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Occupazione, Contratti di lavoro

ciclofattorini rider reggio emiliaDopo la notizia che la multinazionale di consegna del cibo Uber Eats è arrivata a Reggio Emilia e la richiesta della CGIL di intervenire per dare tutele ai lavoratori con altri consiglieri comunali ho depositato un documento per arrivare alla carta dei rider sull’esempio di Bologna.

 

C’è chi pedala in sella a una bicicletta o sfreccia col motorino per consegnare pizze e pasti pronti, ma anche chi si occupa di servizi cloud, come l’elaborazione dati. O chi si rivolge a servizi più tradizionali di babysitting o di pulizie per chi affitta casa su Airbnb. Il pianeta della “gig economy” in Italia occupa tra 700mila e un milione di giovani addetti.

La prima fotografia sui nuovi lavori “on demand’” che si offrono e si scambiano su app e piattaforme web, è stata scattata dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti con una indagine ad hoc. I primi risultati sono stati presentati al Festival dell’Economia di Trento, che ha messo al centro del dibattito proprio il rapporto tra lavoro, tecnologia e diritti. I rider sono appena il 10% di questa nuova galassia di lavoratori e di questi sono circa 10mila quelli che lavorano per le piattaforme di food delivery. Nella ricerca della Fondazione solo un 45% si dichiara tra soddisfatto e molto soddisfatto del suo lavoro che rimane comunque in gran parte occasionale, visto che il 50% dei gig worker lo fa per 1-4 ore a settimana e il 20% tra 5 e 9 ore.

Circa la metà di chi fa questi lavori è donna, con livelli di studio elevato. Solo per 150mila, lo 0,4% dell’intera popolazione, si tratta dell’unico lavoro. Gli immigrati rappresentano il 3 per cento. Questi lavoratori vengono contrattualizzati nel 10% dei casi come cococo, mentre il 50% con collaborazione occasionale a ritenuta d’acconto. Più del 50% viene pagato a consegna, mentre meno del 20% è pagato a ora. Il guadagno medio si attesta sugli 839 euro per chi lo fa come lavoro principale e 343 euro per chi lo fa come lavoretto (in media circa 12 euro lordi l’ora).

In Italia i rider sono circa 10mila. E sono soprattutto giovani o giovanissimi, che arrotondano, magari durante il percorso di studi, incassando in media circa 12,5/12,8 euro lordi l’ora.

I riders non godono di basilari e importanti tutele come l’assicurazione sanitaria, un monte ore settimanale, i contributi per la manutenzione dei mezzi, un’indennità per le condizioni meteo avverse e per i turni festivi, un limite di chilometri per le distanze da percorrere in bicicletta, la malattia, l’infortunio, la maternità e tanto altro.

Costretti a tempi e turni massacranti e sempre monitorati dal servizio i rider hanno spesso gravi incidenti, ed esempio un 28enne di “Just eat” che il 17 maggio scorso, durante una consegna, è rimasto incastrato fra due tram in via Montegani a Milano oppure il 21 Marzo a Bologna un rider è rimasto investito in Via Marconi da un autobus.

Sul territorio nazionale sono attivi esempi locali di amministrazioni virtuose: la Regione Lazio ha recentemente concluso, il 14 Giugno 2018, una consultazione per scrivere con i cittadini una nuova legge regionale a tutela dei rider mentre a Bologna è stata firmata, giovedì 31 maggio 2018, la “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano”, tra i firmatari della Carta c’è il Comune di Bologna, i Riders Union Bologna, i segretari generali Cgil, Cisl e Uil e i vertici di Sgnam e Mymenu, marchi della nuova società Meal srl. 

In attesa che il Governo approvi una legge da troppo tempo attesa, il Consiglio Comunale di Reggio Emilia esprime

Adesione e sostegno alle legittime rivendicazioni di tutela dei lavoratori della gig economy, in particolare a inquadrare meglio in favore del lavoratore il rapporto di lavoro con la piattaforma digitale.
Impegna il Sindaco e la Giunta

  • A contattare le aziende, i sindacati e le associazioni del territorio per arrivare alla firma di un documento che riprende lo spirito e la vocazione de la Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali nel contesto urbano di Bologna.
  •  A convocare entro tre mesi, dalla approvazione di questa mozione comunale, una commissione consigliare per trattare i progressi di tale proposta e aggiornarsi sui lavori da svolgere.
  • A mandare il documento alla Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna per realizzare un percorso analogo a quello della Regione Lazio per arrivare entro fine legislatura (Novembre 2019) ad approvare una carta regionale per dare le tutele ai rider.
  • A inviare questo documento ai parlamentari reggiani e al Ministero del Lavoro.

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Leggi la proposta per la carta dei rider di Reggio Emilia

 

nidil refactory 10 maggio 2018

Giovedì 17 Maggio abbiamo organizzato un incontro allo spazio coworking ReFactory per conoscerci tra p.iva e presentare le nuove tutele di cui disponiamo. 

