I luoghi sono di chi li vive

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A  Reggio Emilia  c’è un problema di sicurezza dicono alcuni  ma secondo me c’è un problema di vitalità e vivacità dei luoghi.

I giovani e non solo, richiedono spazi per potersi  incontrare partendo dai luoghi comuni , quali piazze parchi e strade. al di fuori della logica delle distese da aperitivo e degli eventi comandati. E’ evidente che, mentre per commercianti e residenti è semplice essere rappresentati, per i fruitori del centro storico è un compito quasi impossibile. Le parole, in questo quadro , sono quanto mai importanti. “Movida” e “popolo della notte” inducono una campagna criminalizzante di devastazione e vandalismo se non talvolta degenerazioni quali violenza e pericolosità. Chi esce la sera con gli amici non è portatore di devianza. Non si fermano i portatori di comportamenti scorretti a suon di ordinanze generiche da sceriffi che colpiscono tutti. Una città viva è una città più sicura, partiamo dai luoghi.

In altre città italiane e europee (chi ha viaggiato un minimo lo ha visto) i ragazzi semplicemente si siedono in una piazza e passano le serate insieme organizzandosi loro stessi gli intrattenimenti. Non arriviamo impreparati alla stagione estiva, scegliamo una piazza dove sedersi e vivere il centro storico è possibile, il costo di attivazione di questo progetto è zero euro, possiamo permettercelo.

 

piazze

 

Mi metto avanti e rispondo subito ai possibili oppositori alla proposta.
Se comunichiamo e condividiamo bene il progetto, dotiamo la piazza di bidoni per l’indifferenziata e di servizi igienici, non ci saranno problemi di educazione civica e rispetto dei luoghi. Se pensate che il ritrovarsi di giovani in una piazza sia motivo di pericolo, mettete di servizio una volante della forza pubblica (che magari permette di fare gratuitamente l’alcool test), vedrete che non ci saranno problemi di ordine pubblico.

14 pensieri su “I luoghi sono di chi li vive

  1. Luca

    Dario, questa soluzione del problema non c’entra nulla con la sicurezza. E’ come se volessi risolvere un problema meccanico in una macchina mettendo a posto l’autoradio, eh.
    Partiamo dal presupposto che in estate, comunque, in centro la gente c’è e le distese ci sono. Quindi, è un problema che non si pone, se non per le serate più “sfigate” della settimana (lunedì, martedì), per le quali si potrebbero pensare eventi che attirino le persone in centro.
    Il discorso del “chi ha viaggiato un minimo sa come vanno le cose”…..beh, volge a tuo sfavore. In Spagna in parecchie città (Siviglia, Valencia) vige una sorta di coprifuoco, per cui a mezzanotte circa non si può stare in distesa, con ronde della polizia che controllano. non parliamo poi della Germania, dove a mezzanotte non c’è praticamente nessuno per strada…..questo, appunto ,chi ha viaggiato lo sa.
    questa si chiama civiltà, dato che il mio diritto al divertimento deve interferire il giusto con il diritto di chi risiede a riposare.
    a mio avviso non è tanto il problema dei ragazzi della movida, nei quali troviamo una sparuta minoranza di persone veramente problematiche, ma quanto dei veri e propri criminali che affollano il centro prendendosi a bastonate (spesso) o bottigliate (idem). la sicurezza riguarda questo tipo di persone, altamente pericolose (non ragazzi che fanno caciara) che naturalmente l’amministrazione comunale non si degna di affrontare a muso duro, come una società civile dovrebbe fare.
    perchè il dialogo si fa in due, e pensare di dialogare con la marmaglia che affolla, per esempio, la piazza di fronte ai teatri, è impossibile, bisogna rendersene conto. è il classico errore della tolleranza che la sinistra, troppo spesso, sbaglia, o confonde , o interpreta male.

