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LGBT, questione femminile, migranti, disabilità

Dopo essermi confrontato con un gruppo di cittadine reggiane attiviste sul tema dei diritti umani in Palestina ho consegnato con il gruppo PD, Mdp e SI un documento sulla Scuola di Gomme del villaggio beduino Khan al Ahmar oggetto di attacco da parte del governo israeliano. Il Comune di Reggio Emilia  si unisce agli altri comuni per per supportare l’ambasciata nelle pressioni al Governo Israeliano per non demolire questa scuola costruita dalla cooperazione italiana che assicura l’istruzione a tutti i bambini del villaggio.
LEGGI IL DOCUMENTO

Duemila pneumatici usati per il diritto all’istruzione dei beduini palestinesi che vivono in Area C. Ciò che sembrava impossibile è divenuto realtà: la Scuola di Gomme di Khan al Ahmar, campo beduino situato tra Gerusalemme e Gerico, ospita oggi cento bambini della comunità Jahalin. Circondati da insediamenti israeliani, esclusi da ogni servizio di base, i beduini vivono in condizioni di estrema marginalità. Molti di questi piccoli, prima dell’intervento della ONG italiana Vento di Terra avevano abbandonato gli studi.

Il gruppo ARCò – Architettura e Cooperazione ha progettato la scuola in architettura bioclimatica e coordinato la squadra di operai locali che in due settimane ha realizzato la struttura. Nell’agosto del 2009 il Ministero dell’Istruzione palestinese ha riconosciuto ufficialmente l’edificio. La scuola, che è stata dotata di un impianto fotovoltaico grazie al contributo della Cooperazione Italiana, ora ospita cinque classi elementari. Il progetto è stato presentato alla XII Biennale di Architettura di Venezia nel 2010. L’edificio, “non permanente” dal punto di vista strutturale, è stato realizzato con pneumatici, argilla e legno per non contravvenire ai regolamenti militari israeliani che vietano la costruzione non autorizzata di edifici in area C.

Successivi interventi hanno realizzato aule e spazi aggiuntivi, sempre in cooperazione con Arco’ e tramite l’utilizzo di tecniche di architettura bioclimatica e materiali naturali e di riciclo.

Il progetto di cooperazione internazionale è stato finanziato e supportato da Cooperazione Italiana allo Sviluppo – Ministero degli Affari Esteri, CEI, Tasm, Comuni di Bresso (MI) Cesano Boscone (Mi),Corsico (Mi), Rozzano (Mi), Nazca Soc. CoopArt Kitchen, Associazione Namastè, Sister of Nigrizia – Jerusalem, Pax Christi, UN OCHA – ERF program, UNDP – CRDP program.

Il progetto ha beneficiato di un’ampia copertura mediatica ed è apparso sui maggiori network internazionali. Nonostante ciò la “Scuola di gomme” è al centro di una complessa vicenda legale.

Il diritto all’istruzione dei minori beduini palestinesi e il sostegno all’autodeterminazione delle comunità locali sono nostri obiettivi principali. Seguiamo la scuola e i bambini che la frequentano passo passo nel processo di crescita, supportando gli insegnanti e promuovendo attività extra-scolastiche.

Il plesso, meta di numerose delegazioni internazionali, è sotto ordine di demolizione e subisce la pressione delle vicine colonie. A difesa del diritto allo studio la ONG Vento di Terra ha lanciato la campagna: “Chi demolisce una scuola demolisce il futuro”. All’appello si sono uniti Amnesty International, Unrwa e Unicef.

Dopo una lunga battaglia legale, la Corte Suprema Israeliana a maggio aveva stabilito la demolizione definitiva delle strutture, e lo spostamento a 12 chilometri di distanza delle 35 famiglie di residenti. Mercoledì 4 Luglio le forze israeliane hanno circondato la piccola comunità beduina per procedere al trasferimento dei 180 residenti. Decine di attivisti si sono uniti agli abitanti per protestare contro lo smantellamento e impedire alle ruspe di demolire le case e la scuola frequentata anche dai bambini dei villaggi vicini. Sono così avvenuti gli scontri con la polizia. Undici gli arresti e quattro gli agenti feriti, dopo che i manifestanti hanno lanciato pietre, cercando di bloccare i macchinari inviati per costruire una strada d’accesso in vista della demolizione. I media palestinesi hanno parlato invece di più di 35 feriti tra i residenti e gli attivisti, locali e stranieri.

