Dal 2017 molti lavoratori e lavoratrici a partita iva in Italia possono beneficiare di importanti tutele relative alla malattia, agli infortuni e al percepimento dell’indennità di maternità.

Tutti i lavoratori e le lavoratrici che versano i contributi alla gestione separata INPS non iscritti ad ordini professionali, possono godere di queste importanti tutele senza dover pagare nulla e senza entrare in conflitto con le eventuali assicurazioni private stipulate in proprio.
Per esercitare tali diritti, e usufruire di queste tutele, puoi rivolgerti al patronato Inca Cgil per avere assistenza e consulenza dall’inizio alla fine del percorso.  Qui potete accedere a tutte le tutele e servizi. 

Vi aspettiamo a Impact Hub Reggio Emilia, Via Statuto,3 Giovedì 11 Ottobre alle 18.30 per informare tutte le partite iva di Reggio Emilia dei diritti e delle tutele a cui hanno diritto, come malattia, infortunio, maternità. 

Sarà presente Silvano Cavalletti – responsabile Formazione e consulenza Inca Reggio Emilia – per spiegare qauli le tutele di cui si dispone per legge.  Seguirà aperitivo offerto dalla CGIL Reggio Emilia.

L’evento è gratuito ti chiediamo però di dare conferma cliccando qui o mandando un messaggio what’s app al 3384623474 o scrivendo una mail a re_precari@er.cgil.it

sulla mia pelle stefano cucchi reggio emilia

Con piacere vi invito Martedì 23 Ottobre al Circolo Arci Gardenia (Viale Regina Elena 14) per la proiezione gratuita del film “Sulla mia pelle – Gli ultimi giorni di Stefano Cucchi”, saranno con noi gli amici della Onlus Stefano Cucchi.
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SULLA MIA PELLE – Gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi

Sulla mia pelle racconta quindi i giorni immediatamente precedenti quel 22 ottobre 2009 quando il giovane Stefano Cucchi, geometra di 31 anni, muore dopo sei giorni di arresto per detenzione di stupefacenti.

Dopo lunghi anni di vicende giudiziarie, fatte di decine di udienze, perizie, maxi perizie e centinaia di testimonianze e consulenze tecniche ascoltate, il nome di Cucchi si legge ancora oggi sulle pagine dei giornali quando si parla di violenza eccessiva da parte delle forze dell’ordine o, con toni più forti, di omicidio di Stato.

20.00 Aperitivo con buffet offerto
21.30 Proiezione del film a ingresso libero (riservata ai tesserati arci) con offerta libera.

A seguire intervento di Rossana Noris – vice presidente Associazione Stefano Cucchi.
Durante la serata per chi vorrà ci sarà la possibilità di iscriversi all’ Associazione Stefano Cucchi.

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La finalità principale di questo documento è quella di salvaguardare i piccoli sistemi produttivi consolidati da tradizioni locali, mettendo a disposizione dei cittadini e delle microimprese di Reggio Emilia un laboratorio di trasformazione vegetale e animale al fine di poter ottenere una pluralità di prodotti destinati al mercato locale in spazi limitati e con modesti investimenti e così facendo sostenere l’economia. LEGGI IL DOCUMENTO

I prodotti alimentari locali, soprattutto biologici, stanno conoscendo un’espansione e un successo ineguagliabili. Dopo i Gruppi di Acquisto Solidale e la prolificazione degli orti urbani e a Km 0, il settore ortofrutticolo e non solo della filiera corta sta conoscendo una nuova ed esaltante fase di sviluppo.  Un laboratorio di trasformazione alimentare può offrire una combinazione infinita di prodotti, proponendo la preparazione di ricette tipiche della tradizione emiliana ma anche dando la possibilità ai cittadini di preparare alimenti di cucina straniera.

