Troppi affidamenti diretti a Reggio Emilia

Poco tempo fa abbiamo visto come, secondo Fondazione Etica, la nostra città potesse apparire come un esempio da seguire per gli altri comuni in base ai dati per la trasparenza delle varie amministrazioni italiane. Se però si fosse andato poco più a fondo, senza fermarsi alle semplici classifiche e leggendo gli studi della Fondazione in maniera completa si può vedere come il quadro non sia esattamente edificante.

Reggio Emilia compare come uno dei comuni che fa più spesso affidamento diretto, ossia senza l’utilizzo di gare di appalto vengono acquistati dal Comune beni, servizi e prestazioni di lavoro.


La nostra città al momento dimostra di essere tra le città italiane che fa un uso maggiore dell’affidamento diretto. Troppi affidamenti diretti a Reggio Emilia insomma, dall’analisi siamo all’82% mentre Parma ricorre agli affidamenti diretti per il 69%, Piacenza al 55% e Rimini solo al 7%.

La ricerca di Fondazione di Etica mette in luce il problema degli affidamenti diretti nella nostra città.

Per essere chiari, oltre il 10% di tutti i soldi (milioni e milioni di euro) che escono dal Comune per acquistare beni, servizi e lavoro passa da affidamento diretto senza una gara d’appalto. E parliamo solo del Comune senza tenere conto delle partecipate.

Il ricorso alla procedura di affidamento diretto da parte dei Comuni può essere analizzato anche da un ulteriore punto di vista: la ricorrenza degli aggiudicatari. Sempre nello studio di Fondazione Etica si verifica quante sono le imprese fornitrici che risultano aggiudicatarie di appalti in regime di affidamento diretto più di una volta nell’anno, contando solo gli affidamenti diretti di importo uguale o superiore a cinquemila euro. Se Bergamo ha una ricorrenza al 13% e Parma al 18% invece Reggio Emilia è al 26% e questo determina una discreta ricorrenza degli stessi aggiudicatari negli affidamenti diretti.

“Questo strumento di per sé non va a mostrare un percorso negativo o essere sinonimo di clientelismo ma, come dice Fondazione Etica: un ricorso eccessivo all’affidamento diretto da parte di un Comune rispetto agli altri può costituire un alert di cui tenere conto e monitorare nel tempo.” Dicono i consiglieri comunali Dario De Lucia e Fabrizio Aguzzoli.

Guardando alla sezione trasparenza sugli affidamenti diretti e gare sul sito Comune, bisogna cercare davvero bene sul sito per trovarla, si può vedere anche differenze tra i vari servizi che fanno più o meno ricorso all’affidamento diretto e i nomi più ricorrenti delle aziende. A partire tra tutte l’area welfare rispetto ad alcune aziende della cooperazione sociale, tutte riconducibili a una stessa area o gruppo che dir si voglia, che ricevono fondi con procedure negoziate dirette senza neanche la pubblicazione del bando di gara, per importi di 39.990€ quando la soglia per fare il bando è di 40.000€. Stiamo leggendo pile e pile di documenti assieme un gruppo di studio con i cittadini da tempo, questa situazione non va bene.”

Guardando la sezione trasparenza del sito del Comune emergono troppe procedure di affidamento dirette senza gara per importi al limite a 39.990€

Ai sensi del Nuovo Codice Codice dei Contratti Pubblici, la procedura è attivabile unicamente quando nell’aggiudicazione di contratti di lavori, forniture o servizi ricorrono gli specifici presupposti indicati dagli artt. 63, commi 2-5 (settori ordinari) e 125 (settori speciali). In particolare, quando:

  1. in esito all’attivazione di una procedura aperta o ristretta, non sia stata presentata alcuna offerta o domanda di partecipazione, oppure nessuna si sia rivelata appropriata;
  2. i lavori, le forniture o i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico;
  3. per ragioni di estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili non imputabili alla stazione appaltante, i termini per le procedure aperte o ristrette o per le procedure competitive con negoziazione non possono essere rispettati.

Considerando la durata delle procedure negoziate (anche un anno), le denominazioni dei capitoli e il ripetersi anno dopo anno degli stessi soggetti e della stessa procedura viene difficile pensare il requisito urgente o specifico della procedura negoziata senza pubblicazione.

Noi richiediamo un maggiore utilizzo della messa a bando per poter avere più sicurezza e trasparenza, dando alle aziende del territorio maggiore possibilità di realizzare l’attività economica e ai cittadini più elementi per tenere traccia e controllo.

Tra poco il Consiglio Comunale sarà chiamato al voto di una proposta di modifica del regolamento dei contratti, Martedì 12 Ottobre si svolgerà proprio una commissione consigliare di approfondimento sul tema.

L’articolo de Il Resto del Carlino che denuncia la situazione rispetto ai bandi pubblici e l’affidamento diretto a Reggio Emilia