NO ALL’USO DEI VOUCHER NEI COMUNI REGGIANI

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Ho appreso che in un Comune della Provincia, Cavriago, è stato pubblicato un bando per due posizioni di lavoro per “attività relativa al funzionamento dell’Ufficio Tributi (aggiornamento banche dati, bonifica)” a due giovani ragazze pagate con i voucher lavoro.
Non voglio entrare nella dinamiche locali, sono sicuro che l’unità si ritroverà presto, ma da questo piccolo caso voglio fare un punto politico da militante del Partito Democratico e da amministratore.

La Legge Fornero ha introdotto i voucher lavoro e Il Jobs Act ha semplificato di molto l’uso. Nel 2015, se ne sono venduti 114.921.574 per oltre un miliardo di euro di compensi erogati. Un boom del 66,6% rispetto ai 69.172.879 dell’anno precedente. Si tratta di un metodo di pagamento da sfruttare per tutte le prestazioni non regolamentate da un contratto poiché svolte in modo occasionale o discontinuo. Dal voucher sono escluse importanti salvaguardie lavorative come la maternità, la malattia e gli assegni per il nucleo familiare. Il voucher è inoltre la forma più estrema di precarizzazione del lavoro e colpisce particolarmente i giovani. Anche io sono stato pagato in voucher e non credo sia la formula migliore che dobbiamo proporre a chi si affaccia sul mondo del lavoro. Non è un caso che la CGIL ha raccolto 34 mila firme a Reggio Emilia (3,3 milioni di firme In Italia) per l’abrogazione dei voucher.

Avevo già affrontato il tema dei voucher lavoro portando in Sala del Tricolore una interpellanza che chiedeva conto dei lavoratori pagati con i voucher nel Comune di Reggio Emilia (questa formula di pagamento nel capoluogo è esclusa). Dei voucher esistono vari tagli: 10€, 20€, 50 euro. Possono essere usati anche in combinazione tra di loro per determinare l’importo lordo del corrispettivo. Dal valore nominale del voucher si deve detrarre il 25% destinato per il 13% alla copertura previdenziale in favore della gestione separata Inps, il 7% in favore dell’Inail e il 5% per la gestione del servizio. Si tratta di contributi interamente a carico del lavoratore. Pertanto, il valore reale del voucher da 10€ è di 7,5€. Con riferimento a ciascun committente il compenso, nel corso di un anno solare, non può superare oggi i 7000€ netti, 9333€ lordi.

Le amministrazioni pubbliche, inizialmente escluse dalla possibilità di ricorrere al lavoro occasionale, sono state in seguito incluse dalla legge 33/2009, con una formula tanto ampia che consente loro di ricorrere al lavoro occasionale anche per lo svolgimento di attività istituzionali. Si tratta con tutta evidenza di un ampliamento non condivisibile delle finalità attribuite a questo tipo di prestazione che concorre a peggiorare ulteriormente la condizione dei lavoratori.

Il  voucher  tutela male e non pienamente il lavoratore, i Comuni del centrosinistra hanno la possibilità e il dovere di offrire alternative a questa formula di pagamento. La direzione e l’esempio che dobbiamo dare ai giovani è di un lavoro decoroso e tutelato.

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