Tale locale può essere destinato alla:

  • macellazione aziendale di avicoli e cunicoli e piccola selvaggina allevati nell’azienda agricola
  • lavorazione delle carni
  • produzione di conserve vegetali
  • smielatura
  • produzione di derivati del latte
  • lavorazione di altre piccole produzioni a partire da materie prime aziendali

In linea di massima, non sono richieste conoscenze tecniche particolari. Il vantaggio di questa attività artigianale risiede nel fatto che, oltre alla vendita diretta ai consumatori finali, fra i propri clienti sarà possibile annoverare anche i negozi di prodotti tipici e biologici della zona, i punti vendita di prodotti di alta qualità  ma anche agriturismi e ristoranti in cerca di prodotti non paragonabili a quelli delle lavorazioni industriali.

Tale laboratorio ha come finalità quella di garantire la sicurezza degli alimenti lungo tutta la filiera alimentare a partire dalla produzione primaria. Così che i prodotti trasformati seguano il metodo HACCP e un corretto smaltimento dei rifiuti. I vantaggi sono:

  • Si permettono le lavorazioni di più prodotti in un unico locale.
  • Non si richiedono onerosi investimenti per strutture ed attrezzature.
  • Si consente la vendita di piccoli quantitativi prodotti ottenuti in ambito locale anche al dettaglio.

La Regione Emilia Romagna, con la Legge  4/2009, ha provveduto a normare le attività agrituristiche; con successiva deliberazione della Giunta regionale 987/2011  ha approvato la norme operative della legge medesima che prevedono:

  • possibilità di macellazioni in locali a requisiti ridotti;
  • possibilità di utilizzare la cucina agrituristica nei giorni di chiusura per lavorazioni e trasformazioni a basso rischio igienico sanitario;
  • possibilità di prevedere un laboratorio pluriuso per la lavorazione dei prodotti agricoli.

Il quadro normativo vigente nella nostra realtà consente quindi, da diversi anni a questa parte, di effettuare in un unico locale adeguatamente attrezzato più lavorazioni che, seguendo le singole normative di settore, richiederebbero autorizzazioni e locali specifici.

Il programma regionale di sviluppo rurale 2014 – 2020 concede finanziamenti a favore delle attività agrituristiche nell’ambito del tipo di operazione 6.4.01 “Creazione e sviluppo di agriturismi e fattorie didattiche”. Nei primi mesi del 2019 è prevista la pubblicazione di un ulteriore bando – l’ultimo dell’attuale periodo di programmazione – con una disponibilità prevista di circa 4 milioni di euro.

Questo documento impegna il Sindaco e la Giunta Comunale:

  • A inserire nel DUP “Documento Unico di Programmazione” del Comune di Reggio Emilia l’obiettivo di realizzare un laboratorio di trasformazione alimentare a Reggio Emilia.
  • A contattare le associazioni di categoria del settore agroalimentare e dello sviluppo economico del territorio che potranno contribuire e collaborare al progetto. A contattare altresì istituti superiori agrari, come l’Istituto Antonio Zanelli e l’Istituto Angelo Motti, l’Università di Reggio Emilia, la facoltà di Agraria, e il C.R.P.A. “Centro Ricerche Produzioni Animali” per creare sinergie .
  • A convocare entro tre mesi dell’approvazione di questo documento una commissione consigliare per trattare i progressi di tale proposta e aggiornarsi sui lavori da svolgere.

LEGGI LA MOZIONE PER CREARE UN LABORATORIO DI TRASFORMAZIONE ALIMENTARE A REGGIO EMILIA 

Dopo essermi confrontato con un gruppo di cittadine reggiane attiviste sul tema dei diritti umani in Palestina ho consegnato con il gruppo PD, Mdp e SI un documento sulla Scuola di Gomme del villaggio beduino Khan al Ahmar oggetto di attacco da parte del governo israeliano. Il Comune di Reggio Emilia  si unisce agli altri comuni per per supportare l’ambasciata nelle pressioni al Governo Israeliano per non demolire questa scuola costruita dalla cooperazione italiana che assicura l’istruzione a tutti i bambini del villaggio.
LEGGI IL DOCUMENTO

Duemila pneumatici usati per il diritto all’istruzione dei beduini palestinesi che vivono in Area C. Ciò che sembrava impossibile è divenuto realtà: la Scuola di Gomme di Khan al Ahmar, campo beduino situato tra Gerusalemme e Gerico, ospita oggi cento bambini della comunità Jahalin. Circondati da insediamenti israeliani, esclusi da ogni servizio di base, i beduini vivono in condizioni di estrema marginalità. Molti di questi piccoli, prima dell’intervento della ONG italiana Vento di Terra avevano abbandonato gli studi.

