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Occupazione, Contratti di lavoro

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iren 30 maggio 2016 cgil cisl picchetto

Stamattina Lunedì 30 Maggio sono stato al picchetto sindacale di CGIL e Cisl  alle sede di Iren di Reggio Emilia. Da 30 mesi i lavoratori sono in contrattazione per il rinnovo del contratto, la dirigenza della quotata pubblica vuole togliere i distaccamenti sindacali facendo perdere la rappresentanza in azienda ai lavoratori. E’ inaccettabile, i lavoratori hanno ragione.

Nella mattina abbiamo raccolto anche le firme per i referendum contro i licenziamenti illegittimi, abolizione voucher e ripristino responsabilità committente negli appalti e per la carta universale dei diritti del lavoro. Passate a firmare queste proposte, trovate qui la lista dei banchetti a Reggio Emilia e Provincia.

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voucher-inps-reggio emilia

 

In Italia continua a crescere il fenomeno dei voucher lavoro.

Una crescita che nel 2015 ha segnato un +66% sull’anno precedente con quasi 115milioni di voucher venduti nel Paese. Un dato enorme, considerato che l’utilizzo indiscriminato e scevro da ogni controllo istituzionale che i voucher permettono ha sostanzialmente avuto funzione di copertura del lavoro nero in tutti gli ambiti: dall’edilizia, al commercio, ai servizi, all’agricoltura.

La regione Emilia Romagna segue a pieno ritmo il trend nazionale con quasi 14milioni e 400mila ticket staccati nel 2015 (+63% sul 2014).

Il lavoro accessorio, introdotto dalla legge 14 febbraio 2003, n. 30, è disciplinato dal decreto legislativo 276/2003, più volte modificato sia per aumentare i settori di attività in cui è possibile svolgere lavoro occasionale sia per allargare l’area dei lavoratori che vi possono accedere. Si sta creando una nuova area di lavoro povero in sostituzione di altre forme più tutelate economicamente e dal punto di vista dei diritti fondamentali.

L’Inps afferma che per prestazioni di lavoro occasionale accessorio si devono intendere attività non riconducibili a tipologie contrattuali tipiche di lavoro subordinato o di lavoro autonomo ma “mere prestazioni di lavoro definite con la sola finalità di assicurare le tutele minime previdenziali e assicurative in funzione di contrasto a forme di lavoro nero o irregolare” (circolare Inps 9/2009). Una definizione che certo non aiuta a contrastare il possibile abuso di questa tipologia di lavoro, viste anche le difficoltà e incertezze in materia di controllo.

La natura accessoria del particolare tipo di attività comporta che essa debba essere svolta direttamente a favore del committente, con un rapporto diretto tra prestatore e committente. È escluso, secondo l’Inps, che un’impresa, con il voucher, possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere attività per conto di terzi.

Le amministrazioni pubbliche, inizialmente escluse dalla possibilità di ricorrere al lavoro occasionale, sono state in seguito incluse dalla legge 33/2009, con una formula tanto ampia che consente loro di ricorrere al lavoro occasionale anche per lo svolgimento di attività istituzionali come ad esempio quelle a favore di soggetti beneficiari del sistema integrato d’interventi e servizi sociali o per casi di emergenza come calamità naturali e altro. Si tratta con tutta evidenza di un ampliamento non condivisibile delle finalità attribuite a questo tipo di prestazione che concorre a peggiorare ulteriormente la condizione dei lavoratori, in ambiti particolarmente delicati.

Dei voucher esistono vari tagli: 10€, 20€, 50 euro. Possono essere usati anche in combinazione tra di loro per determinare l’importo lordo del corrispettivo. Dal valore nominale del voucher si deve detrarre il 25% destinato per il 13% alla copertura previdenziale in favore della gestione separata Inps, il 7% in favore dell’Inail e il 5% per la gestione del servizio. Si tratta di contributi interamente a carico del lavoratore. Pertanto, il valore reale del voucher da 10€ è di 7,5€. Con riferimento a ciascun committente il compenso, nel corso di un anno solare, non può superare oggi i 7000€ netti, 9333€ lordi.


