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Il partito che vogliamo, Circoli, Finanziamento pubblico ai partiti, Feste.

giovanni diamantiL’affluenza a Reggio ha sfiorato il 79%, in calo rispetto all’83,5% della due giorni per la precedente tornata elettorale di cinque anni fa. Ed è stata profondissima l’emorragia di voti registrata dai dem rispetto alle ultime Politiche: reduce dal 50,3% del 2008, il 24 e 25 febbraio 2013 alla Camera il Pd aveva preso 128.139 voti, pari al 40,9% (al Senato raggiungeva il 43,2%). Il M5s era a quota 24,2% (al Senato diventava il 22,6%), la Lega aveva appena il 2,4%. Uno scenario completamente rivoluzionato dal voto di domenica: alla Camera, il Pd prende 84.750 voti, pari al 29,2%, scavalcato di un soffio dal M5s, arrivato a quota 86.419 voti in provincia, raggiungendo il 29,4% in un testa a testa con i dem.

Quindi dove ripartire? Per gli iscritti del PD di Reggio Emilia e votanti del centrosinistra si proveranno a dare delle risposte e si ascolteranno gli interventi

Martedì 27 Marzo alle ore 21.00 al Circolo C.S.Catomes Tôt in Via Guido Panciroli 12. 

L’iniziativa del PD della città di Reggio Emilia è organizzata dal Circolo Darwin e coinvolgerà l’analista di Youtrend Giovanni Diamanti.  

Analisi del voto 27 Marzo

Il risveglio è amaro. Il partito unico degli incazzati è quello in testa in questa Italia. Il MoVimento 5 Stelle è il primo partito in Italia con oltre il 31% dei voti. Il Centrodestra è la prima coalizione con circa il 37% dei voti, all’interno del centrodestra i toni forti della Lega vincono, i padani prendono il 18% circa contro il 14% di Forza Italia.

Noi crollati senza pietà, Crollo del centrosinistra che scende sotto il 24% la coalizione e il PD sotto al 20%, con Bersani il PD era al 26% e la coalizione al 29%. Anche la coalizione, salvo i radicali di Europa +, non ha portato risultati sperati. Fallimento anche di Liberi e Uguali che supera di poco lo sbarramento del 3% per accedere al parlamento.

L’affluenza invece non è crollata: circa il 73% contro il 75,27% del 2013. Le elezioni consegnano all’Italia la conferma delle previsioni, comprese quelle sui timori di ingovernabilità. Con due conseguenze: un Pd marginale e un ribaltamento dei rapporti di forza tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, con il primo in testa.

Le uniche coalizioni di governo possibili sono quelle tra destra più o meno estrema (Lega Nord e Fratelli d’Italia) con il Movimento 5 Stelle, il centrosinistra è completamente fuori dai giochi.

Forse l’opposizione ci farà bene anche perchè non possiamo fare altrimenti, di sicuro non potrà essere con Matteo Renzi e il suo gruppo dirigente, la svolta a destra non ha prodotto risultati e anzi ci ha pesantemente penalizzato.

Saranno cinque anni duri dove dovremmo darci da fare per consolidare i risultati raggiunti (penso alle unioni civili) e contenere l’ondata dilagante di razzismo e della politica fatta con la pancia. Si dovrà fare una politica di contrapposizione a questo e dovremmo rifarla (sembra il solito cliché) per strada con più presenza del territorio e non demandando tutto alle amministrazioni e ai sindaci, pensando più ad unire sia noi stessi che quei corpi intermedi che abbiamo bistratto in questi anni come l’Anpi, Arci e CGIL per esempio. Mettendo al centro i lavoratori, più precariato e flessibilità non sono piaciuti alle persone, e la lotta elle povertà.

Sul tema dell’organizzazione del PD invece vi invito a leggere il libro DAL PCI AL PD dove con amici da tutti Italia in questi mesi stiamo provando ad affrontare il tema di come lavorare e proporci meglio all’esterno.

renzi

Ma veniamo al locale, la non più tanto rossa Reggio Emilia.
e anche in Emilia Romagna le cose non vanno molto bene

A stamattina, sono state scrutinate meno di 150 sezioni su 160, ma già queste ci permettono di fare un quadro sui risultati locali, perchè si presuppone che il risultato non cambi di molto.

