Fascisti senza più giocattoli

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Saluti romani in pubblico, gadget fascisti e nazisti, dai calendari ai vini. Un problema che si ripresenta ciclicamente, e le numerose denunce fatte in molte città ad oggi non hanno risolto il problema.  Altrettanto importante è l’aggravante di pena derivante dall’aver commesso il fatto attraverso strumenti telematici o informatici: non c’è dubbio, infatti, che la propaganda di determinate condotte ha ormai trovato un terreno privilegiato attraverso le nuove tecnologie che consentono con pochi click di veicolare messaggi, immagini o simboli a una platea di destinatari certamente sconosciuta ai tempi in cui fu approvata la legge Scelba del 1952, la legge che vieta l’apologia di fascismo.

 

Non si può ricondurre a un fatto di folklore la complessa attività commerciale che ruota intorno alla vendita e al commercio di gadget che riproducono immagini, simboli o slogan esplicitamente rievocativi dell’ideologia del regime fascista o nazifascista. È necessario studiare e informare ma anche fermare questa banalizzazione dei crimini nazifascisti.
Di questo tema si parlerà sabato 23 gennaio in un incontro in programma alle 17.00 alla sinagoga di via dell’Aquila a Reggio Emilia, organizzato da Istoreco in collaborazione con il Coordinamento Provinciale Antifascista. Vi invito a partecipare.

 

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Sarà l’occasione per ragionare insieme al parlamentare Emanuele Fiano, promotore di una proposta di legge 3343 che chiede un’integrazione al Codice penale relativa al reato di propaganda del regime fascista e nazista. Nella pratica si chiede l’introduzione di un nuovo reato attualmente non inserito nel Codice penale, introducendo l’articolo 293-bis.Si introduce un nuovo comma all’articolo 4, che stabilisca che chiunque produce, distribuisce, diffonde o vende direttamente o attraverso qualsiasi modalità, anche telematica, beni mobili raffiguranti immagini o simbologie che si richiamano all’ideologia fascista o nazi-fascista commette reato di apologia di fascismo, ed è assoggettato alla stessa pena prevista dal comma 1 per questo reato, ossia la reclusione da sei mesi a due anni e alla multa da 206 a 516 euro.

Nella direzione di vietare i gadget fascisti e nazisti si era mossa anche la Regione Emilia Romagna con una risoluzione portata avanti da PD, Sel e Altra Emilia Romagna.

Fatti i dovuti passaggi è doveroso applicare una normativa valida sia per i negozi che per i mercati e fiere in tutta Italia e anche qui a Reggio Emilia.

I detrattori di questa proposta, in buona o cattiva fede, muoveranno argomentazioni di questo tipo a cui voglio rispondere subito:

i problemi sono altri 

il benaltrimo serve proprio a non voler affrontare le questioni scomode per alcuni.

dei commercianti falliranno

confido che un commerciante capace avrà ragione anche vendendo altre ambiti merceologici che non richiamino il fascismo e nazismo.

vengono venduti gadget di ispirazione comunista

Ogni Stato ha la sua storia, in Polonia vige il reato di apologia comunista ad esempio, in Italia abbiamo avuto oltre 20 anni di dittatura fascista che ha portato milioni di morti.
Consiglio di leggere come è regolata l’apologia di nazismo in Germania.

si limita la libertà di espressione

Ogni democrazia ha delle salvaguardie e dei limiti, per questo esistono le leggi. Comprare mazze con scritte fasciste e fare il saluto romano ledono queste salvaguardie e offendono la nostra storia. Consiglio di ascoltare il Presidente Pertini in questa sua analisi su fascismo e libertà di espressione che ho sempre trovato illuminante.

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