Giovedì 5 Luglio sono intervenuti con fatica sul luogo della Scuola di Gomme i diplomatici europei che però sono stati bloccati nella loro visita al villaggio dai soldati israeliani.  La zona è stata dichiarata “zona militare” proprio per impedire l’accesso ad osservatori internazionali e associazioni benefiche. La distruzione della scuola è strettamente collegata all’intenzione, dichiarata, di distruggere il villaggio e deportarne gli abitanti per fare posto ad altri coloni israeliani, così da spezzare la residua continuità del territorio palestinese.

Ad oggi la Corte Suprema israeliana ha solo sospeso la demolizione della suola. E’ una vittoria, temporanea, dei diplomatici di sei Paesi europei: i rappresentanti di Italia – con il Console Generale d’Italia a Gerusalemme Fabio Sokolowicz da tempo in prima fila sul progetto – Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna, a cui si sono aggiunti anche Norvegia e Svezia, si sono fatti carico di protestare con fermezza con Israele per il provvedimento di demolizione che è stato però solo sospeso.

Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia

Esprime profonda preoccupazione per la sorte dei 200 bambini della scuola primaria, appartenenti alla comunità beduina Jahalin, tra le più povere della Palestina. La demolizione della scuola priverebbe i 200 alunni di una risorsa fondamentale e, di fatto, dell’esercizio al diritto allo studio.

Si unisce alle richieste della diplomazia italiana in Israele per la richiesta di annullare definitivamente la demolizione della Scuola di Gomme.

INVITA IL SINDACO

Ad intervenire presso il Governo Italiano perché attivi rapidamente tutti gli strumenti diplomatici affinché la scuola di Alhan Al Ahmar a Gerusalemme est, una realizzazione importante della cooperazione italiana, non venga demolita e si preservi un servizio fondamentale per i minori delle comunità beduine, già pesantemente colpite dal conflitto.
A mandare questo documento al Ministero degli Esteri.

 


LEGGI LA MOZIONE IN SUPPORTO DELLA SCUOLA DI GOMME

dario de lucia e federica dai bambini siriani a kilis

Il racconto del viaggio umanitario di Luglio con Time4Life al confine turco-siriano per aiutare i bambini siriani profughi di guerra. Io e Federica abbiamo portato i 150 kg di aiuti che i reggiani ci hanno donato, qui trovate le foto delle donazioni eseguite e del viaggio.

Kilis è una città turca che dista qualche kilometro dal confine siriano, esattamente 1,30h di auto da Aleppo e dalla città indipendente curda di Rovaja. Questa città di confine ha 80.000 abitanti e oltre 140.000 profughi siriani. La Siria infatti vive nella guerra civile da sei anni. La situazione è quanto mai complicata e i fronti sono molteplici: l’esercito regolare di Bashar al-Assad, le forze di opposizione, i combattenti curdi, ma anche le frange estremiste di Al Nusra e Isis. Poi ci sono gli appoggi palesi o meno di Russia, America, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Regno Unito, Francia, Iran… ognuno ha una figurina e una parte in questo conflitto. Una piccola guerra non tanto fredda che dura da sei anni. E proprio a Kilis è una tappa obbligata di questo scenario per centinaia di migliaia di siriani che decino di lasciare la guerra e la miseria passando per la Turchia. Andando su una collina è possibile vedere la bandiera gigante della Turchia che segna il confine, quella stessa bandiera che nel 2016 era dell’Isis e da cui partivano i lanci di razzi che causarono decine di morti e ancora oggi lasciano il segno nelle case del centro storico della città. Poco distante in territorio siriano una tendopoli in mezzo alla sabbia, casa di 500.000 persone. Chi da questo fazzoletto di terra che ospita tante persone come l’intera provincia di Reggio Emilia riesce ad arrivare in Turchia inizia una nuova storia che potrà proseguire con la rotta dei balcani oppure fermandosi qui aspettando che la guerra termini per poi tornare a casa. Io e Federica abbiamo deciso di partire per dare un contributo reale e abbiamo provato a farlo in maniera corale coinvolgendo quante più persone possibili, abbiamo portato oltre 150 kg di aiuti dei reggiani alle famiglie siriane del posto seguite della Fondazione umanitaria Time4Life International di Modena – questi donatori meritano un ringraziamento, non avete idea di cosa comporti per chi non ha nulla ricevere cibo, giochi e vestiti – Time segue 250 famiglie con aiuti alimentari, alla casa e all’istruzione dei bambini. Nei giorni di attività abbiamo distribuito i pacchi alimentari a chi sopravvive in città e anche nei campi irregolari di chi ha varcato il confine di nascosto. Questo è anche il pretesto che ha l’associazione per vedere lo stato di salute dei bambini e la situazione famigliare. Quello che ho visto e vissuto voglio raccontarvelo attraverso tre storie di persone diverse tra loro, per tutelare l’identità delle persone userò nomi di fantasia, le storie invece sono tutte purtroppo vere.  Le storie sono quelle di Arturo, Fareeda e Adeela.