Alla Camera dei Deputati con la coalizione con capolista Graziano Delrio prendiamo 30.247 ovvero il 36.02 % mentre nel 2013 il solo Partito Democratico pigliava 39.263 voti ovvero il 41.41%. Al Senato la situazione cambia di poco oggi prendiamo 28.015 voti come coalizione ovvero il 36.02 % dei consensi mentre nel 2013 erano 38.676, il 43.93%, solo come PD.

Da qui capiamo due cose per il livello locale: abbiamo sbagliato i candidati oppure la campagna elettorale.
Sicuramente si sente l’influsso negativo del trend nazionale 
ma bisogna comprendere davvero che ad ogni elezione (politica, locale, regionale) perdiamo almeno un 5% dei consensi.
I candidati erano uomini e donne già conosciuti alla politica tutti over 50 ma di valore, forse che i metodi vecchi e la poca azione sul territorio e soprattutto di incisione sui temi della politica locale siano da invertire per il bene comune di questo partito e di chi rappresentiamo?
Sia chiaro che non cambi le sorti di una elezione in un mese ma bisogna considerare il trascorso di questi ultimi anni, se si conferano questi dati c’è molto da lavorare per le prossime elezioni amministrative del 2019 per evitare un ballottaggio con il Movimento 5 Stelle. 

Segnalo un fatto allarmante: se prendiamo a riferimento i dati alla Camera dei deputati, dove il voto giovane si sente di più, a Reggio Emilia i gruppi neofascisti (Casa Pound, Fiamma Tricolore, Forza Nuova) prendevano 374 voti ad oggi sono 539, cosa ha spinto quelle circa 150 persone in più del nostro Comune a votare partiti neofascisti, razzisti e xenofobi che usano la violenza come metodo di azione politica? E’ un dato preoccupante se consideriamo che anche Fratelli D’Italia e Lega Nord sul territorio insieme prendono quasi il 18% dei consensi mentre nel 2013 superavano di poco il 3%.Che dite? Ci lasciamo trascinare via dalla corrente o proviamo a risalirla? Non ti aspettare nessuna risposta se non la tua.

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Sabato 13 Gennaio vi aspetto al Catomes Tot alle 17.00 parleremo di campagne elettorali e comunicazione con il professore Cristopher Cepernich, una iniziativa di alto livello e contenuto dove vi invito a fare domande e interventi.  

L’appuntamento alle urne per il Parlamento è il 4 Marzo, in meno di due mesi il Partito Democratico deve impostare una strategia elettorale capace di convincere le persone che il centrosinistra è la scelta migliore per il paese rispetto ai populismo di destra. Il tema di come presentarci e come comunicare al meglio le nostre proposte e temi diventa sempre più fondamentale.

Con i circoli PD Darwin e “Renzo Bonazzi” proponiamo una iniziativa di alto livello con il prof. Cristopher Cepernich per parlare di campagne elettorali dove presenterà il suo ultimo libro “Le campagne elettorali al tempo della network politics”.

Al tavolo con il prof. Cepernich ci sarà Damiano Razzoli, professore del Dipartimento Comunicazione ed Economia de l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e segretario Circolo PD Centro Storico. Introdurrà l’evento Francesca Perlini, segretaria del Circolo Darwin.
A me spetterà il compito di moderare l’iniziativa.

Sabato 13 Gennaio l’appuntamento è alle 17.00 al Centro sociale Catomes Tot in Via Panciroli 12,  vi invitiamo a intervenire e fare domande.

Cepernich libro
Che cosa sono le campagne elettorali digitali? In che cosa sono diverse dalle campagne online? Quali forme ha assunto negli ultimi anni la mobilitazione degli elettori da parte della politica? Come si rinnovano le strategie ora che sono disponibili tecnologie avanzate e analisi dei big data? Il libro che i democratici presenteranno sabato con l’autore è utile a orientarsi in un panorama – quello della comunicazione politica ed elettorale – che ha subìto in breve tempo trasformazioni radicali.

 

 

 

Cepernich


Cristopher Cepernich
è sociologo dei media e dei fenomeni politici all’Università di Torino. Dirige l’Osservatorio sulla Comunicazione politica del dipartimento di Culture, Politica e Società. È caporedattore della rivista Comunicazione Politica (il Mulino). Nel 2016 è stato responsabile scientifico del primo TEDxUniTo. È direttore scientifico di Election Days, il workshop di strategia elettorale e comunicazione politica di Università di Torino e di Quorum. Svolge attività di ricerca nel campo delle campagne elettorali e del giornalismo.

