Richiedenti asilo: l’accoglienza pubblica SPRAR è migliore

sprar reggio emilia comune

Lo SPRAR è il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati costituito dalla rete degli enti locali che accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. Il Comune di Reggio Emilia, con la cooperativa Dimora d’Abramo, è entrato a far parte di questo Sistema di protezione che offre accoglienza integrata per richiedenti asilo e rifugiati dal lontano 2009. Lunedì 9 Ottobre discuteremo in consiglio comunale l’interpellanza che ho depositato per sapere i resoconti di servizio del programma SPRAR e per aumentare la gestione di questa gestione a controllo pubblico dei comuni rispetto a quella meramente privata. 

I beneficiari del programma SPRAR a Reggio Emilia sono 48, uomini adulti o neo maggiorenni, inseriti nel percorso di asilo in Italia, accolti in appartamenti e strutture distribuiti sui Comuni di Reggio Emilia e Quattro Castella. Il progetto prevede la possibilità di accogliere sia persone già titolari di protezione che richiedenti asilo in situazione di vulnerabilità.
In linea generale è il Servizio Centrale (attivato dal Ministero dell’Interno, è affidato all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani – ANCI) che provvede a inviare a Reggio Emilia persone che si trovano sul territorio nazionale e richiedono accoglienza. Allo scopo di dare una risposta al bisogno che emerge sul territorio provinciale, 14 posti a disposizione sono gestiti direttamente da chi lavora al progetto SPRAR di Reggio Emilia per accogliere persone che già si trovano sul territorio.  Per garantire interventi di “accoglienza integrata” mirati alla costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico il progetto prevede al suo interno una equipe multidisciplinare.

Come funziona. Lo Sprar può contare, infatti, su una rete strutturale di enti locali che accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (Fnpsa) per realizzare progetti di accoglienza integrata destinati a richiedenti protezione internazionale, rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria, grazie al sostegno delle realtà del terzo settore. Oltre alla formalizzazione di un dovere di accoglienza delle istituzioni pubbliche, la nascita dello SPRAR ha comportato la riappropriazione da parte delle amministrazioni locali di strategie e interventi di welfare. Nei 16 anni del Sistema di protezione i progetti di accoglienza dello Sprar, supportati dalla copertura politica dell’ente locale e dal contributo degli enti di tutela, sono infatti diventati un punto di riferimento forte sui territori per tutte le azioni in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale. Tale peculiarità ha consentito la crescita di competenze e capacità, specifiche e riconoscibili, in capo agli operatori dell’accoglienza, i quali sono diventati i principali interlocutori per gli enti e i servizi chiamati in causa nei percorsi di inclusione dei beneficiari dei progetti.

Il ruolo degli Enti locali. Gli Enti locali implementano, infatti, i progetti territoriali di accoglienza, coniugando le Linee guida e gli standard dello Sprar con le caratteristiche e le peculiarità del territorio, vale a dire che possono scegliere la tipologia di accoglienza da realizzare e i destinatari che maggiormente si è in grado di prendere in carico, fermo restando un livello di standard e servizi che tutti i progetti sono tenuti a garantire. Pertanto i progetti possono essere rivolti a singoli adulti e nuclei familiari, oppure a famiglie monoparentali, donne sole in stato di gravidanza, minori non accompagnati, vittime di tortura, persone bisognose di cure continuative o con disabilità fisica o psichica. Per le persone con una vulnerabilità riconducibile alla sfera della salute mentale sono previsti progetti specificamente dedicati.