NIdiL CGIL invita tutte le partita iva di Reggio Emilia a un evento organizzato dagli amici dello Spazio Coworking ReFactory in Via Lelio Corsi 3f (dietro la Camera del Lavoro) Giovedì 17 Maggio alle 18.00 per informare i lavoratori autonomi dei diritti e tutele che esistono, non regalate ma pagate dai contributi che versano all’INPS. In particolare parleremo della MALATTIA, INFORTUNIO e MATERNITA’. Seguirà un aperitivo offerto a tutti i partecipanti.

Facciamo un esempio che riguarda ‘indennità economica di maternità: è pari all’80% di 1/365 del reddito percepito negli stessi 12 mesi presi a riferimento per l’accertamento del requisito contributivo. Facciamo un esempio: una lavoratrice a p.iva con un reddito di 15.000€ percepirà dall’INPS 4.964,88€ di indennità di maternità. Oppure per la malattia dal quarto giorno viene riconosciuta una indennità calcolata sul massimale contributivo diviso per 365 giorni ed é dovuta per ogni giornata di degenza nella misura dell’8% 12% e 16% in virtù della contribuzione versata, può variare dai 21,99€ ai 43,98€ giornalieri nel caso massimo.

QUI TROVATE MAGGIORI INFORMAZIONI SULL’EVENTO E PER PARTECIPARE

 

EX_Associazione Donne Migranti Italia-Somalia, Copertina FB Sahib

Come le esperienze positive di cooperazione internazionale possono migliorare la vita delle persone in Africa? Un esempio è il progetto MIDA Youth finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri che ha creato lavoro per venti ragazzi e ragazze somale under 35 a Kismayo.

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La cooperativa è già attiva e si occupa di informatica e stampa con ottimi successi, finanziata per 60.000€ ha coinvolto partner somali come SAAB Foundation e italiani come Filef e l’associazione Donne Migranti Italia-Somalia in Emilia Romagna guidata dalla Dottoressa Layla Yusuf che presenterà il progetto Venerdì 18 Maggio alle 17.30 in Comune a Reggio Emilia, Piazza Prampolini 1, all’evento SAHIB (L’amicizia) tra Italia e Somalia che coinvolgerà relatori importanti equalificati tra cui Laura Salsi, presidente di FILEF (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie) e Luca Bosi, presidente di Boorea Cooperativa, due associazioni che da anni promuovono progetti di solidarietà per lo sviluppo umano e la lotta alle diseguaglianze.

Da questo esempio concreto realizzato dalla collaborazione i relatori parleranno di temi compressi come la cooperazione allo sviluppo per far crescere i paesi del terzo mondo e il benessere delle persone per frenare l’emigrazione economica. Sarà anche il momento per interloquire sulla situazione oggi della Somalia e del Corno d’Africa. Infatti tra i relatori sarà presente anche Don Paolo Cugini, parroco presso l’ unità pastorale 5 “Santa Maria degli Angeli” a Reggio Emilia e missionario “fidei donum” in Brasile per lungo tempo dal 1998 al 2013 e  Mario Raffaelli già Sottosegretario agli Affari Esteri e inviato speciale del Governo per il Corno d’Africa per il Governo Italiano e ora Presidente di Amref ItaliaL’Assessore alla città internazionale Serena Foracchia del Comune di Reggio Emilia coordinerà l’importante evento. 

 

 

RES-ImmagineIn Regione Emilia-Romagna il tasso di povertà relativa è  passato negli anni della crisi economica dal 2,2% del 2009 al 4,5% del 2016. Secondo i calcoli del Servizio statistico della Regione, si tratta di circa 200mila persone che hanno difficoltà a procurarsi beni e servizi. Sono invece 65mila le famiglie (3,3% in Emilia-Romagna, 6% in Italia) al di sotto della soglia di povertà assoluta, ovvero che non hanno reddito sufficiente a soddisfare i bisogni essenziali: per lo più persone sotto i 35 anni o tra i 35 e i 49 anni con minori a carico. A questo si somma il dato dell’emarginazione adulta che, secondo le stime dell’Istat rielaborate dall’Università di Modena e Reggio Emilia, riguarda oltre 4.000 senza fissa dimora.
In Emilia-Romagna, nei primi due mesi si sono registrate 6.059 domande per ottenere il Reddito di solidarietà. Partito a metà settembre, quasi 2.000 richieste hanno già ottenuto il via libera dall’Inps, che ne ha giudicate 1.692 idonee al finanziamento del Res e 225 al Sia (Sostegno all’inclusione attiva), la misura nazionale riservata a nuclei familiari con minori. Sulle restanti 4.000 domande sono tuttora in corso i controlli. In sostanza, senza il Reddito di solidarietà voluto dalla Regione sarebbero state poco più di un decimo le persone ad aver avuto un sostegno contro la povertà.

