Il consiglio comunale, l'acqua e il confronto

Provo a fare un resoconto su cosa è successo Lunedì in Comune.
Le opposizioni e supporter tra fischi, offese e urla hanno trasformato Sala del Tricolore, Il luogo della democrazia cittadina, in un bivacco. Non abbiamo discusso la delibera su Palazzo Magnani e sulla tassa rifiuti TARI, argomenti importanti per i cittadini reggiani e la comunità.
Ieri abbiamo respinto una mozione politica del m5s che chiedeva di vendere le azioni Iren. Dei 176 milioni di titoli Iren posseduti dai Comuni della nostra provincia, solo 31 possono essere ceduti. Gli altri sono vincolati dal patto di sindacato sottoscritto dagli azionisti pubblici di Iren per mantenere il controllo della società. Abbiamo deciso di portare comunque la proposta 5 stelle in commissione pubblica.
Il sindaco di Reggio Emilia con assessori e altri sindaci del territorio sta lavorando a un piano economico realmente sostenibile per gestire localmente il ciclo idrico. Luca Vecchi si è espresso inoltre per un processo partecipato e una votazione in aula per la questione acqua dove tutti i gruppi politici potranno presentare proposte e odg.
Uscito dal consiglio comunale c’erano alcuni attivisti 5 stelle che avevano organizzato un presidio di protesta. Per me oltre che attivisti politici sono dei cittadini arrabbiati per il tema acqua, confrontarsi con loro era giusto anche se hanno dimostrato impreparazione e atteggiamenti immaturi con cui si sono squalificati da soli. Una volta calmati abbiamo conversato a lungo in modo costruttivo. Ho gestito i fascisti di Casa Pound in passato, il M5S non mi spaventa.

Non sono stato l’unico a dialogare con i manifestanti, anche consigliere PD Gianluca Cantergiani è uscito per dialogare con le persone fuori da Sala del Tricolore.
 
 

Un anno in consiglio comunale, il report di mandato

Dopo un anno in consiglio comunale in una bella assemblea da oltre quattro ore si è fatto il punto di cosa si è portato in Comune a Reggio Emilia ma si è parlato anche del Partito Democratico e del tema acqua.
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Confrontarsi è bello. Con questo spirito ho fatto il secondo incontro pubblico giovedì 18 Giugno, durato più di quattro ore, dove hanno partecipato molte persone che mi hanno votato il 25 maggio 2014 ma anche nuovi amici e amiche. Come avevo promesso vi sottopongo qui il report di mandato del primo anno, uno strumento per rendere conto della fiducia che mi avete accordato tramite il voto, ma anche per far conoscere l’attività del Comune di Reggio Emilia.
PRESENZE
Queste sono le mie presenze in Comune a Reggio Emilia.
Nel 2014 ho partecipato a 14 sedute di consiglio su 14.  Nel 2015 ad oggi si sono svolte 20 sedute del consiglio e ho partecipato a tutte e 20 le plenarie.
Sono al lavoro nella commissioni Bilancio, Territorio e Welfare in queste ho partecipato 18 volte su 21 alla commissione Bilancio, 17 su 22 a quella Territorio e 8 su 12 alla commissione Welfare.
COMPENSI
Qui trovate l’importo percepito dal Comune per l’anno 2014pari a 1701,90€, e qui i contributi che ho dato al Partito Democratico, pari a 116,92€, come Consigliere Comunale.
DOCUMENTI PRESENTATI
Mi sono occupato di questioni riguardanti il lavoro, i diritti e i giovani ma anche di questioni più pratiche del territorio affrontate insieme con gruppi di cittadini.

assemblea 18 giugno
PARTITO DEMOCRATICO
Alcuni di voi mi hanno chiesto di affrontare il tema della militanza nel Partito Democratico e lo abbiamo fatto in modo molto aperto e costruttivo. In questo anno mi sono trovato a non condividere alcune delle riforme del governo Renzi sul tema del lavoro con il jobs act e sulla riforma della scuola con la “Buona Scuola”. Non ho mai nascosto che il PD odierno ha una strategia che di molto si sta discostando dalla mia idea di centrosinistra e che più che cercare consensi al centrodestra dobbiamo preoccuparci di ricucire un legame con quelle persone del centrosinistra che sempre più fanno parte della famiglia del non voto.
Ho però condiviso con voi la riflessione che non è che tutto quello fatto a Roma è stato un errore: cito ad esempio la riforma sugli ecoreati, il divorzio breve e il ddl Cirinnà sulle unioni civili. Io di carattere non sento la vocazione minoritaria penso invece  che i grandi partiti abbiamo momenti di discussione e confronto e che si possa cambiare la rotta.

