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Sulla gestione dei richiedenti asilo è necessaria una presa di posizione e un ruolo maggiore del pubblico per offrire maggiori criteri di trasparenza e permettere che tutte le risorse pubbliche ministeriali siano impiegate per le persone.

Per il servizio di prima accoglienza di cittadini stranieri extracomunitari richiedenti la protezione internazionale sono presenti sul territorio di Reggio Emilia e Provincia quasi 1.400 beneficiari del Progetto Mare Nostrum sostenuto dal Fondo Europeo per i Rifugiati della Commissione Europea. Tutti i beneficiari del Progetto hanno effettuato il primo Screening Sanitario.  Tutti hanno effettuato il primo accesso presso Centro Salute della Famiglia Straniera.  Tutte le persone possiedono il tesserino sanitario PSU.

L’azienda ASP “REGGIO EMILIA – Città delle Persone è nata il 1° Gennaio 2016 e trae origine dalla unificazione delle Aziende pubbliche di servizi alla persona “RETE – Reggio Emilia Terza Età” e “O.S.E.A. – Opere di Servizi Educativi Assistenziali” , aziende che hanno risposto, nei secoli, ai bisogni sociali delle popolazioni reggiane, dall’ospitalità fornita ai pellegrini al ricovero dei mendicanti, all’assistenza ad anziani, disabili e minorenni. L’azienda è di proprietà al 96,9% del Comune di Reggio Emilia.

La finalità ASP “REGGIO EMILIA – Città delle Persone”  è l’organizzazione ed erogazione di servizi sociali, socio-sanitari, socio-educativi ed educativi rivolti a persone minorenni, a persone adulte in difficoltà, a persone con disabilità, a persone anziane, ed in particolare a quelle in stato di non autosufficienza fisica e/o psichica. Tutti gli interventi sono realizzati avendo a riferimento non solo le persone indicate ma anche le loro famiglie e i rispettivi contesti di vita e le loro comunità.

Considerato che il Comune ha ritenuto strategica la gestione pubblica dei servizi socio educativi e socio sanitari, tramite la costituzione della nuova ASP unificata; e che tra gli obiettivi dell’ASP c’è quello di migliorare, in integrazione con il Servizio Sociale, la gestione delle situazioni complesse riferite a minori in comunità educativa, oltre a quello del pieno utilizzo del personale e delle strutture della azienda. La nostra ASP non è estranea all’accoglienza dei rifugiati, sono già attivi progetti di ospitalità sui minori, per esempio.

Per il servizio di prima accoglienza di cittadini stranieri extracomunitari richiedenti la protezione internazionale sono presenti sul territorio di Reggio Emilia e Provincia oltre 1000 beneficiari del Progetto Mare Nostrum sostenuto dal Fondo Europeo per i Rifugiati della Commissione Europea. Tutti i beneficiari del Progetto hanno effettuato il primo Screening Sanitario.  Tutti hanno effettuato il primo accesso presso Centro Salute della Famiglia Straniera.  Tutte le persone possiedono il tesserino sanitario PSU.

Il ruolo dell’ASP potrebbe essere in compartecipazione e non in totale sostituzione al privato sociale, come avviene in altre città come Bologna e Ravenna, esercitando un ruolo di supporto per le attività non di prima ma di seconda accoglienza in particolare per gli aspetti dove è più preparata e può migliorare il servizio.

Oltre a questo avremo un soggetto pubblico all’interno della gestione che permetterà di realizzare un gestione più per le persone dei fondi pubblici e di migliorare la relazione tra prefettura e comune sul tema, per chi non lo sapesse per i programmi CAS la relazione è diretta tra Prefettura e ente gestore non come avviene per i programmi SPRAR che coinvolgono prefettura, comune e ente gestore.

 

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Vedendo la più che positiva crescita dei bilanci della cooperativa sociale Dimora d’Abramo, la capofila della rete di imprese private che gestiscono i richiedenti asilo sul nostro territorio, non capivo se i fondi pubblici assegnati (i famosi 35€ al giorno per persona) sono spesi interamente sui servizi per le persone oppure generano un utile.

