NO ALL’USO DEI RICHIEDENTI ASILO NELLE RONDE

richiedenti asilo ronde

Alcuni comitati di Reggio Emilia hanno richiesto l’impiego dei richiedenti asilo del territorio per fare ronde in zona stazione. Parto dal postulato che le ronde non sono la risposta che una amministrazione di centrosinistra deve prendere in considerazione per dare una risposta al tema della sicurezza. I richiedenti asilo utilizzati come uomini delle ronde? Non è questo l’esempio di integrazione che la città deve mettere in campo. Assieme a cittadini di buonsenso chiedo da tempo che questi uomini e donne abbiano più ore di corsi di italiano e abbiano tutti la possibilità di fare corsi di avviamento al lavoro e attività di integrazione sul territorio, i soldi, dati dalla prefettura, ci sono per tutti i richiedenti asilo, il Comune e Dimora d’Abramo lo sanno bene.
 
La risposta non sono le squadre di cittadini che si sostituiscono alle forze dell’ordine, la risposta sono i cittadini che collaborano con le forze dell’ordine, e con loro le istituzioni per garantire la sicurezza di tutti. Sulla prostituzione di strada oltre a segnalare le situazioni non legali alle forze dell’ordine, dobbiamo lavorare a fianco degli operatori della Papa Giovanni e degli assistenti sociali del Comune di Reggio nell’Emilia, a cui va tutto il mio ringraziamento per il lavoro di prossimità che svolgono ogni giorno.
 
Le forze dell’ordine devono presidiare, le amministrazioni devono rendere città e quartieri più vivibili, le comunità devono ritrovare momenti di solidarietà, recuperare la prassi del buon vicinato: è un esempio, ma spesso quando succedono furti in un’abitazione i vicini di casa non sanno nulla, e invece con l’aiuto reciproco si può aumentare la sicurezza.

Prima le persone, poi il capitale. Per una diversa gestione dei richiedenti asilo a Reggio Emilia

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Sulla gestione dei richiedenti asilo è necessaria una presa di posizione e un ruolo maggiore del pubblico per offrire maggiori criteri di trasparenza e permettere che tutte le risorse pubbliche ministeriali siano impiegate per le persone.

Per il servizio di prima accoglienza di cittadini stranieri extracomunitari richiedenti la protezione internazionale sono presenti sul territorio di Reggio Emilia e Provincia quasi 1.400 beneficiari del Progetto Mare Nostrum sostenuto dal Fondo Europeo per i Rifugiati della Commissione Europea. Tutti i beneficiari del Progetto hanno effettuato il primo Screening Sanitario.  Tutti hanno effettuato il primo accesso presso Centro Salute della Famiglia Straniera.  Tutte le persone possiedono il tesserino sanitario PSU.

L’azienda ASP “REGGIO EMILIA – Città delle Persone è nata il 1° Gennaio 2016 e trae origine dalla unificazione delle Aziende pubbliche di servizi alla persona “RETE – Reggio Emilia Terza Età” e “O.S.E.A. – Opere di Servizi Educativi Assistenziali” , aziende che hanno risposto, nei secoli, ai bisogni sociali delle popolazioni reggiane, dall’ospitalità fornita ai pellegrini al ricovero dei mendicanti, all’assistenza ad anziani, disabili e minorenni. L’azienda è di proprietà al 96,9% del Comune di Reggio Emilia.

La finalità ASP “REGGIO EMILIA – Città delle Persone”  è l’organizzazione ed erogazione di servizi sociali, socio-sanitari, socio-educativi ed educativi rivolti a persone minorenni, a persone adulte in difficoltà, a persone con disabilità, a persone anziane, ed in particolare a quelle in stato di non autosufficienza fisica e/o psichica. Tutti gli interventi sono realizzati avendo a riferimento non solo le persone indicate ma anche le loro famiglie e i rispettivi contesti di vita e le loro comunità.

Considerato che il Comune ha ritenuto strategica la gestione pubblica dei servizi socio educativi e socio sanitari, tramite la costituzione della nuova ASP unificata; e che tra gli obiettivi dell’ASP c’è quello di migliorare, in integrazione con il Servizio Sociale, la gestione delle situazioni complesse riferite a minori in comunità educativa, oltre a quello del pieno utilizzo del personale e delle strutture della azienda. La nostra ASP non è estranea all’accoglienza dei rifugiati, sono già attivi progetti di ospitalità sui minori, per esempio.

