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outdoor fitness reggio emilia

Ho consegnato per il gruppo PD-SEL in Comune a Reggio Emilia una mozione per dotare un parco cittadino di strutture per l’attività fisica guidata all’aperto (outdoor fitness).

Abbiamo considerato che il costo per l’abbonamento singolo a una palestra è oneroso (fino a 1.000€ all’anno) e fuori portata per i bilanci di molte famiglie reggiane e che Il fitness all’ aperto invece è una risposta gratuita, accessibile a tutti e invita i cittadini a frequentare gli spazi comuni dei parchi pubblici.  L ’attrezzatura per la ginnastica all’aperto è inoltre indicata per tutte le generazioni perché l’assenza dei pesi non implica sforzi estremi e ad ogni attrezzo sono naturalmente abbinate cartelli di spiegazioni per l’utilizzo. Tenuto conto che il costo di queste attrezzature non elevato, è nella media rispetto al costo per le attrezzature del gioco bimbi per fare un paragone. Il binomio che ci guida è quello che unisce salute e socialità: vogliamo incentivare l’attività fisica nella bella stagione con l’obiettivo di portare più reggiani a utilizzare gli spazi pubblici.

Se il servizio offerto avrà risposte positive da parte dei cittadini di Reggio Emilia valuteremo di installare nuove attrezzature in altri parchi pubblici.

LEGGI IL TESTO DELLA MOZIONE PORTATA IN COMUNE

Premesso che

Il Comune di Reggio Emilia è da sempre impegnato nella promozione dell’attività fisica all’aria aperta, con lo scopo di lottare contro l’inattività e l’obesità. Con il fitness all’aperto si promuove uno stile di vita sano, riducendo le malattie e il sovrappeso. Le persone hanno inoltre la possibilità di trascorrere il tempo libero in compagnia e di mantenere un buono stato psicofisico.
Valutato che

  • Nel territorio comunale sono presenti 181 parchi, includendo quelli storici, cioè parchi di elevata qualità ornamentale e storica culturale, i parchi urbani, ovvero quelli dotati di piante di pregio, i parchi di quartiere strutturati, attrezzati e più frequentati dai cittadini, i parchi di zona (aree verdi presenti nelle aree urbane o ai loro margini) e il verde naturalistico (parchi fluviali, boschi urbani, parchi campagna). Sono in totale  3,9 milioni di mq di verde, pari a 22 mq ad abitante.
  • Si è stimato che i parchi reggiani siano visitati annualmente da oltre 100.000 persone, oltre alle 40.000 che partecipano agli eventi estivi nelle aree verdi della cintura verde.
  • Nel 2016 il comune ha messo a bilancio per la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde pubblico e dell’arredo urbano 2.405.000 € oltre a un contributo straordinario di 950.000 € per la riqualificazione, ristrutturazione e adeguamento dei parchi urbani.


Considerato che

La maggior parte dei programmi di ginnastica raccomanda gli esercizi per la potenza e l’aerobica. L’allenamento per favorire la potenza ha effetti positivi sulla muscolatura e sulla resistenza generale. La ginnastica aerobica favorisce il funzionamento del sistema cardiovascolare e del metabolismo, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e favorisce il benessere psicofisico. Il tempo libero dedicato allo sport sull’attrezzatura per il fitness all’aperto, e non in palestra, oltre che permettere la ricreazione all’aria aperta, aiuta a migliorare la circolazione, favorisce una maggiore concentrazione di ossigeno ed energia, nonché una costante condizione fisica.

La ginnastica all’aperto (outdoor fitness) è indicata a tutte le persone in salute. I bambini dai 6 anni possono utilizzare l’attrezzatura (alcune attrezzature prevedono il limite inferiore di 14 anni) in presenza dei genitori. Ad ogni attrezzo è abbinata l’illustrazione con le modalità di utilizzo.

Gli attrezzi ginnici per la ginnastica all’aperto si collocano di solito in prossimità dei parchi gioco per i bambini. Oltre a vegliare sui bambini, gli adulti hanno la possibilità di trascorrere attivamente il tempo libero. Si crea un’atmosfera positiva, che favorisce l’interazione famigliare e sociale.

