Archivio tag: Lungimiranza

Innovazione, Sperimentazione, Cambiamento

Tempo di lettura 1 minuto

Il bilancio di FestaReggio, la più grande e popolare kermesse di Reggio Emilia, si è chiuso con un utile di 40.000 €. E’ poco per un bilancio da oltre 2 milioni di Euro ma questo è sicuramente un dato positivo e non scontato in questi tempi di crisi.
Le feste democratiche, ex feste de l’Unità, hanno un modello rimasto costante da circa 30 anni, le forme associative e le richieste del pubblico sono cambiate, noi meno.
Dobbiamo assolutamente innovarle e differenziarle nell’offerta, nella gestione e anche nelle persone pena la scomparsa delle feste stesse. Se non avremo il coraggio di fare dei cambiamenti ora, potremmo vedere l’esplosione (in negativo) di questo tipo di kermesse, di vitale importanza per le nostre finanze e per la nostra azione politica.

Sul sito del PD Reggio Emilia potete visionare il bilancio consultivo in piena trasparenza (anche questa è una piccola conquista). Per i militanti, volontari e chi lo vorrà ci vediamo Martedì 4 Febbraio alle ore 20.30 al Circolo Pigal  (via Petrella 2 – RE) all’assemblea dove analizzeremo il bilancio 2013 e discuteremo dell’impostazione per il  2014. Parliamone in assemblea e poi nei gruppi, ognuno dia il suo contributo per migliorare questa grande kermesse.

Tempo di lettura 2 minuti

In questa settimana mi sono chiesto e ho chiesto cosa potrebbe agevolare il lavoro nel nostro territorio. Sulla base dei molti e pareri raccolti, sono arrivato alla conclusione che il contributo del pubblico per il lavoro giovanile si basa sulla continua formazione (ci sono bandi regionali destinati ai “giovani” fino ai 35 anni!) e all’assegnazione di contributi economici che arrivano molto tempo dopo la stesura del complicato bando. Sono strumenti comunque utili e positivi anche se di vecchio stile (da rivedere), ma non risolvono la questione della disoccupazione giovanile. Meglio quindi lavorare sul contesto esistente e concentrarsi su opere tangibili che creano relazione con il territorio e abbassano i costi di impresa per chi ha voglia di mettersi in gioco, soprattutto in fase di start up.

Vi riporto la chiacchierata avuta con l’amico Lorenzo Notari. L’idea è semplice, fattibile ed esistono già esempi realizzati interamente dai Comuni o in formula privato-pubblico, si tratta del COWORKING.  Già presente a Bologna con Leggere Strutture, Art Factory T3LAB e BAM, a Parma con Officina ON/OFF, a Modena con Well_B_Lab, quest’ultimo realizzato con l’Università di Modena e Reggio Emilia.

Per spiegarvi meglio di cosa si tratta vi riporto l’esempio dello Spazio Grisù di Ferrara che ho visitato personalmente nel 2013. E’ una ex caserma dei Vigili del Fuoco in disuso, costruita negli anni ’30 e di proprietà della Provincia di Ferrara, in cui viene agevolata l’espansione di realtà imprenditoriali avviate da poco, ma potenzialmente in crescita e di start up di imprese creative, dando gli spazi in gratuità. Un acceleratore e incubatore di vecchia e nuova manifattura e creatività: sono ospitati editori di fumetti, fotografi, designers di mobili, prototipatori 3D, imprese aeronautiche (!), architetti, sviluppatori web, ingegneri, riparatori di bici, redazioni di magazine culturali, ecc.

L’ottica del coworking per Reggio Emilia può essere riassunta in “qualsiasi idea, qualsiasi età, qualsiasi lavoro”. Un luogo dove per accedervi non devo passare per interminabili bandi e burocrazie comunali ma dove invece posso partire a lavorare da subito. Semplice, dove i costi di affitto sono equi e quelli di gestione sono bassi, necessaria però una connessione a internet veloce e un locale comune,  dove possono trovare casa i progetti di giovani start up (e magari qui possiamo mandare i professionisti a seguirli) ma anche dove anche liberi professionisti che hanno visto ridursi il proprio giro d’affari possono andare per tagliare qualche costo e ripartire con la propria attività.
In questo luogo si creano anche rapporti di lavoro, si crea la famosa sinergia che genera un quid in più. Attenzione, uno spazio di coworking è un passaggio, non è una meta, ci deve essere turnazione di persone e esperienze in questi luoghi.

Abbiamo innumerevoli locali di proprietà del Comune sfitti pronti a essere riconverti a spazi di coworkig con una spesa contenutissima, abbiamo una Università dove si formano ragazzi e ragazze, ma soprattutto abbiamo un Tecnopolo ad oggi non utilizzato. Questo dovrebbe diventare nel futuro sede di studi di ricerca delle imprese e delle università, perché non collegarci il tessuto imprenditoriale e dei servizi reggiano? Come le filiere di una volta ma 2.0, semplice no?