Per il servizio di prima accoglienza di cittadini stranieri extracomunitari richiedenti la protezione internazionale sono presenti sul territorio di Reggio Emilia e Provincia oltre 1000 beneficiari del Progetto Mare Nostrum sostenuto dal Fondo Europeo per i Rifugiati della Commissione Europea. Tutti i beneficiari del Progetto hanno effettuato il primo Screening Sanitario.  Tutti hanno effettuato il primo accesso presso Centro Salute della Famiglia Straniera.  Tutte le persone possiedono il tesserino sanitario PSU.

Il ruolo dell’ASP potrebbe essere in compartecipazione e non in totale sostituzione al privato sociale, come avviene in altre città come Bologna e Ravenna, esercitando un ruolo di supporto per le attività non di prima ma di seconda accoglienza in particolare per gli aspetti dove è più preparata e può migliorare il servizio.

Oltre a questo avremo un soggetto pubblico all’interno della gestione che permetterà di realizzare un gestione più per le persone dei fondi pubblici e di migliorare la relazione tra prefettura e comune sul tema, per chi non lo sapesse per i programmi CAS la relazione è diretta tra Prefettura e ente gestore non come avviene per i programmi SPRAR che coinvolgono prefettura, comune e ente gestore.

 

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Vedendo la più che positiva crescita dei bilanci della cooperativa sociale Dimora d’Abramo, la capofila della rete di imprese private che gestiscono i richiedenti asilo sul nostro territorio, non capivo se i fondi pubblici assegnati (i famosi 35€ al giorno per persona) sono spesi interamente sui servizi per le persone oppure generano un utile.

Un utile di oltre 900mila euro (su un fatturato complessivo di 7,8 milioni), quintuplicato nel 2015 rispetto al 2014 (era di 170mila euro) grazie soprattutto alla gestione dei rifugiati, soldi che, a mio vedere, poco hanno a che vedere con una economia di gestione e che invece dovrebbero essere impiegati per le persone e non ad esempio per investimenti per oltre 50.000€ nella sanità privata (Centro 3C Salute).

Temi già sollevati pubblicamente dall’ex direttore e fondatore della cooperativa Giuliano Iotti più volte e dai sacerdoti don Daniele Simonazzi, don Eugenio Morlini e don Giuseppe Dossetti che in passato hanno mostrato perplessità verso la gestione.

Dopo un incontro in Prefettura ho capito che i resoconti di spesa per la gestione dei richiedenti asilo non vengono richiesti, ho così chiesto un incontro con la presidenza di Dimora d’Abramo ma a distanza di due settimane, dopo numerose chiamate e mail, ancora non ho ricevuto risposta se questo incontro, che ho chiesto come amministratore pubblico della comunità, ci sarà o no.  

Sono 1.400 persone gestite interamente da una rete temporanea di imprese (RTI) che fa capo a una cooperativa sociale che persegue fini di business. E’ come se l’intera comunità di Busana fosse gestita da un ente con fini di lucro pagato con fondi ministeriali, per intenderci.

Ho potuto vedere e apprezzare come lavorano i dipendenti di Dimora d’Abramo (percepiscono 1.100€ al mese con contratti precari e fanno turni massacranti) e conosco bene come si muove il Comune e l’associazionismo del territorio verso i richiedenti asilo,  a loro va il mio più grande ringraziamento per il lavoro costante e ottimo che svolgono. Così come le strutture e il mangiare dato ai richiedenti asilo è di buona qualità, sono però sicuro che potremmo utilizzare tutti i fondi pubblici per migliorare il benessere e i servizi per l’integrazione (avviamento al lavoro, corsi di italiano, attività sociali e culturali con il territorio) dei richiedenti asilo.

Con questo indirizzo Lunedì 10 Aprile presenterò in consiglio comunale un ordine del giorno in discussione di bilancio per indirizzare il Comune a occuparsi del tema. Chi pensa che la situazione sui richiedenti asilo ad oggi vada bene sarà contrario al documento, chi pensa invece che serva un maggiore indirizzo e controllo pubblico per garantire trasparenza e migliori servizi voterà invece a favore. Per me le persone verranno sempre prima del capitale.

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LEGGI L’ORDINE DEL GIORNO PER LA GESTIONE DEI RICHIEDENTI ASILO 

Reggio Emilia ha il suo Gay Pride!

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REMILIA PRIDE: IL PRIMO GAY PRIDE DELLA CITTA’ DI REGGIO EMILIA.
SABATO 3 GIUGNO 2017 LA CITTÀ SI TINGE DI ARCOBALENO PER MANIFESTARE A FAVORE DEI MATRIMONI EGUALITARI.COME SARA’ IL PRIDE E PERCHE’ LO FACCIAMO.