I richiedenti si dividono pressoché alla pari fra uomini (50,6%) e donne (49,4%), persone con più di 45 anni (65,7%) e nella gran parte dei casi (69%) senza minori a carico. E’ la fotografia di chi è stato ammesso al Res, persone che vivono in situazione di grave povertà, che faticano ad arrivare a fine mese, spesso con in comune il dramma della disoccupazione.
A livello territoriale, le richieste arrivate ai Servizi sociali sono state: 1.556 per la provincia di Bologna, 912 a Modena, 591 a Rimini, 573 a Ravenna, 571 a Reggio Emilia, 514 a Ferrara, 497 a Parma, 477 a Forlì-Cesena e 368 a Piacenza.

REDDITO DI SOLIDARIETA' REGGIO EMILIA
A CHI SI RIVOLGE IL REDDITO DI SOLIDARIETA’?

Destinatari della misura sono i nuclei familiari con Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) inferiore a 3 mila euro e la residenza in regione da almeno 24 mesi.
Oltre alla componente economica mensile, che oscilla tra gli 80 euro per le persone sole e i 400 per le famiglie, il Reddito di solidarietà si concentra sull’inserimento sociale e lavorativo delle persone che lo chiedono; prevede infatti progetti personalizzati di attivazione e inclusione sociale e lavorativa, predisposti con la regia dei Servizi sociali e finalizzati all’affrancamento dalla condizione di povertà. Il Reddito di solidarietà dura al massimo un anno; per poterne fare nuovamente richiesta, devono passare almeno 6 mesi.

FAI DOMANDA A REGGIO EMILIA PER OTTENERE IL REDDITO DI SOLIDARIETA’ 

voucher-inps

Ho appreso che in un Comune della Provincia, Cavriago, è stato pubblicato un bando per due posizioni di lavoro per “attività relativa al funzionamento dell’Ufficio Tributi (aggiornamento banche dati, bonifica)” a due giovani ragazze pagate con i voucher lavoro.
Non voglio entrare nella dinamiche locali, sono sicuro che l’unità si ritroverà presto, ma da questo piccolo caso voglio fare un punto politico da militante del Partito Democratico e da amministratore.

La Legge Fornero ha introdotto i voucher lavoro e Il Jobs Act ha semplificato di molto l’uso. Nel 2015, se ne sono venduti 114.921.574 per oltre un miliardo di euro di compensi erogati. Un boom del 66,6% rispetto ai 69.172.879 dell’anno precedente. Si tratta di un metodo di pagamento da sfruttare per tutte le prestazioni non regolamentate da un contratto poiché svolte in modo occasionale o discontinuo. Dal voucher sono escluse importanti salvaguardie lavorative come la maternità, la malattia e gli assegni per il nucleo familiare. Il voucher è inoltre la forma più estrema di precarizzazione del lavoro e colpisce particolarmente i giovani. Anche io sono stato pagato in voucher e non credo sia la formula migliore che dobbiamo proporre a chi si affaccia sul mondo del lavoro. Non è un caso che la CGIL ha raccolto 34 mila firme a Reggio Emilia (3,3 milioni di firme In Italia) per l’abrogazione dei voucher.

Avevo già affrontato il tema dei voucher lavoro portando in Sala del Tricolore una interpellanza che chiedeva conto dei lavoratori pagati con i voucher nel Comune di Reggio Emilia (questa formula di pagamento nel capoluogo è esclusa). Dei voucher esistono vari tagli: 10€, 20€, 50 euro. Possono essere usati anche in combinazione tra di loro per determinare l’importo lordo del corrispettivo. Dal valore nominale del voucher si deve detrarre il 25% destinato per il 13% alla copertura previdenziale in favore della gestione separata Inps, il 7% in favore dell’Inail e il 5% per la gestione del servizio. Si tratta di contributi interamente a carico del lavoratore. Pertanto, il valore reale del voucher da 10€ è di 7,5€. Con riferimento a ciascun committente il compenso, nel corso di un anno solare, non può superare oggi i 7000€ netti, 9333€ lordi.

Le amministrazioni pubbliche, inizialmente escluse dalla possibilità di ricorrere al lavoro occasionale, sono state in seguito incluse dalla legge 33/2009, con una formula tanto ampia che consente loro di ricorrere al lavoro occasionale anche per lo svolgimento di attività istituzionali. Si tratta con tutta evidenza di un ampliamento non condivisibile delle finalità attribuite a questo tipo di prestazione che concorre a peggiorare ulteriormente la condizione dei lavoratori.

Il  voucher  tutela male e non pienamente il lavoratore, i Comuni del centrosinistra hanno la possibilità e il dovere di offrire alternative a questa formula di pagamento. La direzione e l’esempio che dobbiamo dare ai giovani è di un lavoro decoroso e tutelato.

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