Un utile di oltre 900mila euro (su un fatturato complessivo di 7,8 milioni), quintuplicato nel 2015 rispetto al 2014 (era di 170mila euro) grazie soprattutto alla gestione dei rifugiati, soldi che, a mio vedere, poco hanno a che vedere con una economia di gestione e che invece dovrebbero essere impiegati per le persone e non ad esempio per investimenti per oltre 50.000€ nella sanità privata (Centro 3C Salute).

Temi già sollevati pubblicamente dall’ex direttore e fondatore della cooperativa Giuliano Iotti più volte e dai sacerdoti don Daniele Simonazzi, don Eugenio Morlini e don Giuseppe Dossetti che in passato hanno mostrato perplessità verso la gestione.

Dopo un incontro in Prefettura ho capito che i resoconti di spesa per la gestione dei richiedenti asilo non vengono richiesti, ho così chiesto un incontro con la presidenza di Dimora d’Abramo ma a distanza di due settimane, dopo numerose chiamate e mail, ancora non ho ricevuto risposta se questo incontro, che ho chiesto come amministratore pubblico della comunità, ci sarà o no.  

Sono 1.400 persone gestite interamente da una rete temporanea di imprese (RTI) che fa capo a una cooperativa sociale che persegue fini di business. E’ come se l’intera comunità di Busana fosse gestita da un ente con fini di lucro pagato con fondi ministeriali, per intenderci.

Ho potuto vedere e apprezzare come lavorano i dipendenti di Dimora d’Abramo (percepiscono 1.100€ al mese con contratti precari e fanno turni massacranti) e conosco bene come si muove il Comune e l’associazionismo del territorio verso i richiedenti asilo,  a loro va il mio più grande ringraziamento per il lavoro costante e ottimo che svolgono. Così come le strutture e il mangiare dato ai richiedenti asilo è di buona qualità, sono però sicuro che potremmo utilizzare tutti i fondi pubblici per migliorare il benessere e i servizi per l’integrazione (avviamento al lavoro, corsi di italiano, attività sociali e culturali con il territorio) dei richiedenti asilo.

Con questo indirizzo Lunedì 10 Aprile presenterò in consiglio comunale un ordine del giorno in discussione di bilancio per indirizzare il Comune a occuparsi del tema. Chi pensa che la situazione sui richiedenti asilo ad oggi vada bene sarà contrario al documento, chi pensa invece che serva un maggiore indirizzo e controllo pubblico per garantire trasparenza e migliori servizi voterà invece a favore. Per me le persone verranno sempre prima del capitale.

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LEGGI L’ORDINE DEL GIORNO PER LA GESTIONE DEI RICHIEDENTI ASILO 

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Il 30 Aprile gli iscritti e i cittadini italiani saranno chiamati a decidere il segretario del Partito Democratico. Un congresso in corsa in appena due mesi non è la soluzione migliore per sviluppare un dibattito e un confronto produttivo sui temi del paese e del Partito Democratico. Odio però gli ignavi e penso che, come in consiglio comunale a Reggio Emilia, in politica bisogna prendere delle decisioni e scegliere tra le forze in campo.

Per una scelta sincera e ponderata consiglio a tutti di leggere le mozioni congressuali e guardare la storia e come si sono posti i vari candidati sui temi del lavoro, diritti civili e di cittadinanza, giovani e scuola, ambiente e ruolo del partito nella società.

Qui trovate il programma di Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

Mi trovo lontano per storia e per modi dalle posizioni di Michele Emiliano e lo stesso vale per Matteo Renzi. Il Segretario in questi quattro anni non si è occupato del partito democratico, il calo degli iscritti è reale, e ha attuato molte politiche, in primis quelle sul lavoro dall’abolizione dell’art.18 all’uso improprio dei voucher, che non hanno trovato il consenso degli italiani e anche degli stessi iscritti al Partito Democratico. I pessimi risultati al voto del referendum e delle amministrative 2016 sono un esempio, la politica delle larghe intese con la destra non ha portato vantaggi e anzi ha minato completamente i rapporti con le associazioni del mondo del centrosinistra (sindacati, Anpi e altri partiti di sinistra per citarne alcune). Nella mozione congressuale Matteo Renzi propone contributi per i redditi inferiori e un ruolo più attivo degli iscritti attraverso consultazioni, formazione e investimento nella comunicazione e nell’albo degli elettori. Tutto ottimo, ma in questi quattro anni dov’era e cosa ha fatto da Segretario e da Premier?