 

Era uno degli obiettivi che mi ero dato con voi per la città, alzare l’asticella sul tema dei diritti civili con un gay pride qui a Reggio Emilia. Con i ragazzi e ragazze di Arcigay Gioconda ci stiamo lavorando da Novembre 2016 e finalmente siamo pronti.

Reggio Emilia si prepara a festeggiare il primo gay pride dell’area mediopadana: sabato 3 giugno le strade e le piazze reggiane si tingono di arcobaleno per il REmilia Pride, la manifestazione per l’orgoglio Lgbti, realizzata da Arcigay Gioconda in collaborazione con i comitati arcigay di Bologna, Parma, Piacenza, Modena e Mantova, con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia.

Per la prima volta queste sei città scenderanno in piazza insieme per gridare forte e con orgoglio “Sì, lo vogliamo!” in nome dei matrimoni egualitari. Il prossimo 3 giugno sarà una grande festa, alla quale parteciperanno migliaia di persone, ma soprattutto un momento per ribadire la necessità di intraprendere un percorso giuridico e legislativo che porti all’estensione del matrimonio, con i suoi diritti e doveri, alle coppie omosessuali. Dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili, che ha colmato uno spazio per troppo tempo lasciato vuoto, è necessario fare un passo in avanti come già accaduto in altri paesi come Inghilterra, Francia e Spagna, per garantire pari dignità a tutte le persone, nessuno escluso.

Quello di Reggio Emilia sarà il primo pride di tutto il Nord-Italia. Nato da un percorso intrapreso da un’ampia rete di associazioni, ciascuna con storie diverse alle spalle, REmilia Pride sarà un grande evento che coinvolgerà l’area mediopadana e la Regione Emilia-Romagna, anticipato da tante iniziative culturali e politiche in programma da marzo fino al corteo del 3 giugno.

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La conferenza stampa di lancio del REmilia Pride

 

IL DOCUMENTO POLITICO Reggio Emilia, città del Tricolore e della prima unione civile italiana, si fa portavoce del bisogno di diritti civili che oggi vede nell’Italia un paese di serie B, in Europa e nel mondo. Il Pride è una manifestazione di orgoglio e consapevolezza, una festa in cui ognuno nella propria identità si unisce agli altri per il bene di tutte le persone. Non importa se si è etero, gay, transgender, cattolici, laici, di sinistra, di destra, giovani o anziani: i diritti e la libertà valgono per chiunque.

Tutti insieme per un momento di festa, dunque, ma soprattutto per avanzare proposte politiche e fare ascoltare la propria voce, chiedendo maggiori diritti e tutele per le persone Lgbti, a cominciare dal matrimonio egualitario. Oltre a questa, la piattaforma rivendicativa – una sorta di road map utile a condividere, con le istituzioni, percorsi ed obbiettivi – rilancia a livello locale, regionale e nazionale, alcune delle battaglie storiche del movimento Lgbti, come l’aggiornamento della legge 164 per consentire il cambio anagrafico di nome e genere senza l’obbligo dell’intervento chirurgico, il rafforzamento delle azioni e dei progetti contro l’omotransfobia e il bisogno di una legge vera contro le discriminazioni per orientamento sessuale e di genere. LEGGI IL MANIFESTO DEL PRIDE

 

LA CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI – Per affrontare l’onere delle spese connesse all’organizzazione del REmilia Pride, è partita una campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Eppela, utilizzando lo strumento del crowdfunding. Sarà possibile donare direttamente collegandosi all’indirizzo https://www.eppela.com/it/projects/12847-remilia-pride, devolvendo una quota, anche piccola, a sostegno dell’iniziativa. L’obiettivo è raggiungere il traguardo di 4.000 euro di donazioni in 40 giorni, per finanziare parte delle iniziative in programma sabato 3 giugno.

Non sarà solo uno strumento di raccolta fondi, ma anche un modo per fare conoscere la nostra attività e promuovere tutto il percorso intorno al gay pride. Contribuire è semplice: basta registrarsi sul sito www.eppela.com, inserendo nome, cognome ed email. A questo punto basta scegliere il progetto REmilia pPide, cliccare sul tasto  “Contribuisci” o selezionare direttamente una ricompensa fra quelle proposte.