Il gruppo ARCò – Architettura e Cooperazione ha progettato la scuola in architettura bioclimatica e coordinato la squadra di operai locali che in due settimane ha realizzato la struttura. Nell’agosto del 2009 il Ministero dell’Istruzione palestinese ha riconosciuto ufficialmente l’edificio. La scuola, che è stata dotata di un impianto fotovoltaico grazie al contributo della Cooperazione Italiana, ora ospita cinque classi elementari. Il progetto è stato presentato alla XII Biennale di Architettura di Venezia nel 2010. L’edificio, “non permanente” dal punto di vista strutturale, è stato realizzato con pneumatici, argilla e legno per non contravvenire ai regolamenti militari israeliani che vietano la costruzione non autorizzata di edifici in area C.

Successivi interventi hanno realizzato aule e spazi aggiuntivi, sempre in cooperazione con Arco’ e tramite l’utilizzo di tecniche di architettura bioclimatica e materiali naturali e di riciclo.

Il progetto di cooperazione internazionale è stato finanziato e supportato da Cooperazione Italiana allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri, CEI, Tasm, Comuni di Bresso (MI) Cesano Boscone (Mi),Corsico (Mi), Rozzano (Mi), Nazca Soc. CoopArt Kitchen, Associazione Namastè, Sister of Nigrizia – Jerusalem, Pax Christi, UN OCHA – ERF program, UNDP – CRDP program.

Il progetto ha beneficiato di un’ampia copertura mediatica ed è apparso sui maggiori network internazionali. Nonostante ciò la “Scuola di gomme” è al centro di una complessa vicenda legale.

Il diritto all’istruzione dei minori beduini palestinesi e il sostegno all’autodeterminazione delle comunità locali sono nostri obiettivi principali. Seguiamo la scuola e i bambini che la frequentano passo passo nel processo di crescita, supportando gli insegnanti e promuovendo attività extra-scolastiche.

Il plesso, meta di numerose delegazioni internazionali, è sotto ordine di demolizione e subisce la pressione delle vicine colonie. A difesa del diritto allo studio la ONG Vento di Terra ha lanciato la campagna: “Chi demolisce una scuola demolisce il futuro”. All’appello si sono uniti Amnesty International, Unrwa e Unicef.

Dopo una lunga battaglia legale, la Corte Suprema Israeliana a maggio aveva stabilito la demolizione definitiva delle strutture, e lo spostamento a 12 chilometri di distanza delle 35 famiglie di residenti. Mercoledì 4 Luglio le forze israeliane hanno circondato la piccola comunità beduina per procedere al trasferimento dei 180 residenti. Decine di attivisti si sono uniti agli abitanti per protestare contro lo smantellamento e impedire alle ruspe di demolire le case e la scuola frequentata anche dai bambini dei villaggi vicini. Sono così avvenuti gli scontri con la polizia. Undici gli arresti e quattro gli agenti feriti, dopo che i manifestanti hanno lanciato pietre, cercando di bloccare i macchinari inviati per costruire una strada d’accesso in vista della demolizione. I media palestinesi hanno parlato invece di più di 35 feriti tra i residenti e gli attivisti, locali e stranieri.

Giovedì 5 Luglio sono intervenuti con fatica sul luogo della Scuola di Gomme i diplomatici europei che però sono stati bloccati nella loro visita al villaggio dai soldati israeliani.  La zona è stata dichiarata “zona militare” proprio per impedire l’accesso ad osservatori internazionali e associazioni benefiche. La distruzione della scuola è strettamente collegata all’intenzione, dichiarata, di distruggere il villaggio e deportarne gli abitanti per fare posto ad altri coloni israeliani, così da spezzare la residua continuità del territorio palestinese.