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    1. Riccardo Montipo'

      Luca se ti dico che la visione della vita che ti porti dentro e che si deduce dai vari concettini che hai espresso é sbagliata, mi credi? Si vive per essere felici, non per “gestire tutto con efficienza” e dimostrare così di essere migliori, questo sa chi ha viaggiato. L’iniziativa di Dario è importante e la condivido, pensa luca, se la ragazza più bella del mondo volesse bere una Ceres con te sedendosi in mezzo alla piazza e togliendosi le scarpe tu le diresti di no? Beh spero proprio che in quel caso ragionerai col cazzo, perché sennò il mondo non lo salverai neanche tu con la tua efficienza. Riccardo

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      1. Luca

        purtroppo riccardo gestire una città non lo si fa (solamente) con la felicità.
        l’efficienza, il benessere, genera felicità, unitamente ad altre cose.
        concretamente parlando, se pensiamo di risolvere i problemi di sicurezza del centro (che ripeto, a mio avviso, NON sono dettati dai giovani che girano la sera) dando la piazza ai giovani (cosa vuol dire, poi ? ) siamo veramente, veramente in alto mare.
        se vogliamo parlare di risolvere concretamente le cose, sono dispostissimo. se dobbiamo parlare di cagate quali “se la ragazza più bella del mondo te la volesse dare in centro “, per le cagate ho una stanza apposita in casa.

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        1. giona

          Bottigliate e bastonate? Tot i de!!! Come Ronco.
          Esci dalla paura Luchino se no finirai chiuso nell’apposita stanza di casa tua a sentir le voci.

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  2. Riccardo Montipo'

    Ti rispondo così: da piccoli ci insegnavano che i matematici erano persone di grandissima genialità ed intelligenza. Bene, sai qual’é stato l’obiettivo della matematica classica? Arrivare a descrivere un sistema con il minor numero di parametri, risolverlo con il minor numero di operazioni, rappresentare il risultato nella maniera più universale ma anche di facile lettura. Questa è stata la linea guida delle grandi teste del mondo, quelle che hanno deciso di affrontare la “bestia nera” mentre altri “ci davano a mucchio” senza neanche provarci. Ora, per quale motivo dovremmo attribuire alla “complicazione” una sorta di bellezza di cui ci pregiamo di riuscire a impossessarci dopo averla risolta? Non sarebbe mica meglio agire come i grandi matematici una volta tanto, e provare a rappresentare il sistema con pochi semplici parametri, tra cui per esempio, come ho già fatto, butto li la felicità?? Una donna che ti chiede una Ceres in piazza non è una cosa banale, é una cosa semplice, il significato di questi due aggettivi é terribilmente diverso. Pace

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    1. Luca

      scusami Riccardo, ma temo di non aver capito nulla di quanto tu abbia detto.
      Cioè, non è che non l’ho capito , è che mi stai rispondendo con il nulla. sei un renziano ? sei uno che ci mette cuore e calore, come direbbe Crozza?
      la questione posta da Dario è semplice, ha risposto con una proposta discutibile ma comunque concreta, e io ho posto la mia. se vuoi fare altrettanto, sono dispostissimo a parlarne, altrimenti ,se devo sentire pipponi da intellettualoide o da grande bellezza, con educazione ti saluto…
      rispondo anche a quell’altro: mi spiace tu abbia un’ottica distorta, evidentemente sul buonista andante.
      purtroppo, quanto riporto fa parte della quotidianità. vuoi che ci andiamo insieme, a verificare? andiamo di sera, di giorno, quando vuoi. ci facciamo insieme il triangolo magico via secchi, teatri, piazza della vittoria, dove gli abitanti mandano lettere alla gazzetta perchè non reggono più la situazione. non si tratta di avere paura per me, perchè magari so come reagire, quanto per persone che non sanno difendersi.
      è molto comoda sentirsi sicuri quando sei un uomo adulto e in grado di tutelarsi un minimo. manderesti la tua fidanzata da sola, in orari particolari, in quella zona ?
      se vogliamo dire che il centro è sicuro, io ti rispondo che una parte del centro non lo è, e si vede perfettamente a occhi nudi. una settimana fa alle 17 due personaggi si stavano prendendo a schiaffi in mezzo alla fontana, vedi tu. normale? un problema che non esiste? un caso isolato e sparuto ? un esempio di sicurezza del centro ? un esempio di civiltà ?
      se siamo ancora nell’ottica che la tolleranza significa tolleranza a priori, abbiamo sbagliato. poi, non stupiamoci se chi ha votato sinistra (come io ho fatto e continuerò a fare) poi si fa tentare dai M5S per non dire di peggio.
      io sostengo che il problema della sicurezza del centro non siano tanto i ragazzi che facciano caciara, quanto uomini adulti che fanno ben altro e più pericoloso, e con frequenza.
      dai, io ho più di trent’anni, è da quando ne ho 16 che ai giardini pubblici si spaccia, ma di che stiamo parlando ? della mia paura ? ma per favore

