Reggio Emilia per rivedere il Trattato di Dublino

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“La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare ma cambiando le regole sbagliate come il Regolamento di Dublino”.

Domani il Consiglio europeo discute di immigrazione, è questo il momento per aderire alla mobilitazione promossa da più di cento organizzazioni e politici, di cui l’anima e prima firmataria è l’europarlamentare Elly Schlein per chiedere ai governi europei di fare la propria parte. Oggi eravamo in piazza anche a Reggio Emilia, ho aderito convintamente alla manifestazione #EuropeanSolidarity indetta da Granello di Senapa. 
Vuoi aiutare anche tu la campagna European Solidarity?
Manda una mail o tweet ai capi di Stato mediante il form del sito qui sotto:

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In prefettura con Arcigay

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Stamattina sono andato con la delegazione di Arcigay Gioconda in Prefettura per chiedere dei gravi ritardi per l’ingresso nei progetti di accoglienza di due donne nigeriane che cercano di sfuggire alla tratta della prostituzione e dell’esclusione dai progetti di protezione umanitaria di un migrante gay nigeriano buttato fuori dall’appartamento in cui era ospitato in provincia assieme ad altri migranti a causa di presunte attività di cessione di droghe leggere a settembre 2017.

Non è accettabile che la richiesta di protezione per motivi umanitari di un ragazzo gay sia, all’atto pratico, resa impossibile in assenza di un giudizio di tribunale e in assenza di prove concrete. Il ragazzo è un volontario di Arcigay nelle attività di prevenzione dell’hiv e, per queste accuse, si trova nella situazione di non avere un posto dove stare, accedere ai corsi di italiano e di non poter procedere con la sua richiesta di asilo. Rischia quindi di essere quindi rimandato in Nigeria dove finirebbe in prigione per 18 anni per via del proprio orientamento sessuale. E’ altrettanto inconcepibile che due ragazze che sfuggono ai propri sfruttatori vengano tenute nel limbo per oltre due mesi, senza aiuto, rischiando di tornare sulla strada alla mercé dei propri sfruttatori, quando sappiamo che nel reggiano ci sono oltre trecento posti disponibili. Entrambe le decisioni sono di competenza del prefetto, cui spetta la tutela delle persone richiedenti asilo per motivi umanitari

LA BUONA NOTIZIA: la questura oggi pomeriggio ha chiamato l’avvocato: hanno anticipato l’appuntamento delle due ragazze al 4 luglio (dal 26 settembre), denunceranno la madame e le faranno entrare in un percorso di protezione (anche se con tempi lunghi).

Reggio Emilia per Welcoming Europe. Vogliamo un’Europa che accoglie!

“Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”

Decriminalizzare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati, proteggere le vittime di abusi.  Sono i tre obiettivi dell‘iniziativa dei cittadini europei (ICE) “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”. Con questo documento schieriamo il Comune di Reggio Emilia per questa importante e giusta campagna europea a favore dei diritti umani.

Queste sono ad oggi le associazioni promotori della campagna: Radicali Italiani, FCEI, Legambiente, Cnca, Fondazione Casa della Carità, Oxfam, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos del Mediterraneo, AOI, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione e lo sviluppo, ActionAid, A Buon Diritto, Acli, Arci, Baobab Experience, CILD.

La proposta è stata registrata presso la Commissione europea a dicembre 2017 ed è stata approvata il 14 febbraio 2018. Le sottoscrizioni utili dovranno essere raccolte entro febbraio 2019.

Oltre che in Italia, si sono costituiti comitati promotori in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria e sono numerosi i network europei coinvolti. Il lancio della campagna in Italia è avvenuto il 19 aprile con la conferenza stampa del lancio tenutasi in contemporanea a Roma e a Bardonecchia.