Il fitness all’aperto è importante anche se consideriamo l’invecchiamento della popolazione. Le persone anziane che desiderano dedicare il tempo libero alla ginnastica, e migliorare così la qualità della propria vita, sono sempre più numerose.
outdoor fitness reggio emilia comune

Ritenuto che

  • L’attrezzatura per la ginnastica all’aperto è indicata alla ricreazione di tutte le generazioni.
  • Gli esercizi sono efficaci e sicuri, in quanto l’assenza dei pesi non implica lo sforzo del corpo  e ad ogni attrezzo sono abbinate le istruzioni d’uso.
  • Il costo per l’abbonamento a una palestra è oneroso (anche 1.000€ all’anno) e fuori portata per i bilanci di molte famiglie reggiane. Il fitness all’aperto invece è gratuito, accessibile a tutti e invita i cittadini a frequentare i parchi pubblici.
  • Il costo di queste attrezzature non elevato, è nella media rispetto al costo per le attrezzature del gioco bimbi.


Invita il Sindaco e la Giunta

  • A dotare un parco comunale di attrezzature per la ginnastica all’aperto.
  • A monitorare l’utilizzo e il grado di soddisfazione degli cittadini così da valutare la possibilità di replicare l’installazione di tali strutture in altri parchi comunali della città di Reggio Emilia.

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Mozione per dotare un parco di Reggio Emilia di attrezzature per l’outdoor fitness

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In Italia continua a crescere il fenomeno dei voucher lavoro.

Una crescita che nel 2015 ha segnato un +66% sull’anno precedente con quasi 115milioni di voucher venduti nel Paese. Un dato enorme, considerato che l’utilizzo indiscriminato e scevro da ogni controllo istituzionale che i voucher permettono ha sostanzialmente avuto funzione di copertura del lavoro nero in tutti gli ambiti: dall’edilizia, al commercio, ai servizi, all’agricoltura.

La regione Emilia Romagna segue a pieno ritmo il trend nazionale con quasi 14milioni e 400mila ticket staccati nel 2015 (+63% sul 2014).

Il lavoro accessorio, introdotto dalla legge 14 febbraio 2003, n. 30, è disciplinato dal decreto legislativo 276/2003, più volte modificato sia per aumentare i settori di attività in cui è possibile svolgere lavoro occasionale sia per allargare l’area dei lavoratori che vi possono accedere. Si sta creando una nuova area di lavoro povero in sostituzione di altre forme più tutelate economicamente e dal punto di vista dei diritti fondamentali.

L’Inps afferma che per prestazioni di lavoro occasionale accessorio si devono intendere attività non riconducibili a tipologie contrattuali tipiche di lavoro subordinato o di lavoro autonomo ma “mere prestazioni di lavoro definite con la sola finalità di assicurare le tutele minime previdenziali e assicurative in funzione di contrasto a forme di lavoro nero o irregolare” (circolare Inps 9/2009). Una definizione che certo non aiuta a contrastare il possibile abuso di questa tipologia di lavoro, viste anche le difficoltà e incertezze in materia di controllo.

La natura accessoria del particolare tipo di attività comporta che essa debba essere svolta direttamente a favore del committente, con un rapporto diretto tra prestatore e committente. È escluso, secondo l’Inps, che un’impresa, con il voucher, possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere attività per conto di terzi.

Le amministrazioni pubbliche, inizialmente escluse dalla possibilità di ricorrere al lavoro occasionale, sono state in seguito incluse dalla legge 33/2009, con una formula tanto ampia che consente loro di ricorrere al lavoro occasionale anche per lo svolgimento di attività istituzionali come ad esempio quelle a favore di soggetti beneficiari del sistema integrato d’interventi e servizi sociali o per casi di emergenza come calamità naturali e altro. Si tratta con tutta evidenza di un ampliamento non condivisibile delle finalità attribuite a questo tipo di prestazione che concorre a peggiorare ulteriormente la condizione dei lavoratori, in ambiti particolarmente delicati.