 

 

Tornato da Frascati (Roma), ringrazio l’associazione Frascati Porte Aperte, da una partecipata e ricca presentazione che ha coinvolto oltre 80 persone per 3,40h di dibattito. Vi propongo con piacere un video dove presento il libro DAL PCI AL PD. Questa è la trentesima iniziativa in sei mesi, dopo aver girato l’Italia e l’Europa (Berlino, Wolfsburg, Amsterdam, Lussemburgo) farò ancora qualche mese di presentazioni per poi andare a integrare il saggio con un nuovo corposo capitolo relazionando tutto quel che di interessante, propositivo o critico è emerso dalla assemblee del PD per migliorare e innovare le forme del fare politica.

Non  smettete di inviarmi contenuti, riflessioni e analisi, leggo e rispondo alla mail deluciadario@gmail.com 

Potete acquistare il libro su amazon, ibs oppure dalla vostra libreria di fiducia.

 

Qui di seguito trovate anche l’intervento dell’On. Pierluigi Castagnetti, già vicepresidente della Camera e segretario del Partito Popolare, sulla democrazia e partecipazione alla politica partendo dall’analisi del mio libro, dove ha curato la prefazione. 

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Il 30 Aprile gli iscritti e i cittadini italiani saranno chiamati a decidere il segretario del Partito Democratico. Un congresso in corsa in appena due mesi non è la soluzione migliore per sviluppare un dibattito e un confronto produttivo sui temi del paese e del Partito Democratico. Odio però gli ignavi e penso che, come in consiglio comunale a Reggio Emilia, in politica bisogna prendere delle decisioni e scegliere tra le forze in campo.

Per una scelta sincera e ponderata consiglio a tutti di leggere le mozioni congressuali e guardare la storia e come si sono posti i vari candidati sui temi del lavoro, diritti civili e di cittadinanza, giovani e scuola, ambiente e ruolo del partito nella società.

Qui trovate il programma di Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

Mi trovo lontano per storia e per modi dalle posizioni di Michele Emiliano e lo stesso vale per Matteo Renzi. Il Segretario in questi quattro anni non si è occupato del partito democratico, il calo degli iscritti è reale, e ha attuato molte politiche, in primis quelle sul lavoro dall’abolizione dell’art.18 all’uso improprio dei voucher, che non hanno trovato il consenso degli italiani e anche degli stessi iscritti al Partito Democratico. I pessimi risultati al voto del referendum e delle amministrative 2016 sono un esempio, la politica delle larghe intese con la destra non ha portato vantaggi e anzi ha minato completamente i rapporti con le associazioni del mondo del centrosinistra (sindacati, Anpi e altri partiti di sinistra per citarne alcune). Nella mozione congressuale Matteo Renzi propone contributi per i redditi inferiori e un ruolo più attivo degli iscritti attraverso consultazioni, formazione e investimento nella comunicazione e nell’albo degli elettori. Tutto ottimo, ma in questi quattro anni dov’era e cosa ha fatto da Segretario e da Premier?

Andrea Orlando e la sua squadra non sono il progressismo e l’innovazione a cui faccio riferimento. Bisogna però riconoscere il fatto che il programma ha elementi concreti di contrasto alla povertà come il redditto di inclusione, la lotta alle disuguaglianze con la progressività dell’imposizione delle tasse in base al reddito e rivedere la disciplina dei licenziamenti collettivi e disciplinari, dei voucher e degli appalti. Poi approvo la revisione della riforma scolastica “Buona Scuola” che ha creato disuguaglianze e buchi neri tra i docenti, la legge per regolare i rapporti tra lobby e politica e sulla trasparenza delle fondazioni politiche. Trovo necessario il passo in avanti sui diritti civili approvando leggi che da troppo tempo sono ferme in Parlamento come quella sul fine vita, la cittadinanza sullo ius soli e l’inserimento del reato di tortura nell’ordinamento giuridico italiano. Sul versante della vita del Partito Democratico approvo la distinzione tra il ruolo del presidente del consiglio e quello di segretario nazionale e la fine dei doppi e tripli incarichi ma soprattutto il richiamo alla nuova creazione del centrosinistra iniziando nuovamente il dialogo con quei mondi che da noi si sono allontanati o peggio ora ci sono avversari.

Qui trovate una sintesi della mozione congressuale di Andrea Orlando con i punti più rilevanti.

Per i più pigri, qui di seguito trovate un video di Formiche che spiega i contenuti del programma di Andrea Orlando in pochi minuti.

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