dario de lucia kilis confine siriano

Arturo ha quasi 50 anni e tre figli, è turco, benestante, parla correttamente l’arabo e l’italiano, da 6 anni dopo il lavoro si occupa di supportare tutti i giorni le famiglie che Time4Life segue, quando partecipi alle missioni è lui che ti ospita a casa sua ed è sua moglie che ti cucina i pasti. Perché lo fa? Perché il weekend non sta con i suoi figli ma fa avanti e indietro dal supermercato e della farmacia per i bambini siriani che vivono a Kilis?

Arturo è stato clandestino in Italia negli anni novanta e ha girato il paese facendo diversi lavori fino a stabilizzarsi e diventare regolare, una volta tornato e una volta che la guerra siriana è iniziata ha deciso di organizzare gli aiuti rischiando lui stesso, portando materiali anche nei campi in Siria e andando dalle famiglie anche quando l’Isis bombardava Kilis (ancora oggi si vedono i segni dei razzi sulle case). Arturo è quello che alcuni in Italia bollerebbero come un “buonista” parola che in Turchia non esiste e anzi è tenuto in grande considerazione dalla comunità per l’attività umanitaria che svolge. E lui ogni giorno sorride, segna e annota tutto sul suo quaderno mentre il telefono suona continuamente per richieste di aiuto di ogni genere e sorride ancora di più quando i bambini rincorrono il suo furgone e lo salutano per le strade della città.

Arturo ci porta a pulire, stuccare e imbiancare una piccola casa nel centro di Kilis. Questa casa rappresenta la speranza e il riscatto di Fareeda che ora vive in un casa (quando intendo casa intendo un riparo abbandonato con quattro mura senza acqua, luce, servizi) senza il tetto poco distante con il suo bambino, la mamma, due sorelle. Fareeda è stata una schiava dell’Isis, è stata trovata in fin di vita in un campo a 17 anni incinta di un bambino che ha voluto tenere. Le mani ansiose e i movimenti continui e veloci della testa nei momenti di pausa mentre ci parla ci fanno capire che a distanza di anni (ora ha 21 anni) sarà dura dimenticare il rapimento, gli stupri e le violenze subite ma ha lo spirito ancora forte. La voglia di ricominciare da quella piccola casa di 45 metri quadri e due stanze che abbiamo preparato per le lei e il suo bambino, una casa che vuol dire per lei indipendenza e la possibilità di trovare un compagno.

Adeela ricorda la ragazza della foto “Ragazza Afgana” di Steve McCurry. Ha 10 anni, la più grande di nove fratelli che lei accudisce e si sente già donna tanto che indossa un pezzo di stoffa a mo’ di hijab. Si sente grande tanto che mentre distribuivamo i giochi ai suoi fratelli e sorelle lei organizzava la consegna e dava quel che riceveva alle più piccole. Ha avuto la possibilità di andare a scuola ma ha rifiutato perché nella fattoria, che in realtà è una specie di allevamento di polli fuori Kilis dove la famiglia ha una stanza e una lamiera come cucina, c’è molto da fare e poi perché si sente orgogliosa e non vuole tornare a studiare nella scuola turca dalla prima elementare, lei che è già grande.

“A casa loro”, il mantra che sentiamo da anni cozza contro la realtà della cose, ora più che mai è importante aiutare, conoscere e far conoscere le situazioni difficili da cui provengono i migranti. Io e Federica abbiamo deciso di adottare un neonato e la sua famiglia per assicurargli almeno due pasti al giorno e di convincere Adeela a iniziare la scuola, il tutto ci costerà poco più di 30€ al mese.