Ad oggi la Corte Suprema israeliana ha solo sospeso la demolizione della suola. E’ una vittoria, temporanea, dei diplomatici di sei Paesi europei: i rappresentanti di Italia – con il Console Generale d’Italia a Gerusalemme Fabio Sokolowicz da tempo in prima fila sul progetto – Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna, a cui si sono aggiunti anche Norvegia e Svezia, si sono fatti carico di protestare con fermezza con Israele per il provvedimento di demolizione che è stato però solo sospeso.

Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia

Esprime profonda preoccupazione per la sorte dei 200 bambini della scuola primaria, appartenenti alla comunità beduina Jahalin, tra le più povere della Palestina. La demolizione della scuola priverebbe i 200 alunni di una risorsa fondamentale e, di fatto, dell’esercizio al diritto allo studio.

Si unisce alle richieste della diplomazia italiana in Israele per la richiesta di annullare definitivamente la demolizione della Scuola di Gomme.

INVITA IL SINDACO

Ad intervenire presso il Governo Italiano perché attivi rapidamente tutti gli strumenti diplomatici affinché la scuola di Alhan Al Ahmar a Gerusalemme est, una realizzazione importante della cooperazione italiana, non venga demolita e si preservi un servizio fondamentale per i minori delle comunità beduine, già pesantemente colpite dal conflitto.
A mandare questo documento al Ministero degli Esteri.

 


LEGGI LA MOZIONE IN SUPPORTO DELLA SCUOLA DI GOMME

dario de lucia e federica dai bambini siriani a kilis

Il racconto del viaggio umanitario di Luglio con Time4Life al confine turco-siriano per aiutare i bambini siriani profughi di guerra. Io e Federica abbiamo portato i 150 kg di aiuti che i reggiani ci hanno donato, qui trovate le foto delle donazioni eseguite e del viaggio.

Kilis è una città turca che dista qualche kilometro dal confine siriano, esattamente 1,30h di auto da Aleppo e dalla città indipendente curda di Rovaja. Questa città di confine ha 80.000 abitanti e oltre 140.000 profughi siriani. La Siria infatti vive nella guerra civile da sei anni. La situazione è quanto mai complicata e i fronti sono molteplici: l’esercito regolare di Bashar al-Assad, le forze di opposizione, i combattenti curdi, ma anche le frange estremiste di Al Nusra e Isis. Poi ci sono gli appoggi palesi o meno di Russia, America, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Regno Unito, Francia, Iran… ognuno ha una figurina e una parte in questo conflitto. Una piccola guerra non tanto fredda che dura da sei anni. E proprio a Kilis è una tappa obbligata di questo scenario per centinaia di migliaia di siriani che decino di lasciare la guerra e la miseria passando per la Turchia. Andando su una collina è possibile vedere la bandiera gigante della Turchia che segna il confine, quella stessa bandiera che nel 2016 era dell’Isis e da cui partivano i lanci di razzi che causarono decine di morti e ancora oggi lasciano il segno nelle case del centro storico della città. Poco distante in territorio siriano una tendopoli in mezzo alla sabbia, casa di 500.000 persone. Chi da questo fazzoletto di terra che ospita tante persone come l’intera provincia di Reggio Emilia riesce ad arrivare in Turchia inizia una nuova storia che potrà proseguire con la rotta dei balcani oppure fermandosi qui aspettando che la guerra termini per poi tornare a casa. Io e Federica abbiamo deciso di partire per dare un contributo reale e abbiamo provato a farlo in maniera corale coinvolgendo quante più persone possibili, abbiamo portato oltre 150 kg di aiuti dei reggiani alle famiglie siriane del posto seguite della Fondazione umanitaria Time4Life International di Modena – questi donatori meritano un ringraziamento, non avete idea di cosa comporti per chi non ha nulla ricevere cibo, giochi e vestiti – Time segue 250 famiglie con aiuti alimentari, alla casa e all’istruzione dei bambini. Nei giorni di attività abbiamo distribuito i pacchi alimentari a chi sopravvive in città e anche nei campi irregolari di chi ha varcato il confine di nascosto. Questo è anche il pretesto che ha l’associazione per vedere lo stato di salute dei bambini e la situazione famigliare. Quello che ho visto e vissuto voglio raccontarvelo attraverso tre storie di persone diverse tra loro, per tutelare l’identità delle persone userò nomi di fantasia, le storie invece sono tutte purtroppo vere.  Le storie sono quelle di Arturo, Fareeda e Adeela.

