Corsi di rieducazione ai gay e ingerenze nella politica. Addio Camisasca

Uno sproloquio di convenevoli dalla politica locale ma è bene ricordare senza ipocrisie chi è e cosa ha fatto il Vesccovo Camisasca qui a Reggio Emilia: dai corsi per la rieducazione degli omosessuali alle ingerenze in Comune.


In tutti questi anni non è mai esistita una reale apertura, se non a senso unico dal vescovo, dove le persone dovevano ascoltare lui e mai il contrario. Ad esempio Camisasca non hai MAI incontrato le associazioni LGBTQIA del territorio anche se più volte c’è stata una richiesta di dialogo e ascolto e se le statistiche non ingannano ci sono omosessuali anche dentro la diocesi reggiana.

Visione che nel dialogo non aveva tracce, visione che aveva portato a Reggio Courage, difendendola realtà che voleva trattare e “guarire rieducando” le persone LGBTQIA* attraverso gli stessi step degli alcolisti anonimi, e che non gli dispiaceva nemmeno troppo essere intervistato o essere accostato ai loghi di PROVITA E FAMIGLIA, organizzatori del Family Day e principali lobbisti della peggior destra nazionale e internazionale.

Ricorderò sempre quando don Paolo Cugini, dal vescovo allontanato dalla parrocchia di Regina Pacis con un processo canonico per il suo servizio di reale apertura alla comunità LGBTQIA*, organizzò la veglia contro l’omobitransfobia e ci ritrovammo il Vescovo a parlare di castità, famiglia tradizionale e molte altre amenità come dimenticando chi il pastore aveva davanti e quanta sofferenza stessero portando quelle parole da lui pronunciate alle persone che aveva di fronte.

Di dialogo si può parlare quando si costruiscono ponti, non quando propagandano la fantomatica teoria gender, che sappiamo ormai tutti non esistere se non nella testa di quelle correnti cattoliche più integraliste, a cui il caro monsignore appartiene e rivendica con orgoglio.

Mai come in questi anni il peso della Diocesi ha influenzato la politica, anche in Comune, per chi chiaramente si lascia influenzare. Alcuni esempi: Fondi maggiorati alle scuole cattoliche della FISM rispetto a quelle comunali, super accordo sul seminario (la diocesi non mette 1 euro e porta a casa milioni) e poi magicamente a ogni tavolo del Comune c’è Camisasca, scrivendo addirittutra lettere ai consiglieri dicendo come gestire la città. Si può dire che è stato assai costoso l’appoggio al PD del Signor Vescovo alle ultime elezioni (quelle del ballottaggio con Roberto Salati per intenderci).


Al di là delle mie considerazioni personali di fine mandato del Vescovo penso che a parlare debba essere proprio Massimo Camisasca, ho deciso quindi di riportare queste interviste e parole usate da chi in tutti questi anni non ha mai ascoltato nessun rappresentante delle comunità femminista o LGBTQIA*, e anzi allontanava dalla città e dalla comunità locale chi andava contro la sua visione.

  • “In Italia la Cei si è opposta alle unioni civili perché i diritti della persona erano già riconosciuti e perché troppo forte era il rischio che una legge sulle unioni civili indebolisse l’istituto del matrimonio già fortemente in crisi”. Parole del Vescovo Camisasca sulle famiglie arcobaleno, rispetto all’apertura di Papa Francesco.
  • “La banalizzazione della sessualità ha portato alla banalizzazione dell’aborto, presentato all’opinione pubblica come un diritto e non come un dramma”.
    Parole del Vescovo Camisasca sulla pillola ru486.
  • “I genitori sono un padre e una madre, non due padri o due madri. Se accettassimo questo andremmo contro tutta la saggezza di tante correnti di studi psicologici raccolte in molte tradizioni tra cui quella cristiana. L’ideale della castità deve essere proposto non perché sia un ideale facile ma perché è possibile e può aiutare la vita affettiva a sperimentare un’integrazione tra gli orientamenti sessuali e la propria vita intellettuale e spirituale”.
    Parole del Vescovo Camisasca sulla condizione delle persone LGBTQIA* vedendo come soluzione all’amore omosessuale, la castità.

Sia chiaro, Camisasca è un vescovo che porta avanti la visione della CEI, ma ricordo che non lontano da questa città, a Bologna, Il Monsignor Matteo Maria Zuppi tiene modi e percorsi di ascolto, integrazione e amore verso le persone, ben diversi da quelli che considerano gli omosessuali persone da guarire con i corsi di Courage.

Se il pensiero di visione del mondo non ci accumuna voglio però umanamente cogliere l’occasione per fare gli auguri pubblici di una serena a meritata pensione a Massimo Camisasca.

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