Dimenticavo: Le realtà dove si sono realizzate esperienze di coworking hanno riqualificato la zona e quartiere dove sono site.

head_v2

Tempo di lettura 1 minuto

C’è una sostanziale insostenibilità economica da parte di chiunque per aprire nuovi spazi di aggregazione, di cultura, di divertimento. Dalla discoteca, al bar, al circolo. Stessa cosa per gli eventi e i festival. E questo perchè le norme di sicurezza, i permessi infiniti, le burocrazie, il comitato di sorveglianza, la SIAE (il moloch della musica italiana), l’Arpa… sono processi costosi sia economicamente che in termini di tempo, quindi spesso insostenibili.

E dunque in questa situazione chi può attivarsi? Solo chi può permettersi di spendere 100 per guadagnare 50. E chi può farlo? Solo i soggetti consolidati o peggio chi ricicla denaro. Quindi il crimine organizzato.
Già questa non sarebbe una buona ragione per abbattere la complessità delle norme? Sportello unico del pubblico spettacolo e semplificazione burocratica.

Un luogo fisico e online dove espletare tutte le pratiche, ma anche un luogo dove trovare un accompagnamento per facilitare la creazione di eventi. A Reggio abbiamo già molti servizi con sportello unico e online, ad esempio esiste lo Sportello Unico Attività Produttive SUAP, perché non quello per il pubblico spettacolo?

Moltiplichiamo e coordiniamo gli eventi culturali e di intrattenimento per la Città, che sarà sempre più viva, aperta e attrattiva, una città che sviluppa cultura anche come motore di occupazione e di economia, dove i protagonisti possono essere anche soggetti non professionisti.

PDF-LogoSPORTELLO UNICO PUBBLICO SPETTACOLO -mozione per Comune di Reggio Emilia
Tempo di lettura 1 minuto

Appunti sullo stato della cultura a Reggio Emilia, discussione fiume con l’amico e compagno Andrea Bonacini ieri sera al Circolo Gardenia.

  • Valorizzare le proprie eccellenze locali (persone e luoghi) non è male.
  • Non potendo competere sul livello nazionale con le grandi realtà, curiamo le nicchie e le nuove forme artistiche.
  • Più semplicità per chi si occupa di eventi, serve lo sportello unico per i permessi e la modulistica.
  • A Reggio Emilia serve un’area eventi, non c’è bisogno di crearne una mastodontica al Campovolo, definiamo che destinazione d’uso vogliamo dare al centro storico per contesti più contenuti.
  • Per le forme d’arte giovanili valorizziamo lo Spazio Gerra e l’Officina delle Arti.
  • Il Comune non deve creare cultura, deve coadiuvare e indirizzare l’offerta dei privati.
  • Superiamo i monopoli e le gelosie, l’argomento riguarda tutti. Serve una rete tra i poli della cultura reggiani.
  • Qualsiasi iniziativa se non è integrata al territorio e sentita dai cittadini è destinata a fallire, alla base di tutto ci deve essere la condivisione.
Tempo di lettura 1 minuto

Ogni giorno nelle discariche italiane finiscono 4000 tonnellate di cibo ancora commestibile. Uno spreco inimmaginabile per un Paese in crisi, con oltre sette milioni e mezzo di persone in difficoltà, eppure basterebbe riciclare quello che ogni giorno supermercati, mense, ristoranti, catering, piccola e grande distribuzione buttano in pattumiera semplicemente perché non più vendibile o riciclabile. 

Da qui una risposta positiva : il social market.

Non dobbiamo andare a New York o Parigi per trovare degli esempi già funzionanti, a Parma c’è il social market della Cooperativa Eumeo, a Soliera (MO) ha aperto in questi giorni il l’emporio “Il pane e le rose” (bellissima la citazione dal film di Ken Loach).
Vi riporto in breve l’esperienza di Portobello, il servizio attivo a Modena.

I prodotti vengono donati dalle aziende o comprati presso le piattaforme da cui si serve la grande distribuzione ottenendo un risparmio medio del 20%-25%, ma anche di più. Nel loro social market prestano servizio una ventina di soci su base volontaria e a titolo gratuito. Il beneficiario inviato in negozio ha diritto a scegliere i prodotti che preferisce per un valore totale (fisso) di 20 euro. Per anziani e disabili c’è un servizio di consegne a domicilio di frutta e verdura mista gratuita.Inoltre chi può accedere al servizio è invitato ad impegnarsi in attività di volontariato presso il supermercato.

Una risposta concreta che unisce aziende, cooperative e volontariato ai bisogni delle famiglie in difficoltà unendo una cultura anti-spreco e una educazione al consumo sostenibile.

Perché quindi non apriamo a Reggio Emilia un servizio di spesa solidale analogo ai vicini esempi di Parma, Modena o Soliera ? Servizi funzionanti e attivi da anni, il social market di Parma è attivo dal 2005. Basta prendere l’esistente e applicarlo al nostro territorio, eventualmente adattandolo. Pensiamoci davvero, è semplicissimo e funziona.

1 2 3