Di fronte ai fallimenti e alle enormi difficoltà dei governi nazionali nella gestione dei flussi migratori, con questa iniziativa i cittadini europei chiedono alla Commissione europea di agire, rivedendo la normativa, perché credono in un’Europa che accoglie e tutela i diritti umani. L’ICE è uno strumento di democrazia partecipativa con cui si invita la Commissione europea a presentare un atto legislativo in materie di competenza Ue. Serve un milione di firme in 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

La proposta si articola in tre punti, è consultabile in modo aperto e pubblico, cliccando qui.

 

Qui invece potete firmare la proposta di legge europea www.welcomingeurope.it

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1Salvare vite non è reato – Vogliamo decriminalizzare la solidarietà

In ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario e riconoscere il reato di solidarietà

Nessuno dovrebbe essere perseguito o multato per aver offerto aiuto, assistenza o un rifugio a scopo umanitario. Il fine dei governi è quello discoraggiare i volontari dal fornire aiuto umanitario e servizi di prima assistenza a coloro che hanno bisogno poiché credono che l’aiuto volontario possa costituire un fattore di attrazione per i flussi migratori.

Vogliamo che la Commissione fermi quei governi che stanno criminalizzando i volontari. I cittadini europei dovrebbero essere in grado di offrire aiuti umanitari e assistenza a tutte le persone bisognose, indipendentemente dal loro status, senza timore di sanzioni o azioni penali. Vogliamo che la Commissione Europea modifichi in questo senso l’attuale direttiva dell’UE sul favoreggiamento (2002/90 /CE).

 

2. Liberi di accogliere i rifugiati – Vogliamo creare passaggi sicuri

I migranti sfruttati spesso non sporgono denuncia perché corrono il rischio di essere arrestati, detenuti e rimpatriati a causa della loro condizione irregolare e perché incontrano difficoltà nel fornire delle prove e ricevere effettivamente un risarcimento e spesso non hanno accesso all’assistenza legale.

Vogliamo vie sicure di ingresso complementari e addizionali ai programmi nazionali di resettlement e, in questo senso, la società civile può offrire un contributo rilevante. Le sponsorship private, inoltre, hanno un ruolo importante nel facilitare l’integrazione dei rifugiati appena arrivati nei territori grazie al sostegno e alla mobilitazione delle comunità, di gruppi religiosi, di organizzazioni non governative, di aziende private e di famiglie di rifugiati reinsediati.

Chiediamo alla Commissione Europea di modificare il Regolamento Ue 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e attivare un nuovo programma di finanziamento nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) per sostenere i programmi di sponsorship privata della società civile affinché sempre più cittadini e associazioni possano essere

  1. I diritti umani sono inviolabili – Vogliamo proteggere le vittime di abusi

Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate.

Vogliamo proteggere tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, e garantire giustizia alle vittime di sfruttamento lavorativo e di violazioni dei diritti umani.

Chiediamo protezione per tutte le persone, indipendentemente dal loro status e garanzie di accesso alla giustizia. Vogliamo introdurre in tutti gli Stati membri meccanismi che permettano alle vittime di presentare ricorsi e sporgere denunce in modo sicuro, dando piena attuazione a quanto previsto nella normativa UE (le direttive 2009/52/CE; 2012/29/UE; 2011/36/UE; 2004/81/CE del Consiglio/CE) e dalle legislazioni nazionali. Chiediamo tutele nel caso di violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere compiute da parte della Agenzia Europea della Guardia di Frontiera e Costiera, dei corpi militari impiegati nel controllo alle frontiere da parte dei singoli Stati membri e soprattutto delle forze dei paesi terzi sostenuti dall’UE o dai singoli Stati membri. Qualora non sia garantito un meccanismo adeguato di tutela, la Commissione Europea o il singolo Stato membro devono sospendere il supporto finanziario e tecnico fornito. Chiediamo alla Commissione di mettere mano a una nuova legislazione per portare a compimento l’introduzione di canali di accesso per lavoro a livello europeo, colmare le lacune nel quadro giuridico dell’UE sulla migrazione legale e regolamentare i settori che riguardano i lavoratori non altamente qualificati.

Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia esprime

Adesione e sostegno all’iniziativa dei cittadini europei (ICE) “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”, un importante strumento di democrazia partecipativa all’interno dell’Unione europea con cui si invita la Commissione europea a presentare un atto legislativo in materie di competenza Ue.

Impegna il Sindaco e la Giunta

• Di dare comunicazione alla stampa del supporto dell’amministrazione alla proposta di legge europea “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”
• Di predisporre gli uffici comunali per la raccolta firme della proposta di legge europea scaricabili al sito www.welcomingeurope.it

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LEGGI LA MOZIONE DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA IN SOSTEGNO ALLA PROPOSTA DI LEGGE EUROPEA PER WELCOMING EUROPE

Reggio Emilia chiede alla Regione Emilia Romagna la legge contro l’omotransnegatività

In Consiglio Comunale a Reggio Emilia abbiamo votato per impegnare la Regione Emilia  a discutere e approvare le legge contro l’omofobia ferma da anni in Regione entro l’anno. Nell’estate 2017 è stato denunciato un episodio di omofobia o transfobia ogni 3 giorni, Il 40,3% delle persone Lgbti afferma di essere stato discriminato nel corso della vita, serve una legge che tuteli le persone e serve subito.

Nell’estate 2017 è stato denunciato un episodio di omofobia o transfobia ogni 3 giorni. Non c’è da meravigliarsi se si pensa che, in base alla relazione finale della Commissione Jo Cox sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, pubblicata lo scorso 6 luglio, il 25% degli italiani considera l’omosessualità una malattia.

Il 40,3% delle persone Lgbti, inoltre, afferma di essere stato discriminato nel corso della vita (il 24% a scuola o università, il 29,5% nel corso di una ricerca di lavoro, il 22,1% sul lavoro). Infine, il 23,3% della popolazione omosessuale/bi-sessuale ha subito minacce/o aggressioni fisiche a fronte del 13,5% degli eterosessuali.

In Italia ad oggi non esiste una legge penale che punisca i reati a matrice omotransfobica. Alla Regione Emilia Romagna può dotarsi di una norma che metta a sistema azioni, buone prassi, progetti di prevenzione e contrasto di quella che dagli esperti viene definita omotransnegatività, ossia quell’insieme di atti, parole, atteggiamenti che investono le persone LGBTI e che permettono a singoli e gruppi di sfociare in comportamenti discriminatori o violenti, verbalmente e fisicamente.

Un testo di legge è stato depositato dalla consigliera Roberta Mori già durante la passata legislatura e a quasi un anno dal termine di questo mandato ancora non ha varcato la soglia dell’aula dell’Assemblea legislativa né tanto meno quello della Commissione consiliare.

Il 17 Maggio 2018, giornata mondiale contro l’omofobia, venti associazioni Lgbti dell’Emilia-Romagna hanno organizzato un presidio davanti alla sede dell’Assemblea legislativa, per chiedere una legge regionale contro l’omotransnegatività che tarda ad arrivare.

E’ indispensabile affrontare la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere come grave problema sociale che deve essere fronteggiato e superato innanzitutto attraverso un impegno congiunto di tutti in primo luogo dello Istituzioni.

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Scarica e leggi la mozione per avere una legge regionale in Emilia Romagna contro l’omotransnegatività 

 

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Domenica 3 giugno, a un anno esatto dello storico REmilia Pride , Arcigay Gioconda invita tutta la città una grande festa di inaugurazione della nuova sede al Circolo Arci Gardenia in Viale Regina Elena 14. E’ per me una gioia avere gli amici e compagni di viaggio di arcigay nel circolo arci dove sono associato e dove da anni faccio attività sociale e culturale.

