I voucher e il Comune di Reggio Emilia

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In Italia continua a crescere il fenomeno dei voucher lavoro.

Una crescita che nel 2015 ha segnato un +66% sull’anno precedente con quasi 115milioni di voucher venduti nel Paese. Un dato enorme, considerato che l’utilizzo indiscriminato e scevro da ogni controllo istituzionale che i voucher permettono ha sostanzialmente avuto funzione di copertura del lavoro nero in tutti gli ambiti: dall’edilizia, al commercio, ai servizi, all’agricoltura.

La regione Emilia Romagna segue a pieno ritmo il trend nazionale con quasi 14milioni e 400mila ticket staccati nel 2015 (+63% sul 2014).

Il lavoro accessorio, introdotto dalla legge 14 febbraio 2003, n. 30, è disciplinato dal decreto legislativo 276/2003, più volte modificato sia per aumentare i settori di attività in cui è possibile svolgere lavoro occasionale sia per allargare l’area dei lavoratori che vi possono accedere. Si sta creando una nuova area di lavoro povero in sostituzione di altre forme più tutelate economicamente e dal punto di vista dei diritti fondamentali.

L’Inps afferma che per prestazioni di lavoro occasionale accessorio si devono intendere attività non riconducibili a tipologie contrattuali tipiche di lavoro subordinato o di lavoro autonomo ma “mere prestazioni di lavoro definite con la sola finalità di assicurare le tutele minime previdenziali e assicurative in funzione di contrasto a forme di lavoro nero o irregolare” (circolare Inps 9/2009). Una definizione che certo non aiuta a contrastare il possibile abuso di questa tipologia di lavoro, viste anche le difficoltà e incertezze in materia di controllo.

La natura accessoria del particolare tipo di attività comporta che essa debba essere svolta direttamente a favore del committente, con un rapporto diretto tra prestatore e committente. È escluso, secondo l’Inps, che un’impresa, con il voucher, possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere attività per conto di terzi.

Le amministrazioni pubbliche, inizialmente escluse dalla possibilità di ricorrere al lavoro occasionale, sono state in seguito incluse dalla legge 33/2009, con una formula tanto ampia che consente loro di ricorrere al lavoro occasionale anche per lo svolgimento di attività istituzionali come ad esempio quelle a favore di soggetti beneficiari del sistema integrato d’interventi e servizi sociali o per casi di emergenza come calamità naturali e altro. Si tratta con tutta evidenza di un ampliamento non condivisibile delle finalità attribuite a questo tipo di prestazione che concorre a peggiorare ulteriormente la condizione dei lavoratori, in ambiti particolarmente delicati.

Dei voucher esistono vari tagli: 10€, 20€, 50 euro. Possono essere usati anche in combinazione tra di loro per determinare l’importo lordo del corrispettivo. Dal valore nominale del voucher si deve detrarre il 25% destinato per il 13% alla copertura previdenziale in favore della gestione separata Inps, il 7% in favore dell’Inail e il 5% per la gestione del servizio. Si tratta di contributi interamente a carico del lavoratore. Pertanto, il valore reale del voucher da 10€ è di 7,5€. Con riferimento a ciascun committente il compenso, nel corso di un anno solare, non può superare oggi i 7000€ netti, 9333€ lordi.


Dal voucher sono escluse importanti salvaguardie lavorative come la maternità, la malattia e gli assegni per il nucleo familiare.

Il voucher è inoltre la forma più estrema di precarizzazione del lavoro e colpisce particolarmente i giovani. Anche io sono stato pagato in voucher.

Sì è creato un paradosso perché anziché combattere il lavoro nero, i voucher lo creano. Se ad esempio un ispettore del lavoro va a fare un controllo in una impresa i datori di lavoro possono mostrare i buoni, magari da due ore, e dire che quel dipendente è lì solo per quel tempo. Salvo poi trattenerlo magari nove o dieci ore e le altre pagargliele in nero. Con il problema che dimostrare l’illecito diventa ancora più difficile rispetto alla situazione precedente al voucher.

Per questi motivi Lunedì alle 15.30 in Comune a Reggio Emilia chiedo al Sindaco Luca Vecchi:

  • Se il Comune di Reggio Emilia paga direttamente prestazioni di lavoro con voucher.
  • Se il Comune di Reggio Emilia nei servizi che esternalizza tramite appalto è a conoscenza di pagamenti che avvengono tramite voucher (ad esempio per servizi da educatore con cooperative sociali, da guardiania per mostre, da muratore nei cantieri edili, da operatore ecologico pe IREN ecc. ecc.)
  • Considerando che il voucher  tutela male e non pienamente il lavoratore e che sta avendo un utilizzo massivo e scorretto da parte di molti datori di lavori, si chiede se il Comune di Reggio Emilia vuole specificare nei propri appalti che le aziende concorrenti non dovranno pagare i lavoratori tramite voucher ma con forme contrattuali davvero tutelanti del lavoro.

Vi consiglio di leggere e firmare la Proposta di Legge di iniziativa popolare “Carta dei diritti universali del lavoro” e i tre quesiti referendari.  Uno di questi referendum chiede di cancellare le ultime leggi che hanno ampliato l’utilizzo dei voucher. Io ho firmato, fatelo anche voi.

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Leggi l’Interpellanza sui voucher e Comune di Reggio Emilia

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