logo_2014Ormai quattro anni fa insieme ad un gruppo meraviglioso di giovani del PD e non del PD abbiamo creato un concorso per la musica emergente dal nulla. Con SputnikRock abbiamo cercato di unire due esigenze che premevano il nostro impegno civico e la nostra militanza: la prima era dare spazio ai gruppi musicali, la seconda era rinnovare e mettere in rete il circuito delle feste democratiche, le ex Feste de l’Unità. Abbiamo creato un circuito che riunisce innumerevoli partner e amici ma soprattutto coinvolge feste e mondi giovanili tra Reggio Emilia, Modena e Bologna. Non male per una esperienza creata e gestita da volontari.

In quattro anni si sono iscritte al contest più di 1.000 band, c’è fame di musica ma soprattutto di spazi.

I costi e le esigenze della musica sono cambiati negli anni, comprarsi gli strumenti e registrare un disco è diventato (quasi) accessibile a tutti, mancano però gli spazi per la musica dal vivo “dal basso” e originale. Abbiamo sempre creduto nella rivoluzione promossa dai gruppi emergenti attraverso la loro musica inedita e originale, spesso sottovalutata. Con SputnikRock infatti si vince un’occasione. La band vincitrice non riceve soldi ma date nei locali, interviste radio e promozione in Emilia. Noi siamo nati per dare spazio alle band e puntiamo a far conoscere la buona musica originale che altrimenti non troverebbe collocazione in un panorama dominato da talk show televisivi, major commerciali e agenzie di cover band.

Oggi, 1 Marzo, partono le iscrizioni e andranno avanti fino al 1 Maggio 2014.

Per qualsiasi informazione vi rimando al sito www.sputnikrock.it (lo stiamo aggiornando) e al video promo di quest’anno che trovate qui sotto.

In questi giorni mi sono trovato con Pietro Borciani di SEL e insieme ci siamo interrogati  sul come rivitalizzare il centro storico e contemporaneamente rispondere alle esigenze di spazi dei nostri coetanei.

Primo passo semplicissimo per incentivare il vivere e gli eventi in città è quello dello sportello unico per autorizzazioni, licenze e permessi. Il secondo passo è quello di mettere mano ai regolamenti comunali e rendere più facile e agevole l’apertura di spazi aggregativi. Terzo passo è quello di fare da apripista per la riqualificazione di un luogo da dedicare ai giovanissimi.

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Ad esempio a Modena l’assessorato alle politiche giovanili ha attivo da anni lo spazio sociale  la Tenda”.  Un luogo veramente multiservizio (multitasking) che intercetta più fasce di età e richieste di bisogni. Si trova in zona Novi Sad, vicino alla stazione delle corriere e allo stadio, fino a qualche anno fa non proprio una zona meravigliosa ma  che la Tenda  ha contributo a riqualificare. Come nei piccoli comuni c’è uno spazio giovani,  A Modena hanno un locale concerti per gruppi emergenti, che è anche una  sala prove,  uno spazio per associazioni,  un cinema, un teatro,  un servizio ristoro a poco prezzo, uno spazio più informale dove ritrovarsi e studiare…

E’ importante per questi luoghi per giovanissimi la centralità e il collegamento con la realtà esistente, non ha senso fare lo spazio più bello del mondo se non stato condiviso. Così come in questi tempi di finanze ridotte non trovo intelligente la scelta di costruire ex novo una struttura. Riqualifichiamo e convertiamo l’esistente, abbiamo ad esempio   spazi splendidi e sottoutilizzati come i Chiostri di San Pietro, l’Arena estiva Ex Stalloni, ex Polveriera,  il palahockey Fanticini, le varie case cantoniere sparse per la città. Facciamolo con i privati, concentrando le poche risorse pubbliche in contesti che possono cambiare nel tempo la realtà della nostra Città. Conoscendo un minimo le logiche del Comune e i suoi tempi forse la dimensione migliore è quella di affidare la gestione ad un privato, associazione o una cooperativa con una gara d’appalto per obiettivi.

Definiamo i contenuti e modelliamo su di essi il contenitore, molte volte le amministrazioni fanno il contrario, così invece sfruttiamo i luoghi al meglio.w655_La tenda Modena

Oggi la Gazzetta di Reggio (che ringrazio) riprende la proposta per una piazza ai giovani a Reggio Emilia. Dobbiamo interiorizzare due direttrici sulla questione del vivere il centro storico alla sera: premiare le soluzioni coraggiose di lungo periodo e condividere il progetto tra tutte le parti sociali coinvolte. Se facciamo questo vinciamo tutti, residenti, commercianti, avventori del centro storico.

 

dario, gazzetta di reggio 25 febbraio 2013

A  Reggio Emilia  c’è un problema di sicurezza dicono alcuni  ma secondo me c’è un problema di vitalità e vivacità dei luoghi.

I giovani e non solo, richiedono spazi per potersi  incontrare partendo dai luoghi comuni , quali piazze parchi e strade. al di fuori della logica delle distese da aperitivo e degli eventi comandati. E’ evidente che, mentre per commercianti e residenti è semplice essere rappresentati, per i fruitori del centro storico è un compito quasi impossibile. Le parole, in questo quadro , sono quanto mai importanti. “Movida” e “popolo della notte” inducono una campagna criminalizzante di devastazione e vandalismo se non talvolta degenerazioni quali violenza e pericolosità. Chi esce la sera con gli amici non è portatore di devianza. Non si fermano i portatori di comportamenti scorretti a suon di ordinanze generiche da sceriffi che colpiscono tutti. Una città viva è una città più sicura, partiamo dai luoghi.

In altre città italiane e europee (chi ha viaggiato un minimo lo ha visto) i ragazzi semplicemente si siedono in una piazza e passano le serate insieme organizzandosi loro stessi gli intrattenimenti. Non arriviamo impreparati alla stagione estiva, scegliamo una piazza dove sedersi e vivere il centro storico è possibile, il costo di attivazione di questo progetto è zero euro, possiamo permettercelo.

 

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Mi metto avanti e rispondo subito ai possibili oppositori alla proposta.
Se comunichiamo e condividiamo bene il progetto, dotiamo la piazza di bidoni per l’indifferenziata e di servizi igienici, non ci saranno problemi di educazione civica e rispetto dei luoghi. Se pensate che il ritrovarsi di giovani in una piazza sia motivo di pericolo, mettete di servizio una volante della forza pubblica (che magari permette di fare gratuitamente l’alcool test), vedrete che non ci saranno problemi di ordine pubblico.

Ieri con l’amico Andrea Davoli ho aderito alla campagna “Non Serve essere un panda per essere del WWF” promossa da Arcigay Reggio Emilia.
In un pomeriggio si sono tesserate all’associazione 20 persone eterosessuali, questo dimostra che i reggiani sono aperti e interessanti alla causa.
Ho rinnovato la mia tessera, sono iscritto da secoli, perché non ho mai tollerato le ingiustizie di genere, l’omofobia e le stupide contrapposizioni morali e religiose sulla questione LGBT.
E poi, metti che tra qualche anno mi nasce un figlio o figlia gay?
Il lassismo per me non è mai una buona scelta, vi invito a tesserarvi e magari aiutare il comitato arcigay presente nella vostra città.

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