Social Market a Reggio Emilia

Ogni giorno nelle discariche italiane finiscono 4000 tonnellate di cibo ancora commestibile. Uno spreco inimmaginabile per un Paese in crisi, con oltre sette milioni e mezzo di persone in difficoltà, eppure basterebbe riciclare quello che ogni giorno supermercati, mense, ristoranti, catering, piccola e grande distribuzione buttano in pattumiera semplicemente perché non più vendibile o riciclabile. 

Da qui una risposta positiva : il social market.

Non dobbiamo andare a New York o Parigi per trovare degli esempi già funzionanti, a Parma c’è il social market della Cooperativa Eumeo, a Soliera (MO) ha aperto in questi giorni il l’emporio “Il pane e le rose” (bellissima la citazione dal film di Ken Loach).
Vi riporto in breve l’esperienza di Portobello, il servizio attivo a Modena.

I prodotti vengono donati dalle aziende o comprati presso le piattaforme da cui si serve la grande distribuzione ottenendo un risparmio medio del 20%-25%, ma anche di più. Nel loro social market prestano servizio una ventina di soci su base volontaria e a titolo gratuito. Il beneficiario inviato in negozio ha diritto a scegliere i prodotti che preferisce per un valore totale (fisso) di 20 euro. Per anziani e disabili c’è un servizio di consegne a domicilio di frutta e verdura mista gratuita.Inoltre chi può accedere al servizio è invitato ad impegnarsi in attività di volontariato presso il supermercato.

Una risposta concreta che unisce aziende, cooperative e volontariato ai bisogni delle famiglie in difficoltà unendo una cultura anti-spreco e una educazione al consumo sostenibile.

Perché quindi non apriamo a Reggio Emilia un servizio di spesa solidale analogo ai vicini esempi di Parma, Modena o Soliera ? Servizi funzionanti e attivi da anni, il social market di Parma è attivo dal 2005. Basta prendere l’esistente e applicarlo al nostro territorio, eventualmente adattandolo. Pensiamoci davvero, è semplicissimo e funziona.

3 pensieri su “Social Market a Reggio Emilia

  1. Lafranca

    Gran bella proposta. Io ci sto.
    Dovremmo farci uno studio di fattibilità che il succo é sempre quello. Chi paga? Come si sostiene un’impresa del genere? Il lavoro volontario é ogni giorno che passa una risorsa più in estinzione…
    Ma la proposta, fatte le dovute indagini é davvero valida.

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  2. Dario Autore articolo

    Ciao Lanfranca, il Comune dovrebbe appaltare il servizio a una cooperativa o associazione che si occupa dell’ambito del sociale e lavorare in sinergia con i servizi sociali e le associazioni di volontariato.
    Dai dati che ho potuto vedere sulle esperienze di Modena e Parma il servizio ha dei costi di gestione non proibitivi, anzi.

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