Torneremo ancora sul confine siriano, se anche voi volete fare questo viaggio umanitario o contribuire ai pacchi alimentari per i bambini siriani potete contattare Time4Life tramite il sito www.time4life.it. Se volete maggiori informazioni sulle attività e sentire una testimonianza diretta mi rendo disponibile, potete scrivermi una mail a deluciadario@gmail.com o contattarmi direttamente alla pagina facebook. 
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“La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare ma cambiando le regole sbagliate come il Regolamento di Dublino”.

Domani il Consiglio europeo discute di immigrazione, è questo il momento per aderire alla mobilitazione promossa da più di cento organizzazioni e politici, di cui l’anima e prima firmataria è l’europarlamentare Elly Schlein per chiedere ai governi europei di fare la propria parte. Oggi eravamo in piazza anche a Reggio Emilia, ho aderito convintamente alla manifestazione #EuropeanSolidarity indetta da Granello di Senapa. 
Vuoi aiutare anche tu la campagna European Solidarity?
Manda una mail o tweet ai capi di Stato mediante il form del sito qui sotto:

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Stamattina sono andato con la delegazione di Arcigay Gioconda in Prefettura per chiedere dei gravi ritardi per l’ingresso nei progetti di accoglienza di due donne nigeriane che cercano di sfuggire alla tratta della prostituzione e dell’esclusione dai progetti di protezione umanitaria di un migrante gay nigeriano buttato fuori dall’appartamento in cui era ospitato in provincia assieme ad altri migranti a causa di presunte attività di cessione di droghe leggere a settembre 2017.

Non è accettabile che la richiesta di protezione per motivi umanitari di un ragazzo gay sia, all’atto pratico, resa impossibile in assenza di un giudizio di tribunale e in assenza di prove concrete. Il ragazzo è un volontario di Arcigay nelle attività di prevenzione dell’hiv e, per queste accuse, si trova nella situazione di non avere un posto dove stare, accedere ai corsi di italiano e di non poter procedere con la sua richiesta di asilo. Rischia quindi di essere quindi rimandato in Nigeria dove finirebbe in prigione per 18 anni per via del proprio orientamento sessuale. E’ altrettanto inconcepibile che due ragazze che sfuggono ai propri sfruttatori vengano tenute nel limbo per oltre due mesi, senza aiuto, rischiando di tornare sulla strada alla mercé dei propri sfruttatori, quando sappiamo che nel reggiano ci sono oltre trecento posti disponibili. Entrambe le decisioni sono di competenza del prefetto, cui spetta la tutela delle persone richiedenti asilo per motivi umanitari

LA BUONA NOTIZIA: la questura oggi pomeriggio ha chiamato l’avvocato: hanno anticipato l’appuntamento delle due ragazze al 4 luglio (dal 26 settembre), denunceranno la madame e le faranno entrare in un percorso di protezione (anche se con tempi lunghi).

“Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”

Decriminalizzare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati, proteggere le vittime di abusi.  Sono i tre obiettivi dell‘iniziativa dei cittadini europei (ICE) “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”. Con questo documento schieriamo il Comune di Reggio Emilia per questa importante e giusta campagna europea a favore dei diritti umani.

Queste sono ad oggi le associazioni promotori della campagna: Radicali Italiani, FCEI, Legambiente, Cnca, Fondazione Casa della Carità, Oxfam, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos del Mediterraneo, AOI, Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione e lo sviluppo, ActionAid, A Buon Diritto, Acli, Arci, Baobab Experience, CILD.

La proposta è stata registrata presso la Commissione europea a dicembre 2017 ed è stata approvata il 14 febbraio 2018. Le sottoscrizioni utili dovranno essere raccolte entro febbraio 2019.

Oltre che in Italia, si sono costituiti comitati promotori in Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria e sono numerosi i network europei coinvolti. Il lancio della campagna in Italia è avvenuto il 19 aprile con la conferenza stampa del lancio tenutasi in contemporanea a Roma e a Bardonecchia.

Di fronte ai fallimenti e alle enormi difficoltà dei governi nazionali nella gestione dei flussi migratori, con questa iniziativa i cittadini europei chiedono alla Commissione europea di agire, rivedendo la normativa, perché credono in un’Europa che accoglie e tutela i diritti umani. L’ICE è uno strumento di democrazia partecipativa con cui si invita la Commissione europea a presentare un atto legislativo in materie di competenza Ue. Serve un milione di firme in 12 mesi in almeno 7 paesi membri.

La proposta si articola in tre punti, è consultabile in modo aperto e pubblico, cliccando qui.