Ho molto apprezzato la libertà che mi avete dato. Nessuna delle persone che mi ha sostenuto ha messo in discussione la piena libertà delle mie scelte, e neppure è stato posto in discussione il mio mandato come consigliere comunale.
Dopo una riflessione individuale e collettiva, ad oggi si è deciso di non uscire dal Partito Democratico. È quello che emerge dal confronto con voi, ed io sono d’accordo. Non ho motivi di dissapore con la maggioranza in comune a Reggio Emilia e da mesi abbiamo iniziato una avventura con il Circolo Darwin, una associazione di elaborazione politica e culturale che ci sta dando molte soddisfazioni.
Uscire dal PD sarebbe per me (e anche molti di voi) la scelta più facile ma anche una grande sconfitta, Il nostro obiettivo ora deve essere di dialogo tra l’interno e l’esterno della politica e delle amministrazioni e concentrarci sui temi concreti. Dobbiamo fare questo rimanendo coerenti e liberi nelle nostre scelte perché l’identità che ci portiamo dietro e la visione che abbiamo della società è il bagaglio più importante che abbiamo da offrire.
ACQUA
“Questo è un tema dove volano pallottole”. Così è stato definito scherzosamente nell’incontro. Penso che la politica sia fatta di studio e confronto e noi ci siamo applicati parecchio in un clima di serenità.
Il tema della gestione del ciclo idrico si è ampliato nel dibattito cittadino ed è diventato terreno di scontro politico a 360 gradi, questo è un bene perché aumenta la discussione tra le persone ma è negativo perché sta facendo perdere l’oggettività e la concretezza della questione.
Ci sono in ballo anche velleità personali, continui posizionamenti e calcoli elettorali che invece non rendono onore e a mia avviso distanziano i cittadini dal tema. Questi temi vanno affrontati con serenità e oggettività.
A livello nazionale c’è una idea di gestione delle società che si occupano di acqua, gas, luce, rifiuti per macro aggregati a gestione privata (multiutility) ben diversa da una piccola gestione locale del bene, questo è frutto di quel pensiero neoliberista per cui il privato, il mercato, gestisce meglio e più efficientemente il bene.  O facciamo questa operazione adesso o dobbiamo aspettare ​25 anni, altro punto è l’atteggiamento di IREN nei confronti del territorio è vero che riprende dai costi delle bollette i costi totali per la gestione dell’azienda e non ha rispettato gli investimenti sulle reti preannunciati.
Per questi motivi sono favorevole alla gestione su base territoriale del bene comune acqua.
Sul tema si è anche espresso il Partito Democratico, la ripubblicizzazione si fa.
Ma veniamo ai conti. L’unico piano ad oggi presentato è quello di Agenia che prevede la  costituzione di una nuova società a gestione 100% pubblica.  Questo vuol dire contrarre debito bancario per circa 150 milioni per far fronte al pagamento a Iren, all’Iva e ai primi costi ed investimenti. Oltre a questo c’è da considerare i debiti di Agac stimati sui 54 milioni di euro. Dobbiamo contrarre oltre 200 milioni di euro (più del bilancio annuale del Comune di Reggio Emilia) con le banche con una azienda che ha fatturato annuale sui 70-75 milioni di euro ciò vuol dire un tasso di indebitamento superiore al 250%, quando ci si avvicina al 100% iniziano di solito i problemi di procedure concorsuali.  Dovremo incrementare la tariffa di circa il 4% nel primo anno e poi ogni anno di circa l’1% . E’ stata calcolata una insolvenza sulle bollette non pagate all’1,6% quando ad oggi con IREN è al 4% e per la tassa rifiuti comunale (TARI) l’insolvenza è al 6-7%, una variazione di diversi milioni all’anno.
Dobbiamo inoltre assumere 313 persone da Iren. In generale la preoccupazione di molti sindaci e amministratori è che i costi e i rischi possano intaccare il bilancio corrente del comune. Funziona come una holding, il comune è la capofila di tutte le sue partecipate e deve garantirne. E’ un piano non irrealizzabile ma rischioso ma in questo momento di difficoltà economica delle finanze pubbliche non possiamo permetterci operazioni che hanno punti di equilibrio molto sottili.
Per questi motivi di natura economica non mi sento di avvallare il piano di Agenia (piano A) e aspetto il documento di bilancio dei sindaci (piano B) per  fare una nuova serata di studio con voi come mi è stata richiesta nell’incontro di Giovedì 18 Giugno. Questo piano è stato annunciato dal Sindaco Luca Vecchi e prevede una società a maggioranza pubblica con prospettive economiche più realizzabili. Vorrei rassicurare su una questione: dobbiamo predisporre la gara a Settembre, non dobbiamo concluderla per quel mese, c’è tempo per trovare soluzioni al tema e affrontare.
Ripeto: l’obiettivo è la gestione del ciclo idrico su base territoriale, trasparente e economicamente sostenibile da parte dei Comuni, questa è la posizione che porterò in Sala del Tricolore, dobbiamo arrivarci in un clima sereno e come comunità unità.
CARTA DI AVVISO PUBBLICO
CartaNella serata ho sottoscritto la Carta di Avviso Pubblico. Un codice etico per la buona politica che impegna in comportamenti contro il conflitto di interessi, il clientelismo, le pressioni indebite, alla trasparenza degli interessi finanziari e del finanziamento dell’attività politica, in scelte pubbliche e meritocratiche per le nomine interne ed esterne alle amministrazioni, a fornire piena collaborazione con l’autorità giudiziaria in caso di indagini e obbligo a rinunciare alla prescrizione fino all’obbligo di mie dimissioni in caso di rinvio a giudizio per gravi reati (es. mafia e corruzione), oltre a questo l’impegno a non accettare regali e rendere pubbliche le appartenenze a associazioni o incarichi lavorativi con le pubbliche amministrazioni. Una linea di trasparenza e correttezza che sposo in pieno.
Dopo Aemilia e altri fatti gravi nel nostro territorio serve un supplemento di responsabilità e proattività di chi ha incarichi amministravi per dare credibilità alle istituzioni e avvicinare le persone ad occuparsi del bene comune.
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Questo è tutto, tra sei mesi si sarà una nuova assemblea di confronto #opencomune, nel frattempo vi do la mia massima disponibilità a interagire a rispondere su tutte le questioni che ci stanno a cuore, possiamo farlo qui sul sito, sulla nuova pagina facebook o perché no, davanti a un caffè.