Dal voucher sono escluse importanti salvaguardie lavorative come la maternità, la malattia e gli assegni per il nucleo familiare.

Il voucher è inoltre la forma più estrema di precarizzazione del lavoro e colpisce particolarmente i giovani. Anche io sono stato pagato in voucher.

Sì è creato un paradosso perché anziché combattere il lavoro nero, i voucher lo creano. Se ad esempio un ispettore del lavoro va a fare un controllo in una impresa i datori di lavoro possono mostrare i buoni, magari da due ore, e dire che quel dipendente è lì solo per quel tempo. Salvo poi trattenerlo magari nove o dieci ore e le altre pagargliele in nero. Con il problema che dimostrare l’illecito diventa ancora più difficile rispetto alla situazione precedente al voucher.

Per questi motivi Lunedì alle 15.30 in Comune a Reggio Emilia chiedo al Sindaco Luca Vecchi:

  • Se il Comune di Reggio Emilia paga direttamente prestazioni di lavoro con voucher.
  • Se il Comune di Reggio Emilia nei servizi che esternalizza tramite appalto è a conoscenza di pagamenti che avvengono tramite voucher (ad esempio per servizi da educatore con cooperative sociali, da guardiania per mostre, da muratore nei cantieri edili, da operatore ecologico pe IREN ecc. ecc.)
  • Considerando che il voucher  tutela male e non pienamente il lavoratore e che sta avendo un utilizzo massivo e scorretto da parte di molti datori di lavori, si chiede se il Comune di Reggio Emilia vuole specificare nei propri appalti che le aziende concorrenti non dovranno pagare i lavoratori tramite voucher ma con forme contrattuali davvero tutelanti del lavoro.

Vi consiglio di leggere e firmare la Proposta di Legge di iniziativa popolare “Carta dei diritti universali del lavoro” e i tre quesiti referendari.  Uno di questi referendum chiede di cancellare le ultime leggi che hanno ampliato l’utilizzo dei voucher. Io ho firmato, fatelo anche voi.

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Leggi l’Interpellanza sui voucher e Comune di Reggio Emilia

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dario de lucia cgilIeri in Consiglio Comunale a Reggio Emilia abbiamo approvato un documento in supporto ai lavorati del pubblico impiego che oggi manifesteranno a Bologna per il rinnovo del contratto di lavoro fermo da 7 anni.

Negli anni della crisi economica la necessità di contenere la spesa pubblica e rientrare nei parametri di bilancio imposti dalla appartenenza all’Unione Europea, hanno fatto della pubblica amministrazione uno degli ambiti privilegiati di intervento.

A seguito dell’azione congiunta dei tagli ai costi della Pubblica Amministrazione e della prolungata crisi economica i lavoratori del pubblico impiego hanno perso negli ultimi anni una significativa parte del proprio reddito a causa del blocco della contrattazione dal 2010, senza neppure la previsione dell’adeguamento all’aumento del costo della vita calcolato in base agli indici ISTAT.

la Sentenza della Corte Costituzionale n. 178 del 24 giugno 2015, ha stabilito l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del blocco dei contratti del pubblico impiego. In Emilia Romagna parliamo di 130.000 lavoratori e delle loro famiglie che stanno parlando del rinnovo del proprio contratto per questo con i consiglieri Lanfranco De Franco e Federica Franceschini abbiamo proposto in Sala del Tricolore questo documento a supporto dei lavoratori.

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LEGGI IL TESTO DELLA MOZIONE IN SUPPORTO AI LAVORATORI DELLA FUNZIONE PUBBLICA

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L’assessora Natalia Maramotti ha contatto le catene della grande distribuzione a più riprese per stipulare un protocollo volontario per tenere chiuso in quei giorni e altri ma ha avuto esisto negativo (ultimo incontro collettivo il 25 Febbraio 2016) , parte della grande distribuzione (Esselunga, Il Gigante) non ci è stata portando il tavolo per il protocollo unitario a saltare del tutto. Segnalo che Coop e Conad invece erano ben disposti.