dario de lucia kilis confine siriano

Arturo ha quasi 50 anni e tre figli, è turco, benestante, parla correttamente l’arabo e l’italiano, da 6 anni dopo il lavoro si occupa di supportare tutti i giorni le famiglie che Time4Life segue, quando partecipi alle missioni è lui che ti ospita a casa sua ed è sua moglie che ti cucina i pasti. Perché lo fa? Perché il weekend non sta con i suoi figli ma fa avanti e indietro dal supermercato e della farmacia per i bambini siriani che vivono a Kilis?

Arturo è stato clandestino in Italia negli anni novanta e ha girato il paese facendo diversi lavori fino a stabilizzarsi e diventare regolare, una volta tornato e una volta che la guerra siriana è iniziata ha deciso di organizzare gli aiuti rischiando lui stesso, portando materiali anche nei campi in Siria e andando dalle famiglie anche quando l’Isis bombardava Kilis (ancora oggi si vedono i segni dei razzi sulle case). Arturo è quello che alcuni in Italia bollerebbero come un “buonista” parola che in Turchia non esiste e anzi è tenuto in grande considerazione dalla comunità per l’attività umanitaria che svolge. E lui ogni giorno sorride, segna e annota tutto sul suo quaderno mentre il telefono suona continuamente per richieste di aiuto di ogni genere e sorride ancora di più quando i bambini rincorrono il suo furgone e lo salutano per le strade della città.

Arturo ci porta a pulire, stuccare e imbiancare una piccola casa nel centro di Kilis. Questa casa rappresenta la speranza e il riscatto di Fareeda che ora vive in un casa (quando intendo casa intendo un riparo abbandonato con quattro mura senza acqua, luce, servizi) senza il tetto poco distante con il suo bambino, la mamma, due sorelle. Fareeda è stata una schiava dell’Isis, è stata trovata in fin di vita in un campo a 17 anni incinta di un bambino che ha voluto tenere. Le mani ansiose e i movimenti continui e veloci della testa nei momenti di pausa mentre ci parla ci fanno capire che a distanza di anni (ora ha 21 anni) sarà dura dimenticare il rapimento, gli stupri e le violenze subite ma ha lo spirito ancora forte. La voglia di ricominciare da quella piccola casa di 45 metri quadri e due stanze che abbiamo preparato per le lei e il suo bambino, una casa che vuol dire per lei indipendenza e la possibilità di trovare un compagno.

Adeela ricorda la ragazza della foto “Ragazza Afgana” di Steve McCurry. Ha 10 anni, la più grande di nove fratelli che lei accudisce e si sente già donna tanto che indossa un pezzo di stoffa a mo’ di hijab. Si sente grande tanto che mentre distribuivamo i giochi ai suoi fratelli e sorelle lei organizzava la consegna e dava quel che riceveva alle più piccole. Ha avuto la possibilità di andare a scuola ma ha rifiutato perché nella fattoria, che in realtà è una specie di allevamento di polli fuori Kilis dove la famiglia ha una stanza e una lamiera come cucina, c’è molto da fare e poi perché si sente orgogliosa e non vuole tornare a studiare nella scuola turca dalla prima elementare, lei che è già grande.

“A casa loro”, il mantra che sentiamo da anni cozza contro la realtà della cose, ora più che mai è importante aiutare, conoscere e far conoscere le situazioni difficili da cui provengono i migranti. Io e Federica abbiamo deciso di adottare un neonato e la sua famiglia per assicurargli almeno due pasti al giorno e di convincere Adeela a iniziare la scuola, il tutto ci costerà poco più di 30€ al mese.

Torneremo ancora sul confine siriano, se anche voi volete fare questo viaggio umanitario o contribuire ai pacchi alimentari per i bambini siriani potete contattare Time4Life tramite il sito www.time4life.it. Se volete maggiori informazioni sulle attività e sentire una testimonianza diretta mi rendo disponibile, potete scrivermi una mail a deluciadario@gmail.com o contattarmi direttamente alla pagina facebook. 
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