Reggio Emilia dice no al Decreto Salvini

Manifestazione contro il Decreto Salvini 13 Ottobre 2018 a Reggio Emilia

Il decreto sicurezza, o decreto Salvini, oggi uscito dal consiglio dei ministri, prevede l’abolizione della protezione per motivi umanitari. Questo vuol dire che nel momento in cui dovesse diventare legge, 130.000 immigrati perderanno di colpo la possibilità di lavorare, di essere intestatari di beni e persino di contrarre matrimonio con cittadini italiani.

Sempre se il decreto Salvini dovesse diventare legge nella sua forma attuale, verrebbero aboliti gli SPRAR, troppo capillari e dispersivi, che verrebbero sostituiti da veri e propri megacentri di raccolta dei richiedenti asilo. Nel frattempo diversi sindaci leghisti stanno emettendo ordinanze sempre più controverse: a Monfalcone per esempio, la sindaca ha fatto un’ordinanza contro le classi-ghetto che ha il solo scopo di escludere i figli degli immigrati dalle scuole dell’infanzia, mentre a Lodi i figli degli immigrati vengono esclusi dalla mensa scolastica e non possono salire sullo scuolabus coi loro compagni.

Sta accadendo tutto sotto i vostri occhi, è nostro dovere come cittadini dire no a queste barbarie, a Reggio Emilia abbiamo scritto un documento contro il decreto Salvini, una legge folle che aumenterà ancora di più l’immigrazione clandestina e lo scontro sociale nelle nostre città. Invito cittadini e amministratori a presentare questo documento nei propri comuni.  

Reggio Emilia contro il Decreto Salvini 

 

Premesso che
Il 24 settembre il consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il cosiddetto decreto Salvini su immigrazione e sicurezza, firmato dal Presidente Mattarella il giorno 4 Ottobre 2018 con un preciso richiamo nella relazione di accompagnamento al decreto ove si indica: “Avverto l’obbligo di sottolineare che, in materia,  restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia”.

Considerato che
Rispetto al tema immigrazione  si precisa come nel 2017 in Italia siano state presentate 130mila domande di protezione internazionale: il 52 per cento delle richieste è stato respinto, nel 25 per cento dei casi è stata concessa la protezione umanitaria, all’8 per cento delle persone è stato riconosciuto lo status di rifugiato, un altro 8 per cento ha ottenuto la protezione sussidiaria, il restante 7 per cento ha ottenuto altri tipi di protezione. Come sottolinea l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), dal gennaio del 2018 le richieste di asilo in Italia stanno diminuendo.

La prima disposizione del decreto prevede l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e disciplina di casi speciali di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario Il presente articolo, apportando modifiche al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, prevede l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, valevole per due anni e convertibile in lavoro.

Oggi la legge prevede che la questura conceda un permesso di soggiorno ai cittadini stranieri che presentano “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, oppure alle persone che fuggono da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all’Unione europea. La protezione umanitaria può essere riconosciuta anche a cittadini stranieri che non è possibile espellere perché potrebbero essere oggetto di persecuzione nel loro paese (articolo 19 della legge sull’immigrazione) o in caso siano vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta. In questi casi il permesso ha caratteristiche differenti.

Secondo l’ISPI infatti queste categorie sono del tutto residuali, e l’effetto concreto dell’abolizione della protezione umanitaria rischia di essere solo quello dell’aumento di irregolarità—e cioè l’esatto opposto di quello che ha sempre promesso Salvini—esattamente come è successo con l’emanazione della Bossi-Fini

Con il decreto Salvini questo tipo di permesso di soggiorno non potrà più essere concesso dalle questure e dalle commissioni territoriali, né dai tribunali in seguito a un ricorso per un diniego.

