Giovedì 28 Novembre presentazione del libro “Il Paese delle Meraviglie”


La traduttrice reggiana Claudia Crivellaro cura le edizioni italiane di diverse pubblicazioni di libri gialli. Tra questi c’è premiato “Il Paese delle Meraviglie” di Oliver G. Wachlin che parla di un tema quanto mai attuale al 30esimo anniversario dell’avvenimento: la caduta del muro di Berlino.

A me il compito di dialogare con Claudia per parlare del libro, di Germania, DDR, 900 e comunismo.

Vi aspettiamo Giovedì 28 Novembre alle 18.30 presso le Librerie.coop (Reggio Emilia) al Centro Commerciale Ariosto di Via Morandi per la presentazione del libro.

San Prospero solidale al Gardenia per i bimbi argentini

Il Circolo Arci Gardenia supporta il Jardin Maternal Manaslu . Ogni giorno questa scuola sfama oltre 1000 bambini argentini della baraccopoli del quartiere San Tomàs a Mendoza in Argentina.

Domenica 24 novembre vi invito tutti e tutte per passare insieme una festa di San Prospero solidale. Su proposta del nostro cuoco e capo bar Josuè Zacarias Gauna alle ore 12:30 vi invitiamo a venire a pranzare dai noi al Circolo Arci Gardenia, Viale Regina Elena 14 a Reggio Emilia.

Vogliamo raccogliere fondi da mandare a Mendoza in Argentina al Polo Educativo Manaslu che opera in una delle baraccopoli più povere del Sud America.

Più mercatini del riuso a Reggio Emilia

I mercatini del riuso hanno una ricaduta positiva per privati e associazioni ma anche per l’ambiente. Dal 2020 vogliamo realizzare più mercatini del riuso a Reggio Emilia.

Diverse associazioni di volontariato e scuole del territorio hanno possibilità attraverso la partecipazione a questi appuntamenti di raccogliere materiali dagli associati e rivenderli per acquistare beni e attrezzature utili ai loro scopi benefici. 

Con il popolo cileno, contro la violenza della polizia

Aderiamo come Comune di Reggio Emilia all’appello di Amnesty International contro le violenze della polizia in Cile e a favore delle richieste di equità del popolo cileno.

In Cile le violenze della polizia sui manifestanti non cessano.
La Procura di Santiago del Cile ha annunciato che accuserà formalmente 14 agenti dei carabinieri per crimini di tortura nell’ambito delle manifestazioni che hanno colpito il Paese dallo scorso 18 ottobre.

Alcuni giorni dopo l’annuncio di un aumento delle tariffe dei trasporti pubblici, a Santiago del Cile migliaia di persone, il popolo cileno unito, si è mobilitato in modo pacifico  per chiedere un congelamento dell’aumento delle tasse, dell’eliminazione delle pensioni, dell’abbassamento degli stipendi e soluzioni a una varietà di politiche che gravano su vasti settori della società cilena e che hanno un impatto sui diritti economici, sociali e culturali di tutti i cittadini.

Dopo la violenta repressione delle manifestazioni nelle strade, il governo ha deciso di sospendere il servizio di trasporto pubblico, e di decretare uno stato di emergenza il 18 ottobre.

Il decreto ha inviato il comando di difesa nazionale alle manifestazioni e ha imposto un coprifuoco nell’area metropolitana di Santiago e in altre città.

La storia e i segni delle torture subite dalla polizia dallo studente
Josué Mauriera Ramirez.

Vi sono numerose accuse di violenze sessuali perpetrate da esponenti delle forze dell’ordine nei confronti di donne fermate durante le manifestazioni. Detenzione arbitraria, bambine e bambini minori di 16 anni nelle celle senza acqua o cibo o accesso per parlare con le loro famiglie, nudità forzata nelle detenzioni e altre forme più gravi di violenza sessuale, tortura, uso eccessivo della violenza, morti e sparizioni.

Josuè Maureria, studente di Medicina all’Università Cattolica, ha denunciato di essere stato vittima di maltrattamenti, vessazioni e torture durante la detenzione, avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 ottobre.