QUI TROVATE  IL PROGRAMMA DELLA FESTA DI INAUGURAZIONE DEL 3 GIUGNO

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Il Comune di Reggio Emilia sosterrà il Mantova Pride

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Ho consegnato un documento PD, Mdp e Sinistra Italiana perché il Comune di Reggio Emilia supporti il Mantova Pride del 16 Giugno. Non ci scordiamo l’impegno degli amici di Mantova per il REmilia Pride del 3 Giugno 2017.

Dopo il REmilia Pride organizzato da Arcigay Reggio Emilia continua il progetto del pride mediopadano che coinvolge Reggio Emilia, Parma, Modena e Mantova. I Pride sono una risposta gioiosa, pacifica e civile, a chi promuove omofobia e transfobia  nel nostro territorio e a livello nazionale. Il Comitato promotore di Mantova chiede alle istituzioni e alla società civile di aderire e scendere in piazza per i diritti e contro le discriminazioni. Il Mantova Pride del 16 Giugno sarà l’occasione per coniugare i valori tradizionali di accoglienza e democrazia reggiani con le istanze di un movimento che fa ancora i conti con una discriminazione sostanziale e giuridica nel nostro Paese.  

Anche sul nostro territorio la paura e la repressione portano molte persone omosessuali e transessuali a vivere il proprio orientamento, la propria identità di genere come un ostacolo, vivendo una vita non sincera verso sé stessi e gli altri. Mantova Pride è l’evento che vuole stimolare a realizzare sé stessi attraverso il coming out, non solo quello LGBTI, ma anche quello che dovremmo fare tutti noi per affermare la nostra identità e dimostrare l’orgoglio della molteplicità umana. È lo strumento per tutti coloro che hanno bisogno di vedere che non sono soli. Questa è dunque l’occasione per portare a Mantova e nel territorio mediopadano consapevolezza e voglia di vivere il proprio orientamento sessuale, identità di genere o, semplicemente, la propria caratteristica. Promuoviamo una vita trasparente per tutti noi. Scegliamo insieme di estirpare quelle dinamiche ovattate dove i più giovani devono fare i conti con la propria identità senza avere la semplice opportunità di Diventare Ciò Che Sono. Coming out, “l’uscire fuori” diventa il percorso da compiere per tutti coloro che si riconoscono in questo concetto. La bandiera Rainbow, simbolo della comunità omosessuale nel mondo, è vessillo di uguaglianza attraverso la coesistenza della moltitudine di colori che la compongono.

Nel documento politico della manifestazione di Mantova si trattano i temi della parità dei diritti, della tutela dei singoli e delle singole, della legittimazione dei legami affettivi e genitoriali e la laicità delle istituzioni, ma le rivendicazioni della comunità LGBTI sono inserite nella cornice più ampia delle politiche di welfare, del lavoro e delle politiche educative di contrasto al sessismo e alla violenza di genere. Qui è possibile leggere la piattaforma del Mantova Pride.

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Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia esprime
Adesione e sostegno alla manifestazione del Mantova Pride che si svolgerà il 16 Giugno 2017 a Mantova e alle iniziative precedenti che vedranno coinvolto il territorio mediopadano.

Impegna il Sindaco e la Giunta
A rilasciare il patrocinio non oneroso alla manifestazione. Il logo del Comune entrerà a far parte della comunicazione web e cartacea del Mantova pride.

Invita inoltre il Sindaco e la Giunta

  • Di dare comunicazione alla stampa del supporto dell’amministrazione al Mantova Pride e a promuovere con i propri canali e tra i propri cittadini il Mantova Pride e le sue iniziative.
  • Il Sindaco o suo delegato, a partecipare con la fascia tricolore al corteo del 16 Giugno 2018.
    Ci sarà anche la possibilità di ospitare il gonfalone del Comune.
  • Arcigay Gioconda è disponibile a supportare iniziative pubbliche congiuntamente con l’amministrazione sul territorio sui temi del Pride prima del 16 Giugno.

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Mozione pro Mantova Pride

Equality, festa di Natale di Arcigay e Darwin!