Andrea Orlando e la sua squadra non sono il progressismo e l’innovazione a cui faccio riferimento. Bisogna però riconoscere il fatto che il programma ha elementi concreti di contrasto alla povertà come il redditto di inclusione, la lotta alle disuguaglianze con la progressività dell’imposizione delle tasse in base al reddito e rivedere la disciplina dei licenziamenti collettivi e disciplinari, dei voucher e degli appalti. Poi approvo la revisione della riforma scolastica “Buona Scuola” che ha creato disuguaglianze e buchi neri tra i docenti, la legge per regolare i rapporti tra lobby e politica e sulla trasparenza delle fondazioni politiche. Trovo necessario il passo in avanti sui diritti civili approvando leggi che da troppo tempo sono ferme in Parlamento come quella sul fine vita, la cittadinanza sullo ius soli e l’inserimento del reato di tortura nell’ordinamento giuridico italiano. Sul versante della vita del Partito Democratico approvo la distinzione tra il ruolo del presidente del consiglio e quello di segretario nazionale e la fine dei doppi e tripli incarichi ma soprattutto il richiamo alla nuova creazione del centrosinistra iniziando nuovamente il dialogo con quei mondi che da noi si sono allontanati o peggio ora ci sono avversari.

Qui trovate una sintesi della mozione congressuale di Andrea Orlando con i punti più rilevanti.

Per i più pigri, qui di seguito trovate un video di Formiche che spiega i contenuti del programma di Andrea Orlando in pochi minuti.

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Il 27 Febbraio, giorno dell’indipendenza della Repubblica del Sahrawi, abbiamo approvato in Consiglio Comunale a Reggio Emilia una mozione scritta con l’associazione reggiana Jaima Sahrawi che da anni ha attivi numerosi progetti come ad esempio Jaima Tenda per ospitare in famiglia sul territorio reggiano bambini dei campi profughi sahrawi. 

Quarant’anni fa, il 27 febbraio del 1976 a Bir Lahlou, piccola oasi nell’angolo nord-orientale del Sahara Occidentale, il Fronte Polisario proclamava la Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd). Oggi come allora resta uno stato fantasma, riconosciuta da 81 paesi, ma non dall’Onu e dall’Ue. Ma qualcosa potrebbe cambiare se gli stati europei non solo riconosco la causa saharawi ma si attivano nelle sedi delle Nazioni Unite per sbloccare la situazione internazionale.

Nell’attesa infinita del referendum per l’indipendenza, continuamente rimandato da 40 anni, il popolo saharawi resta in esilio nel deserto algerino. Sono oltre 165 mila, secondo le stime dell’Unhcr, i rifugiati che vivono nei campi allestiti dalla Repubblica Araba Democratica Saharawi. Accampamenti fatti di tende e piccole costruzioni di sabbia che, all’arrivo della stagione delle piogge, quando sono particolarmente abbondanti, si sgretolano come castelli sul bagnasciuga. Se d’inverno con i temporali e il vento il rischio di perdere la casa è costante, nelle stagioni calde le temperature superano anche i 50 gradi. Il popolo saharawi sopravvive così, con dignità, da oltre 40 anni. Solo gli aiuti umanitari permettono alla popolazione di sopperire alle carenze del luogo ostile che li ospita.

l’Italia dal 1° gennaio 2017 siede nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in qualità di membro non permanente e ciò rappresenta un’occasione importante per sostenere l’attuazione dei dispositivi previsti dalle numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell’Assemblea generale su questo conflitto. In questa direzione va il documento che abbiamo approvato in Comune a Reggio Emilia, invito tutti gli amici consiglieri e i cittadini attivi a presentare questo documento nei vostri comuni per fare pressione sullo Stato Italiano per provare a sbloccare la situazione gravosa in cui vive il popolo saharawi.

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Leggi e scarica la mozione per il popolo Sahrawi

 

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“Abbiamo deciso di andare sulla luna. Abbiamo deciso di andare sulla luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese, non perché sono semplici, ma perché sono ardite, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre.” (Tratto dal discorso sulla luna di J.F.K. Alla Rice University)

Anche noi abbiamo la nostra Luna.