Inoltre, per via del suo orientamento sessuale, sarebbe stato costretto a spogliarsi e poi abusato dai carabinieri, con un manganello di ordinanza. I fatti denunciati sono avvenuti presso una caserma dei Carabinieri, nel comune santiaghino di Pedro Aguirre Cerda.

L’Istituto Nazionale dei Diritti Umani del Cile ha presentato un’azione legale per tortura con abuso sessuale, con l’aggravante della discriminazione, per via dell’orientamento sessuale della vittima. Il crimine di tortura sessuale è uno delle forme più gravi di violazione dei diritti umani, all’interno delle norme e dei principi dell’ordinamento cileno. Secondo quanto verificato dall’INDH, il giovane è stato fermato dai carabinieri in orario di il coprifuoco, mentre prestava soccorso all’interno di un supermercato saccheggiato.

L’INDH è venuto a conoscenza del caso mentre il giovane si trovava detenuto nel modulo 4 della prigione di Santiago. Era finito in cella con una misura cautelare per l’accusa di aver rubato 5 spugne e 10 strofinacci da cucina.

“Vi è una violazione dei diritti umani, ogni giorno, questo non è qualcosa che sembra, è qualcosa che è, cosa succede. Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di collaborazione internazionale, abbiamo bisogno di dichiarazioni forti su ciò che sta accadendo nel nostro paese con questo stato d’assedio virtuale”, afferma Constanza Schonhaut, collaboratrice del National Institute of Human Rights (Indh), con evidente angoscia dopo aver verificato, in un tour notturno di stazioni di polizia e comuni, la ripetizione di delitti commessi dallo Stato attraverso le sue forze armate e di sicurezza.

Immagini di giovani con danni agli occhi per via dei proiettili di gomma.
Sono diverse le violenze perpetrate dalla polizia cilena sui manifestanti.

L’Alto Commissario ONU per i Diritti umani, l’ex presidente cilena Michelle Bachelet, ha mandato una missione per indagare sugli abusi in Cile. Tre rappresentanti dell’Alto commissariato sono a Santiago del Cile da lunedì 28 Ottobre e rimarranno nel Paese quattro settimane, in una missione di verifica sulle denunce di violazioni dei diritti umani durante le proteste nel Paese

Amnesty International ha lanciato un appello per rispettare il diritto di riunione e all’espressione pacifica e la fine dei disordini dovuti dal carovita in Cile. www.amnesty.it/appelli/cile-repressione-violenta-proteste

Al termine dell’udienza generale del 23 ottobre, Papa Francesco ha rivolto un appello di profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Cile augurandosi che si concludano le violente repressioni, e ci si adoperi attraverso il dialogo nel trovare soluzioni alla crisi.

Il consiglio comunale di Reggio Emilia esprime

Una forte condanna per le violenze della polizia cilena verso i cittadini cileni. 

Impegna il sindaco e la Giunta

  • A prendere posizione pubblica mezzo stampa a favore del popolo cileno e contro le violenze della polizia.
  • Ad aderire alla campagna di Amnesty International, mandando questo documento alla sezione italiana di Amnesty con sede in Via Magenta 5, 00185 Roma.
  • A mandare questo documento all’Ambasciata dal Cile, Via Liegi 21, 00198 Roma.

Iscrizione richiedenti asilo all’anagrafe cittadina

A Reggio Emilia vogliamo che i richiedenti asilo abbiano l’iscrizione all’anagrafe cittadina come era prima del Decreto Salvini. Con la residenza hanno accesso alla salute, istruzione e lavoro e potranno integrarsi.

Con le consigliere Montanari e Mahmood abbiamo scritto un documento firmato da tutta la maggioranza dove chiediamo al Sindaco e alla Giunta di riconoscere il diritto dei richiedenti asilo all’iscrizione nel registro della popolazione residente nel Comune di Reggio Emilia, è a rischio l’accesso alla salute, istruzione e lavoro di queste persone.