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Con piacere vi invito alla festa di Natale di Arcigay Gioconda Circolo Darwin, una cena dove presenteremo la ricerca del Europarlamentare Daniele Viotti EQUALITY sui diritti LGBTI in Europa e poi si fa festa tutti insieme con il party anni 80/90. 

Si svolgerà  Venerdì 15 Dicembre alla Ghirba – biosteria della Gabella in via Roma 76 a Reggio Emilia. Ecco il programma della serata:

 Ore 21.00
cena completa al prezzo di 18€, parte dei proventi andrà a finanziare l’associazione Arcigay.

 Ore 21.45
E[U]QUALITY i diritti lgbti in Europa
con l’autore dello studio, l’Europarlamentare Daniele Viotti e Flavio Romani, Presidente nazionale Arcigay. Presenta Alberto Nicolini, presidente Arcigay Reggio Emilia e introduce Francesca Perlini, coordinatrice Circolo Darwin.

 Ore 23.15 
la grande festa! Dj set a cura di BABEL (anni 80/90)

PER PRENOTARSI ALLA CENA BASTA CHIAMARE LE RAGAZZE DELLA GHIRBA  AL 320 288 3618.

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E[u]quality è un atlante che permette di capire come il tema dei diritti civili non sia una faccenda da legare all’agenda politica della Sinistra o del più largo campo dei progressisti, ma sia una faccenda di pura e semplice civiltà. Come si sente dire spesso nei corridoi del Parlamento Europeo: «LGBT rights are human rights».

Questo libro esce in occasione dei Pride. Non è una scelta casuale. I Pride, infatti, sono l’unica manifestazione laica rimasta a raccogliere un consenso pressoché unanime, oltre le parti politiche, e portando nelle piazze centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Non Italia. Non Europa. Mondo. Quello che si fa nei Pride, non è solo divertimento, ma rivendicazione e conferma del proprio posto: qui stiamo, e non arretriamo. A chi mi chiede come mai si continua a manifestare in giro per il mondo, anche in paesi dove hanno già ottenuto tutto, come la Spagna, rispondo sempre che è ancora più importante farlo adesso: i diritti non vanno solo ottenuti, vanno presidiati.

Oltre al senso politico, questo viaggio nell’Europa dei diritti permette a tutte e tutti di sapere che tipo di tutela hai nel paese specifico in cui sei: con leggi, riferimenti e possibilità di rivendicare e indicare. Bisogna lottare per i propri diritti, e bisogna sapere di quali diritti si dispone.

LEGGI DEL PROGETTO 

Per l’interruzione volontaria di gravidanza in ambulatorio

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Sono 8 anni che è stata introdotta la “pillola abortiva” (RU486) in Italia. Le percentuali di utilizzo della metodica farmacologica in Europa per l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) nei principali paesi europei sono le seguenti: Francia 57%, Inghilterra 60%, Finlandia 98%, Svezia 90%, Portogallo 65%, Italia 15%

L’Italia è ultima, non per l’ostilità delle donne, ma perché l’accesso a tale metodica è fortemente limitato – in molte realtà possiamo dire “ostacolato” –  dalle modalità di ricovero consigliate/imposte dal Ministero della Salute.

Tutto ciò in spregio del dettato della legge 194, che, all’art.15, raccomanda “la promozione delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”. Poiché la procedura farmacologica è sicura, per ammissione della stessa Ministra Lorenzin nelle ultime relazioni al Parlamento sullo stato di applicazione della legge, ed è considerata dalle più importanti linee guida internazionali il metodo di scelta per le IVG nelle prime 7 settimane di gravidanza, andrebbe sostenuta e promossa in alternativa alla procedura chirurgica.