 

IL 3 GIUGNO E GLI EVENTI DI ANTICIPAZIONE – Sabato 3 giugno un grande corteo arcobaleno, riunito sotto lo slogan “Sì, lo vogliamo!”, attraverserà le vie e le piazze di Reggio Emilia, dalla stazione centrale fino a piazza della Vittoria, dove arriverà la manifestazione. Qui sono in programma una serie di interventi e testimonianze legate al tema conduttore del REmilia Pride, il matrimonio egualitario: sul palco si alterneranno rappresentanti delle Famiglie arcobaleno, testimonial Lgbti, musicisti e molto altro ancora. La serata si chiuderà con una grande festa e un concerto. Tutta la piazza della Vittoria sarà allestita con bandiere arcobaleno e punti informativi a cura delle diverse associazioni che aderiscono a REmilia Pride: tra questi, uno spazio a cura di Uisp Reggio Emilia, stand informativi e un punto dove potere eseguire il test per l’Hiv, in collaborazione con Ausl Reggio Emilia.

Ma il corteo sarà solo la tappa finale di un calendario ricco di eventi, che comprende presentazioni, incontri, eventi culturali, ludici e conviviali da metà marzo fino al Remilia Pride. Tre mesi di preparazione al 3 giugno, durante i quali saranno toccati i vari ambiti di interesse per cui si batte il movimento Lgbti, tra cui i rapporto tra omosessualità e handicap, l’accesso al mondo del lavoro, le discriminazioni legate all’orientamento sessuale, la difficile questione dei migranti omosessuali.

Tanti saranno gli ospiti che si alterneranno in questi mesi, a cominciare dal giornalista e scrittore Piergiorgio Paterlini, ospite di una serata in programma il prossimo 24 marzo  alla Ghirba -Biosteria di via Roma, a Reggio Emilia. È poi in programma per il 20 maggio un pranzo con Monica Cirinnà e lo sceneggiatore e scrittore Ivan Cotroneo, mentre si svolgerà ad aprile il Drag Queen Bingo al Circolo Arci Pigal. Ci saranno spazi per i temi legati al rapporto tra omosessualità e handicap o al diritto al lavoro delle persone Lgbti: uno in particolare sarà dedicato alla questione dell’accoglienza ai migranti Lgbti, con la partecipazione di Giorgio Dell’Amico, referente nazionale Arcigay.

Il comitato promotore collabora già con: Comune di Reggio Emilia, Cassero Lgbti center di Bologna, Gruppo Jump, Polis, Agedo, Arci – Comitato territoriale di Reggio Emilia, Circolo Arci Fuori Orario, Cgil Reggio Emilia, Ausl Reggio Emilia, Farmacie Comunali Riunite, Ghirba-Biosteria della Gabella, Uisp, Circolo arci Kessel, Iniziativa laica, Ottavo colore, Arci lesbica, Amnesty international gruppo giovani Parma, NovaRES, Tutti i mondi Parma, Ostello della Ghiara, Circolo Arci Pigal, Coop Alleanza 3.0, Legacoop, Assicop – Unipol, Boorea.

Se volete darci una mano oltre alla donazione per le spese potete diventare volontari del Pride.
Stiamo facendo qualcosa di stupendo e abbiamo bisogno dell’impegno di tutti i progressisti.

Gay Pride_ Gazzetta di Reggio_10 Marzo 2017

 

Due parchi di Reggio Emilia avranno attrezzature per l’outdoor fitness

 

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A Ottobre avevo portato in Consiglio Comunale una mozione per installare in un parco cittadino delle attrezzature per fare palestra all’aperto “outdoor fitness”.

Per il 2017 destiniamo un milione di euro per riqualificare 30 parchi cittadini e metterli meglio in dialogo con i quartieri e la città. Il progetto si chiama ’30 parchi con lode’ e ha lo scopo di riqualificare il verde, arredi e attrezzature dei parchi a servizio dei quartieri e, nei casi più estesi e rilevanti sul piano funzionale, dell’intera città.

All’interno del progetto creeremo non uno, ma i due percorsi della salute con le nuove attrezzature al Parco San Lazzaro (dal campus universitario) ed al Parco delle Ginestre a Rivalta.

La maggior parte dei programmi di ginnastica raccomanda gli esercizi per la potenza e l’aerobica. L’allenamento per favorire la potenza ha effetti positivi sulla muscolatura e sulla resistenza generale. La ginnastica aerobica favorisce il funzionamento del sistema cardiovascolare e del metabolismo, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e favorisce il benessere psicofisico. Il tempo libero dedicato allo sport sull’attrezzatura per il fitness all’aperto, e non in palestra, oltre che permettere la ricreazione all’aria aperta, aiuta a migliorare la circolazione, favorisce una maggiore concentrazione di ossigeno ed energia, nonché una costante condizione fisica. La ginnastica all’aperto (outdoor fitness) è indicata a tutte le persone in salute. I bambini dai 6 anni possono utilizzare l’attrezzatura (alcune attrezzature prevedono il limite inferiore di 14 anni) in presenza dei genitori. Ad ogni attrezzo è abbinata l’illustrazione con le modalità di utilizzo.