Dei voucher esistono vari tagli: 10€, 20€, 50 euro. Possono essere usati anche in combinazione tra di loro per determinare l’importo lordo del corrispettivo. Dal valore nominale del voucher si deve detrarre il 25% destinato per il 13% alla copertura previdenziale in favore della gestione separata Inps, il 7% in favore dell’Inail e il 5% per la gestione del servizio. Si tratta di contributi interamente a carico del lavoratore. Pertanto, il valore reale del voucher da 10€ è di 7,5€. Con riferimento a ciascun committente il compenso, nel corso di un anno solare, non può superare oggi i 7000€ netti, 9333€ lordi.


Dal voucher sono escluse importanti salvaguardie lavorative come la maternità, la malattia e gli assegni per il nucleo familiare.

Il voucher è inoltre la forma più estrema di precarizzazione del lavoro e colpisce particolarmente i giovani. Anche io sono stato pagato in voucher.

Sì è creato un paradosso perché anziché combattere il lavoro nero, i voucher lo creano. Se ad esempio un ispettore del lavoro va a fare un controllo in una impresa i datori di lavoro possono mostrare i buoni, magari da due ore, e dire che quel dipendente è lì solo per quel tempo. Salvo poi trattenerlo magari nove o dieci ore e le altre pagargliele in nero. Con il problema che dimostrare l’illecito diventa ancora più difficile rispetto alla situazione precedente al voucher.

Per questi motivi Lunedì alle 15.30 in Comune a Reggio Emilia chiedo al Sindaco Luca Vecchi:

  • Se il Comune di Reggio Emilia paga direttamente prestazioni di lavoro con voucher.
  • Se il Comune di Reggio Emilia nei servizi che esternalizza tramite appalto è a conoscenza di pagamenti che avvengono tramite voucher (ad esempio per servizi da educatore con cooperative sociali, da guardiania per mostre, da muratore nei cantieri edili, da operatore ecologico pe IREN ecc. ecc.)
  • Considerando che il voucher  tutela male e non pienamente il lavoratore e che sta avendo un utilizzo massivo e scorretto da parte di molti datori di lavori, si chiede se il Comune di Reggio Emilia vuole specificare nei propri appalti che le aziende concorrenti non dovranno pagare i lavoratori tramite voucher ma con forme contrattuali davvero tutelanti del lavoro.

Vi consiglio di leggere e firmare la Proposta di Legge di iniziativa popolare “Carta dei diritti universali del lavoro” e i tre quesiti referendari.  Uno di questi referendum chiede di cancellare le ultime leggi che hanno ampliato l’utilizzo dei voucher. Io ho firmato, fatelo anche voi.

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Leggi l’Interpellanza sui voucher e Comune di Reggio Emilia

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L’assessora Natalia Maramotti ha contatto le catene della grande distribuzione a più riprese per stipulare un protocollo volontario per tenere chiuso in quei giorni e altri ma ha avuto esisto negativo (ultimo incontro collettivo il 25 Febbraio 2016) , parte della grande distribuzione (Esselunga, Il Gigante) non ci è stata portando il tavolo per il protocollo unitario a saltare del tutto. Segnalo che Coop e Conad invece erano ben disposti.

Dal punto di vista “pratico” un accordo come quello sottoscritto in altre province ha un valore molto relativo. Se uno dei firmatari si sfilasse dall’accordo per non rispettarlo non sarebbe possibile operare alcuna sanzione. Il problema sta a monte nella legge nazionale, qui provo a fare qualche passaggio di storia recente sul tema.

La legge Bersani prevedeva l’apertura per le cosiddette domeniche/festività “dicembrine” e per altre 8 domeniche/festività durante l’anno. Era demandato alle amministrazioni locali l’individuare le festività di apertura e la decisione di estendere le stesse (perché magari in comuni di rilevanza artistica/turistica), c’era quindi un interlocutore con cui confrontarsi per la regolamentazione delle aperture sul territorio e le stesse venivano definite in base alle reali necessità del territorio (Roma ad esempio avrà esigenze diverse da Rimini, che avrà esigenze diverse da Reggio Emilia o San Martino in Rio).