Fino all’entrata in vigore del Decreto Legge 113/2018, cosi detto “Decreto sicurezza”, i richiedenti asilo venivano regolarmente iscritti all’anagrafe e avevano accesso a tutti i diritti legati alla residenza. Bisogni necessari e fondamentali come l’accesso alla salute, l’istruzione e il lavoro. Ad esempio c’è necessità di indicare una residenza per l’iscrizione al centro per l’impiego, per l’apertura di un conto bancario o postale, per l’accesso ai corsi di formazione per inoccupati, per il calcolo dell’ISEE, per la patente di guida.

La Gazzetta riprende la notizia per l’iscrizione dei richiedenti asilo all’anagrafe cittadina.

L’art.13 d.l. 113/2018, ha stabilito che il permesso di soggiorno per richiesta della protezione internazionale non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica. Tale disposizione viene interpretata come l’intenzione del legislatore di impedire l’iscrizione anagrafica dei titolari di permesso di soggiorno per richiesta asilo.

La residenza diventa così una concessione anziché il riconoscimento di uno status, a molti titolari di permesso di soggiorno per richiesta asilo non è più stata accettata la richiesta di iscrizione anagrafica, mettendone fortemente a rischio la qualità della vita e la possibilità di integrazione. Per questo molti Comuni in Italia, come la vicina Bologna, si sono mossi forti di diverse espressioni positive dei tribunali italiani verso quello che prima del Decreto Salvini era realtà: il riconoscimento di queste persone all’anagrafe cittadina. 

Anche sotto il profilo della sicurezza è molto più utile censire e registrare la popolazione, anziché relegare alcune categorie in un limbo senza possibilità di contatto, domicilio, identificazione.

Alla scuola media Pertini

Alla Scuola Media Pertini con i giovani giornaliti del giornalino Pertini News

A Ottobre ho risposto alla chiamata dei giovani giornalisti del Pertini News, il laboratorio di giornalismo della scuola media Pertini del quartiere sud di Reggio Emilia. Volevano sapere cosa fa un consigliere comunale: cosa deve fare, quanto prende, come viene eletto, come funziona il Comune e tanto di più. Qui potete leggere l’articolo scritto dagli studenti.

Da qui abbiamo parlato di tantissimi argomenti complessi come mafia e ambiente, ho trovato dai bambini davvero attenti e preparati. Io sono andato da loro a scuola ma sarà un grande piacere rivederli Giovedì 7 Novembre in Sala del Tricolore per il secondo incontro.

Qui potete leggere la lettera che ho scritto agli studenti della Pertini dopo il primo incontro.

Cari ragazzi, care ragazze,

E’ stato un piacere conoscervi e confrontarmi con voi. Faccio i complimenti alle vostre insegnati e ai vostri genitori: siete stati attenti, capaci e mi avete incalzato con domande puntuali molto serie. Ma soprattutto faccio i complimenti a voi per la preparazione e la capacità di ragionamento. Spero di rivedervi tutti da me in Comune a Novembre.

Vorrei soffermarmi con voi su alcuni punti che vi hanno visto molto attenti: cosa possiamo fare noi direttamente in favore dell’ambiente e contro la mafia.

Per l’ambiente saranno tantissime le buone pratiche che avrete discusso a scuola sia prima sia dopo le grandi manifestazioni globali mosse dal coraggio della piccola Greta Thunberg. Potete ad esempio parlare con mamma e papà di alcune semplici azioni come usare borse di cotone al posto di quelle di plastica quando si fa la spesa, chiudere sempre i rubinetti dell’acqua e della luce quando si lascia una stanza, mettersi un maglione in più e abbassare la temperatura in casa dei caloriferi, mangiare più verdura, legumi e frutta rispetto alla carne (il ciclo di produzione di carne bovina è responsabile del 18% delle emissioni mondiali di gas serra, oltre a favorire per il suo sfruttamento intensivo la deforestazione) e soprattutto aiutare in casa con la raccolta differenziata. Più rifiuti differenziamo meno inquiniamo e quindi aiutiamo il pianeta.