 

Qui invece potete firmare la proposta di legge europea www.welcomingeurope.it

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1Salvare vite non è reato – Vogliamo decriminalizzare la solidarietà

In ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario e riconoscere il reato di solidarietà

Nessuno dovrebbe essere perseguito o multato per aver offerto aiuto, assistenza o un rifugio a scopo umanitario. Il fine dei governi è quello discoraggiare i volontari dal fornire aiuto umanitario e servizi di prima assistenza a coloro che hanno bisogno poiché credono che l’aiuto volontario possa costituire un fattore di attrazione per i flussi migratori.

Vogliamo che la Commissione fermi quei governi che stanno criminalizzando i volontari. I cittadini europei dovrebbero essere in grado di offrire aiuti umanitari e assistenza a tutte le persone bisognose, indipendentemente dal loro status, senza timore di sanzioni o azioni penali. Vogliamo che la Commissione Europea modifichi in questo senso l’attuale direttiva dell’UE sul favoreggiamento (2002/90 /CE).

 

2. Liberi di accogliere i rifugiati – Vogliamo creare passaggi sicuri

I migranti sfruttati spesso non sporgono denuncia perché corrono il rischio di essere arrestati, detenuti e rimpatriati a causa della loro condizione irregolare e perché incontrano difficoltà nel fornire delle prove e ricevere effettivamente un risarcimento e spesso non hanno accesso all’assistenza legale.

Vogliamo vie sicure di ingresso complementari e addizionali ai programmi nazionali di resettlement e, in questo senso, la società civile può offrire un contributo rilevante. Le sponsorship private, inoltre, hanno un ruolo importante nel facilitare l’integrazione dei rifugiati appena arrivati nei territori grazie al sostegno e alla mobilitazione delle comunità, di gruppi religiosi, di organizzazioni non governative, di aziende private e di famiglie di rifugiati reinsediati.

Chiediamo alla Commissione Europea di modificare il Regolamento Ue 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e attivare un nuovo programma di finanziamento nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) per sostenere i programmi di sponsorship privata della società civile affinché sempre più cittadini e associazioni possano essere

  1. I diritti umani sono inviolabili – Vogliamo proteggere le vittime di abusi

Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate.

Vogliamo proteggere tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, e garantire giustizia alle vittime di sfruttamento lavorativo e di violazioni dei diritti umani.

Chiediamo protezione per tutte le persone, indipendentemente dal loro status e garanzie di accesso alla giustizia. Vogliamo introdurre in tutti gli Stati membri meccanismi che permettano alle vittime di presentare ricorsi e sporgere denunce in modo sicuro, dando piena attuazione a quanto previsto nella normativa UE (le direttive 2009/52/CE; 2012/29/UE; 2011/36/UE; 2004/81/CE del Consiglio/CE) e dalle legislazioni nazionali. Chiediamo tutele nel caso di violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere compiute da parte della Agenzia Europea della Guardia di Frontiera e Costiera, dei corpi militari impiegati nel controllo alle frontiere da parte dei singoli Stati membri e soprattutto delle forze dei paesi terzi sostenuti dall’UE o dai singoli Stati membri. Qualora non sia garantito un meccanismo adeguato di tutela, la Commissione Europea o il singolo Stato membro devono sospendere il supporto finanziario e tecnico fornito. Chiediamo alla Commissione di mettere mano a una nuova legislazione per portare a compimento l’introduzione di canali di accesso per lavoro a livello europeo, colmare le lacune nel quadro giuridico dell’UE sulla migrazione legale e regolamentare i settori che riguardano i lavoratori non altamente qualificati.

Il Consiglio Comunale di Reggio Emilia esprime

Adesione e sostegno all’iniziativa dei cittadini europei (ICE) “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”, un importante strumento di democrazia partecipativa all’interno dell’Unione europea con cui si invita la Commissione europea a presentare un atto legislativo in materie di competenza Ue.

Impegna il Sindaco e la Giunta

• Di dare comunicazione alla stampa del supporto dell’amministrazione alla proposta di legge europea “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”
• Di predisporre gli uffici comunali per la raccolta firme della proposta di legge europea scaricabili al sito www.welcomingeurope.it

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LEGGI LA MOZIONE DEL COMUNE DI REGGIO EMILIA IN SOSTEGNO ALLA PROPOSTA DI LEGGE EUROPEA PER WELCOMING EUROPE

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