Oggi invece siamo in un regime di totale deregolamentazione, è il singolo datore di lavoro/imprenditore che può decidere se e quando aprire (senza particolari limiti nemmeno sugli orari), nessuno può contestarne le scelte (alcuni comuni che hanno provato ad impedire le aperture hanno subito e perso i ricorsi ai TAR da parte delle aziende) a prescindere dalle reali necessità dei territori. Lo sciopero, infatti, è l`unico modo per garantire, a chi sarà chiamato al lavoro nel commercio, di potersi rifiutare specialmente dove esistono contratti che rendono obbligatoria la prestazione. Questa provvedimento, nata secondo l’allora governo Monti per incrementare la concorrenza, non ha fatto altro che strozzare le imprese più piccole (con meno possibilità di rotazione del personale e su cui incidono di più le spese fisse dovute all’incremento delle aperture) a favore della grande distribuzione che di fatto ha consolidato la propria posizione nel mercato.

Anche nella grande distribuzione però, oggi, pare che gli effetti delle liberalizzazioni non siano servite ad incrementare le vendite, ma semplicemente a spalmare su 7 giorni i numeri che prima si facevano su 5 o 6. Il costo derivante dall’aumento dell’utilizzo degli impianti (luce, riscaldamento ecc) è stato scaricato in grandissima parte sui lavoratori (con richieste di riduzione delle maggiorazioni domenicali ecc) e in parte sui consumatori, in quanto l’incremento dei costi riguarda tutta la filiera che porta il prodotto dalla produzione al banco della vendita.

Dal punto di vista politico invece il peso della cosa cambia considerevolmente. Va dato atto a COOP che, almeno a Reggio, si è sempre detta non favorevole alle aperture festive (discorso diverso per le aperture domenicali), che questa contrarietà sia di facciata (non aprono le festività perché hanno un vincolo contrattuale) o di sostanza lo si scoprirà al momento di rinnovare l’integrativo di Alleanza 3.0. La dirigenza di Conad invece dovrebbe definire con i suoi associati che hanno provato ad aprire il Lunedì di Pasqua di quest’anno, e addirittura Natale e Santo Stefano nel 2014, che potrebbero. Ad ogni modo è bene ricordare che per legge (e per contratto) nessuno può essere costretto a lavorare in un festivo contro la propria volontà (anche se alcune aziende stanno trovando escamotage anche su questo in fase di assunzione dei dipendenti), ma oggi più che mai occorre cambiare la legge introdotta da Monti per riportare in capo a comuni e regioni la titolarità di decidere sulle aperture festive e domenicali.

Le liberalizzazioni totali non aiutano la crescita economica, non creano maggiori opportunità di lavoro, creano dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le nostre feste, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari improbi ben poco concilianti con le necessità di riposo. L’apertura nelle giornate festive porta con sé la mercificazione delle feste e ne svuota il senso affermando un falso principio: che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche e che la società è libera di consumare in ogni luogo, in ogni ora e ogni giorno della settimana.

Serve il cambiamento della legge nazionale ma come Comune torneremo alla carica sul tema delle chiusure nei giorni di festa, nel frattempo comunico a tutti di NON fare la spesa nei giorni di festa e manifesto con il sindacato quando organizza i presidi e volantinaggi davanti al supermercati. 

Qui trovi l’interpellanza presentata ieri in Consiglio Comunale  

Qui la mozione presentata a Maggio 2015 in Comune sempre sulle aperture festive e  domenicali 

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Settantamila lavoratori vulnerabili, quasi poveri raddoppiati, esplosione degli sfratti, 50% di pensionati poveri. Lo scorso anno, i centri di ascolto della Caritas hanno ricevuto oltre duemila richieste per beni materiali, soprattutto di generi alimentari. Negli ultimi cinque anni, sono 10.000 le persone che si sono rivolte per la prima volta ai servizi sociali del Comune.
Questo è il quadro che ci troviamo ad affrontare come amministrazione.
 
Per dare una risposta concreta e utile a queste persone come Comune di Reggio nell’Emilia apriremo in via Trento Trieste negli ex locali dell’Act (zona Gardenia) un emporio sociale.
Un market per distribuire beni alimentari a chi ne ha bisogno. Un ‘market della solidarietà’ di quartiere, vicino alle persone, per cogliere le esigenze immediate e prevenire disagio sociale e di relazione. il punto di raccolta e smistamento di derrate alimentari a basso costo gestito da volontari. Inizialmente sarà una sperimentazione su 50 famiglie. Oltre al bisogno primario del cibo l’emporio vuole essere un punto di riferimento per ricostruire legami sociali e famigliari.
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