Ho aderito alla Carta di Avviso Pubblico

CartaLa Carta di Avviso Pubblico è stata redatta da un gruppo di lavoro di esperti, giuristi, funzionari pubblici e amministratori locali che hanno rivisitato e aggiornato la Carta di Pisa, il codice che l’associazione antimafia Avviso Pubblico aveva presentato due anni fa, prima dell’entrata in vigore di alcune leggi antimafia e anticorruzione.
Composta da 23 articoli, la Carta indica concretamente come un buon amministratore può declinare nella quotidianità i principi di trasparenza, imparzialità, disciplina e onore previsti dagli articoli 54 e 97 della Costituzione. Tra questi ci sono norme sul contrasto al conflitto di interessi, al clientelismo, alle pressioni indebite, trasparenza degli interessi finanziari e del finanziamento dell’attività politica, scelte pubbliche e meritocratiche per le nomine interne ed esterne alle amministrazioni, piena collaborazione con l’autorità giudiziaria in caso di indagini e obbligo a rinunciare alla prescrizione ovvero obbligo di dimissioni in caso di rinvio a giudizio per gravi reati (es. mafia e corruzione), oltre al non accettare regali e rendere pubbliche le proprie appartenenze a associazioni o incarichi. Una linea di trasparenza e correttezza che sposo in pieno.
Dal 2012 il Comune di Reggio Emilia ha scelto di aderire ad Avviso Pubblico e a Marzo 2015 anche il Sindaco Luca Vecchi e l’Assessore Natalia Maramotti hanno aderito a questo lodevole documento.
Le amministrazioni pubbliche sono impegnate ad adempiere con serietà alle disposizioni legislative antimafia e anticorruzione, tuttavia la preoccupante pervasività dell’infiltrazione mafiosa e criminale dopo Aemilia, consiglia un supplemento di responsabilità e proattività di chi ha incarichi amministravi.  Serve un impegno non solo a parole ma anche nei fatti della politica sul tema dell’etica e del contrasto alla mafia per questo Giovedì 18 Giugno in una assemblea pubblica ho deciso come Consigliere Comunale della mia città di sottoscrivere la Carta di Avviso Pubblico.
PDF-Logo Lettera di adesione Dario alla Carta di Avviso Pubblico