Gli attrezzi ginnici per la ginnastica all’aperto si collocano di solito in prossimità dei parchi gioco per i bambini. Oltre a vegliare sui bambini, gli adulti hanno la possibilità di trascorrere attivamente il tempo libero. Si crea un’atmosfera positiva, che favorisce l’interazione famigliare e sociale. Il fitness all’aperto è importante anche se consideriamo l’invecchiamento della popolazione. Le persone anziane che desiderano dedicare il tempo libero alla ginnastica, e migliorare così la qualità della propria vita, sono sempre più numerose.

Promessa mantenuta, vi aspetto per fare fitness insieme.

Legalizziamo a Reggio Emilia

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Depositata in Comune a Reggio Emilia la mozione per supportare l’attività dell’Intergruppo Parlamentare Cannabis Legale e la raccolta firme della proposta di legge popolare Legalizziamo! Domenica 6 Novembre al Circolo Gardenia vi aspetto all’incontro con il Senatore Benedetto Della Vedova. 

Siamo partiti come gruppo di maggioranza PD-Sel da due valutazoni contenute nella relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia:  il 32% degli italiani ha consumato cannabis, ben 4 milioni nell’ultimo anno, ma soprattuto che la stessa direzione nazionale antimafia ha denunciato il totale fallimento dell’azione repressiva.

Decenni di proibizionismo sulle sostanze stupefacenti hanno fatto aumentare la produzione, i traffici, i consumatori. Le droghe illegali sono diventate il terzo business più redditizio al mondo, dopo il cibo e l’energia, interamente controllato da organizzazioni criminali.

Le droghe sono più diffuse ed economiche che mai. Circolano ovunque, dalle scuole alle carceri passando per i vicoli e dal web. Solo in Italia il giro d’affari della narcomafie è stimato intorno ai 30 miliardi euro.  Le Nazioni Unite confermano che il fenomeno riguarda oltre il 5% della popolazione mondiale.

La guerra alla droga ha consegnato un problema socio-sanitario al diritto penale, facendolo diventare una questione di ordine pubblico e, in certi casi, di sicurezza nazionale. Milioni di persone sono in carcere per reati di droga. Reati che non fanno vittime. La corruzione e la violenza, in particolare nei Paesi produttori e di transito, mettono in pericolo le democrazie. Ogni anno decine di migliaia di persone muoiono per questa guerra.

La proibizione sulle piante e le sostanze psicoattive derivate ha anche imposto enormi limitazioni alle ricerca scientifica pura e a quella applicata allo sviluppo di nuove terapie per decine di malattie, bloccando il progresso della scienza con danni gravissimi per la salute di milioni di persone.

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Dal 2015 lavora l’Intergruppo parlamentare Cannabis Legale di cui fanno parte oltre 100 onorevoli tra deputati e senatori di tutti gli schieramenti politici (PD, M5S, Forza Italia, Sinistra Italiana, Misto e altri).

 

COSA DICE L’INTERGRUPPO CANNABIS LEGALE. La legge in discussione alla Camera dei Deputati, si stabilisce il principio della detenzione lecita di una certa quantità di cannabis per uso ricreativo – 5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio – non sottoposta ad alcuna autorizzazione, né ad alcuna comunicazione a enti o autorità pubbliche. Rimane comunque illecito e punibile il piccolo spaccio di cannabis, anche per quantità inferiori ai 5 grammi. È inoltre consentita la detenzione di cannabis per uso terapeutico entro i limiti contenuti nella prescrizione medica, anche al di sopra dei limiti previsti per l’uso ricreativo.

È possibile coltivare piante di cannabis, fino a un massimo di 5 di sesso femminile, in forma sia individuale, che associata. È altresì consentita la detenzione del prodotto ottenuto dalle piante coltivate. Per la coltivazione personale è sufficiente inviare una comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio e non è necessaria alcuna autorizzazione. I dati trasmessi sono inseriti tra i “dati sensibili” del Codice Privacy (opinioni politiche, tendenze sessuali, stato di salute…), e non possono essere né acquisiti, né diffusi per finalità diverse da quelle previste dalla procedura di comunicazione.