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  3. Daniele Zanoni

    Qualche tempo fa un movimento culturale ha pensato che i luoghi con le loro caratteristiche potessero influre sullo stato d’animo delle persone (cfr. lettrismo e psicogeografia). Ad esempio l’illuminazione stradale notturna è un chiaro esempio di questo principio, un luogo buio fa paura, un luogo illuminato ne fa molta meno. Credo che una città smart debba tener conto di queste cose, cioè della sicurezza percepita e della sicurezza tangibile. Prendo l’esempio dei sottopassi che portano in centro storico dal tribunale e da viale Regina Marcherita, che sono vissuti come pericolosi da buona parte dei cittadini; se alle parteti invece di murales (per me molto belli) un po’ inqueitanti ci fossero disegni rasserenanti, credo che la percezione sarebbe molto differente (costo dell’operazione: comunicare alle associazioniche fanno murales che possono contribuire con la loro arte al miglioramento psicogeografico del luogo, magari cambiando i murales ogni stagione, magari come premio ad un concorso).
    Per quanto riguarda l’utilizzo dei luoghi come punti di aggregazione si potrebbe proporre alle associazioni/scuole di spettacolo di adottare qualche piazza per i loro spettacoli (per aggregare non esistono solo i decibel) in modo da renderla viva nei momenti che adesso sono più morti, a Reggio abbiamo piazzette magnifiche che possono essere rese vive da iniziative di questo tipo. (costo dell’operazione un eventuale palco volante, qualche sedia e rendere pubblico e gestibile il calnedario degli eventi in modo che i cittadini possano prenotare la piazza).

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  4. Luca

    mi spiace molto che colui che ha lanciato la proposta non partecipi al dibattito: mi sembra che spesso si sia proclamato uno aperto al dialogo. peccato….

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  5. Dario Autore articolo

    Premetto che ci tengo a ringraziarvi tutti per i vostri commenti qui e sui social. Siano essi favorevoli o no, sono stati tutti interventi che sono entrati nel merito della questione (a parte pochissimi). Cerchiamo però di capire che in un articolo su un blog o sul giornale non si può scrivere una delibera di progetto di pagine e pagine, altrimenti le persone non leggono la proposta.

    Sono partito guardano le situazioni delle città vicine, in pratica o hanno definito che il centro storico è destinato al vivere giovanile e serale (il modello diffuso), o hanno battezzato una parte esterna della città (modello esternalizzato) oppure hanno definito solo una zona del centro storico dedicata a queste attività (modello localizzato). Io propongo proprio quest’ultimo una piazza dove superare la logica della consumazione alcoolica nella distesa del locale. Che ci crediate o no è il meno invasivo nei termini di disagio del territorio perché è la scelta che concentra e permette di seguire meglio la situazione.
    Il vantaggio che abbiamo è anche che a Reggio Emilia non abbiamo uno stato di fatto da regolare ma possiamo creare la situazione, seguendola e guidandola dall’inizio secondo le nostre esigenze.

    Voglio però che siano chiari due concetti che rassicureranno Luca: il primo è che questa operazione è frutto di un percorso di condivisione fatto con residenti, commercianti e avventori ,
    nei casi di criminalità io sono il primo che chiede l’intervento della forza pubblica. Cerchiamo però di non generalizzare, un ragazzo che si ritrova con gli amici in centro la sera non è un pericolo, non è un portatore di devianza o peggio di criminalità.