La nostra luna è il matrimonio egualitario e diritti condivisi per tutti.
Non abbiamo intenzione di rimandare o di tirarci indietro in questa sfida.

E come in ogni famiglia, anche noi del Circolo Darwin chiediamo al Partito Democratico di Reggio Emilia e a tutto il centrosinistra di scendere in piazza con noi il 3 Giugno.

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REMILIA PRIDE: IL PRIMO GAY PRIDE DELLA CITTA’ DI REGGIO EMILIA.
SABATO 3 GIUGNO 2017 LA CITTÀ SI TINGE DI ARCOBALENO PER MANIFESTARE A FAVORE DEI MATRIMONI EGUALITARI.COME SARA’ IL PRIDE E PERCHE’ LO FACCIAMO.

 

Era uno degli obiettivi che mi ero dato con voi per la città, alzare l’asticella sul tema dei diritti civili con un gay pride qui a Reggio Emilia. Con i ragazzi e ragazze di Arcigay Gioconda ci stiamo lavorando da Novembre 2016 e finalmente siamo pronti.

Reggio Emilia si prepara a festeggiare il primo gay pride dell’area mediopadana: sabato 3 giugno le strade e le piazze reggiane si tingono di arcobaleno per il REmilia Pride, la manifestazione per l’orgoglio Lgbti, realizzata da Arcigay Gioconda in collaborazione con i comitati arcigay di Bologna, Parma, Piacenza, Modena e Mantova, con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia.

Per la prima volta queste sei città scenderanno in piazza insieme per gridare forte e con orgoglio “Sì, lo vogliamo!” in nome dei matrimoni egualitari. Il prossimo 3 giugno sarà una grande festa, alla quale parteciperanno migliaia di persone, ma soprattutto un momento per ribadire la necessità di intraprendere un percorso giuridico e legislativo che porti all’estensione del matrimonio, con i suoi diritti e doveri, alle coppie omosessuali. Dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili, che ha colmato uno spazio per troppo tempo lasciato vuoto, è necessario fare un passo in avanti come già accaduto in altri paesi come Inghilterra, Francia e Spagna, per garantire pari dignità a tutte le persone, nessuno escluso.

Quello di Reggio Emilia sarà il primo pride di tutto il Nord-Italia. Nato da un percorso intrapreso da un’ampia rete di associazioni, ciascuna con storie diverse alle spalle, REmilia Pride sarà un grande evento che coinvolgerà l’area mediopadana e la Regione Emilia-Romagna, anticipato da tante iniziative culturali e politiche in programma da marzo fino al corteo del 3 giugno.

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La conferenza stampa di lancio del REmilia Pride

 

IL DOCUMENTO POLITICO - Reggio Emilia, città del Tricolore e della prima unione civile italiana, si fa portavoce del bisogno di diritti civili che oggi vede nell’Italia un paese di serie B, in Europa e nel mondo. Il Pride è una manifestazione di orgoglio e consapevolezza, una festa in cui ognuno nella propria identità si unisce agli altri per il bene di tutte le persone. Non importa se si è etero, gay, transgender, cattolici, laici, di sinistra, di destra, giovani o anziani: i diritti e la libertà valgono per chiunque.

Tutti insieme per un momento di festa, dunque, ma soprattutto per avanzare proposte politiche e fare ascoltare la propria voce, chiedendo maggiori diritti e tutele per le persone Lgbti, a cominciare dal matrimonio egualitario. Oltre a questa, la piattaforma rivendicativa – una sorta di road map utile a condividere, con le istituzioni, percorsi ed obbiettivi – rilancia a livello locale, regionale e nazionale, alcune delle battaglie storiche del movimento Lgbti, come l’aggiornamento della legge 164 per consentire il cambio anagrafico di nome e genere senza l’obbligo dell’intervento chirurgico, il rafforzamento delle azioni e dei progetti contro l’omotransfobia e il bisogno di una legge vera contro le discriminazioni per orientamento sessuale e di genere. LEGGI IL MANIFESTO DEL PRIDE

 

LA CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI – Per affrontare l’onere delle spese connesse all’organizzazione del REmilia Pride, è partita una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Eppela, utilizzando lo strumento del crowdfunding. Sarà possibile donare direttamente collegandosi all’indirizzo https://www.eppela.com/it/projects/12847-remilia-pride, devolvendo una quota, anche piccola, a sostegno dell’iniziativa. L’obiettivo è raggiungere il traguardo di 4.000 euro di donazioni in 40 giorni, per finanziare parte delle iniziative in programma sabato 3 giugno.