Per la coltivazione in forma associata, è necessario costituire una associazione senza fini di lucro, sul modello dei cannabis social club spagnoli, cui possono associarsi solo persone maggiorenni e residenti in Italia, in numero non superiore a cinquanta. Ciascun cannabis social club può coltivare fino a 5 piante di cannabis per ogni associato. È possibile iniziare a coltivare decorsi trenta giorni dall’invio della comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente per territorio. Anche in questo caso le comunicazioni sono protette dalle norme previste per i “dati sensibili” dal Codice Privacy.

È istituito il regime di monopolio per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio. Per queste attività sono autorizzati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli anche soggetti privati. Sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali. Per le attività soggette a monopolio sono previsti principi (tracciabilità del processo produttivo, divieto di importazione e esportazione di piante di cannabis e prodotti derivati, autorizzazione per la vendita al dettaglio solo in esercizi dedicati esclusivamente a tale attività, vigilanza del Ministero della salute sulle tipologie e le caratteristiche dei prodotti ammessi in commercio e sulle modalità di confezionamento, ecc. ecc.), la cui attuazione è delegata a tre decreti ministeriali. La violazione delle norme del monopolio comporta, in ogni caso, l’applicazione delle norme di contrasto alla produzione e al traffico illecito di droga.

Sono previste norme per semplificare la modalità di individuazione delle aree per la coltivazione di cannabis destinata a preparazioni medicinali e delle aziende farmaceutiche autorizzate a produrle, in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale. Sono inoltre semplificate le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis. L’obiettivo è quello di migliorare una situazione, come quella attuale, in cui il diritto a curarsi con i derivati della cannabis è formalmente previsto, ma sostanzialmente impedito da vincoli burocratici, sia per l’approvvigionamento delle materie prime per la produzione nazionale, sia per la concreta messa a disposizione dei preparati per i malati.

Si stabilisce un principio generale di divieto di fumo di marijuana e hashish  in luoghi pubblici, aperti al pubblico e negli ambienti di lavoro, pubblici e privati. Sarà possibile fumare solo in spazi privati, sia al chiuso, che all’aperto.

Come per l’alcol, la legalizzazione della cannabis non comporta l’attenuazione delle norme e delle sanzioni previste dal Codice della strada per la guida in stato di alterazione psico-fisica. Nel caso della cannabis, rimane aperta comunque la questione relativa alle tecniche di verifica della positività al tetraidrocannabinolo (THC) che attestino un’alterazione effettivamente in atto, come per gli alcolici, e non solo un consumo precedente che abbia esaurito il cosiddetto effetto “drogante”.

I proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis sono destinati per il 5% del totale annuo al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga. Inoltre, i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione/detenzione di cannabis, sono interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti.

LA PROPOSTA LEGALIZZIAMO! Nella stessa direzione della legge di intergruppo va la proposta di legge popolare Legalizziamo!  promossa da Associazione Luca Coscioni, Antigone, Radicali Italiani, Coalizione Italiana, Forum Droghe, La società della Ragione, A Buon Diritto, La Piantiamo, Coalizione per la Legalizzazione e Possibile.
I1 maggiorenni potranno detenere una modica quantità di cannabis per uso ‘ricreativo’, cioè per fumarsela: 15 grammi a casa, 5 grammi fuori casa. Divieto assoluto invece per i minorenni. La marijuana si potrà coltivare a casa (fino a un massimo di 5 piante), ma il raccolto non potrà essere venduto. In arrivo, poi, i Cannabis social club: agli over 18 residenti in Italia sarà consentita la coltivazione in forma associata in enti senza fini di lucro (fino a 50 membri).

Regole precise anche per quanto riguarda la vendita: previa autorizzazione si potrà coltivarla e lavorarla e la vendita al dettaglio avverrà in negozi dedicati, forniti di licenza dei Monopoli. Vietate invece importazione ed esportazione. Il progetto di legge consente l’auto-coltivazione per fini terapeutici e saranno più semplici le modalità di prescrizione dei farmaci a base di cannabis. Rimangono i divieti di fumo nei luoghi pubblici (compresi i parchi) e di guida se in stato di alterazione. Il 5% dei proventi che lo Stato incasserà nelle procedure di autorizzazione e vendita verranno utilizzate per iniziative di lotta alla droga.

LA POSIZIONE DELLA DNA  Nella sua ultima Relazione annuale, la Direzione Nazionale Antimafia (DNA) ha denunciato apertamente, a proposito dell’azione di contrasto alla diffusione dei derivati della cannabis, “il totale fallimento dell’azione repressiva” e “la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi”. D’altra parte, aggiunge la DNA, dirottare ulteriori risorse su questo fronte ridurrebbe l’efficacia dell’azione repressiva su “emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc.” e sul “contrasto al traffico delle (letali) droghe ‘pesanti’”.