Destinazione contributi ai luoghi di culto

Lunedì in una seduta fiume abbiamo approvato il bilancio del comune di Reggio Emilia.
Nel bilancio sono contenuti i contributi obbligatori, per delibera regionale, impossibili da non destinare che il Comune di Reggio Emilia deve elargire ai luoghi di culto.
Abbiamo approvato con larga convergenza delle forze politiche in Sala del Tricolore questo odg che vuole coinvolgere tutte le confessioni religiose operanti nella nostra città, dagli evangelici, ai cattolici, agli ortodossi fino ai mussulmani.
A tutte loro sarà inviata comunicazione e in fase di accredito dei fondi (oltre 100mila Euro) saranno privilegiati quei progetti che mirano alla socialità delle persone rispetto al rifacimento di altari o arredi liturgici per esempio.
PDF-LogoODG Bilancio – Destinazione contributi U2 per luoghi di culto a Reggio Emilia 

La festa non si vende

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Oggi l’80% dei lavoratori del commercio (circa 2 milioni di persone) è costretto a lavorare la domenica o nei giorni di festa, mentre il resto delle persone e delle loro famiglie è di riposo.
E’ necessario ribadire che il principio di liberalizzazione non è sempre positivo e deve comunque sposarsi con un principio di regolamentazione democratica del mercato. Il fatto che non vi è settore in Italia che non abbia conosciuto una così forte liberalizzazione, rende opportuno contemperare diverse sensibilità, la specificità che caratterizzano questo settore ed ancora mettere a confronto i diversi protagonisti: i cittadini, gli utenti, gli operatori, le imprese, i lavoratori, le comunità locali con le loro vocazioni e il rispetto dei loro valori fondanti.
Qui di seguito ecco come si comportano gli altri paesi europei sul tema delle aperture dei contri commerciali durante le festività e la domenica.
Austria: dal lunedì al venerdì orario 06.00 – 21.00, sabato 06.00-18.00, domeniche e vacanze pubbliche chiuso ad eccezione delle aree turistiche.
Germania: l’organizzazione degli orari di apertura è di competenza dei Länder. Così, anche se c’è la possibilità a livello nazionale dell’apertura 24 ore su 24 dal lunedì al sabato, alcuni  Länder prevedono il limite di 06.00 – 22.00 e altri, il limite di 06.00 – 20.00. La domenica è giorno di chiusura con alcune eccezioni: per panetterie, fiorai, edicole, musei, stazioni ferroviarie, aeroporti, resorts e luoghi di pellegrinaggio. I Regolamenti consentono l’apertura domenicale solo in casi eccezionali.
Francia: non vi è alcuna restrizione di orario dal lunedì al sabato. La domenica e festivi i negozi food possono aprire fino alle 13.00. Per 5 domeniche all’anno, poi,  il sindaco può chiedere un’estensione dell’orario di apertura. Nelle zone turistiche e termali le aperture sono libere. E nelle città con più di 1 milione di abitanti e con forte tendenza al consumo, il prefetto può individuare, in deroga alla chiusura, le zone PUCE (Périmètres d’Usage de Consommation Exceptionnel).
Spagna: dal lunedì al venerdì gli orari sono regolati da una normativa regionale, non vi sono restrizioni solo per i negozi di dimensione inferiore ai 150mq. Il sabato non vi è alcuna limitazione. Sulle deroghe domenicali interviene ancora la normativa regionale, anche se è comunque solitamente autorizzata l’apertura per 12 giornate festive nel corso dell’anno.
Belgio: nel Paese dove ha sede il Parlamento Europeo l’orario da rispettare è limitato dalle 05.00 alle 20.00 nei giorni feriali e dalle 05.00 alle 21.00 ogni venerdì e giorni feriali pre-festivi. Domenica è considerato giorno di riposo settimanale, con la possibilità, da parte del commerciante, di sostituirlo con un altro giorno. Possono aprire 7giorni su 7 i negozi al dettaglio (però con orario 05.00 – 12.00); quelli di forniture e i negozi di giardinaggio (per un massimo di 40 domeniche/anno, con orario 05.00 – 20.00); le catene di alimentari con meno di 5 impiegati, macellai, panetterie, edicole, fiorai e negozi insediati in zone turistiche (con orario 05.00 – 20.00). Ulteriori eccezioni: la possibilità di apertura la domenica prima di Natale e 2 domeniche a scelta. Per quanto riguarda i Super/Iper mercati, questi possono restare aperti 3 domeniche all’anno.
