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Innovazione, Sperimentazione, Cambiamento

 

 

darwin

Venerdì 13 Marzo inaugura il Circolo Darwin con Dino Amenduni di Proforma, classe 1984, l’uomo delle campagne di Renzi e Vendola per intenderci. Sarà intervistato da Diego Oneda di Prima Pagina Reggio, parleremo con lui di comunicazione, l’innovazione e politica.

Il Dawin nasce dall’esigenza di fare elaborazione politica. Con altri iscritti PD e non sentiamo l’esigenza di concentrarci con oggettività e merito su proposte nazionali e locali fuori dalle faziosità e dai cerimoniali.

Serve un luogo aperto e vivo che supera le divisioni interne e esterne ai partiti, nel quale tutti possono esprimersi e contribuire, valorizzando di volta in volta le singole competenze, capacità e caratteristiche per elaborazione politica e culturale per il centrosinistra e Reggio Emilia. Si lavora per obiettivi a scadenza in gruppi di lavoro, non si ha per scelta una sede perché si gira sul territorio dove si è ospitati, per partecipare ai lavori è richiesta una tessera, quella dell’associazione di politica Darwin. Si usano social e web per far conoscere e promuovere quello che si realizza in uno scambio e confronto diretto.

Dalle 19.30 aperitivo con presentazione del Circolo, alle 21.15 inizio evento con Dino Amenduni. Saremo ospitati dal Circolo Il Locomotore di Viale Eritrea (zona stazione).

Qui trovate tutte l’evento FB con tutte le informazioni.

 

Oggi sulla Gazzetta di Reggio parlo delle nuove povertà. Il dato di Save the Children è allarmante: in Emilia Romagna abbiamo 65.000 bambini che vivono in povertà assoluta, in Italia sono 1,4 milioni. Chiedo ai nuovi consiglieri regionali di attivarsi nel contrasto a tutte le povertà, prima che sulle opere chiedo di investire sulle persone.

Gazzetta di Reggio, 5 Gennaio 2015 Povertà Save the Children

save the children

Il 17,7% degli abitanti dell’Emilia Romagna sono a rischio povertà.
Save the Children nel rapporto “Atlante dell’infanzia” scrive di 65 mila bambini e adolescenti nella nostra regione, il 9,5% del totale degli under 18, che vive in regime di povertà assoluta. Povertà non solo materiale ma anche culturale, 1 bambino su 3 ad esempio non ha letto un libro nell’anno.

L’Emilia Romagna è tra le più “ricche” di servizi e opportunità educative per bambini e adolescenti. Una “ricchezza” che perde però di smalto al confronto con l’Europa: nessuna regione italiana e’ in linea con alcuni obiettivi europei quali, per esempio, la copertura degli asili nido che dovrebbe essere del 33% (nella fascia di età 0-2 anni), ma arriva a stento al 26,5% in regione e siamo i capofila in Italia.

Chiedo ai nuovi eletti in Regione di partire proprio da questo aspetto: il contrasto a tutte le povertà. Prima che sulle opere chiedo di investire sulle persone.

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Altante dell’Infanzia 2014 di Save The Children

A Reggio Emilia nel 1993 il PDS aveva 171 sezioni e 30.000 iscritti, nel 2003 i DS avevano 149 unità di base e 20.000 iscritti, nel 2013 il PD ha 55 circoli e 9000 iscritti.

Non saremo più un partito di massa “come una volta”, è inevitabile perché sono cambiati i metodi di approccio alla politica e alla vita associativa. Chiudersi nel conservatorismo e nel ricordo dei bei tempi non è per nulla produttivo. Non diventeremo mai un partito liquido o elettorale, è fuori dal nostro DNA. Saremo un ottimo partito di territorio se rivediamo e snelliamo la complessa burocrazia e la marchiante autoreferenzialità esistente ancora oggi al nostro interno. Se non togliamo le resistenze tutte interne e ci mettiamo in discussione, cambiando persone e modi, rimarremo una ex macchina di tradizione PCI con il correntismo DC e non mi sembra una gran cosa.

Ora il Partito Democratico è un ibrido, a metà tra un partito di massa frutto della tradizione PCI-PDS e un qualcosa di non ben definito. E’ innegabile che una svolta è necessaria pena l’estinguersi del Partito stesso. Oltre il 50% dei nostri tesserati sono over 65. Non dobbiamo intendere l’organizzazione come un costo ma come una risorsa, dobbiamo rivedere la nostra struttura interna semplificandola, rendendola veramente utile e in condizione di agire. Gli apparati burocratici classici sono un freno all’innovazione. Più che costruire apparati pervasivi dovremmo realizzare strutture leggere e intermittenti. Questo, però, non vuol dire che questo tipo di partito sia del tutto disinteressato agli iscritti. Spendiamo il tempo per offrire opportunità di partecipazione interna più democratiche (primarie, referendum, assemblee aperte, processi partecipati). Semmai dovremmo essere meno interessati ai “militanti attivi in modo sbagliato”, quelli cioè che creano i famosi centri di potere che inquinano e fermano l’azione collettiva o che sfruttano il partito per i propri desideri personali.

Guardiamoci attorno e siamo realisti, non siamo più un partito di massa e non torneremo mai più a essere il PCI, sarebbe antistorico e controproducente. Ma non accetteremo mai di diventare un partito liquido utile solo per le competizioni elettorali. Ci vorrà del tempo ma serve un partito rinnovato, saldamente radicato nel territorio, animato da partecipazione e dal volontariato, e non solo strumento di selezione degli incarichi pubblici ma anche sfidante del pubblico attraverso l’elaborazione.

Le associazioni di persone sono legate a scopi materiali o a finalità ideali a breve o medio termine, mentre le comunità sono legati a sentimenti e a quei valori che durano nel tempo e nelle generazioni, producendo appartenenza a una collettività. Per stare bene e vincere ci serve un partito comunità il meno autoreferenziale possibile.

Ieri notte ho riletto il libro di Fabrizio Barca “La Traversata”.
E’ uno di quei libri che non si legge come un romanzo ma come un testo universitario, tornando su dei punti più volte. Ho finalmente compreso il concetto del catoblepismo, è il circolo vizioso che autoalimenta partiti,Stato,poteri forti in un turbinio di sprechi e immobilismo. Più importante ho compreso i tre pilastri del suo pensiero per il Partito Democratico: un’identità di sinistra, una infrastruttura cognitiva e una buona organizzazione.

Un’identità di sinistra per attrarre interesse, giustificare un faticoso impegno e disegnare una visione condivisa dell’Italia che vorremmo. Una infrastruttura cognitiva: un sistema di circolazione e accumulo di conoscenze all’interno e all’esterno, al vertice e nei territori, in orizzontale e in verticale (fra alto e basso, nei due sensi). Un’organizzazione che governi e faccia funzionare questa infrastruttura: nell’alimentazione (moderna) di risorse umane e finanziarie, nei meccanismi incentivanti e di garanzia dei comportamenti, nei diritti-doveri degli iscritti e partecipanti, nella separazione rigida dallo Stato. Questi tre fronti vanno aperti tenendo in considerazione le esperienze degli altri partiti socialdemocratici e di sinistra europei e tornando a stabilire uno stretto collegamento con questi.

Sto lavorando per portare Fabrizio Barca a Reggio Emilia per una cena-incontro pubblica, incontro anticipato da una riunione dedicata con i segretari dei circoli PD della provincia. A presto news.

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