  • Sono introdotti altri permessi “protezione speciale”. Si tratta della protezione raccomandata dalla Commissione territoriale in caso non ricorrano i presupposti della protezione internazionale. Ha durata di un anno, rinnovabile previo parere della Commissione territoriale competente, consente di svolgere attività lavorativa, ma non può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Viene in questo caso mantenuto il potere-dovere delle Commissioni territoriali di valutare l’eventuale sussistenza del principio del non refoulement, in coerenza col vigente assetto normativo;
  • “casi speciali”. A differenza della “protezione speciale”, questo permesso di soggiorno viene rilasciato in tutti i casi in cui ricorrano situazioni e motivi di protezione sociale (art. 18 decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286). Ha durata di un anno e consente l’accesso ai servizi assistenziali e allo studio, nonché l’iscrizione all’anagrafe e la possibilità di svolgere attività lavorativa. Può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro o studio, qualora il titolare sia iscritto ad un regolare corso di studi;
  • “calamità naturale”. Viene rilasciato dal Questore nei casi in cui lo straniero provenga da un Paese che si trovi in situazione di contingente ed eccezionale calamità naturale, tale da pregiudicare le condizioni di sicurezza in caso di rientro. Questo permesso di soggiorno ha durata di sei mesi, è valido solo sul territorio nazionale e consente di svolgere attività lavorativa, ma non può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro;
  • “atti di particolare valore civile”. Qualora lo straniero abbia compiuto azioni di particolare valore civile, il Ministro, su proposta del Prefetto competente, autorizza il Questore al rilascio di un permesso di soggiorno della durata di due anni, rinnovabile, che consente l’accesso allo studio nonché di svolgere attività lavorativa e può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Restano in vigore i permessi di soggiorno per “cure mediche”, “protezione temporanea” e “motivi di studio”.

Medici Senza Frontiere ha dichiarato preoccupazione perché possono “essere escluse e lasciate in condizioni di marginalità persone che soffrono di problemi di salute con sintomi non facilmente riconoscibili. Molti di questi pazienti li vediamo ogni giorno nel centro MSF per vittime di tortura e in altri luoghi in Italia.”

 

Il raddoppio dei tempi di detenzione nei centri per il rimpatrio. Nonostante rapporti, appelli e analisi sull’inutilità di posti come i Centri per l’identificazione e l’espulsione (CIE), poi rinominati dall’ex ministro Marco Minniti Centri per il rimpatrio (CPR), il decreto Salvini allunga di nuovo il tempo massimo di trattenimento: se prima una persona poteva essere tenuta 90 giorni, il dl sposta il limite a 180.  Allo stesso modo, prevede che i richiedenti asilo possano restare fino a 30 giorni negli hotspot (luoghi che in teoria dovrebbero servire per l’identificazione). Se non ci sono posti nei CPR, i migranti possono essere rinchiusi negli uffici di frontiera.
Quello che si crea è praticamente una sorta di sistema detentivo parallelo, di tipo amministrativo e ad appannaggio esclusivo di cittadini non italiani (che, sì, è un altro modo per dire su base razziale).

LA RESTRIZIONE DEL SISTEMA SPRAR. Il sistema dei grandi centri si è rivelato un fallimento a più livelli (lo dimostrano inchieste giornalistiche o giudiziarie, testimonianze, analisi), mentre la strada corretta deve essere l’accoglienza diffusa come applichiamo a Reggio Emilia. Il decreto Salvini va esattamente nella direzione opposta. Il provvedimento, infatti, limita lo Sprar (il sistema pubblico per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati realizzato in collaborazione con gli enti locali) e i suoi servizi solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati.

I richiedenti asilo, invece, finiranno con ogni probabilità nei CAS (Centri di accoglienza straordinaria): grandi strutture a gestione privata, spesso lontani dei centri abitati, con buona pace di trasparenza e integrazione. Secondo l’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), infatti, “cancellare l’unico sistema pubblico di accoglienza che funziona appare come uno dei più folli obiettivi politici degli ultimi anni, destinato in caso di attuazione a produrre enormi conseguenze negative in tutta Italia, tanto nelle grandi città che nei piccoli centri, al Nord come al Sud.”

Revoca o diniego della protezione internazionale e dello status di rifugiato. Il decreto estende la lista dei reati che comportano la revoca dello status di rifugiato o della protezione sussidiaria: saranno inclusi anche i reati come violenza sessuale, produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione, furto, furto in appartamento, minaccia o violenza a pubblico ufficiale. La domanda potrà inoltre essere sospesa quando il richiedente abbia in corso un procedimento penale per uno dei reati che in caso di condanna definitiva comporterebbe il diniego dell’asilo. Inoltre, se il rifugiato tornerà nel paese d’origine, anche temporaneamente, perderà la protezione internazionale e quella sussidiaria. Con questo sistema non si tiene conto dei tre gradi di giudizio e le normali tutele previste dalla legge italiana per gli imputati.

 

Riforma della cittadinanza. Per anni in Italia si è parlato di una riforma della cittadinanza ITALIA SONO ANCH’IO che consentisse ai figli di immigrati di diventare cittadini italiani.