Regno Unito: dal lunedì al sabato non vi è alcuna restrizione di orari. Durante le domeniche e i giorni di festa i negozi inferiori ai 280mq sono liberi di aprire, quelli più grandi possono aprire dalle 10.00 alle 18.00. A Natale e Pasqua le grandi superfici di vendita non possono aprire.
Paesi Bassi: dal lunedì al sabato l’orario di apertura stabilito è 06.00 – 22.00. La domenica e i festivi sono considerati giorno di chiusura. Il Governo può autorizzare fino ad un massimo di 12 aperture domenicali per anno. La vigilia di Natale, il Venerdì Santo e il 4 Maggio c’è l’obbligo di chiusura alle 19.00. Eccezioni per le stazioni di benzina.
Grecia: dal lunedì al venerdì l’orario è 05.00 – 21.00 (l’eventuale estensione dell’apertura è decisa dal prefetto). Il sabato 05.00 – 20.00. La domenica è giorno di chiusura obbligatorio eccetto per stazioni di benzina, bar, caffetterie, pasticcerie, negozi fotografici, fiorai, antiquariati. Il prefetto, d’accordo con le parti sociali, può autorizzare l’apertura di altri tipi di negozi. I negozi sono aperti, inoltre, la domenica prima di Natale e il 31 dicembre anche se coincide con la domenica.
In Italia oggi invece siamo in un regime di totale deregolamentazione, è il singolo datore di lavoro/imprenditore che può decidere se e quando aprire (senza particolari limiti nemmeno sugli orari), nessuno può contestarne le scelte (alcuni comuni che hanno provato ad impedire le aperture hanno subito e perso i ricorsi ai TAR da parte delle aziende) a prescindere dalle reali necessità dei territori. Lo sciopero, infatti, è l`unico modo per garantire, a chi sarà chiamato al lavoro nel commercio, di potersi rifiutare specialmente dove esistono contratti che rendono obbligatoria la prestazione.
Come gruppo PD e Sel in Comune a Reggio Emilia abbiamo deciso di schierarci dalla parte dei lavoratori dei centri commerciali e delle loro famiglie. Il Comune di Reggio Emilia ricorda Festa della Liberazione e la Festa dei Lavoratori. Questi valori vanno rispettati: ci sono festività in cui si deve stare chiusi perché ciò che rappresentano sono la stessa coesione sociale e le radici di un popolo, questo sia sul fronte civile che religioso. Agli esercizi commerciali che si giustificano perché quest’anno il 25 Aprile “è un sabato attaccato alla domenica”, ricordiamo che queste giornate e i valori che rappresentano, non possono essere ricordate a geometria variabile, bisognerebbe stare chiusi e basta.
Chiediamo ai nostri consiglieri regionali e i parlamentari reggiani a farsi promotori di iniziative per sollecitare l’approvazione del progetto di legge che disciplina gli orari di apertura degli esercizi commerciali per una modifica del Decreto “Salva Italia” che determini la chiusura nelle giornate festive laiche e religiose e ripristini fattivamente la possibilità per gli enti locali e le parti sociali di poter definire la programmazione delle aperture degli esercizi commerciali favorendo la coniugazione dei tempi di vita e di lavoro e tenendo conto delle diverse peculiarità territoriali.
In attesa di un cambio della legge nazionale, inviamo dal Comune  a tutte le direzione dei centri commerciali presenti a Reggio Emilia un invito a tenere chiusi per scelta le domeniche e durante le festività nazionali.
Aderiamo come Comune alla GIORNATA EUROPEA PER LE DOMENICHE LIBERE DAL LAVORO tramite comunicato stampa ufficiale e partecipazione con delegazione ufficiale alla manifestazione.
Le liberalizzazioni totali non aiutano la crescita economica, non creano maggiori opportunità di lavoro, creano dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le nostre feste, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari improbi ben poco concilianti con le necessità di riposo. L’apertura nelle giornate festive porta con sé la mercificazione delle feste e ne svuota il senso
PDF-Logo ODG Festività e Domeniche libere dal lavoro nei centri commerciali