tampone reggio emilia

😷 100€ per un tampone è troppo

Vorrei porre una riflessione politica che parte da un’esperienza diretta, credo non dissimili da quella di tanti altri reggiani. E’ stata pubblicata oggi su Il Resto del Carlino Reggio e ve la ripropongo qui sul blog.

Tornato dalle vacanze, passate in Italia tra Marche, Umbria e Abruzzo, prima di riprendere la mia vita ordinaria e rivedere i miei famigliari ho pensato bene di fare un gesto di responsabilità sottoponendomi a un tampone per l’individuazione del coronavirus SARS-CoV-2 e proponendolo anche alla mia compagna Federica. Ho sentito il mio medico di base per avere la ricetta e non ho mentito: non ho avuto sintomi, sono una persona responsabile che ha indossato sempre mascherina e mantenuto il distanziamento fisico. Con queste condizioni il medico mi ha spiegato la linea guida: devo fare il test privatamente perché bisogna lasciare la priorità a chi ha avuto sintomi e sta male, ragionamento che trovo corretto..

Ho chiamato i vari centri sanitari privati della mia città per sapere il costo del tampone a Reggio Emilia, si va dai cento ai centocinquanta euro tranne per una sola struttura, che lo mette propone a ottantacinque euro.

Farlo con l’AUSL sarebbe costato sette euro e quaranta centesimi ma il medico di base non può prescrivere il tampone orofaringeo salvo ci siano situazioni di rischio gravi di contatto diretto con il COVID19.

Io ho due famigliari stretti che se pendono il virus per la loro condizione di salute sono soggetti a rischio, per essere più chiari se prendono il Covid hanno altissime possibilità di morire.

Quindi il dilemma? è rischiare o pagare centosettanta euro per me e la mia compagna per stare sicuri.

Alla fine pagherò ma per me quella questa somma vuol dire un mese di bollette luce, gas, acqua più telefono e internet. E quindi ho pensato a quante persone precarie come me, a famiglie che vengono da mesi di cassa integrazione e non possono permettersi il tampone privatamente ma non hanno i requisiti per farlo con il pubblico. Quindi di conseguenza dovranno vivere con l’ansia quando andranno a trovare i famigliari anziani o malati.

Da qui il punto. La sanità privata, a differenza di quella pubblica, offre un servizio a mercato per trarne profitto, penso sia però necessario mettere delle garanzie per il cittadino, così da agevolare la prevenzione al di fuori dell’emergenza. Prima di tutto va potenziato il servizio pubblico che garantisce prezzi migliori al cittadino. Poi, se questo non bastasse a colmare la richiesta, lavorando in sinergia con il privato.

Propongo un buon esempio: la Regione Toscana da fine Giugno ha dato la possibilità ai suoi cittadini di svolgere il test senza situazioni di emergenza pagando il ticket in un laboratorio privato o in una struttura pubblica, in ogni caso il costo massimo non può superare ottanta euro.

Inoltre in questi giorni hanno incominciato a fare tamponi gratuiti e volontari offerti dalla Regione per chi rientra o esce dalla Toscana. Dopo Piombino e Livorno, una possibilità che nei prossimi giorni sarà estesa anche alle stazioni ferroviarie di Firenze, Pisa, Arezzo, Viareggio e Grosseto.

L’Emilia-Romagna può fare lo stesso e anche meglio perché il diritto alla salute deve essere garantito a tutti a prescindere dal portafoglio.