Il forte incremento dei posti.  Negli ultimi tempi il Sistema ha conosciuto ampliamenti notevoli, sia per quanto riguarda la capacità dei posti messi a disposizione per l’accoglienza, sia per quanto riguarda i beneficiari accolti. Tali ampliamenti, disposti dal Ministero dell’Interno, sono avvenuti in risposta a un fenomeno ormai strutturale di afflussi consistenti, che impone l’esigenza di ripensare e adeguare l’intero sistema di accoglienza. Già dalla fine del 2012, grazie all’esperienza della cosiddetta “Emergenza Nord Africa” e alla conseguente esigenza di dar vita a un sistema nazionale unico, flessibile e in grado di dare risposte più strutturali che emergenziali al fenomeno, il Ministero dell’Interno ha predisposto diversi allargamenti straordinari della rete Sprar, che in meno di un anno hanno più che triplicato la capacità ricettiva del Sistema. In dieci anni, si è progressivamente passati dai 1.365 posti disponibili del 2003 ai 20.752 del 2014. Nel 2015 lo Sprar ha visto il consolidarsi della rete di accoglienza per un totale di 21.613 posti. Ad oggi, Luglio 2017, i posti sono in totale 31.313.
Gli ampliamenti per i minori non accompagnati. Nel 2015 e, soprattutto, nel 2016, una quota importante degli ampliamenti ha riguardato la categoria dei minori stranieri non accompagnati, protagonisti di crescenti arrivi sul territorio italiano e interessati da recenti modifiche normative tese a incrementare la loro tutela.

L’accoglienza sicura e strutturata. Il modello SPRAR garantisce un’accoglienza sicura e strutturata dei minori stranieri non accompagnati anche non richiedenti asilo, così come previsto dal “Piano Nazionale per fronteggiare il flusso straordinario di cittadini extracomunitari, adulti, famiglie e minori stranieri non accompagnati” (Intesa sancita in Conferenza Unificata il 10 luglio 2014).

Questi sono i numeri del progetto SPRAR in Italia a Luglio 2017.

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Cosa si chiede alla Giunta e al Sindaco?

Considerata l’alta professionalità degli operatori reggiani e gli ottimi risultati che abbiamo avuto modo di riscontrare nelle commissioni consiliari, dal dibattito in Sala del Tricolore e dagli incontri che il consigliere proponente ha fatto sul territorio, si chiede perché non richiedere a ANCI e al Sistema nazionale SRAR di aumentare l’accoglienza con questo lodevole progetto che garantisce alle persone prese in carico e al cittadino criteri di economicità, trasparenza, rendicontazione e garanzia del servizio. Criteri del servizio pubblico che con il programma CAS, ovvero la gestione diretta dalla Prefettura all’ente gestore per i richiedenti asilo, non vengono richiesti.

sprar emilia romagna

Dai dati del 23/03/2016 elaborati dalla Regione Emilia Romagna su dati forniti da Prefettura di Bologna, Servizio Centrale, ministero dell’Interno risultata infatti che Reggio Emilia rispetto a Modena, Parma e Bologna ha numeri molto più bassi nell’accoglienza, più bassi anche rispetto realtà più piccole come Forlì Cesena, Rimini, Ravenna, Ferrara. Al 16/06/2017 sono 8.085 i richiedenti o titolari di protezione internazionale o umanitaria accolti in Emilia-Romagna, dei quali 7.066 (pari al 6,62% di un totale di 122mila presenti sul territorio nazionale) sono accolti  nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), 1.019 nelle strutture che rientrano nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Sono 307 i migranti accolti nel centro di primissima accoglienza (Hub regionale) di Bologna.

Il maggior numero di richiedenti asilo è presente nel capoluogo regionale: 1.554, dei quali 1.285 accolti nei Cas e 269 nelle strutture Sprar. Per numero di presenze, segue Parma con 1.049 presenze (864 Cas e 185 Sprar), Modena 995 (877 Case 118 Sprar), Reggio Emilia 902 (840 Cas e 62 Sprar), Ravenna 881 (788 Cas e 93 Sprar), Rimini 704 (617 Cas e 87 Sprar), Forlì-Cesena 691 (613 Cas e 78 Sprar). Piacenza è la provincia con meno migranti (609) suddivisi tra 588 persone ospitate nei Centri di accoglienza straordinaria e 21 nel sistema Sprar.

Di allegare alla risposta, che si richiede anche in forma scritta, la documentazione con il resoconto economico e delle attività per l’anno 2016 del programma SPRAR messo in campo dal Comune di Reggio Emilia.

PDF-LogoLeggi l’interpellanza per incentivare la gestione pubblica SPRAR

 

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