In questo quadro, è proprio la DNA a proporre politiche di depenalizzazione che potrebbero dare buoni risultati “in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”.

La proposta della DNA è tutt’altro che teorica, vista l’evoluzione della politica e della legislazione sulle droghe leggere nel Paese, che è stato per decenni un guardiano e un garante inflessibile dell’ordine proibizionista. Negli USA, infatti, cresce rapidamente il numero degli Stati che hanno legalizzato la produzione e la vendita della marijuana per uso ricreativo. Colorado, Washington, Oregon, Alaska e District of Columbia segnano una tendenza che è destinata a consolidarsi e che la Presidenza Obama non intende minimamente avversare. A questi si aggiungono l’Uruguay nonché altri Paesi, anche europei, che stanno sperimentando strategie più o meno esplicite di depenalizzazione.

 

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LEGGI LA MOZIONE A FAVORE DELLA LEGALIZZIONE 

 

 

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Vi aspetto Domenica 6 Novembre alle 18.00 al Circolo Arci Gardenia, viale Regina Elena 14 a Reggio Emilia, per l’incontro che abbiamo organizzato con il Circolo Darwin insieme agli amici di Canapaio Ducale ParmaModererò il dibatto tra il Senatore Benedetto della Vedova, presidente dell’Intergruppo Cannabis Legale, che ci presenterà la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis ora in discussione in parlamento e Luca Marola di Canapaio Ducale che ci parlerà di processi di legalizzione vincenti realizzati nel mondo.

Qui trovate tutte le informazioni. 

 

 

La mia prima unione civile

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La mia prima unione civile in Sala del Tricolore a Reggio Emilia, Tiziano e Renato vi auguro tantissima felicità.

Ho la fortuna e l’onore di appartenere alla prima generazione di amministratori italiani che mette la firma per validare una unione civile tra persone dello stesso sesso, il nostro impegno di progressisti è per essere anche la prima generazione che firmerà un matrimonio egualitario.
Qui trovate tutte le informazioni per stipulare una unione civile a Reggio Emilia.

Stop sprechi alimentari, Reggio Emilia nella rete di Sprecozero.net

spreco alimentare comune reggio emilia sprecozero.net

Mille miliardi di dollari e’ il valore dello spreco alimentare sul pianeta, e ogni anno sale ad oltre 2.600 miliardi con i «costi» nascosti legati all’acqua e all’impatto ambientale. Nella sola Unione Europea si gettano 88 milioni di tonnellate di cibo all’anno e ogni giorno , sempre in Europa, si sprecano ben 720 Kcal di cibo a persona (dati Fusions 2016).

Una voragine che sta soprattutto nelle nostre case: le pattumiere domestiche detengono il record dello spreco di cibo, ben 47 milioni di tonnellate per i cittadini UE, un costo che per i cittadini italiani – dalla dispensa di casa al frigorifero, dai fornelli al bidone della spazzatura – è stimato in 8,4 miliardi di euro all’anno (ovvero 6,7 euro settimanali a famiglia per 650 grammi) ma che i pilote test dell’Osservatorio Waste Watcher (Last Minute Market / Swg) hanno provato a computare realisticamente, al di la’ di qualsiasi percezione. Scoprendo cosi’, con scrupolose annotazioni e controlli incrociati nella pattumiera (il cosiddetto “waste sorting”) che

il costo effettivo dello spreco domestico in Italia vale oltre 13 miliardi di euro ogni anno, ovvero all’incirca l’1% del PIL.

 

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Da questi allarmanti dati è partita la riflessione che abbiamo fatto nel documento che ho consegnato per il gruppo PD-Sel in Comune a Reggio Emilia, come ridurre lo spreco alimentare come linea di mandato amministrativo e fare nostre tutte le migliori pratiche realizzate in Italia e nel mondo per realizzare questo obiettivo.

 

La risposta ci è arrivata senza andare troppo lontano. Da anni è attiva l’associazione “Sprecozero.net”, la Rete Nazionale degli Enti Territoriali contro lo spreco. Nata grazie alla volontà del Professore Andrea Segré dell’Università di Bologna e il Comune di Sasso Marconi (BO) per promuovere buone pratiche contro gli sprechi alimentari.

