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Ambiente, Green economy, Consumo di suolo

La finalità principale di questo documento è quella di salvaguardare i piccoli sistemi produttivi consolidati da tradizioni locali, mettendo a disposizione dei cittadini e delle microimprese di Reggio Emilia un laboratorio di trasformazione vegetale e animale al fine di poter ottenere una pluralità di prodotti destinati al mercato locale in spazi limitati e con modesti investimenti e così facendo sostenere l’economia. LEGGI IL DOCUMENTO

I prodotti alimentari locali, soprattutto biologici, stanno conoscendo un’espansione e un successo ineguagliabili. Dopo i Gruppi di Acquisto Solidale e la prolificazione degli orti urbani e a Km 0, il settore ortofrutticolo e non solo della filiera corta sta conoscendo una nuova ed esaltante fase di sviluppo.  Un laboratorio di trasformazione alimentare può offrire una combinazione infinita di prodotti, proponendo la preparazione di ricette tipiche della tradizione emiliana ma anche dando la possibilità ai cittadini di preparare alimenti di cucina straniera.

Tale locale può essere destinato alla:

  • macellazione aziendale di avicoli e cunicoli e piccola selvaggina allevati nell’azienda agricola
  • lavorazione delle carni
  • produzione di conserve vegetali
  • smielatura
  • produzione di derivati del latte
  • lavorazione di altre piccole produzioni a partire da materie prime aziendali

In linea di massima, non sono richieste conoscenze tecniche particolari. Il vantaggio di questa attività artigianale risiede nel fatto che, oltre alla vendita diretta ai consumatori finali, fra i propri clienti sarà possibile annoverare anche i negozi di prodotti tipici e biologici della zona, i punti vendita di prodotti di alta qualità  ma anche agriturismi e ristoranti in cerca di prodotti non paragonabili a quelli delle lavorazioni industriali.

Tale laboratorio ha come finalità quella di garantire la sicurezza degli alimenti lungo tutta la filiera alimentare a partire dalla produzione primaria. Così che i prodotti trasformati seguano il metodo HACCP e un corretto smaltimento dei rifiuti. I vantaggi sono:

  • Si permettono le lavorazioni di più prodotti in un unico locale.
  • Non si richiedono onerosi investimenti per strutture ed attrezzature.
  • Si consente la vendita di piccoli quantitativi prodotti ottenuti in ambito locale anche al dettaglio.

La Regione Emilia Romagna, con la Legge  4/2009, ha provveduto a normare le attività agrituristiche; con successiva deliberazione della Giunta regionale 987/2011  ha approvato la norme operative della legge medesima che prevedono:

  • possibilità di macellazioni in locali a requisiti ridotti;
  • possibilità di utilizzare la cucina agrituristica nei giorni di chiusura per lavorazioni e trasformazioni a basso rischio igienico sanitario;
  • possibilità di prevedere un laboratorio pluriuso per la lavorazione dei prodotti agricoli.

Il quadro normativo vigente nella nostra realtà consente quindi, da diversi anni a questa parte, di effettuare in un unico locale adeguatamente attrezzato più lavorazioni che, seguendo le singole normative di settore, richiederebbero autorizzazioni e locali specifici.

Il programma regionale di sviluppo rurale 2014 – 2020 concede finanziamenti a favore delle attività agrituristiche nell’ambito del tipo di operazione 6.4.01 “Creazione e sviluppo di agriturismi e fattorie didattiche”. Nei primi mesi del 2019 è prevista la pubblicazione di un ulteriore bando – l’ultimo dell’attuale periodo di programmazione – con una disponibilità prevista di circa 4 milioni di euro.