Non sarà solo uno strumento di raccolta fondi, ma anche un modo per fare conoscere la nostra attività e promuovere tutto il percorso intorno al gay pride. Contribuire è semplice: basta registrarsi sul sito www.eppela.com, inserendo nome, cognome ed email. A questo punto basta scegliere il progetto REmilia pPide, cliccare sul tasto  “Contribuisci” o selezionare direttamente una ricompensa fra quelle proposte.

 

IL 3 GIUGNO E GLI EVENTI DI ANTICIPAZIONE – Sabato 3 giugno un grande corteo arcobaleno, riunito sotto lo slogan “Sì, lo vogliamo!”, attraverserà le vie e le piazze di Reggio Emilia, dalla stazione centrale fino a piazza della Vittoria, dove arriverà la manifestazione. Qui sono in programma una serie di interventi e testimonianze legate al tema conduttore del REmilia Pride, il matrimonio egualitario: sul palco si alterneranno rappresentanti delle Famiglie arcobaleno, testimonial Lgbti, musicisti e molto altro ancora. La serata si chiuderà con una grande festa e un concerto. Tutta la piazza della Vittoria sarà allestita con bandiere arcobaleno e punti informativi a cura delle diverse associazioni che aderiscono a REmilia Pride: tra questi, uno spazio a cura di Uisp Reggio Emilia, stand informativi e un punto dove potere eseguire il test per l’Hiv, in collaborazione con Ausl Reggio Emilia.

Ma il corteo sarà solo la tappa finale di un calendario ricco di eventi, che comprende presentazioni, incontri, eventi culturali, ludici e conviviali da metà marzo fino al Remilia Pride. Tre mesi di preparazione al 3 giugno, durante i quali saranno toccati i vari ambiti di interesse per cui si batte il movimento Lgbti, tra cui i rapporto tra omosessualità e handicap, l’accesso al mondo del lavoro, le discriminazioni legate all’orientamento sessuale, la difficile questione dei migranti omosessuali.

Tanti saranno gli ospiti che si alterneranno in questi mesi, a cominciare dal giornalista e scrittore Piergiorgio Paterlini, ospite di una serata in programma il prossimo 24 marzo  alla Ghirba -Biosteria di via Roma, a Reggio Emilia. È poi in programma per il 20 maggio un pranzo con Monica Cirinnà e lo sceneggiatore e scrittore Ivan Cotroneo, mentre si svolgerà ad aprile il Drag Queen Bingo al Circolo Arci Pigal. Ci saranno spazi per i temi legati al rapporto tra omosessualità e handicap o al diritto al lavoro delle persone Lgbti: uno in particolare sarà dedicato alla questione dell’accoglienza ai migranti Lgbti, con la partecipazione di Giorgio Dell’Amico, referente nazionale Arcigay.

Il comitato promotore collabora già con: Comune di Reggio Emilia, Cassero Lgbti center di Bologna, Gruppo Jump, Polis, Agedo, Arci – Comitato territoriale di Reggio Emilia, Circolo Arci Fuori Orario, Cgil Reggio Emilia, Ausl Reggio Emilia, Farmacie Comunali Riunite, Ghirba-Biosteria della Gabella, Uisp, Circolo arci Kessel, Iniziativa laica, Ottavo colore, Arci lesbica, Amnesty international gruppo giovani Parma, NovaRES, Tutti i mondi Parma, Ostello della Ghiara, Circolo Arci Pigal, Coop Alleanza 3.0, Legacoop, Assicop – Unipol, Boorea.

Se volete darci una mano oltre alla donazione per le spese potete diventare volontari del Pride.
Stiamo facendo qualcosa di stupendo e abbiamo bisogno dell’impegno di tutti i progressisti.

Gay Pride_ Gazzetta di Reggio_10 Marzo 2017

 

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