    Esci la sera per andare in un luogo e non per andare a consumare alcool per stare seduto in un locale locato nel luogo. Una piazza di questo genere serve proprio per superare la logica della consumazione alcoolica. Una volta definita insieme la piazza, ripeto insieme. Inizia un percorso di mesi di condivisione, mediazione e informazione tra tutte le parti coinvolte. Un progetto del genere va collegato a una offerta culturale che sarà fatta dagli stessi soggetti coinvolti se non ci sono soldi (Reggio pullula di gruppi musicali, scuole di danza, teatro, culturali che cercano luoghi dove esibirsi più che contributi).
    Definiamo con le forze dell’ordine il presidio permanente nella piazza rendendolo motivo di sicurezza più che di timore, con gli operatori di strada lavoriamo all’individuazione e prevenzione delle situazioni a rischi, con enia le pulizie, la disposizione dei bidoni per la raccolta e dei bagni pubblici.

    E’ molto semplice davvero, non vedo perché non provarci, la situazione ad oggi funziona? Credo di no.
    Questa proposta mira a lavorare sui luoghi e su un patto sociale nel lungo periodo più che su dei contenuti a spot che non cambiano il contesto in cui viviamo.

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  6. Luca

    Dario, grazie per la risposta.
    Quello che io critico sono principalmente due concetti.
    Il primo è il ritenere che il problema della sicurezza non percepita nell’esagono sia dovuto alla presenza dei giovani che fanno un pò di cagnara la sera. penso che qualsiasi persona dotata di raziocinio risponderebbe che non sono loro il vero problema, quanto la presenza di veri e propri criminali, principalmente radunati in una parte del centro.
    Il secondo concetto è la gestione del divertimento in sè, quindi parliamo di due concetti che vanno affrontati , a mio avviso, in maniera diversa.
    Sulla falsariga del tuo esempio, prendo due città vicine: Parma e Modena. Parma ha praticamente una via delegata al divertimento , via Farini, poi il nulla. Modena invece è più delocalizzata, a parte alcuni “agglomerati” (Pomposa, via Gallucci) .
    Per quanto possa valere la mia esperienza (non vivo entrambe le città con frequenza) penso che Modena sia migliore, in quanto garantisce una “presenza”, una vivibilità di tutto il centro, anzichè una zona delegata lasciando magari le altre parti del centro senza passaggio o vita notturna. E soprattutto, non costringe una piccola quantità di cittadini a sorbirsi tutto il caos della vita notturna (tipo Parma, via Farini)
    Comunque, io rimango dell’avviso che Reggio, per quanto riguarda locali e attività, non abbia nulla da invidiare a nessuno, anzi. Qualcuno ha fatto un calcolo dei locali aperti la sera dopo cena, mediamente ? escludo quelli che sono veri e propri ristoranti, ovviamente….ebbene, io ne ho contati più di 15, tutti dentro alla circonvallazione, eh. Oh, se questo è un centro non vivo……io rimango dell’avviso che la gente non esca non per mancanza di opportunità, quanto per mancanza di percezione di sicurezza, giusta o sbagliata che sia

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    1. Dario De Lucia

      Luca questo spazio nasce apposta per avere interazione come quella che stiamo avendo, grazie a te.
      Approvo la tua analisi sui veri pericoli del centro storico, tra questi non inserisco un giovane che esce la sera. Le persone a mio avviso non escono per il primo fattore di cui scrivi, mancano le opportunità.
      Una città con una offerta culturale e di intrattenimento diventa una città viva, gli spazi comuni si riempono e quindi sicurezza. Attenzione però al paragone, il modello diffuso lo abbiamo già oggi in centro e non sembra funzionare quindi perchè non provare una sperimentazione su un quadrante del centro storico?
      Se vediamo che non funziona, possiamo tornare indietro.

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      1. Luca

        onestamente Dario, tra Modena e Reggio c’è un abisso, pur essendo sulla stessa falsariga come modello di intrattenimento.
        concentrare tutto in un solo punto significa desertificare il resto del centro e ridurlo ad un dormitorio.
        non potrebbe esserci semplicemente più controllo ?

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  7. Pingback: Fiducia. Prima ancora che un voto vi chiedo fiducia | [ Darioreggio ]

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