L’associazione è supportata da Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Ministero dell’Ambiente e si ispira ai principi ed agli intenti della Carta per una rete territoriale a spreco zero e mira a promuovere verso le Pubbliche Amministrazioni un modello di crescita che tiene responsabilmente conto delle risorse disponibili, che possa essere sostenuto nel tempo e quindi durevole, ponendo al centro dell’azione politica e amministrativa la riduzione degli sprechi.

Qui potete leggere la mozione sugli sprechi alimentare e l’adesione alla rete Sprecozero.net


Qui di seguito alcuni passaggi rilevanti del testo:


Ritenuto che

  • Per promuovere la cultura contro lo spreco occorre coinvolgere la comunità intera e proporre il Comune quale punto di riferimento, puntando sulle risorse migliori: la qualità della vita, del paesaggio e dell’ambiente, della storia e della cultura di ogni luogo. Occorre consumare meno territorio, meno energia e meno risorse per ottenere risultati concreti, senza abbassare il livello delle garanzie sociali e ambientali.

 

  • è ben noto come anche nella nostra città esista purtroppo un numero crescente di persone indigenti costrette a ricorrere alle mense gratuite per potersi sfamare: nella nostra Provincia sono settantamila i lavoratori vulnerabili e ben 50% è la percentuale di pensionati poveri. Lo scorso anno, i centri di ascolto della Caritas hanno ricevuto oltre duemila richieste per beni materiali, soprattutto di generi alimentari. Negli ultimi cinque anni, sono 10.000 le persone che si sono rivolte per la prima volta ai servizi sociali del Comune di Reggio Emilia.

 

Considerato che

  • Il Parlamento Europeo ha votato in seduta plenaria (Strasburgo, 19 gennaio 2012) una Risoluzione su come evitare lo spreco di alimenti: strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’UE preparata dalla Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale su impulso della Dichiarazione congiunta contro lo spreco elaborata da Last Minute Market nel quadro della campagna europea Un anno contro lo spreco, sottoscritta da tante personalità della cultura e della scienza; la Risoluzione del Parlamento Europeo intende lo spreco alimentare come l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare per ragioni economiche o estetiche o per prossimità della scadenza di consumo, ma ancora perfettamente commestibili e potenzialmente destinabili al consumo umano e che, in assenza di un possibile uso alternativo, sono destinati a essere eliminati e smaltiti producendo effetti negativi dal punto di vista ambientale, costi economici e mancati guadagni per le imprese;

 

  • La Risoluzione si pone l’obiettivo di ridurre del 50% gli sprechi alimentare entro il 2025 e ha dedicato  il 2014 come Anno Europeo di lotta agli sprechi alimentari attraverso una strategia per migliorare l’efficienza della catena alimentare degli Stati Membri;

 

  • Nella Stazione di Santo Stefano nel quartiere Gardenia è in lavorazione il progetto di insediamento di un emporio solidale, promosso da Comune di Reggio Emilia, Caritas, Auser, Protezione civile Città del Tricolore, Papa Giovanni XXIII, Distretto di economia solidale, Centro prevenzione sociale, associazione Servire l’uomo, associazione Solidarietà, coordinato da Dar Voce e sostenuto dalla Fondazione Manodori.
    A tal proposito nel Documento Unico di Programmazione del Comune di Reggio Emilia  – all’ INDIRIZZO STRATEGICO 2 “Progetto di comunità: la città solidale, educante e interculturale”, Obiettivo 6 – Salute e benessere sociale – si legge:elaborare uno studio di fattibilità per la realizzazione di una rete policentrica di empori sociali e solidali, in sinergia con la pluralità degli attori attivi nell’ambito della distribuzione alimentare e marginalita sociale. Si ipotizza la partecipazione a bandi per l’accesso a fondi (locali, regionali,europei) per il finanziamento del progetto;

Impegna il Sindaco e la Giunta

  • Ad aderire all’ associazione Spreco Zero così da avvalersi di tutto il know how dell’associazione supportata da ANCI, Ministero dell’Ambiente e Regione Emilia Romagna, Università di Bologna sulle buone pratiche utili all’attivazione delle pratiche anti-spreco (ricerca bandi nazionali e europei, indagini di mercato, confronto preventivi, modulistica, delibere, riferimenti normativi) per mettere gli operatori nelle migliori condizioni di lavoro.
  • Ad attivarsi perché il problema della lotta allo spreco acquisti centralità e continuità nel dibattito cittadino, coinvolgendo tutti i soggetti interessati (gestori di mense, supermercati, organizzazioni O.N.L.U.S., etc. etc.) fino a diventare un’ arma in più a disposizione dell’Amministrazione per cercare di ovviare alle difficoltà di tanti cittadini e delle loro famiglie.

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