Dal punto di vista “pratico” un accordo come quello sottoscritto in altre province ha un valore molto relativo. Se uno dei firmatari si sfilasse dall’accordo per non rispettarlo non sarebbe possibile operare alcuna sanzione. Il problema sta a monte nella legge nazionale, qui provo a fare qualche passaggio di storia recente sul tema.

La legge Bersani prevedeva l’apertura per le cosiddette domeniche/festività “dicembrine” e per altre 8 domeniche/festività durante l’anno. Era demandato alle amministrazioni locali l’individuare le festività di apertura e la decisione di estendere le stesse (perché magari in comuni di rilevanza artistica/turistica), c’era quindi un interlocutore con cui confrontarsi per la regolamentazione delle aperture sul territorio e le stesse venivano definite in base alle reali necessità del territorio (Roma ad esempio avrà esigenze diverse da Rimini, che avrà esigenze diverse da Reggio Emilia o San Martino in Rio).

Oggi invece siamo in un regime di totale deregolamentazione, è il singolo datore di lavoro/imprenditore che può decidere se e quando aprire (senza particolari limiti nemmeno sugli orari), nessuno può contestarne le scelte (alcuni comuni che hanno provato ad impedire le aperture hanno subito e perso i ricorsi ai TAR da parte delle aziende) a prescindere dalle reali necessità dei territori. Lo sciopero, infatti, è l`unico modo per garantire, a chi sarà chiamato al lavoro nel commercio, di potersi rifiutare specialmente dove esistono contratti che rendono obbligatoria la prestazione. Questa provvedimento, nata secondo l’allora governo Monti per incrementare la concorrenza, non ha fatto altro che strozzare le imprese più piccole (con meno possibilità di rotazione del personale e su cui incidono di più le spese fisse dovute all’incremento delle aperture) a favore della grande distribuzione che di fatto ha consolidato la propria posizione nel mercato.

Anche nella grande distribuzione però, oggi, pare che gli effetti delle liberalizzazioni non siano servite ad incrementare le vendite, ma semplicemente a spalmare su 7 giorni i numeri che prima si facevano su 5 o 6. Il costo derivante dall’aumento dell’utilizzo degli impianti (luce, riscaldamento ecc) è stato scaricato in grandissima parte sui lavoratori (con richieste di riduzione delle maggiorazioni domenicali ecc) e in parte sui consumatori, in quanto l’incremento dei costi riguarda tutta la filiera che porta il prodotto dalla produzione al banco della vendita.

Dal punto di vista politico invece il peso della cosa cambia considerevolmente. Va dato atto a COOP che, almeno a Reggio, si è sempre detta non favorevole alle aperture festive (discorso diverso per le aperture domenicali), che questa contrarietà sia di facciata (non aprono le festività perché hanno un vincolo contrattuale) o di sostanza lo si scoprirà al momento di rinnovare l’integrativo di Alleanza 3.0. La dirigenza di Conad invece dovrebbe definire con i suoi associati che hanno provato ad aprire il Lunedì di Pasqua di quest’anno, e addirittura Natale e Santo Stefano nel 2014, che potrebbero. Ad ogni modo è bene ricordare che per legge (e per contratto) nessuno può essere costretto a lavorare in un festivo contro la propria volontà (anche se alcune aziende stanno trovando escamotage anche su questo in fase di assunzione dei dipendenti), ma oggi più che mai occorre cambiare la legge introdotta da Monti per riportare in capo a comuni e regioni la titolarità di decidere sulle aperture festive e domenicali.

Le liberalizzazioni totali non aiutano la crescita economica, non creano maggiori opportunità di lavoro, creano dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le nostre feste, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari improbi ben poco concilianti con le necessità di riposo. L’apertura nelle giornate festive porta con sé la mercificazione delle feste e ne svuota il senso affermando un falso principio: che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche e che la società è libera di consumare in ogni luogo, in ogni ora e ogni giorno della settimana.