In questi anni con il Comune di Reggio Emilia faremo 50.000 piantumazioni di nuovi alberi in città, con mamma e papà o con la vostra scuola potete partecipare anche voi! Potete sentire Legambiente Reggio Emilia e partecipare alle attività di piantumazione e pulizia dei parchi che vengono proposte più volte al mese.

Con i ragazzi in classe per parlare di cosa facciamo in Comune a Reggio Emilia

Mi concentro ora sul tema più difficile: la lotta alla mafia. Lo faccio avvalendomi dell’aiuto di cinque punti scritti dall’associazione antimafia Cortocircuito. Dei ragazzi poco più grandi di voi che da anni si impegnano nella lotta alle mafie qui a Reggio Emilia e hanno fatto documentari diventati famosi in tutta Italia denunciando situazioni difficili del nostro territorio che poi sono state parte del famoso processo antimafia Aemilia di cui abbiamo parlato.

Nella lotta alle mafie certamente le istituzioni possono fare molto, ma cosa può fare un semplice cittadino privo di responsabilità istituzionali o politiche? Cosa può fare colui che non è né magistrato, né poliziotto, né parlamentare? Colui che magari pensa con rassegnazione di essere “condannato” alla parte di spettatore. Ecco qui cinque semplici azioni che ogni ragazzo e ragazza come voi può attuare ogni giorno contro le mafie.

PRIMA AZIONE: INFORMARSI IN MODO CRITICO. E’ fondamentale informarsi ed informare, se non si conosce un fenomeno non si è in grado di fronteggiarlo e di combatterlo adeguatamente.
Tuttavia si tratta di un compito non facilissimo. I media spesso sono condizionati da molteplici aspetti di convenienza editoriale e politica. Inoltre sono diversi i casi in cui la stampa tende a derubricare probabili fatti di mafia ad atti di vandalismo. Per questo è fondamentale, oltre a informarsi di più, informarsi da più fonti; solo in questo modo è possibile formarsi un’idea più veritiera possibile su un determinato fatto. Informandovi da più fonti riuscirete ad essere giornalisti di voi stessi! Inoltre è importante non prendere nessuna fonte, dal servizio televisivo all’articolo di giornale, come oro colato, ma non considerare una verità assoluta neanche un video di “youtube”. Essere quindi curiosi, ma anche dubbiosi.

SECONDA AZIONE: CONSUMARE IN MODO CRITICO. E’ possibile acquistare i prodotti delle terre confiscate alle mafie, gestite prevalentemente da cooperative sociali di agricoltura biologica, riunite a livello nazionale da “Libera Terra”. E’ un segnale importantissimo perché spesso le terre dei mafiosi una volta confiscate vengono abbandonate: questa è una sconfitta per lo Stato e così la gente può dire “meglio quando c’era il mafioso”.

Inoltre si possono acquistare i prodotti nei negozi che aderiscono ad “Addiopizzo”. Consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa. Infine, anche se può sembrare scontato e anche se molte volte non è un fatto collegato alle mafie, bisogna sempre farsi fare lo scontrino, perché diversi commercianti “si dimenticano” di farlo. Quelle sono tasse che non pagheranno allo Stato, così facendo ne pagheremmo un poco di più tutti noi.

TERZA AZIONE: PARTECIPARE AL VOTO.
Ancora è presto ma fatemi la promessa che nella vostra vita voterete sempre a ogni occasione possibile. Se non si sceglie si lascia che altri scelgano per noi. La mafia spesso offre i suoi pacchetti di voti alle elezioni: dalle comunali alle europee, per questo occorre partecipare al voto, incluso quello referendario. E’ importante cercare di scegliere i candidati “più puliti”, perché le mafie non sono ne’ di destra ne’ di sinistra, puntano sui candidati dove trovano spazio. 
Indicare la preferenza è fondamentale, perché meno elettori usano il proprio voto di preferenza più facile sarà per pochi elettori vicini a un’organizzazione mafiosa fare entrare, ad esempio, in un consiglio comunale il proprio candidato.