Nella stragrande maggioranza dei paesi i farmaci per la IVG farmacologica vengono dispensati in regime ambulatoriale, in strutture analoghe ai nostri consultori, o addirittura dai medici di medicina generale che abbiano ricevuto una formazione specifica. In Italia, invece, per tale procedura è previsto il regime di ricovero ordinario, ossia una ospedalizzazione di almeno 3 giorni, dal momento della assunzione della RU486 fino alla avvenuta espulsione. Solo 3 regioni (Emilia Romagna, Toscana e Lazio), “disobbedendo” alle direttive ministeriali, hanno adottato il regime di day hospital.

Nonostante i pareri espressi dal Consiglio Superiore di Sanità, non esiste in letteratura alcun dato che giustifichi un ricovero ospedaliero per la IVG farmacologica. L’esperienza ormai più che decennale degli altri Paesi dovrebbe dunque spingerci a modificare le nostre pratiche, anche in nome della appropriatezza delle prestazioni. E’ opinione del Ministero della Salute che il concetto di appropriatezza si pone ormai “al centro delle politiche sanitarie nazionali, regionali e locali, costituendo la base per compiere le scelte migliori, sia per il singolo paziente che per l’intera collettività: il ricorso inappropriato alle prestazioni rappresenta infatti un fattore di notevole criticità, in grado di minare alle fondamenta la sostenibilità e l’equità del sistema.”  Lo stesso Dicastero ritiene che evitare l’inappropriatezza nelle prescrizioni e nelle prestazioni potrebbe portare ad un risparmio di ben 13 miliardi di euro.

Durante un question time alla Camera il 19 Aprile 2017 il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha ricordato le stime sugli aborti clandestini e illegali che ogni anno in Italia fanno gridare allo scandalo. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità nel 2012 gli aborti illegali sarebbero da 12 ai 15 mila casi di donne italiane, cui aggiungere dai 3 ai 5mila casi di donne straniere giunte nel nostro Paese.

 

Diverse associazioni hanno mandato una richiesta  alla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin di poter effettuare l’aborto medico (o farmacologico) anche in regime ambulatoriale. Tra queste c’è AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto), l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica,  l’AIED (Associazione Italiana Educazione Demografica), AGITE, SMIC, Vitadidonna onlus, Libere tutte- Firenze, Coordinamento difesa 194-Toscana, Laboratorio per la laicità – Firenze, Il Giardino dei ciliegi – Firenze, Coro Lemusiquorum , Coro  Mnemosine, Casa internazionale delle donne, LAIGA, Consulta di Bioetica e UAAR

Tra i sostenitori dell’appello ci sono parlamentari, medici, scrittrici, la prima firmataria è Emma Bonino, già Ministra degli Affari Esteri.

E’ scelta della donna se avere o no figli e lo Stato italiano riconosce il diritto all’interruzione di gravidanza. Le considerazioni etiche e politiche sul tema di ogni persona non devono ledere la libertà di scelta della donna e l’effettivo accesso a questo servizio sanitario.

Con le consigliere Franceschini e Lusenti abbiamo depositato una mozione per supportare la proposta delle associazioni per permettere l’interruzione di gravidanza in regime ambulatoriale come avviene nel resto d’Europa. Per questo chiediamo al comune di fare iniziative pubbliche, comunicazione e prese di posizioni pubbliche sulla stampa sul tema dell’interruzione di gravidanza in collaborazione con AUSL e ospedali.

A trasmettere il documento alla Regione Emilia Romagna, al Parlamento Italiano e al Ministero della Salute con l’indirizzo per l’approvazione di una legge regionale e nazionale per garantire alle donne che vorranno avvalersi di questa prestazione medica il miglior servizio con il giusto tempo.

Perchè è scelta della donna se avere o no figli e lo Stato italiano riconosce il diritto all’interruzione di gravidanza. Le considerazioni etiche e politiche sul tema di ogni persona non devono ledere la libertà di scelta della donna e l’effettivo accesso a questo servizio sanitario.

 

PDF-LogoLEGGI LA MOZIONE A SUPPORTO DELLA CAMPAGNA PER GARANTIRE L’INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA FARMACOLOGICA