Questo documento impegna il Sindaco e la Giunta Comunale:

  • A inserire nel DUP “Documento Unico di Programmazione” del Comune di Reggio Emilia l’obiettivo di realizzare un laboratorio di trasformazione alimentare a Reggio Emilia.
  • A contattare le associazioni di categoria del settore agroalimentare e dello sviluppo economico del territorio che potranno contribuire e collaborare al progetto. A contattare altresì istituti superiori agrari, come l’Istituto Antonio Zanelli e l’Istituto Angelo Motti, l’Università di Reggio Emilia, la facoltà di Agraria, e il C.R.P.A. “Centro Ricerche Produzioni Animali” per creare sinergie .
  • A convocare entro tre mesi dell’approvazione di questo documento una commissione consigliare per trattare i progressi di tale proposta e aggiornarsi sui lavori da svolgere.

LEGGI LA MOZIONE PER CREARE UN LABORATORIO DI TRASFORMAZIONE ALIMENTARE A REGGIO EMILIA 

altra formazione

Il 22 Novembre grazie a voi andrò a studiare e di questo vi ringrazio. Con il gettone del consiglio comunale ho pagato il corso della “Scuola di Altra Formazione” a Sorisole (Bergamo)  per me e l’amico di mille battaglie Santino Muto. Siamo amici da tempo e insieme abbiamo lavorato alla campagna nazionale Legge Rifiuti Zero, è il mio spin doctor sulle tematiche ambientali.

L’argomento della giornata di studi è sul cambiamento sostenibile per le nostre comunità. Saranno presentati quattro progetti di amministratori virtuosi, puntiamo a tornare a casa con quante più slide e documenti di studio per vedere se è possibile replicare i progetti o parte di essi sul nostro territorio.
Per chi vuole partecipare il corso costa 50€ e possiamo fare car sharing volentieri,
qui trovate tutte le info.

Il documento di indirizzo del Partito Democratico Reggio Emilia per i prossimi anni per i comuni reggiani. Trovo molto interessante e progressista la parte sulle fusioni di comuni e sull’ambiente. Ma soprattutto trovo molto giusto e lungimirante che che tra i 36 comuni che vanno al voto ci siamo dei punti fermi condivisi per il territorio che vogliamo per i prossimi cinque anni.
La politica al centro, non è scontato.

http://www.darioreggio.it/wp-content/uploads/2014/03/Progetto-2020-PD.pdfProgetto 2020 – PD Reggio Emilia

montanari-andrea132Da tempo a Reggio si parla di un museo del Novecento, ma non ci siamo mai accorti che ne abbiamo uno proprio intorno a noi. Una proposta dell’amico e compagno Andrea Montanari, storico, giornalista, compagno d’avventure a concerti, bevute e escursioni a convegni e mostre dove siamo sempre i più giovani.

 

Partiamo da due presupposti: il primo è che Reggio Emilia è un grande museo del Novecento a cielo aperto. Il secondo: in tempi come questi le soluzioni culturali devono per forza essere economiche e “agili” (non per questo prive di contenuti e poco significative). Potremmo aggiungere un terzo presupposto, a questo punto: l’approccio alla storia della nostra città deve essere laico innanzitutto, e non orientato all’avanguardismo a tutti i costi.

Come coniugare questi elementi e “fare storia” per tutti nella nostra città? Una soluzione interessante nel campo della didattica della Shoah, ma espandibile a tutti i campi, l’ha creata l’artsita tedesco Gunter Demnig con le sue “Pietre d’inciampo”, ormai diffusissime anche in Italia: piccole targhe di ottone di 10×10 cm poste in terra davanti al luogo in cui abitava un ebreo poi deportato che ne raccontano brevemente la vicenda

Le spese di installazione, si capirà, sono veramente esigue. Perché non realizzare un’operazione simile anche in città? Pensiamo a un tour delle pietre d’inciampo da offrire ai turisti di passaggio. Ripeto e sottolineo, le targhe di ottone possono essere legate a qualsiasi evento storico, tramandandone il ricordo e riempiendo “il luogo” fisico in cui la storia si è compiuta. Monaco di Baviera ha una app gratuita che offre un percorso storico legato a queste targhe commemorative.

La “didattica dei luoghi” rimane l’unica strada percorribile se poi pensiamo alla crisi delle “vecchie” sedi museali che siamo abituati a conoscere e che facciamo così fatica a ripensare.

pietreinciampoapp