Nel decreto immigrazione e sicurezza è previsto che si allunghino i tempi per avere la cittadinanza (che passano da due a quattro anni) e aumenti il contributo per la domanda (da 200 a 250 euro). A differenza che in passato, inoltre, la richiesta potrà essere rigettata anche se a presentarla è il marito o la moglie di un cittadino italiano.

Chi ha conseguito la cittadinanza la può perdere se viene condannato in via definitiva per delitti commessi con finalità di terrorismo. Come spiega Mario Morcone, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, “in aperto contrasto con lo spirito e con la lettera della Costituzione, due categorie di cittadini: gli ‘italiani DOC’ e quelli ‘non originali’, ovvero tutti quelli che hanno acquistato la cittadinanza italiana ma sono di origine straniera. E a questi la cittadinanza, secondo il decreto, la si può togliere.”

L’estensione del Daspo Urbano. Nella parte dedicata alla sicurezza, il dl raggruppa tutta una serie di norme che puniscono insubordinazione, povertà e marginalità varie. Prevede il carcere fino a quattro anni invece di una multa per chiunque blocchi o ingombri una strada. Una norma di questo tipo serve a colpire le manifestazioni e i cortei. Ecco, se questo reato viene commesso da un cittadino straniero, a quel punto la sua permanenza in Italia è totalmente interdetta, con rifiuto del permesso di soggiorno.


Evidenziato che

Il Comune di Reggio Emilia (Ente Capofila) con la cooperativa Dimora d’Abramo dal 2009 è entrato a far parte del sistema SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), costituito dalla Rete degli Enti locali che, per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata, accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo a seguito di partecipazione ad un bando del Ministero degli Interni che decide quante risorse destinare a tale Fondo. Si è passati dai 15 posti del 2009, agli attuali 48 con progressivi allargamenti.

Ad oggi il Comune di Reggio Emilia conta 48 posti Sprar per uomini adulti o neo maggiorenni, inseriti nel percorso di asilo in Italia, accolti in appartamenti e strutture distribuiti sui Comuni di Reggio Emilia e Quattro Castella e 17 posti Sprar minori (di questi 17 posti, 4 sono dedicati all’accoglienza al femminile), accolti in comunità educativa o in appartamenti per l’autonomia collocati nel Comune di Reggio Emilia

Ad oggi sul territorio del comune di Reggio Emilia risulta una presenza di  richiedenti asilo e protezione internazionale pari a 817 persone soggiornanti  gestite dal sistema prefettizio attraverso due contratti con due raggruppamenti  territoriali  aventi in carico la  gestione dell’accoglienza straordinaria.

Nel corso del 2017-2018 la presenza di richiedenti asilo soggiornanti sul territorio è  diminuita, rispondendo ai principi dell’accoglienza diffusa come applicato sul territorio regionale. Il Comune di Reggio Emilia con una incidenza di meno di 6 persone per unità abitativa, costituisce su scala regionale un’esperienza esemplare in termini di diffusione, in contrasto a forme di accorpamento ed eccessivi assembramenti dei richiedenti protezione internazionale.

 

Sottolineato che
E’ compito dell’amministrazione comunale tutelare la salute e il benessere di tutte le persone presenti sul nostro territorio.

Il consiglio comunale di Reggio Emilia
Si associa ai dubbi e perplessità di ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, e esprime pubblicamente contrarietà rispetto al Decreto Salvini per i danni e caos che la non accoglienza strutturata causerebbe ai territori. Il decreto avrà come esito l’effetto opposto rispetto a quello voluto, ovvero aumenterà la clandestinità di persone che non avranno più un’accoglienza adeguata e, di conseguenza, si acuiranno le tensioni sociali.

Impegna la Giunta

  • A mandare questo documento al Governo, alla Presidenza della Repubblica, ai parlamentari reggiani dando mandato di rivedere radicalmente il testo del decreto, considerando gli esiti positivi dei percorsi avviati e studiando con maggiore dettaglio l’impatto delle riforme sulle tipologie di permessi.
  • A continuare i percorsi di accoglienza e gestione delle persone richiedenti asilo e i programmi di inserimento sul territorio dando visibilità alle esperienze positive di integrazione rese possibili da un sistema di accoglienza diffusa
  • A dialogare con il sistema degli enti locali  regionali per comprendere come potere sostenere il sistema di accoglienza diffuso incentrato sull’integrazione, sulla conoscenza della lingua e sulle opportunità di inserimento socio lavorativo, attuato a partire dalla prima fase di accoglienza senza vanificarne gli effetti.

Reggio Emilia contro il Decreto Salvini, leggi la mozione 

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