esempio un 28enne di “Just eat” che il 17 maggio scorso, durante una consegna, è rimasto incastrato fra due tram in via Montegani a Milano oppure il 21 Marzo a Bologna un rider è rimasto investito in Via Marconi da un autobus.

Sul territorio nazionale sono attivi esempi locali di amministrazioni virtuose: la Regione Lazio ha recentemente concluso, il 14 Giugno 2018, una consultazione per scrivere con i cittadini una nuova legge regionale a tutela dei rider mentre a Bologna è stata firmata, giovedì 31 maggio 2018, la “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano”, tra i firmatari della Carta c’è il Comune di Bologna, i Riders Union Bologna, i segretari generali Cgil, Cisl e Uil e i vertici di Sgnam e Mymenu, marchi della nuova società Meal srl. 

In attesa che il Governo approvi una legge da troppo tempo attesa, il Consiglio Comunale di Reggio Emilia esprime

Adesione e sostegno alle legittime rivendicazioni di tutela dei lavoratori della gig economy, in particolare a inquadrare meglio in favore del lavoratore il rapporto di lavoro con la piattaforma digitale.
Impegna il Sindaco e la Giunta

  • A contattare le aziende, i sindacati e le associazioni del territorio per arrivare alla firma di un documento che riprende lo spirito e la vocazione de la Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano di Bologna.
  •  A convocare entro tre mesi, dalla approvazione di questa mozione comunale, una commissione consigliare per trattare i progressi di tale proposta e aggiornarsi sui lavori da svolgere.
  • A mandare il documento alla Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna per realizzare un percorso analogo a quello della Regione Lazio per arrivare entro fine legislatura (Novembre 2019) ad approvare una carta regionale per dare le tutele ai rider.
  • A inviare questo documento ai parlamentari reggiani e al Ministero del Lavoro.

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Leggi la proposta per la carta dei rider di Reggio Emilia

 

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“La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare ma cambiando le regole sbagliate come il Regolamento di Dublino”.

Domani il Consiglio europeo discute di immigrazione, è questo il momento per aderire alla mobilitazione promossa da più di cento organizzazioni e politici, di cui l’anima e prima firmataria è l’europarlamentare Elly Schlein per chiedere ai governi europei di fare la propria parte. Oggi eravamo in piazza anche a Reggio Emilia, ho aderito convintamente alla manifestazione #EuropeanSolidarity indetta da Granello di Senapa. 
Vuoi aiutare anche tu la campagna European Solidarity?
Manda una mail o tweet ai capi di Stato mediante il form del sito qui sotto:

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A Luglio vado con la mia compagna Federica a prestare servizio al campo profughi di Kilis dove arriva la maggior parte dei profughi in fuga dalla Siria. Vi chiedo un piccolo aiuto, scrivetemi per mail deluciadario@gmail.com o direttamente alla pagina facebook se volete aiutarci a portare aiuti in medio oriente. Ecco i generi di primario conforto che ci hanno richiesto:

  1. Vestiti esclusivamente da bambina da 4 a 14 anni estivi (da maschio ne abbiamo gia a sufficienza) in ottimo stato,
  2. Asciugamani lenzuola tovaglie in buone condizioni,
  3. Prodotti per l’igiene personale, anche in campioncini monouso come ad esempio quelli che regalano in profumeria o negli hotel.
  4. Cibo di tutti i tipi a lunga conservazione che non contenga carne suina. In particolare latte in polvere.

Tutti gli aiuti sono preziosi e ben graditi! Partiremo il 19 Luglio, prima possiamo accordarci per la consegna dei generi di conforto che porteremo personalmente nel campo profughi e vi invieremo foto della donazione fatta.

Il conflitto siriano è iniziato nel marzo 2011 nel contesto della Primavera Araba ed è sfociato in una guerra civile violentissima che vede contrapposte le forze governative di Bashar al-Assad e il fronte di opposizione siriana riunita nella Coalizione nazionale siriana.

Ad oggi è impossibile stabilire il numero delle vittime: la Siria al momento è territorio impenetrabile nonostante i ripetuti interventi diplomatici internazionali. Time4Life International è oggi impegnata a Kilis, in territorio turco, nelle immediate vicinanze del confine siriano. E’ qui che convergono i profughi in fuga dalla guerra. Kilis ha decuplicato la propria popolazione dall’inizio della guerra, accogliendo profughi in ogni spazio disponibile: garage, cantine, tende, edifici abbandonati. Time4Life International opera qui dall’inizio del conflitto per sostenere i bambini e le famiglie in fuga.

arcigay prefettura

Stamattina sono andato con la delegazione di Arcigay Gioconda in Prefettura per chiedere dei gravi ritardi per l’ingresso nei progetti di accoglienza di due donne nigeriane che cercano di sfuggire alla tratta della prostituzione e dell’esclusione dai progetti di protezione umanitaria di un migrante gay nigeriano buttato fuori dall’appartamento in cui era ospitato in provincia assieme ad altri migranti a causa di presunte attività di cessione di droghe leggere a settembre 2017.

Non è accettabile che la richiesta di protezione per motivi umanitari di un ragazzo gay sia, all’atto pratico, resa impossibile in assenza di un giudizio di tribunale e in assenza di prove concrete. Il ragazzo è un volontario di Arcigay nelle attività di prevenzione dell’hiv e, per queste accuse, si trova nella situazione di non avere un posto dove stare, accedere ai corsi di italiano e di non poter procedere con la sua richiesta di asilo. Rischia quindi di essere quindi rimandato in Nigeria dove finirebbe in prigione per 18 anni per via del proprio orientamento sessuale. E’ altrettanto inconcepibile che due ragazze che sfuggono ai propri sfruttatori vengano tenute nel limbo per oltre due mesi, senza aiuto, rischiando di tornare sulla strada alla mercé dei propri sfruttatori, quando sappiamo che nel reggiano ci sono oltre trecento posti disponibili. Entrambe le decisioni sono di competenza del prefetto, cui spetta la tutela delle persone richiedenti asilo per motivi umanitari

LA BUONA NOTIZIA: la questura oggi pomeriggio ha chiamato l’avvocato: hanno anticipato l’appuntamento delle due ragazze al 4 luglio (dal 26 settembre), denunceranno la madame e le faranno entrare in un percorso di protezione (anche se con tempi lunghi).

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