Serve il cambiamento della legge nazionale ma come Comune torneremo alla carica sul tema delle chiusure nei giorni di festa, nel frattempo comunico a tutti di NON fare la spesa nei giorni di festa e manifesto con il sindacato quando organizza i presidi e volantinaggi davanti al supermercati. 

Qui trovi l’interpellanza presentata ieri in Consiglio Comunale  

Qui la mozione presentata a Maggio 2015 in Comune sempre sulle aperture festive e  domenicali 

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Salva italia, chiusura centri commericali

 

La liberalizzazione selvaggia sul commercio introdotta nel 2011 con il Decreto “Salva Italia” ha eliminato ogni vincolo e regola in materia di orari producendo effetti negativi su milioni di persone, in prevalenza donne, e sulle loro famiglie.

Le liberalizzazioni sono sbagliate, non aiutano la crescita economica, creano dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le festività, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari improbi ben poco concilianti con le necessità di riposo. Ricordo a tutte le lavoratrici e i lavoratori del commercio che la disponibilità al lavoro festivo è una scelta libera e autonoma e che anche recenti sentenze della Corte di Cassazione confermano tale impostazione.

Lunedì 18 Maggio 2015 portavo in Sala del Tricolore e il Consiglio Comunale approvava a larga maggioranza la mozione “DOMENICHE E FESTIVITA’ LIBERE DAL LAVORO, ADESIONE ALLA GIORNATA EUROPEA PER LE DOMENICHE LIBERE DAL LAVORO”. La Giunta, tra i vari punti della mozione, prese l’impegno ad aderire alla giornata europea a favore delle domeniche libere dal lavoro e a mettere a confronto la grande distribuzione, sindacati e associazioni di rappresentanza dei commercianti per arrivare a un protocollo per la chiusura dei centri commerciali a partire dai giorni del 25 Aprile e 1 Maggio.

Lo stesso Comune pochi anni fa si era fatto promotore di un protocollo molto importante per il territorio. A firmare il Patto d’indirizzo nel 2012 per la chiusura dei centri commerciali a Reggio Emilia furono i gruppi Coop consumatori Nord-Est, Conad Centro-Nord, Sigma Realco, Lidl, Rossetto group, Coin e Ovs presenti a Reggio Emilia, e le associazioni di categoria Confcommercio, Confesercenti e Cna Commercio. Gli operatori legati a queste sigle si erano impegnati a mantenere chiuse le proprie attività nelle giornate di 1 Gennaio, Pasqua, 25 Aprile, 1 Maggio, 15 Agosto, Natale e Santo Stefano (25 e 26 dicembre). I firmatari concordarono inoltre, durante tutto l’anno salvo eventi particolari, di non effettuare aperture prima delle ore 7, né dopo le 22.

Molti comuni dell’Emilia Romagna e in Italia sono arrivati a sottoscrivere accordi volontari con gli operatori della grande distribuzione in accordo con sindacati e associazioni di categoria permettendo così agli occupati della grande distribuzione di unificarsi alle festività previste per le altre categorie lavorative.

Riporto come esempio il patto sulle chiusure dei centri commerciali della vicina città di Modena. Nel 2015 sono state sei le giornate di chiusura condivise con la grande distribuzione e sindacati: 1 maggio, 2 giugno, 15 agosto, 1 novembre, 25 e 26 dicembre. Nel 2016 alle date prima citate è attiva la chiusura anche il 1 gennaio, Pasqua (facoltativo il lunedì di Pasqua) e il 25 aprile.

Lunedì 18 Aprile in Sala del Tricolore dalle 15.30 discuteremo l’interpellanza pubblica dove chiedo al Sindaco Luca Vecchi di relazionare sui lavori del tavolo di confronto con i supermercati della grande distribuzione di Reggio Emilia.

Se il 25 Aprile, 1 Maggio e 2 Giugno è stato concordato un protocollo per stabilire su base volontaria se in questi e altri giorni festivi i centri commerciali di Reggio Emilia rimarranno chiusi permettendo così ai lavoratori di partecipare alle manifestazioni cittadine o di passare del tempo con i propri cari.

PDF-Logo  L’interpellanza per la chiusura nelle festività dei centri commerciali

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