QUARTA AZIONE: NON ACCETTARE SCORCIATOIE. Per combattere le mafie, bisognerebbe imparare a dire no alle tante scorciatoie che la vita offre ogni giorno, ai favori, alle raccomandazioni, preferendo “al puzzo del compromesso morale, il fresco profumo della libertà”, come auspicava il giudice, eroe antimafia, Paolo Borsellino.

QUINTA AZIONE: DENUNCIARE e PARTECIPARE. L’indifferenza è compromesso. Il silenzio degli onesti è il pericolo maggiore che ci sia per la democrazia. Ogni cittadino possa fare la sua parte, anzi debba fare la sua parte, contro il radicamento mafioso nella nostra città. Perché come dice il secondo paragrafo dell’articolo 4 della nostra bella Costituzione “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.” Quindi l’indifferenza è incostituzionale!

Occorre uscire dal silenzio e prendere parola. Abbiate sempre il coraggio di dire la vostra sia sul tema ambientale sia sul tema della lotta alla mafia, questo vuol dire fare politica. Tra di voi ci saranno di sicuro gli uomini e le donne che in futuro guideranno questa città, non perdete mai l’entusiasmo e l’energia che ho tanto apprezzato nel nostro primo incontro a scuola. 

Più prevenzione, meno terrore

Controlli antidroga sugli studenti al Polo Scolastico di Via Makalle’

Apprendiamo dalla stampa che avremo a Reggio Emilia il continuo dell’operazione “Scuole Sicure”, il piano lanciato dal governo nell’estate del 2018 contro lo spaccio negli istituti scolastici.

Nei prossimi mesi gli istituti superiori Chierici (via Nobili), Scaruffi-Levi-Tricolore (via Filippo Re) e Ariosto-Spallanzani (piazzetta Pignedoli) saranno oggetti di controlli voluti dal Comune e dalla Prefettura usando un fondo del Ministero stanziato dall’epoca ministro degli interni Matteo Salvini. Questo il progetto nel dettaglio.

Oltre a installare altre telecamere negli istituti scolastici si manderanno dipendenti comunali – agenti della polizia municipale – sia in divisa che in borghese, coadiuvati da unità cinofila, negli orari di entrata e uscita da scuole e in orario pomeridiano là dove gli studenti sono soliti intrattenersi nei pressi degli Istituti anche dopo l’orario scolastico.

Anche se siamo assolutamente favorevoli a contrastare con ogni mezzo lo spaccio nei luoghi adibiti all’educazione, non possiamo non constatare l’enorme disparità tra le risorse stanziate per azioni di controllo e repressione rispetto alle misure di prevenzione. Dei 61.000€ stanziati solo 7.000€ (11%) andranno per una campagna informativa rivolta agli studenti.

Siamo convinti che i soldi pubblici debbano essere usati prevalentemente per pagare educatori per realizzare corsi di prevenzione alle sostanze. La lotta allo spaccio non la si fa terrorizzando i ragazzi ma piuttosto investendo sulla loro formazione (consapevolezza).

Abbiamo criticato l’operazione “Scuole sicure” (operazione costosa che non ha portato risultati concreti) perché pensata non per i ragazzi ma piuttosto per raccogliere consensi tra i genitori preoccupati per l’ennesima emergenza spaccio. La stiamo riproponendo di nuovo noi nei nostri comuni e la cosa non ci trova d’accordo.

A seguito di incontri che faremo con operatori, insegnanti e studenti porteremo Comune la discussione del progetto con l’intento di costruire finalmente un progetto educativo che abbia come protagonisti i ragazzi stessi. Lo strumento migliore riconosciuto da medici, educatori e insegnanti – lo ribadiamo – è la prevenzione: che si realizza attraverso informazioni continue puntuali e conoscenza esatta di cosa le droghe sono e dei loro effetti. La stessa posizione che più volte ha richiesto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’articolo della Gazzetta di Reggio di oggi