Sportello unico per lo spettacolo

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C’è una sostanziale insostenibilità economica da parte di chiunque per aprire nuovi spazi di aggregazione, di cultura, di divertimento. Dalla discoteca, al bar, al circolo. Stessa cosa per gli eventi e i festival. E questo perchè le norme di sicurezza, i permessi infiniti, le burocrazie, il comitato di sorveglianza, la SIAE (il moloch della musica italiana), l’Arpa… sono processi costosi sia economicamente che in termini di tempo, quindi spesso insostenibili.

E dunque in questa situazione chi può attivarsi? Solo chi può permettersi di spendere 100 per guadagnare 50. E chi può farlo? Solo i soggetti consolidati o peggio chi ricicla denaro. Quindi il crimine organizzato.
Già questa non sarebbe una buona ragione per abbattere la complessità delle norme? Sportello unico del pubblico spettacolo e semplificazione burocratica.

Un luogo fisico e online dove espletare tutte le pratiche, ma anche un luogo dove trovare un accompagnamento per facilitare la creazione di eventi. A Reggio abbiamo già molti servizi con sportello unico e online, ad esempio esiste lo Sportello Unico Attività Produttive SUAP, perché non quello per il pubblico spettacolo?

Moltiplichiamo e coordiniamo gli eventi culturali e di intrattenimento per la Città, che sarà sempre più viva, aperta e attrattiva, una città che sviluppa cultura anche come motore di occupazione e di economia, dove i protagonisti possono essere anche soggetti non professionisti.

PDF-LogoSPORTELLO UNICO PUBBLICO SPETTACOLO -mozione per Comune di Reggio Emilia

6 pensieri su “Sportello unico per lo spettacolo

  1. Franco Uccello

    Il problema è che gli organizzatori di eventi sono spesso NON professionisti di loro. E così assistiamo agli scempi che già la cultura di PD/Comune ci propina ogni anno (vedasi l’imbarazzante proposta di concerti tra Festa RE, mercoledì rosa etc). Il crimine organizzato con la creazione di eventi centra come i cavoli a merenda e sapendosi muovere e contattando le giuste booking agency si possono creare eventi con budget ridotti; del resto ci sono centomila esempi di festival (quelli veri, non quelli pseudo festival organizzati in Italia) creati da budget ridottissimi. Il Primavera Sound partì da 10 band e 30mila € di budget, per dirne una, ora fa i milioni.

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    1. Dario Autore articolo

      Franco la cultura non è di pochi. Dobbiamo coinvolgere e aiutare chi vuole mettersi in campo su questo terreno da privato cittadino. Il pubblico deve indirizzare questa offerta e renderla di qualità.

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      1. Franco Uccello

        Infatti non ho scritto da nessuna parte che la cultura sia di pochi. Ma tu parli di fruizione o “messa a disposizione”? Perché sono due cose ben differenti e se la prima non è di pochi, l’altra, per avere qualità, lo deve essere. Questo è il punto. Ho partecipato come volontario per l’Hop Farm, No Home Directions e vari altri festival e in generale funziona sempre così.

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        1. Dario Autore articolo

          Franco è chiaro che dobbiamo rivolgerci a due livelli non assimilabili: gli operatori del settore e i cittadini ben intenzionati che vogliono impegnarsi per la propria comunità.
          Ai primi dobbiamo offrire serietà,spazi e semplicità burocratica e richiedere qualità e accesso al servizio equo. Con i secondi invece dobbiamo creare condivisione e aiutarli nel loro percorso facendoli crescere personalmente e lavorando con loro.

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